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"It Takes Two" By Patrizia Chen, Editore Scribner

Si prenda una bella signora cinquantenne, afflitta da una irresistibile ricchezza grazie al marito che la trascura sessualmente da anni. La signora che risponde al nome di Francesca ed è italiana viene inviata dal giornale per il quale collabora a fare un servizio a Baires sui chirurghi plastici argentini che sono in cima ai pensieri di migliaia di donne che vogliono ‘tirarsi’ un po’ su.

Nella capitale Francesca è catturata dalla frenesia paranoica del tango che colpisce non solo i locali ma anche i turisti che organizzano charters di aggiornamento. Francesca viene metabolizzata da una fauna umana che va dalla ballerina di 70 anni, al maestro fascinoso dichiaratamente gay, ma anche bisessuale.

Colpo di fulmine quando incontra un chirurgo plastico, quarantenne, Roberto, super bello, super ricco (possiede anche un Gulf Stream), super raffinato, super armato sessualmente. E scoppia una passione irrefrenabile con Francesca che rifiorisce nell’amore dopo essere stata dimenticata per anni.

Il romanzo di Patrizia Chen, livornese, sta riscuotendo un gran successo. Raccontato in prima persona fa entrare il lettore nel complesso universo psicanalitico delle donne, raccontando emozioni, desideri, rancori, depressioni subitanee, ardori erotici, riscoperte della propria intimità amorosa, gusto delle confidenze con altre (perché anche le confessioni del bisessuale sono sfoghi femminili).

Il tutto mentre all’unico uomo vero, il super elegante macho, viene riservato il ruolo di ‘ fuco’, amatore-amante raffinato perdutamente innamorato della affascinante cinquantenne. Ovvero: una versione aggiornata del Principe Azzurro.

“It Takes Two” di Patrizia Chen (editore Scribner) ha tutte le caratteristiche per diventare un film di successo: amore, ricchezza e la passione del tango che ha travalicato gli oceani, infelicità dei ricchi che fa godere in un transfert i meno fortunati all’insegna del: “Quelli coi soldi soffrono come noi!”.

Il romanzo si segnala anche come un manuale perfetto di psicologia femminile che indichiamo agli addetti al servizio ricostruzione anime depresse.

Ethan Marten, un talento cinematografico a 360 gradi


Ogni progetto cinematografico è sempre il risultato di un lavoro di team. Atlantis Down, l’ultima produzione della MaXaM Productions con la regia di Max Bartoli, non fa eccezione.

Alla base del successo finanziario che ha portato a dare luce verde al film, vi è stato il lavoro di squadra del giovane regista italiano con il nuovo acquisto della casa di produzione anglo-americana: il produttore Ethan Marten.

Decennale esperienza, da sempre coinvolto nell’industria cinematografica con ruoli vari dall’attore, al produttore esecutivo, Ethan Marten, è figlio d’arte. Suo padre Albert è stato uno dei maggiori avvocati dello spettacolo degli anni 50-60 e 70 ed è colui che ha introdotto nell’industria cinematografica il concetto del ‘completion bond’, oggi di uso da parte di produzioni di ogni tipo.

L’esperienza di Ethan Marten nell’industria dell’entertainment può essere considerata a 360 gradi. Come attore ha recitato sin da giovane età in film importanti al fianco di nomi come Harry Dean Stanton, Frank Langella, I premi Oscar Jason Robards, Piper Laurie, Jose Ferrer e Whoopi Goldberg. Ha lavorato con produzioni quali la Lucas Films, Hollywood Pictures, Discovery Channel, Family Channel, New Dominion Pictures e per la NASA.

Come produttore ha lanciato tre società cinematografiche, sviluppato strategie di marketing interattivo intuendo il potenziale di Internet e delle nuove tecnologie quando la Rete era ancora agli albori. È stato il primo produttore a testare (per la Panasonic) e utilizzare telecamere digitali con tecnologia P2 in un film.

Agli inizi degli anni ottanta convinse suo padre e suo fratello Richard a fondare i primi Film Studios della Virginia, che ha co-gestito fino ai primi anni novanta.

Oggi Ethan Marten ha una serie di impressionanti contatti con investitori qualificati che si fidano di lui. Il suo ingresso nella MaXaM Productions è stato voluto direttamente dal suo CEO ed ha portato a risultati immediati, con la raccolta del budget necessario a produrre “Atlantis Down” in soli tre mesi.

A questo punto c’è solo da augurarsi che il film non deluda le aspettative di investitori e pubblico e che la collaborazione che ha legato Bartoli a Marten si dimostri duratura.

Vadim Brunell, un grande musicista

De Profundis per il giornalismo obiettivo

Ai turisti italiani che vengono a Washington consigliamo una visita al Newseum, il museo dell’informazione. È come andare nel museo di storia naturale a vedere i fossili dei dinosauri. E sono tanti, giornalisti, insegnanti, editori a domandarsi dove stia andando il giornalismo classico. Quello della carta stampata e dei notiziari televisivi. In America aumenta il numero di coloro che leggono un quotidiano su Internet, senza pagare. Secondo una indagine, l’80% degli americani non intende sborsare un cent per leggere una testata sulla Rete. Anche se il più potente tra gli editori globali, Rupert Murdoch, ha deciso di far pagare la consultazione del suo Times di Londra. Le televisioni via cavo si stanno facendo una guerra spietata a colpi di conduttori che, lasciata da parte l’obiettività giornalistica e la contrapposizione delle fonti, si insultano a vicenda, solerti sostenitori di schieramenti politici. Il giornalismo dalla parte del lettore o dello spettatore sta tramontando sommerso dalle migliaia di blogs ognuno dei quali non ha obblighi di verifica delle notizie messe in Internet. I media tradizionali perdono montagne di denaro, chiudono decine di redazioni, vedono assottigliarsi la pubblicità. La polarizzazione ha preso il posto dell’obiettività. Chi non è schierato non trova lavoro. Ed il colpo di grazia arriva dall’ ‘infotainment’ la informazione contenuta nelle trasmissioni di intrattenimento, spesso contaminata dalla pubblicità sommersa e dalle pubbliche relazioni. In questo panorama desolante svetta il ruolo della National Public Radio unico pilone di ormeggio di una informazione alla deriva.

(ANSA) CINEMA: USA, REGISTA ITALIANO PROPONE NUOVO MODELLO BUSINESS

(ANSA) - WASHINGTON, 26 NOV - Il backstage del film è stato

trasformato in un programma televisivo di otto puntate ed una

emittente ha comprato il format, finanziando così in modo

sostanziale la produzione del film: questo il nuovo modello di

produzione cinematografica messo a punto negli Stati Uniti da

un giovane regista italiano, Max Bartoli, che in questo modo ha

trovato le risorse per finanziare il suo ultimo film, 'Atlantis

Down'.

