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Il pianista Stefano Bollani si esibisce al Festival del cinema italiano di Los Angeles

Cerimonia conclusiva del Los Angeles Italia Fest all'Istituto Italiano di Cultura di L.A.

Nicola Faganello console generale a Los Angeles

Intervista a Marco Bellocchio

Prima mondiale di Atlantis Down al Chinese Theatre di Hollywood

CINEMA: ATLANTIS DOWN, LA FANTASCIENZA MADE IN ITALY AL FESTIVAL LOS ANGELES, ITALIA


(ANSA) LOS ANGELES, 21 FEB - Fantascienza made in Italy. Non è capitato spesso nella storia della cinematografia italiana che un regista italiano si occupasse di un film di fantascienza. E' successo nel 1997 con Nirvana, di Gabriele Salvatores, succede oggi con Atlantis Down, dell'esordiente Max Bartoli, la cui premiere mondiale si è svolta ieri a Hollywood nell'ambito del festival Los Angeles, Italia che per una settimana, quella che precede la consegna degli Oscar, porterà il nostro cinema nella capitale mondiale della settima arte. "Il mio e' un film finanziato dagli americani, ma e' tutto italiano - spiega Max Bartoli - i costumi, scenografia, fotografia, montaggio e fatto anche all'italiana, con tanta improvvisazione. Lo abbiamo girato in tredici giorni e la postproduzione e' durata quasi un anno: volevamo effetti speciali all'altezza e per essere un film indipendente abbiamo davvero fatto il massimo".
Con un cast internazionale fra cui spiccano Dean Haglund (già interprete di X-Files) e la filippina Mae Flores, Atlantis Down racconta di un mondo, nel 2025, in cui lo Shuttle è relegato mezzo di trasporto. In uno spazio sperimentale, una squadra di scienziati e astronauti è intenta a svolgere ricerche scientifiche di routine, con il taxi spaziale con cui si trova a navigare, ma presto gli scienziati del gruppo si renderanno conto che sono proprio loro l'oggetto di studio. "Il mio film è stato prodotto in America in 11 mesi dal momento del suo concepimento alla sua finalizzazione - dice il regista - volevamo effetti speciali all'altezza e per essere un film indipendente abbiamo davvero fatto il massimo". Bartoli ha raccontato di come la creatività italiana sia servita per raccogliere i fondi necessari per la produzione di Atlantis Down: "Per finanziarci abbiamo pensato a un'iniziativa molto particolare, abbiamo creato un reality show dietro le quinte e lo abbiamo venduto a una televisone locale.'
Bartoli si sente italiano ma racconta che per fare film l'America è sempre terra di eccezionali opportunità: "Sono venuto in America perchè ho capito subito che c'erano maggiori chance qui che nel mio amato paese, qui danno a tutti la possibilità di metterti sulla linea di partenza, poi sta a te vincere, come in una centro metri di corsa ad ostacoli, ma almeno ti danno una possibilità e lo fanno fino in fondo". Ora il regista annuncia un altro progetto italo-americano di cui non svela il titolo: "Sarà sempre prodotto da americani ma sarà girato tra l'Italia e la Bulgaria".

