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Evviva, evviva: gli americani se ne vanno ! E poi?

(Foto Reuter da Drudge Report)



4237 soldati americani hanno perduto la vita in Iraq. 30.182 sono rimasti feriti. Altre decine di migliaia sono ritornati in patria con gravi scompensi psichici e di comportamento. Il numero dei matrimoni che sono saltati e' in continuo aumento cosi' come il numero dei giovani veterani che vanno ad ingrossare il popolo dei 'senza tetto' perche' non riescono a reintegrarsi nella societa'. Proprio come e' successo ai reduci dal Vietnam. Rambo insegna.
Non abbiamo citato il numero dei morti ammazzati iracheni perche' oscilla secondo le fonti.
Nelle strade di Baghdad e delle principali citta' irachene si susseguono le manifestazioni di gioia per la fine annunciata dell'occupazione. Il presidente Obama mantiene quanto aveva promesso in campagna elettorale e cioe' che, se eletto, avrebbe dato inizio al ritiro del contingente americano da completare entro il 2011.
Il 73 per cento degli intervistati in America si dichiara favorevole all'uscita di scena degli Stati Uniti dall'Iraq.
Resta da dire che le ragioni che hanno determinato la decisione dell'amministrazione Bush di assalire l'Iraq sono ancora incomprensibili. Saddam Hussein non era certo uno stinco di santo. E lo sapevano bene eminenti rappresentanti repubblicani come il famigerato Rumsfeld le cui foto mentre si inchina di fronte al dittatore iracheno risalgono al 1983 quando era Baghdad a promuovere la vendita di impianti chimici.
Ma in termini di realpolitik Saddam era stato per anni il baluardo contro l'avanzata sciita, lui che aveva tutto l'interesse a contrastare per preservare l'egemonia della minoranza sunnita. La centrale operativa sciita era l'Iran contro il quale Saddam aveva combattuto per anni una guerra sanguinosa.
La decisione di Bush di occupare l'Iraq ha offerto su un piatto d'argento all'Iran l'espansione della sua influenza sciita sul secondo serbatoio di petrolio dopo l'Arabia Saudita.
Oggi al potere in Iraq c'e' un governo fantoccio di sciiti.
L'occupazione dell'Iraq da parte di George W. Bush rispondeva alla necessita' di ritornare a pompare petrolio da quei pozzi favorendo le supernote compagnie americane alle quali si e' aggiunta la British Petroleum inglese, favorita dalla compiacenza di Tony Blair. Gli interessi petroliferi della famiglia Bush sono stati descritti in decine di libri e documentari.
Mentre le truppe americane hanno iniziato a fare i bagagli e tornarsene a casa, la situazione nell'area e' di gran lunga piu' complessa di quanto non lo fosse, (e sembra un paradosso) all'indomani del tragico episodio di terrorismo su Washington e New York dell'11 settembre 2001. Con l'aggravante che i piu' volte preannunciati attacchi israeliani contro l'Iran si vanno facendo sempre piu' probabili, tenendo conto del cambio della guardia nel governo israelita e alla luce delle manifestazioni di piazza che hanno caratterizzato a Tehran le settimane passate e che si sono risolte in un ulteriore irrigidimento della nomenklatura iraniana sia all'interno che all'esterno.
Se qualcuno, comunque, ci vuole illuminare disegnando uno scenario diverso gliene saremo molto grati.

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