Il film, che può essere catalogato come una coproduzione

italo-americana, sarà presentato all'Ambasciata Italiana a

Washington non solo perché sono italiani design, montaggio,

musica, costumi, reagia e aiuto regia, ma soprattutto è di

iniziativa italiana l'originale modello di business.

Il lavoro, che sarà girato in Virginia e che uscirà il

prossimo anno, è un thriller di fantascienza. (ANSA).

Abolire le attivita' che funzionano!!!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
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CONTRO LA BOZZA D.Lgs. del 29/10/09

Il rapporto continuo tra monitoraggio e ricerca è condizione essenziale per la comprensione del fenomeno terremoto.

Un decreto legge, non ancora approvato, trasferirebbe alla Protezione Civile l’attività di monitoraggio del rischio sismico, le funzioni di sorveglianza sismica del territorio nazionale e di coordinamento delle reti sismiche, fino a oggi di competenza dell’INGV. Il personale che verrebbe coinvolto nell’esodo sarebbe più della metà di quello attualmente in servizio.

Storicamente l’INGV è stato organizzato fin dall’inizio in modo tale che la ricerca scientifica fosse alimentata dai dati di monitoraggio geofisico: terremoti e fenomeni collegati, come avviene in tutto il Mondo.

Non può esistere progresso nell’ area scientifica e in campo sismologico se quotidianamente non si tengono sotto controllo e si studiano i movimenti della terra, piccoli e grandi.

Questo principio fu ben chiaro dalla fondazione dell’Ente nel 1936 voluta da Marconi, fu ribadito dopo la tragedia nel 1980 ad opera di Zamberletti, e confermato alla nascita dell’INGV nel 2000.

A partire dal 2001 l’INGV è divenuto negli anni uno dei maggiori Istituto di Ricerca nel Mondo.

Il connubio tra ricerca scientifica e monitoraggio è una condizione irrinunciabile per lo sviluppo efficace dei sistemi di rilevazione dei fenomeni fisici (terremoti per esempio) e per l’avanzamento della conoscenza sui processi che avvengono all’interno della Terra. Una rete di osservazione (es. sismica, geodetica, …) ha bisogno di essere continuamente controllata e migliorata, così come i dati prodotti devono essere continuamente validati ed utilizzati dai ricercatori. Senza questo continuo feed-back non può esserci progresso scientifico né affidabilità del sistema stesso di rilevamento.

Questo vale per i terremoti ma è valido per qualunque laboratorio di ricerca: la rete sismologica nazionale, le reti regionali e locali che l’INGV per statuto deve coordinare e armonizzare, non sono altro che degli enormi laboratori naturali, che in pochi anni ci hanno permesso di capire moltissimo su cosa accade sotto i nostri piedi, e che potranno in futuro portarci a capire ancora di più il fenomeno del terremoto e a fare previsioni quantitative sugli eventi sismici.

Separare i ricercatori che usano i dati delle reti per studiare i terremoti e l’interno della Terra (guidandone lo sviluppo tecnologico, controllando la qualità dei dati, sviluppando nuovi algoritmi) dalle reti stesse (e dai tecnologi e tecnici che le realizzano, le fanno funzionare, le migliorano) sarebbe come separare un chirurgo dai bisturi, un pilota dai meccanici, un avvocato dal Codice Civile.

I dirigenti dell’INGV sottolineano che la realtà italiana nelle scienze della Terra viene spesso presa a modello in paesi stranieri proprio perché l’INGV, coagulando diverse tematiche all’interno di una singola istituzione, evita da un lato la dispersione di risorse economiche ed intellettuali, e dall’altra ne favorisce la sinergia.

Per maggiori informazioni:

ufficio stampa@ingv.it

Il Giorno del Ringraziamento per i massoni americani

Thanksgiving is probably the most important American holiday and is of special significance to us Freemasons. While other holidays relating to the Deity involve prayers that are religious in susbtance and form, Thanksgiving is a time when we Americans (and Canadians) give "thanks" to the deity for the blessings that we have and/or about to receive in a non-dogmatic/non-religious manner. This holiday, the origins of which go back to the early pilgrims giving "thanks for the harvest", has become over time a national holiday Universal to all Americans of all backgrounds, origins, religions, and ethnicities; Americans on this holiday give thanks to and invoke the blessings of deity in unison. How Masonic!!! We, the religiously, racially, ethnically, socially, and politically diverse members of the Society of Freemasons are taught to invoke the blessing of deity before engaging in any great or important undertaking.


Akram R. Elias
2008 Grand Master
Grand Lodge of Free And Accepted Masons

Google si scusa, ma.....

Non bastavano i cartelli sventolati dai partecipanti alle adunate di destra, quelli che raffigurano il presidente Obama come Stalin o Hitler. Non bastavano i commentatori radio e televisivi molti dei quali ospitati dalla televisione Fox del magnate australiano Murdoch che inventano accuse contro l'amministrazione Obama, intimoriscono milioni di persone anziane prevedendo per loro un futuro con morte certa anticipata se passera' la legge sanitaria che dovrebbe portare gli Stati uniti al livello delle principali nazioni industrializzate nel settore della previdenza e assistenza medica-ospedaliera. Non bastava l'ostilita' manifestata dai simpatizzanti repubblicani che addossano al presidente 'abbronzato' tutte le responsabilita' di una crisi economica e della perdita di posti di lavoro che e' stata innescata da otto anni di sine cura dei governi Bush. Non bastava...perche' adesso si deve attaccare anche Michelle Obama, la First Lady. E lo si fa nella maniera piu' squallida e scontata: puntando sulla sua pelle nera. Google sta scusandosi con i propri clienti per avere lasciato a lungo su un sito un'immagine rielaborata al computer, fatta da qualche deficiente, che rende Michelle simile ad una scimmia. L'immagine e' stata tolta ma e' riapparsa subito dopo su un altro sito che non ha le regole etiche di Google. E continua ad essere cliccata da migliaia di persone al giorno. A conferma che, al fondo di questa situazione, sta il fatto che meta' dell'America rifiuta che il presidente, comandante in capo, sia un nero. La guerra civile si e' conclusa nel 1865. Il Presidente Lincoln ha pagato con la vita l'abolizione dells chiavitu' ed insieme a lui, dopo di lui, Martin Luther King e tanti altri sconosciuti che sono stati linciati negli stati del sud nel corso dei decenni. La strada per la pacificazione in America e' ancora terribilmente lunga.