Guidare a Los Angeles

Il sig. Mario Rossi momentaneamente ospite del fratello a Los Angeles era sicuro di se'. Ottimo guidatore nel caotico traffico romano, in grado di ridurre i tempi di percorrenza dall'Olgiata al centro sorico della capitale italiana grazie al suo talento nel fare slalom tra le auto e trovare scorciatoie, pilota affermato di kart, si accinse a guidare il Durango di famiglia nelle autostrade cittadine di Los Angeles. Arrivato ad un incrocio decise che avrebbe girato a destra anche se il semaforo era rosso. Ma gli avevano detto che in America si puo' girare a destra col rosso sempre che il flusso di auto provenienti da sinistra lo consenta e non ci siano cartelli che lo vietano. Ma il sig. Mario Rossi non si era reso conto che sopra la sua testa era acceso un piccolo segnale luminoso con il divieto di svolta a destra. Dietro lo SUV del sig. Mario Rossi si piazzo' un'auto della polizia, ma senza lampeggiante. Il sig. Mario Rossi comprese che avrebbe dovuto fermarsi. Il poliziotto gli contesto' numerose infrazioni. Patente sospesa, obbligo di ripetere l'esame di guida. Il sig. Mario Rossi non credeva ai suoi occhi ed orecchi. Dopo dieci giorni eccoci al giorno dell'esame. Il fratello accompagna il sig. Mario Rossi che non puo' guidare perche' se lo beccano dietro il volante finisce in prigione. Esame orale e tutto va bene.Poi esame di guida. E viene bocciato: non ha guardato sufficientemente a sinistra , davanti e a destra quando si trattava di girare a destra; non conosce i gesti che con la mano bisogna fare fuori del finestrino se non funzionano le frecce per indicare la direzione che si vuol prendere o lo stop del veicolo (e non si tratta di inventare, ma bisogna seguire lo standard gestuale); impressionato dall'esaminatore il sig. Mario Rossi guida a 25 miglia all'ora, troppo piano perche'nel traffico cittadino biosgna stare vicino al limite che e' di 35 miglia all'ora. Bocciato. Ripassi tra dieci giorni e nel frattempo divieto di guida. Il sig. Mario Rossi passo' i peggiori dieci giorni della sua vita alla merce' di parenti ed amici che lo conducevano in giro in macchina. La notte prima del rinnovato esame non riusci' a dormire. Si alzava in continuazione a ripassare gli articoli del codice della circolazione. Il sig. Mario Rossi si fa accompagnare dal padre al DMV di Santa Monica, la sezione della motorizzazione che accettava di rifargli l'esame. Lunga attesa. Arriva l'ufficiale: esame delle luci, frecce, freni. Poi inizia il giro nel traffico mattutino della splendida cittadina in riva all'Oceano. Il sig. Mario Rossi dopo mezz'ora raggiunge il genitore in ansia: "Esame superato, ma per il rotto della cuffia. Questo esaminatore non voleva che guardassi troppo a sinistra e destra prima di girare." Il sig. Mario Rossi rispetta a Los Angeles i segnali, non fa slalom, non cerca scorciatoie e controlla i limiti di velocita'.

Grande successo della prima mondiale di Atlantis Down a Los Angeles

Atlantis Down del regista Max Bartoli e' stato proiettato ieri sera al Chinese Theatre nell'ambito del Festival del cinema italiano organizzato a Los Angeles da Pascal Vicedomini, sponsorizzato tra gli altri dall'Istituto Italiano di Cultura.
Nonostante l'ora (10:15 PM) e la coincidenza negativa con il lungo fine settimana del President Day e lo All Stars di pallacanestro che ha tenuti incollati ai televisori milioni di americani, il famoso teatro su Hollywood Boulevard era esaurito in ogni ordine dei suoi 500 posti.
La proiezione di Atlantis Down e' stata preceduta da un Red Carpet che ha visto sfilare di fronte alle troupes di sette Televisioni, tra le quali tre venute dalle Filippine, il cast del film ed il regista.


Ultimo volo del Discovery. Poi Museo.

Migliaia di campeggiatori sono affluiti sui bordi degli stagni e paludi infestate da alligatori e serpenti che circondano Cape Kennedy. Questo volo del Discovery sara' l'ultimo. Le altre tre macchine dovrebbero andare in pensione alla fine dell'anno. Il Discovery sarebbe dovuto partire a novembre. Ma la scoperta di alcuni crack nei serbatoi dell'ossigeno liquido avevano fatto rimandare il lancio. In questi mesi i tecnici hanno riparato il guasto che sembra fosse limitato ad un segmento di alluminio grande quanto un cerotto e che, secondo le dichiarazioni ufficiali, non interessava i contenitori del combustibile liquido. Vai a sapere.
Per lavorare a questo lancio la NASA ha dovuto richiamare alcuni dei tecnici che sono stati messi in liberta' a causa dei tagli al budget dell'agenzia federale.
L'equipaggio questa volta sara' composto da sei astronauti e da un robot umanizzato. Dei sei astronauti uno ha dovuto rimpiazzare Timothy Kopra che si e' rotto un femore in un incidente di bicicletta a meta' gennaio.
Il Discovery portera' un consistente carico di vettovaglie per i componenti la stazione spaziale. Il lancio avverra' alle 4:50 di giovedi' sempre che il 'docking', l'aggancio tra l' European cargo vessel e la stazione spaziale, previsto per la mattinata dello stesso giorno non crei dei problemi.
Per la prima volta la stazione spaziale sara' affollata da tre equipaggi, compreso l'italiano Nespoli che sta 'scontando' i suoi sei mesi di permanenza nello spazio.