Regista italiano elabora un nuovo modello di business per finanziare un film in America.



La recessione negli ultimi due anni ha costretto le grandi case di produzione a rifinanziare i progetti dispendiosi, mandando avanti i film più economici e con cast ridotti.

Nonostante la crisi internazionale, un giovane regista italiano, Max Bartoli, (che due anni fa ha vinto 25 premi internazionali con il suo cortometraggio Ignotus), ha trovato finanziamenti per realizzare il suo prossimo film Atlantis Down, un thriller di fantascienza, (un tema su cui i registi italiani di solito non si cimentano).

Le riprese inizieranno il 7 Dicembre in Virginia, dove Max Bartoli ha raccolto fondi da istituzioni e privati cittadini.

Nella sua produzione Bartoli si avvale della collaborazione di attori e tecnici venuti da Hollywood e, particolare interessante, dall’Italia.

Italiani infatti sono: production design, costumi, aiuto regia, edizione, montaggio e musica. Il resto della troupe è costituito da personale della Virginia coordinato dal socio Ethan Marten, la cui famiglia ha fondato I primi studios cinematografici della Virginia negli anni ’80.

Il Commissioner del Virginia Film Office, Rita McCleeney, ha assicurato il massimo supporto (anche finanziario) al giovane regista italiano che divide il suo tempo tra Los Angeles, Washington DC e Roma.

Atlantis Down rappresenta un nuovo modo di affrontare la difficile situazione dell’industria cinematografica caratterizzata da una sostanziale mancanza di liquidità: i produttori hanno trasformato il ‘back stage’ del film in un programma televisivo di otto puntate che è stato venduto ad una emittente televisiva americana consentendo di incrementare significativamente il budget e diventando un ulteriore strumento di promozione del film.

Press Conference

Press Conference

Atlantis Down

the new movie by

Max Bartoli

Wednesday, December 02, 2009

6:30 pm

Auditorium of the Embassy of Italy

3000 Whitehaven Street NW, Washington, DC

20008

Organized by: Italian Cultural Institute in Washington, DC

In collaboration with: MaXaM Productions USA

Refreshment to follow


rsvp

iicwashington@esteri.it
Phone: +1.202.518.0998
Fax: +1.202.518.0399

Ci risiamo?



Ricordate l'incidente di Threee Mile Island di trenta anni fa, quando nell'impianto nucleare si verifico' una fuoriscita di gas radiattivi e tutta la popolazione della contea di Harrisburg fu messa in stato di emergenza?

Bene: sembra che un problema analogo anche se di ridotte dimensioni, si sia verificato nei giorni scorsi, almeno stando a quanto trasmesso dalla stazione locale affiliata a ABC. Ralph DeSantis, il portavoce dell'azienda ha detto che sono state isolate molte tubazioni dell'Unita' 1, appena l'allarme si e' verificato. Quando le sirene hanno cominciato a suonare, immediatamante tutto il personale del settore e' stato evacuato. Secondo ABC la societa' Exeleon, proprietaria della centrale nucleare, sta effettuando controlli per verificare se qualcuno dei propri dipendenti sia stato contaminato dalla fuoriuscita delle radiazioni. Tutto l'impianto, comunque, e' stato chiuso in attesa che l'indagine condotta sotto la supervisione della Nuclear Regulatory Commission accerti la dimensione dell'incidente, le cause che lo hanno determinato e le misure che devono essere prese per ovviare a futuri inconvenienti.



The Future of Europe and Transatlantic Relations


Romano Prodi ha tenuto una applaudita lecture al Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington DC.
Di fronte ad una platea composta da studenti, professori, esperti di politica internazionale, Prodi ha parlato sul tema: The Future of Europe and Transatlantic Relations".
Prodi ha sostenuto che l'Europa deve uscire dalla trappola di prendere decisioni solo all'unanimita', formula che ha portato piu' volte alla paralisi.
Deve avere un budget che non sia a livello dello 0.96 per cento del prodotto interno lordo di tutti i paesi membri, ma si attesti su un livello molto piu' elevato per consentire alla Commissione europea di operare.
L'Europa deve avere una sua voce unitaria negli organismi internazionali come ce l'ha nell'organizzazione mondiale del commercio dove si fa sentire in tutti i negoziati internazionali che riguardano, appunto, il commercio.
Prodi soffermandosi poi sui rapporti transatlantici ha sottolineato che l'Europa in quanto tale non e' oggetto di attenzione da parte degli Stati Uniti. E questa situazione si sta ripetendo anche con l'amministrazione Obama che non cita mai l'Europa.
Gli americani parlano di Francia, Germania, Inghilterra. Ma di Unione Europea non parlano mai.
Eppure si tratta di una realta' composta da 27 paesi con un mercato di 496 milioni di persone.
Al termine della lezione-conversazione, il pubblico di norma poco incline ad emozionarsi, ha salutato con una standing ovation Romano Prodi

Il peggio deve ancora venire

Nouriel Roubini, l’economista che tre anni fa ammoniva sull’imminenza di una catastrofe economico-finanziaria a livello mondiale e venne deriso dai suoi colleghi con l’epiteto di “Dr. Scalogna”, oggi non sa a chi dare i resti. Tutti lo vogliono a presenziare a meeting importanti. Ma, nonostante il recupero parziale della Borsa americana, Nouriel Roubini continua a disseminare pillole di concreto pessimismo. “L’ultima recessione è finita nel 2001, ma la perdita di posti di lavoro è continuata in America sino al 2003”,ha detto il professore in un articolo pubblicato dal Daily News che ha fatto il giro del mondo. “I 200mila posti di lavoro perduti in ottobre sono certo meglio dei 700mila persi in gennaio. Ma con un indice di disoccupazione balzato al 10.2 %, il più alto in America da 60 anni, la previsione è che si arrivi al 17.5%.” Roubini dice anche che una ripresa nelle assunzioni di personale potrà cominciare solo verso la fine del prossimo anno. Quello che occorre, secondo l’economista, sono nuove misure di stimolo, alleggerimento delle tasse alle imprese private, impegno in grandi progetti infrastrutturali, aiuti agli stati della federazione la maggior parte dei quali è vicina alla bancarotta a cominciare dalla California. Non solo il sostegno a chi ha perso il lavoro e non lo troverà nei prossimi mesi perché molte lavorazioni sono espatriate. Ma soprattutto la creazione di nuovi posti di lavoro.