Tra la tragedia e la commedia dell'arte








CNN e le altre televisioni via cavo trasmettono in continuazione spezzoni video delle rivolte in Iran e negli altri paesi del Medioriente. A fare da contrappasso sono le immagini delle centinaia di migliaia di donne italiane scese nelle piazze italiane e di altre nazioni per protestare contro la condotta del Premier Berlusconi. Tanto per cambiare quando si tratta di parlare dell'Italia, si passa dai toni severi e drammatici che punteggiano le immagini degli scontri soprattutto nelle strade di Teheran, a ironici approfondimenti sul perche' tante donne in Italia siano scese a protestare democraticamente contro il capo del governo italiano. E la gente che incontri a Washington, oltre ad augurarti Happy Valentines Day ti ride o sgignazza davanti dicendo che il 'machismo' in Italia ha raggiunto il massimo della gerarchia istituzionale. E qualcuno sottolinea che nella Penisola le uniche ad avere gli attributi sono le donne. Che tristezza.

Lucilla da Roma

Caro Oscar,

ho letto e commentato favorevolmente con un amico che riceve a sua volta la tua Letter e la apprezza; ma, soprattutto, ho ripensato al Cairo così come l’ho visitato nel 2008 e mi sono ricordata di quando sono passata per il mercato il primo giorno e la gente ci ha detto che il pane era rincarato di 5 volte!
Soprattutto, pavento la rivalsa dell’Islam e una fiammata di fondamentalismo per tutto il Medio-Oriente, mentre sulle nostre coste sbarcano a frotte e niente mi leva dalla testa la profezia della Fallaci: che questi siano potenziali kamikaze che, come in una crociata inversa, oggi ci invadono infiltrandosi massicciamente ma apparentemente in maniera pacifica, un domani - non lontano - faranno esplodere il nostro caro vecchio continente. Quello che non capisco è come Obama – e la Clinton – abbiamo potuto dichiararsi soddisfatti per la uscita di scena di Mubarak: possibile che non temano di perdere il controllo (se mai ce n’è stato veramente) in Medio Oriente? E a chi, intanto, giova tutto ciò? Non abbiamo la palla di vetro e non vorrei apparire catastrofista ma condivido timori e ansie per il vicino Oriente…

Un caro saluto,
Lucilla
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Sniffare il morto

La notizia non e' proprio fresca perche' risale alla fine di gennaio. Ma e' stata ripresa da molti media americani.
In una strada chiamata Locust Lane a Silver Springs Shores in Florida una signora torna a casa. Si accorge che qualcuno e' entrato nell'abitazione, ha portato via gioielli e qualche altro aggeggio elettronico.
Ma soprattutto si rende conto che le urne che contengono le ceneri del padre e quelle dei due cani danesi sono state vuotate.
Cinque balordi ispanici, occhio a mezz'asta come si conviene a drogati cronici, vengono identificati e catturati grazie al fatto che al cellulare qualcuno di questi imbecilli ha esultato dicendo che avevano trovato un chilo di cocaina. E visto che la padrona non era in casa e sarebbe arrivata sul tardi hanno sniffato le ceneri del padre morto e dei due cani, prima di accorgersi che quanto a sensazioni non ne davano proprio.

L'Islam tra noi

Parigi e i musulmani. Difficile convivenza


http://downloads.cbn.com/cbnnewsplayer/cbnplayer.swf?aid=17933

...non perdere la lettura de Il Foglio...