The Truffle Dog

Il caso Arner Bank

ALLA ARNER SI AFFIDANO I BIG VICINI AL PREMIER. I PM: È UNA LAVATRICE DI DENARO SPORCO
Peter Gomez e Sandra Amurri per Il Fatto

Per fotografare la situazione e capire i timori, di giorno in giorno sempre più evidenti, di Silvio Berlusconi per le indagini milanesi e palermitane sulla Arner Bank, basta una frase di David Mills: "Chi è Paolo Del Bue della banca Arner? Se posso usare un'immagine: Del Bue, tra le persone che ruotavano intorno alla famiglia Berlusconi, era certamente nella cerchia più interna. Voglio dire che era tra chi aveva un rapporto personale con la famiglia. Mi sembra significativo che sui conti bancari delle società Century One e Universal One avesse un diretto controllo e poteri di disposizione assoluti". Era il 18 luglio del 2004 e Mills, oggi condannato in appello a 4 anni e mezzo per corruzione giudiziaria, stava raccontando buona parte di quello che, davanti ai magistrati, aveva taciuto per quasi due lustri: dai soldi ricevuti dal cavaliere, sino alla reale proprietà di Century One e Universal One - due off shore, controllate attraverso dei trust da Marina e Piersilvio Berlusconi - che avevano incassato decine di milioni di dollari di fondi neri provenienti dalla compravendita di diritti televisivi. Tra il 1992 e il 1994, mentre in Italia infuriava Mani Pulite, Del Bue quel tesoro lo aveva però fatto sparire. Assieme ad alcuni collaboratori aveva prelevato 103 miliardi di lire in contanti e si era rifugiato in Svizzera dove, con degli amici, gestiva la Arner, una finanziaria trasformata in banca nel maggio del ‘94, non appena Berlusconi era diventato per la prima volta presidente del Consiglio. È rileggendo quel verbale di Mills che i magistrati cominciano a intuire l'importanza della Arner, l'istituto di credito di Lugano che, a partire dal 2004, è autorizzato a operare anche in Italia. La Arner è, infatti, la banca preferita da Berlusconi. È la cassaforte in cui i familiari del Cavaliere e buona parte dei manager posti ai vertici del suo impero economico - dal big boss di Mediolanum, Ennio Doris, sino all'entourage dell'avvocato pregiudicato Cesare Previti - versano le loro fortune personali. Questo almeno è quello che risulta agli investigatori della Dia e della Guardia di finanza che negli ultimi due anni hanno bussato più volte alle porte della sede milanese della banca. Inizialmente per far luce sull'esatto ruolo di Nicola Bravetti, uno dei soci dell'istituto, pizzicato per caso al telefono mentre - con la collaborazione del consigliere di amministrazione Mediolanum, Paolo Sciumè - tentava di evitare il sequestro di 13 milioni di dollari accantonati su un conto Arner alle Bahamas da un presunto colletto bianco di Cosa Nostra: l'imprenditore palermitano Francesco Zummo, considerato prestanome di don Vito Ciancimino e già condannato per favoreggiamento. Poi, quando Bravetti e Sciumè finiscono agli arresti domiciliari perché accusati di intestazione fittizia di beni, negli uffici della Arner di corso Venezia a Milano, arrivano pure le Fiamme gialle. L'11 giugno i militari perquisiscono l'intero palazzo Arner e notificano due avvisi di garanzia al nuovo amministratore delegato e, fatto quasi senza precedenti, al commissario Mario Marcheselli, piazzato nell'istituto di credito dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, su designazione di Banca Italia, dopo l'esplosione del caso Bravetti-Zummo. Entrambi sono accusati di non aver collaborato con gli ispettori del governatore Mario Draghi e di aver così finito per favorire le operazioni di riciclaggio. La procura di Milano, insomma, ipotizza che la banca preferita dal Cavaliere sia una sorta di lavanderia per il denaro sporco. La cosa, ovviamente, preoccupa Palazzo Chigi. Non solo perché Arner Italia custodisce i segreti di almeno tre società (le ormai celebri Holding) attraverso cui Marina e Piersilvio Berlusconi controllano parte del capitale Fininvest. O perché il conto numero uno dell'istituto è intestato al premier. A far paura sono pure le indagini sul ruolo dell'avvocato Giovanni Acampora, già condannato con Previti nei processi "Toghe sporche". Tra la Arner e Acampora pare esserci un legame antico e mai interrotto. Tanto che Arner è il perno di un business seguito da legale molto da vicino: le operazioni finanziarie per acquistare e ristrutturare il Grand Hotel di via Veneto, a Roma. Un affare misterioso da 50 milioni di euro che solo le eventuali rogatorie estere potranno chiarire. Un bel problema per gli uomini della banca del premier. Dopo l'approvazione dello scudo fiscale la Svizzera e molti altri paesi off-shore sono sul piede di guerra contro il governo italiano. E minacciano ritorsioni. Scoprire la verità, questa volta, potrebbe essere molto più facile del solito.

(ripreso da Dagospia)

‘Oasis of the Seas’


E' arrivata a Fort Lauderdale (Florida) la piu' grande nave da crociera del mondo costruita nei cantieri finlandesi. Puo' ospitare 6300 passeggeri in 2700 cabine e 2100 membri dell'equipaggio. E' costata 1.5 miliardi di dollari all'armatore, Royal Caribbean International. Iniziera' il suo primo viaggio il 5 dicembre in mezzo alle perplessita' degli esperti del settore che e' stato pesantemente penalizzato dalla recessione.

Tartufo di Alba e musica pregiata all'Ambasciata italiana di Washington




Serata di raffinata cultura all'ambasciata italiana di Washington DC. Rita Venturelli, direttore dell'Istituto italiano di cultura e Larry Vote presidente del St. Mary's College of Maryland hanno presentato la seconda edizione dell'Alba International Music Festival dedicata alla memoria del grande giornalista Bruno Marolo nel cui nome e' stato istituito dalla moglie Mariuccia il fondo per la Educational Student Exchange Scholarship. Nel 2004 la citta' di Alba, nel cuore del Piemonte, ha aperto un campus nel suo centro storico per ospitare gli studenti del St. Mary's College. Il Campus ed il festival autunnale sono divenuti nel giro di pochi anni un centro di attrazione internazionale per giovani e affermati musicisti. La manifestazione presso l'ambasciata di Washington ha visto la partecipazione di un cospicuo gruppo di americani che hanno contribuito non solo alla raccolta di fondi ma anche ad un'asta per l'aggiudicazione di un tartufo del peso di alcuni etti e di alcune decine di bottiglie di Barolo. Presenti Fausto Perletto, presidente dell'ente del turismo di Alba e Roberto Cerrato della fondazione culturale San Giuseppe, il programma musicale ha visto l'esibizione di un quartetto di musica da camera che ha eseguito musiche di Schumann. Il violinista Jose' Cueto ha suonato con tecnica straordinaria le Streghe di Nicolo' Paganini. La conclusione dello spettacolo e' stata affidata al trio composto dal flautista Giuseppe Nova, Rino Vernizzi, fagotto e Giorgio Costa, piano, che hanno eseguito musiche di Astor Piazzolla, meritandosi una standing ovation. Al termine risotto al tartufo e Barolo di Alba, che hanno mandato in visibilio gli ospiti americani.