Caro Oscar,

ti invito a non perdere la lettura de Il Foglio e degli articoli di Giuliano Ferrara sulle vicende italiane che non sono solo di oggi, ma che oggi sembrano esplodere in una contrapposizione da guerra santa. Qua si combatte una battaglia culturale e su presunti princìpi etici fra integerrimi moralisti in cachemire e portafoglio gonfio, dichiarati lettori di Kant, contro un popolo che - fino a prova contraria - costituisce maggioranza degli elettori e che, cito: "non ha nulla da insegnare, ma neppure accetta che qualcuno gli venga a fare la morale".
Ma non senti anche tu un pericoloso odore di puritanesimo nelle colonne dei giornali del gruppo L'Espresso e in alcune procure ?
Non si avverte a Washington un immondo linciaggio su questioni che poco hanno a che fare con la politica ?
Io intendo fare quello che mi pare della mia vita privata, o quando sono sotto le lenzuola. Così voglio che sia per gli altri, nel rispetto da parte di tutti delle sole leggi dello stato e non di una pretesa morale pubblica e privata e non mi piace questo clima da Paese totalitario dove le procure spendono fiumi di danaro per intercettarci tutti quanti e metterci alla berlina secondo convenienza e con la complicità di giornalisti col ditino alzato a indicare la Verità.
Poi se mi chiedi se mi piace Berlusconi, la risposta è no, ma trovo peggiori i suoi avversari e quindi, se chiamato a scegliere, ho pochi dubbi.

Con stima,

Claudio

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Risposta quasi casuale al precedente Lettore:



Sembra proprio un vaticinio o una precognizione..ed è scientificamente esatta..dato che le parole, comprese le virgole e pause, sono state dette dal magnificat B.anni dopo.
Ha anche l'aspetto della ripetibilità..alla faccia degli integralisti che non accettano l'esistenza di tali fenomeni.


http://tv.repubblica.it/copertina/scalfari-la-profezia-perfetta-del-caimano/61816?video=&pagefrom=1


Umberto Di Grazia
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Good morning, Oscar
A quick note to let you know how much I admire your superb and always-educational “Letter from Washington.” You’re an outstanding journalist. I only wish the world had more like you....
Thank you for telling it like it is!

Love to you and your family,
Doris

La legge in Italia

Un notaio di Palermo, qualche anno fa, mi diceva che la legge, in Italia, e' di tre tipi:per lo straniero deve essere applicata, per gli amici deve essere interpretata e per i familiari deve essere ignorata.

Dr. Elio E. Grandi
Notary Public
Washington DC

Dopo Mubarak

Abbiamo seguito con un certo divertimento le contorsioni dei bravi giornalisti delle TV americane inviati al Cairo. Dopo i cazzotti in faccia rimediati da Anderson Cooper della CNN e le minacce rivolte a Christiane Amanpour, ex CNN e approdata a lauto prezzo alla Abc, la maggior parte delle riprese e' stata fatta dalle camere degli alberghi prospicienti Tahrir Square . Il discorso di Mubarak alla televisione ed il successivo annuncio delle sue dimissioni fatto dal vicepresidente hanno consentito a questi inviati di mescolarsi tra la folla sollecitando le reazioni dei festanti.
Hanno saputo scegliere giovani che si esprimevano in buon inglese. E per la prima volta abbiamo visto la telecamera soffermarsi sui volti di giovani donne con il capo coperto.
Pero' da qui a dichiarare che l'Egitto e' avviato sulla strada della democrazia ne corre. Come abbiamo scritto all'indomani dei primi sommovimenti che sono costati alla fine di 18 giorni piu' di trecento morti, l'Egitto ha subito negli ultimi anni una pervicace e diffusa propaganda islamica. Il paese e' cambiato ed il suo affermato laicismo resta un privilegio di una importante minoranza acculturata, con figli che studiano all'estero (molti in America), interessi commerciali, professionali e imprenditoriali non marginali.
Ma questi giovani che parlavano in inglese ai microfoni delle televisioni occidentali difficilmente saranno cooptati nella nuova forma di governo che scaturira' dalle elezioni di settembre. Sempre che i militari, i quali oggi garantiscono l'ordine, non preferiscano rimandare alle calende greche la consultazione democratica giustificando il tutto con la necessita' di ricostruire le strutture portanti del paese dopo i trenta anni di dittatura di Hosni Mubarak.
Il popolo egiziano conta 80 milioni di individui. Il tasso di accrescimento e' tra i piu' alti del mondo. Oltre il 45% della popolazione vive al di sotto della soglia di poverta'.
Se andranno alle urne per chi voteranno questi milioni di diseredati? Per chi propone loro una democrazia all'americana? O piuttosto per chi fa appello alle radici della loro fede religiosa che, dove prende il potere in forma teocratica, non garantisce certo la costituzione di una societa' di tipo occidentale?
Questo e' l'interrogativo per chi voglia considerare la situazione con un minimo di razionalita'.
Quanto a Mubarak la sua uscita di scena ci ricorda quella di Tito. Tito e' riuscito a garantire per decenni con la paura e la tortura un collante unitario. La sua scomparsa ha innescato la esplosione e la frammentazione della Jugoslavia che era riuscito a controllare. Altri morti, altre fosse comuni, altri odi religiosi.
Al punto che non sembra tanto azzardato auspicare che il governo dei militari possa continuare. Il che allenterebbe la tensione dei vicini di Israele.