Messo a morte il cecchino di Washington


Una serie di iniezioni letali ha ucciso John Allen Muhammad condannato a morte per avere freddato dieci persone nell'area della grande Washington durante un periodo di tre settimane nell'ottobre del 2002. L'esecuzione e' stata fatta nel Lee Boyd Greensville Correctional Center mentre il processo era stato celebrato a Virginia Beach. A sparare alle vittime individuate a caso nelle stazioni di rifornimento, alle fermate degli autobus o nei parcheggi dei supermercati era Lee Boyd Malvo allora diciassettenne. Arma usata un fucile calibro 223 che il ragazzo utilizzava stando sdraiato all'interno del portabagagli di una Chevrolet nel quale era stata praticata un'apertura. Muhammad organizzava gli attentati e guidava la macchina.

Per tre settimane, noi residenti di Washington, abbiamo vissuto in una atmosfera irreale modificando i nostri comportamenti, zizzagando negli spazi aperti, chiedendoci a chi sarebbe toccata la prossima volta. Alla sentenza capitale hanno assistito i parenti delle vittime. Lee Boyd Malvo sconta oggi l'ergastolo. La Corte Suprema degli Stati Unirti dovra' decidere la prossima settimana se l'Ottavo Emendamento della Costituzione (che proibisce punizioni crudeli e inusuali) debba essere applicato ai giovani condannati alla detenzione a vita. Negli Stati Uniti vi sono oggi 2574 minorenni ergastolani.

Ripulisti alla Casa Bianca

Anita Dunn, House Communication director, lascia il suo lavoro alla Casa Bianca per assumere un incarico part time.
La Dunn aveva creato nei giorni scorsi un problema al suo datore di lavoro rilasciando una lunga intervista nella quale accusava Fox, di proprieta' di Rupert Murdoch, di essere il braccio armato del Partito Repubblicano.
Il che e' anche vero. Ma quando si occupano certe posizioni di grande delicatezza professionale, non si puo' andare giu' di piatto innescando polemiche a non finire.
Ed infatti Fox con i suoi commentatori politici che ogni giorno sparano su Obama, non aveva trovato migliore opportunita' che quella di mettere in risalto come la Casa Bianca fosse scesa in guerra contro una televisione, dichiarando di considerarla un nemico.
L'imbarazzo generale nel mondo della comunicazione americana aveva coinvolto anche tutti quei media liberali che si erano visti costretti a prendere le distanze da Anita Dunn.
La White House in un comunicato ha detto che la Dunn aveva piu' volte manifestato il desiderio di trovare del tempo libero da dedicare alla famiglia.

L'Italia conquista la Fed Cup


L'Italia conquista la Fed Cup battendo in finale le ragazze
degli Stati Uniti.
Meno male che a tirare su il morale degli italiani all'estero ci sono delle brave,
simpatiche, belle, giovani donne e non solo escort e veline
che hanno successo
con il sudore della fronte (bassa) o trans importati.

Made in Italy? E chi se ne importa??

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Negli Stati Uniti, quest’ultimo anno, ho visto sempre più pubblicità di diversi prodotti e brand italiani all’insegna della campagna del “Made in Italy”. Ma da dove viene questo concetto di comunicazione? E perché sempre più marchi italiani la usano? Esiste qualche ricerca che mostra la sua efficacia nel vendere i prodotti italiani? O semplicemente nessuno alla Camera di Commercio italiana ha avuto idee migliori?
Forse il “Made in Italy” è nato per opera di quegli illuminati, lungimiranti fari del marketing italiano che hanno scelto il “nuovo”, e già distrutto, logo dell’Italia. Oppure di quei burocrati che hanno speso 60 milioni di euro su un sito per la promozione turistica del paese che non è mai stato lanciato.
Ho iniziato a chiedere di questa campagna del “Made in Italy” ad amici e conoscenti, qui a New York. Molti non l’avevano mai vista o notata, il che non dovrebbe sorprendere dato che la maggior parte dei brand italiani che fanno promozione negli Stati Uniti pensano di poter raggiungere l’intera popolazione americana spendendo non più di 500.000 dollari.
E ancora, ho avuto a che fare con brand italiani, qui negli Stati Uniti, fermamente convinti di non avere davvero bisogno di pubblicità perché tanto TUTTI li conoscono! “Dopotutto, il nostro è il brand più famoso in Italia”! E credo che questo egocentrismo aziendale italiano possa stare alla base della campagna del “Made in Italy”. Voglio dire, uno deve avere proprio una grande opinione di sé per pensare che tutto il mondo comprerà i suoi prodotti solo perché sono fatti nel suo Paese.
Questa modo di ragionare può anche funzionare, talvolta, DENTRO il proprio Paese, dove la gente è orgogliosa di quello che produce e cerca di salvare i posti di lavoro all’interno dei propri confini. In questo senso gli americani sono notoriamente sciovinisti. Fino a quando non confrontano i prezzi, ovviamente. In quel momento scegliamo tutti di comprare “Made in China”.
Poiché ho capito che in Italia è molto più importante “chi conosci” di “cosa conosci”, ho smesso di cercare di capire da dove viene questa campagna. Ho invece cercato di prevedere dove sta andando.

È evidente che c’è qualcuno che ha interesse a convincere i marketer italiani che la campagna “Made in Italy” ha un senso e un’efficacia. Non si spiega altrimenti il fatto che sempre più brand e prodotti ne fanno uso. Certo è che alcune istituzioni, come la Trade Commission, non lasciano scelta ai marketer italiani: prendere o lasciare. O così, o Pomì.
L’ultimo brand a utilizzare in modo massiccio lo slogan del “Made in Italy” negli Stati Uniti è stato Alitalia. Se c’è mai stato un marchio italiano che doveva essere aiutato, era proprio quello della compagnia di bandiera del Paese. Per me “Made in Italy” significa essenzialmente “prodotto o fabbricato” in Italia. E allora com’è che Alitalia è “fatta in Italia”? E se una campagna come quella del “Made in Italy” voleva acquistare peso e credibilità, perché lasciare usare lo slogan ad uno dei brand più in difficoltà di tutto il Paese?
Questo per me non ha nessun senso. E non sono l’unico a pensarla così.
Per provare a me stesso che questa convinzione non fosse il frutto della mia immaginazione, ho deciso di fare una piccola – e apertamente non scientifica – indagine. Usando le mail e uno strumento di indagine online (SurveyMonkey.com), ho rivolto alcune domande sulla campagna del “Made in Italy” a quasi 200 consumatori (uomini e donne) di Stati Uniti, Canada, Romania e persino Italia.
Alcuni dei risultati sono stati sorprendenti. Il 95% dei consumatori ha affermato di apprezzare i prodotti italiani. Non ci sono molti brand sull’intero pianeta che possono vantare un livello di “apprezzamento” così alto. Gli italiani devono esserne davvero orgogliosi. E anche la domanda successiva ha dato risultati molto positivi: “Quali sono i tuoi prodotti italiani preferiti (per categoria)?”. Il cibo italiano è stato scelto da uno sbalorditivo 88%. Il 52% ha scelto il vino italiano, e il 45% la moda. Nessuno ha scelto le macchine italiane.
La domanda successiva era: “Compreresti un prodotto soltanto perché è fatto in Italia?”. Ebbene, la risposta, che non ha sorpreso me ma forse ha sorpreso i marketer italiani, è stata NO per oltre il 66% dei partecipanti all’indagine. Contro il 34% di SI. Sono spiacente, ma questi numeri non sembrano descrivere un messaggio pubblicitario di successo. Forse se la campagna fosse usata solo per gli alimentari avrebbe un grande successo, ma non è così per qualsiasi prodotto, indiscriminatamente. Il “Made in Italy” di per sé NON dà ai consumatori una ragione valida per “comprare italiano”.
Un altro dato sorprendente è che molti italiani che hanno risposto al mio questionario hanno dichiarato il loro scetticismo sul “Made in Italy” quando si trattava di prodotti diversi da cibo o vino. La maggior parte ha affermato di non credere più che gli articoli di abbigliamento siano davvero prodotti nel loro paese. E credo ne sia prova la cifra notevole dei posti di lavoro persi e delle fabbriche fallite in Italia. Quando i tuoi amici e familiari perdono il posto perché la produzione viene spostata in altri Paesi, il grido del “Made in Italy” non appare più credibile.
Nell’ultima domanda ho chiesto ai partecipanti se avessero visto qualche pubblicità firmata “Made in Italy”. Quasi i 2/3 hanno risposto no (65%).
Insomma, mi sembra che siamo di fronte ad un’altra campagna pubblicitaria italiana che non ha avuto abbastanza muscoli mediatici per raggiungere il suo target. E neanche il messaggio giusto per convincerlo.
L’Italia ha così tanto da offrire al mondo ma deve trovare le persone giuste per farlo.

Paul Cappelli

presidente di AD Store

Islam: pace e fanatismo


Su Internet gira questa nota sull'Islam, religione di pace e il fanatismo musulmano di Paul E. Marek of Saskatoon, Canada. The original Title was Why The Peaceful Majority Is Irrelevant.

La riprendiamo, comunque, perche' contiene riflessioni di buon senso. Anche se alla fine ci si domanda cosa dovrebbe fare la cosiddetta "maggioranza silenziosa" per contrastare la metastasi delle cellule fanatiche. In un regime democratico possono essere eletti nuovi rappresentanti, quando la deriva antidemocratica comincia a manifestarsi. Ma nei paesi a conduzione totalitaria, anche se mascherata, che possibilita' di reazione vi sono, se non quelle di una insurrezione armata. E chi se la sente di farlo? Non certo gli anziani e le persone mature. Ecco perche' l'unica speranza di un qualche futuro cambiamento in Iran (per fare un esempio) sta nei venti milioni di giovani che costituiscono una bomba generazionale.


A man, whose family was German aristocracy prior to World War II, owned a number of large industries and estates. When asked how many German people were true Nazis, the answer he gave can guide our attitude toward fanaticism. 'Very few people were true Nazis,' he said, 'but many enjoyed the return of German pride, and many more were too busy to care. I was one of those who just thought the Nazis were a bunch of fools So, the majority just sat back and let it all happen. Then, before we knew it, they owned us, and we had lost control, and the end of the world had come. My family lost everything. I ended up in a concentration camp and the Allies destroyed my factories.' We are told again and again by 'experts' and 'talking heads' that Islam is the religion of peace and that the vast majority of Muslims just want to live in peace. Although this unqualified assertion may be true, it is entirely irrelevant. It is meaningless fluff, meant to make us feel better, and meant to somehow diminish the spectre of fanatics rampaging across the globe in the name of Islam. The fact is that the fanatics rule Islam at this moment in history. It is the fanatics who march. It is the fanatics who wage any one of 50 shooting wars worldwide. It is the fanatics who systematically slaughter Christian or tribal groups throughout Africa and are gradually taking over the entire continent in an Islamic wave. It is the fanatics who bomb, behead, murder, or honour-kill. It is the fanatics who take over mosque after mosque. It is the fanatics who zealously spread the stoning and hanging of rape victims and homosexuals. It is the fanatics who teach their young to kill and to become suicide bombers. The hard, quantifiable fact is that the peaceful majority, the 'silent majority,' is cowed and extraneous. Communist Russia was comprised of Russians who just wanted to live in peace, yet the Russian Communists were responsible for the murder of about 20 million people. The peaceful majority were irrelevant. China's huge population was peaceful as well, but Chinese Communists managed to kill a staggering 70 million people. The average Japanese individual prior to World War II was not a warmongering sadist. Yet, Japan murdered and slaughtered its way across South East Asia in an orgy of killing that included the systematic murder of 12 million Chinese civilians; most killed by sword, shovel, and bayonet. And who can forget Rwanda, which collapsed into butchery. Could it not be said that the majority of Rwandans were 'peace loving'? History lessons are often incredibly simple and blunt, yet for all our powers of reason, we often miss the most basic and uncomplicated of points: Peace-loving Muslims have been made irrelevant by their silence. Peace-loving Muslims will become our enemy if they don't speak up, because like my friend from Germany, they will awaken one day and find that the fanatics own them, and the end of their world will have begun. Peace-loving Germans, Japanese, Chinese, Russians, Rwandans, Serbs, Afghans, Iraqis, Palestinians, Somalis, Nigerians, Algerians, and many others have died because the peaceful majority did not speak up until it was too late. As for us who watch it all unfold, we must pay attention to the only group that counts--the fanatics who threaten our way of life.