Solo B. ci può salvare!

Dal blog di Jacopo Fo su Il Fatto
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Gli ultimi sondaggi d’opinione ci dicono che solo 1 italiano su 10 è convinto che le cene a casa di B. siano state una roba da educande.

Ma 3 italiani e mezzo su 10 sono convinti che anche se ha fatto il porcello è meglio di tutti gli altri e deve continuare a governare.

Ho avuto occasione di sentire il parere di alcuni di questi sostenitori a oltranza del Ciclope di Arcore…

Un’anziana signora mi guarda negli occhi con uno sguardo di commiserazione e mi dice: “Gli uomini sono tutti uguali. Sono dei maiali. Tutti! Io sono vecchia, li conosco bene! Cosa crede che facciano gli altri?”

E c’è quello con lo sguardo vispo che asserisce: “Almeno gli piacciono le donne, quelli di sinistra vanno a trans!”

C’è poi il ragazzo simpatico che mi colpisce di sorpresa con un: “Ma insomma: è scivolato sulla buccia di banana delle ragazze, ma dimmi una sola cosa sbagliata che ha fatto Berlusconi” (devo ammettere che di fronte a una simile affermazione ho subìto un minuto di vuoto mentale misto a panico, non mi veniva in mente niente da dire, solo vertigine e sgomento).

C’è il virilista: “Se ero al suo posto altro che Bunga Bunga gli davo!”

E c’è il possibilista: “Può capitare a tutti di finire con una che non ti dice che ha 17 anni…”

Ma io sono convinto che ci sia un altro motivo per continuare a sostenere B. che difficilmente verrà tirato fuori in una discussione. Il problema è che siamo salvi grazie a B. e forse questo la sinistra dovrebbe iniziare a dirlo.

B. è un male necessario.

Sento pochi insorgere sul fatto che in Italia il falso in bilancio viene punito con una multa. E anche l’insider trading, l’uso di notizie riservate per speculare in Borsa. Sono reati che nel resto del mondo costano anni di carcere duro.

E anche il fatto che in Italia la giustizia non funzioni fa parte del gioco.

Sarebbe ora di dirlo che l’Italia assolve un compito simile a quello dei paradisi fiscali. Noi siamo un paradiso illegale. Abbiamo cose ghiotte per i riciclatori di denaro come lo scudo fiscale…

Da noi le regole sono lasche e spesso teoriche, opinabili, cavillabili, condonabili.

Ed è così da sempre, l’Italia è stata il ponte dei commerci impossibili: tra paesi arabi e Israele, tra Usa e Urss, tra Sud Africa e Europa…

Da noi si trova sempre una soluzione… Siamo creativi.

Il caso di B. è la prova lampante di quanto sostengo: egli dimostra ogni giorno che la legge italiana è scritta apposta per essere raggirata dai potenti, dai furbi e dagli amici degli amici.

B. ha ragione quando dice che la nostra situazione economica è migliore di quel che sembra perché il calcolo del rapporto tra debito dello stato e PIL (il valore di quanto si produce in un anno) è falsato: non si calcola l’economia sommersa (tutto quello che viene pagato in nero).

Se poi ci aggiungiamo il valore dell’economia della mafie e della corruzione il nostro Pil schizza alle stelle. Per questo la Grecia crolla e noi no.

E oltretutto B. con la sua politica Bunga Bunga Mubarak, ci porta a casa tanti bei contratti firmati con i peggiori dittatori del mondo, da noi si sentono amati, coccolati… Parliamo di contratti miliardari…

Se la sinistra vuol veramente trasformare l’Italia in un paese legale deve dire anche come farà a far galleggiare la nostra economia senza il salvagente della finanza grigia e nera. Ci vogliono idee, ci vuole un programma vero, un modello nuovo di Sistema Italia. Solo se c’è un progetto credibile, che crei entusiasmo e speranza, si può pensare che gli italiani decidano di smettere di essere lo Stato della legalità condizionata.