Il massacro di Fort Hood


Il Presidente Obama nel commentare a caldo l 'uccisione di dodici soldati, un civile e il ferimento di 30 a Fort Hood da parte del maggiore Nidal M. Hassan, ha usato il termine 'horryfic' che in italiano suona 'spaventoso' ma che in inglese ha un senso ancora piu' profondo: qualcosa di 'devastante' ed orribile.
Devastante ed orribile e' stato il gesto di questo maggiore medico di origine giordana, specializzato in psichiatria con alle spalle alcuni anni di lavoro nell'ospedale militare per i veterani di guerra. Walter Reed di Washington DC.
Nissan M. Hassan, a quanto riportano le prime informazioni, era un arabo molto religioso. A Washington ricordano che era solito recarsi alla moschea ogni giorno in tuta mimetica. E fin qui, per carita', niente di male. L'Associazione Americana per le relazioni Musulmane si e' affrettata a definire l'episodio gravissimo e ingiustificabile.
Resta il fatto tuttavia che un collega del medico-maggiore ha dichiarato che in molte occasioni Nissan M. Hassan si era espresso pubblicamente contro le guerre in Iraq e Afghanistan. Riportava episodi terrificanti riferiti dai soldati che si rivolgevano a lui perche' affetti da 'post traumatyic stress disorders', una malattia che colpisce un gran numero di veterani rientrati dal fronte.
Nidal M. Hassan doveva lasciare Fort Hood per il teatro di guerra. Era la prima volta e la cosa sembra che non gli facesse piacere.
Quando ha puntato due pistole contro i 135 soldati che erano in fila per le visite mediche ed ha cominciato a sparare e' stato messo a terra da una poliziotta Kimberly Munley, che a sua volta e' in ospedale per le ferite riportate. Anche il folle attentatore e' rimasto ferito.
Quello che stupisce e' il fatto che si sapesse in giro che questo ufficiale medico era molto critico nei confronti degli Stati Uniti e auspicava che i Musulmani si ribellassero. In America il controllo dello FBI e della CIA e' esteso ad ogni individuo anche minimamente sospettato. I colleghi che hanno ascoltato le recriminazioni del folle e non lo hanno denunciato si sono assunti una pesante responsabilita'.
Ultima notizia: sembra che lo FBI lo tenesse d'occhio dopo che aveva messo in rete un farneticante messaggio antiamericano. Complimenti per l'efficienza del Bureau. Che aspettavano?

Pericoloso fare l'amore con un cavallo

L'altro giorno il simpatico proprietario di un noto ristorante di Cagliari ci ha regalato questa barzelletta sui sardi.
Domanda: "Sai come si ottiene la vera lana vergine in Sardegna?"
Risposta: "Quando la pecora e' piu' veloce del pastore!"
Non si adontino i sardi perche' non siamo gli autori della battuta.
Ma sentito quello che e' successo in South Carolina, la Sardegna diventa roba da ridere.
Secondo l'agenzia AP un tale e' stato condannato a tre anni di reclusione perche' approfittava sessualmente di un cavallo, di cui per ragioni morali non e' stato specificato il sesso. La padrona dell'animale insospettita dallo strano comportamento della bestia e da alcune infezioni ai genitali ha installato delle telecamere ed ha colto finalmente in flagrante il seduttore che si e' scusato, ha detto che e' soltanto colpa sua (e non del cavallo, evidentemente), che non lo fara' piu'. Nel frattempo e' stato inviato nel piu' vicino carcere. dove, per la legge del taglione, temiamo che passera' brutti momenti tanto da farsi venire una febbre da cavallo.

Dieci corpi putrefatti in casa e in giardino.


Piu' volte nei mesi passati i vicini di casa avevano telefonato al dipartimento sanitario della citta' di Cleveland dicendo che non potevano resistere per l'odore di carne in putrefazione che si respirava nella zona. Al punto che una fabbrica di salsicce era stata costretta a sostituire tutte le sue tubazioni e scarichi perche' principale accusata. Anthony Sowell, 50 anni, di cui otto passati nei marines, era schedato come 'sex offender'. Accusato di avere usato violenza su un paio di donne si era beccato una condanna a 15 anni, scontata la quale era tornato a casa con l'obbligo di rispondere alle verifiche quotidiane della polizia. Le gente vedeva spesso Anthony Sowell seduto nel suo portico a bere birra. E la birra e' stata la trappola mortale per almeno dieci donne delle quali fino ad ora sono stati ritrovati i resti nella casa e nel giardino di questo serial killer. Mr. Sowell offriva infatti una birra alle donne in cerca di un incontro facile. Versava nella bottiglia un sonnifero. E dopo la violenza sessuale, uccideva la vittima designata. Con l'ultima donna gli e' andata male. Questa e' riuscita a reagire e a fuggire ed ha informato la polizia. Anthony Sowell era gia' scappato. Ma un vicino di casa lo ha riconosciuto in una strada del centro di Clevaland ed ha chiamato i poliziotti. Molti si chiedono come sia possibile che un mostro come questo abbia potuto farla franca per tanto tempo. La risposta deve essere ricercata nella stupidita' della burocrazia e nel menefreghismo della gente.





4 Novembre 2009


Caro Mr. President:

Sono un attempato elettore bianco che ha votato per Lei un anno fa. Molto soddisfatto per la mia scelta, nonostante il fango e le ingiurie che quotidianamente i media controllati dal Partito Repubblicano e dai sostenitori trasversali di estrema destra le gettano addosso. L’eredità che il precedente governo repubblicano, guidato solo nominalmente da un poveretto (nato col cucchiaio d’argento in bocca che gli deve essere andato per traverso), le ha lasciato è terribile. E tutti quanti, a qualsiasi livello, stiamo cercando di recuperare il terreno perduto. Quanto all’immagine degli Stati Uniti all’estero in pochi mesi Lei è riuscito a ridarle smalto. Capisco che dell’immagine internazionale degli USA interessa poco o nulla alle legioni di convinti e autodefinitisi patrioti conservatori, molti dei quali non sanno bene se Roma è in Italia (pronunciare Aitelia) o da qualche altra parte. Del resto perché meravigliarsi dato che solo il 20 per cento dei membri del Congresso possiede un passaporto.

La odiano, caro Presidente, perché Lei è nero, anche se nessuno vuole ammettere che al fondo delle accuse che le vengono rivolte la componente razziale è tutt’ora molto forte. Le hanno lasciato in dote dopo otto anni due guerre in corso ed una crisi economica di dimensioni terrificanti.

Auguro a Lei ed alla sua bella Famiglia tutto il bene possibile, perché egoisticamente corrisponde anche al bene di ogni cittadino americano. E quindi anche al mio.

Con grande stima,

Oscar Bartoli

Ci scrivono e rispondiamo

Gentile Dott. Bartoli,

senz'altro La ringrazio per l'assiduità con cui lei mi manda la sua Letter from Washington, che trovo interessante e leggo sempre con piacere. Tuttavia stasera le scrivo per dirle che non sono d'accordo con le sue valutazioni sull'ex-Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Non sono d'accordo in particolare quando lei definisce i suoi gusti sessuali "oblique inclinazioni" e quando, di fatto, dice che una sinistra seria, essendo a conoscenza appunto di queste "oblique inclinazioni", non lo avrebbe mai ricandidato a una carica così importante. Il discorso che vorrei farle è lungo e cercherò di tenerlo nei limiti di una mail. In realtà, per la mia formazione, io sono convinto che il privato sia politico e che tanto più uno è esposto, tanto più il suo privato debba essere "politico". Ma credo anche che i gusti sessuali di una persona non possano essere mai discussi: la sessualità è una sfera talmente intima, che nessuno ha diritto di metterci il naso, e tanto meno, di dare giudizi. Ciascuno di noi, a qualsiasi parte politica appartenga, in qualsiasi religione sia credente, qualsiasi sia il mestiere che fa, dovrebbe avere la sensazione che, comunque, c'è sempre un limite e che questo limite non va mai valicato. Tanto più se le motivazioni sono squallide come quelle con cui è stato messo in croce Marrazzo. Ma a mio parere, in ogni caso, non è una "colpa" aver cercato rapporti con transessuali, così come non è una "colpa" essere omosessuale (Vendola), o essere iper-eterosessuali, come il nostro beneamato presidente del Consiglio (la p minuscola è voluta: per uomo minuscolo, iniziale minuscola). E' colpa sbandierarlo, come se fosse un titolo di merito, o servirsi del proprio potere per avere, in cambio di una candidatura, di un posto in Parlamento, ecc, favori sessuali o, se venisse fuori per Marrazzo, aver usato soldi pubblici per privati vizi. Il torto vero di Marrazzo, a mio parere, è stato quello di aver ceduto al ricatto e di aver pagato sperando, molto ingenuamente, di poter acquistare il silenzio. Avrebbe dovuto denunciare il tentativo di estorsione, rendendo pubblico il suo privato, anche se mi rendo conto di quanto avrebbe potuto essere difficile. A me, molto francamente, più che Marrazzo che va con i trans, scandalizzano quei politici, e in Italia ce ne sono molti, che, divorziati, risposati, e magari con un paio di amanti, pubblicamente, si autonominano difensori della famiglia e della sua indissolubilità.

Tolgo il disturbo, Dottore, e mi scuso di averla importunata, ma da una precedente esperienza epistolare so che lei è una persona con cui si può tranquillamente discutere e, perché no?, difendere posizioni contrarie alle sue.

Cordialmente

Federico Pastore

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Caro Mr. Pastore:

Quanto da Lei scritto mi trova in gran parte d'accordo.

Soprattutto quando accenna al fatto che per un uomo politico il suo privato è anche pubblico. America insegna.

Forse Le sembrerò un povero vecchio bacucco, ancorato a una cultura sessuofobica....ma non mi riesce giustificare Marrazzo, sposato ad una donna bella e intelligente (che gli è restata al fianco in queste ore disgraziate). Il matrimonio impone doveri tra i partners, non solo diritti. Andare con una prostituta trans o reale è un oltraggio che un uomo fa al coniuge. A parte le conseguenze sanitarie. In Italia il numero di persone infettate dall'HIV è in aumento sorprendente, proprio per i libertini comportamenti dei maschi-mariti-compagni la maggior parte dei quali chiede sesso non protetto. Ed a farne le spese sono sempre le donne. Marrazzo ha dato le dimissioni. Altrettanto non fa il misirizzi di Arcore. Due uomini politici di diversa estrazione ma accomunati da una morale decadente e dall'incoscienza di mettersi nella condizione di farsi ricattare. Quanto alla cocaina Marrazzo ha ammesso di esserne un consumatore. Per quanto riguarda Papi si sa solo che nella sua villa in Sardegna la cocaina era fiutata a chili. Non da lui, ovviamente, ma dai suoi 'amici' che incautamente (si fa per dire) aveva invitato. Ho ricevuto alcune e-mail da persone che, con toni bruschi, mi invitano a farmi i cavoli miei ed a riflettere sul fatto che, almeno, il Premier va a donne vere. Il macho nostrano riaffiora sempre.

Quanto al ritornello italico secondo cui non bisogna mettere il naso sotto le coperte altrui, le ricordo che un uomo politico si presenta come un modello da seguire e da imitare. Per quanto mi riguarda Le posso dire che sono molto soddisfatto dell'immagine privata del mio presidente Obama. Provi a pensare all'impatto della Famiglia Obama sulla componente African American, caratterizzata da un numero incredibile di ragazze madri, di padri naturali assenti, di matrimoni sfasciati.

Keep in touch e molti cordiali saluti.

Oscar Bartoli

Hamburger e calorie dichiarate


Il Senatore Tom Carper con il suo LEAN Act the MEAL Act, sponsorizzato dall'onorevole Rosa DeLauro (D-Conn.) e dal Senatore Tom Harkin (D-Iowa) e' tra le persone piu' odiate d'America. La legge proposta da Tom Carper e sostenuta dai suoi colleghi democratici prevede che in tutti McDonald's et similia dove si mangiano polpette di carne e patate fritte, siano affissi dei cartelli che indicano il numero di calorie che il cliente sta per ingurgitare se ne ordina uno. Ad esempio un McDonald's Angus Burger si attesta sulle 1,500 calorie alle quali bisogna aggiungere quelle contenute nella Coca Cola o consimile bibita gasata. La proposta di legge ha lo scopo di combattere un'altra delle piaghe americane, ovvero il diabete e l'obesita' con malattie letali connesse.
Questa legge va in controtendenza con il rifiorire di super snacks: non piu un solo hamburger, ma due o tre polpette, alternate a fette di formaggio, insalata, cetrioli. Tutto rigorosamente nello stesso panino da addentare con il rischio di slogamento della mascella.
Quegli europei che si permettono di chiedere le posate di plastica e, separata la carne arrostita dal pane, provano a mangiarla usando coltello e forchetta vengono guardati con sorpresa e risentimento dagli altri avventori. Con i tempi che corrono, spendere piu' di sette dollari per un big Mac senza gustarlo fino all'ultima briciola di pane e di grasso e' considerato da queste parti una bestemmia ed un comportamento amorale. Quasi quanto indossare in piscina un minicostume europeo da bagno e non i classici mutandoni da uomo di prammatica.