Ma niente chiacchiere: voglio vedere il piano finanziario.

Semplici pillole di saggezza

Roberto Bianconi ci scrive da Ancona

Caro Oscar,
Le invio un breve commento su quello che sta succedendo in Italia. La mia valutazione non può essere cosi' dotta e approfondita come quella di personaggi di ben altra caratura ma credo possa interessare visto che chi scrive è un elettore che come diceva il compianto Montanelli va a votare turandosi il naso e il voto lo ha sempre dato alla destra. Ferma restando la mia convinzione che Berlusconi abbia svolto un ruolo importante in Italia (so che su questo punto non siamo d'accordo) considero ciò che sta accadendo non degno di un paese civile. La mia critica si rivolge al centro destra, al centro sinistra ed a tutti noi italiani. Cercherò di spiegarmi. Il nostro Presidente del Consiglio, qualora venissero appurati i reati di cui tutti i giorni leggiamo i "resoconti" su tutti i quotidiani ed ascoltiamo gli approfondimenti in TV, non può far altro che dimettersi. In caso contrario ci aspettano tempi assai turbolenti che possono portarci sorprese assai poco gradite. Nel contempo il centro sinistra dovrà decidersi,una volta per tutte, a diventare social democrazia scevra da qualsiasi nostalgia per il passato e qui mi riferisco non tanto ad un modo di far politica ma ad una forma mentis che nel corso degli anni e a diversi livelli si è mantenuta seppur ben nascosta e mascherata. Gli italiani devono smetterla di continuare a pensare che sono il popolo più furbo del pianeta e cominciare, magari un poco alla volta, a rendersi conto che prima dei pur sacrosanti interessi personali si deve tener conto di quelli nazionali e non solo nel breve termine ma sopratutto nel medio e nel lungo. Tutto il resto è solo conseguenza dell'applicazione dei punti precedenti. Infine credo che la futura Italia sarà una nazione federale considerando questa nuova organizzazione del nostro paese non come una certa panacea ma come una semplice possibilità. Scusandomi per la superficialità delle mie considerazioni, chiudo con una battuta. Il sindaco di Firenze Renzi ,come si dice in Toscana,mi garba molto, forse mi sto invecchiando.
Roberto

Papi Padrino di BARBARA SPINELLI

Questo articolo di Barbara Spinelli pubblicato da Repubblica ha il merito di introdurre elementi nuovi di giudizio, in uno scenario cementificato dalla divisione 'pro Berlusconi e contro Berlusconi'.


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CARI elettori berlusconiani, vi sarà giunta voce, immagino, che gli italiani sono divenuti un enigma per le democrazie alleate. Il mistero non è più Berlusconi, che da anni detiene un potere non normale: controllando tv, intimidendo giornali e magistrati. Dopo tante elezioni, siamo noi, singoli cittadini, a essere il vero rebus.

Quel che ripetutamente ci chiedono è: "Perché continuate a volerlo? Perché insistete anche ora, che viene sospettato di corruzione di minorenni e concussione?". Nessun capo di governo potrebbe durare più di qualche giorno, fuori Italia: la stampa, la televisione, i suoi pari lo allontanerebbero, costringendolo a presentarsi ai giudici. Di questo le democrazie non si capacitano: se non ora, quando vi libererete?

A queste domande ciascuno deve saper rispondere: chi lo vota e chi non l'ha mai votato, giudicando non solo ineguale la battaglia fra schieramenti (per disparità di mezzi d'influenza) ma profondamente atipica. Tutti siamo contaminati, dal modo in cui quest'uomo entrò in politica e dalla natura del suo potere, che costantemente mescola il suo privato col nostro pubblico. Tutti viviamo in una sorta di show, dominato dal sesso e dai processi al premier.

La cosa peggiore a mio parere è quando inveiamo contro le sue passioni senili. Come se a far problema fosse l'età; come se bastasse che a Arcore ci fosse un trentenne, perché le cose cambiassero. È la trappola in cui spesso cadono gli oppositori. Vale la pena leggere
quel che ha scritto lo scrittore Boris Izaguirre, a proposito del consenso tuttora vantato dal premier. Le sue debolezze sono in realtà forze nascoste: "La corruzione, quando si espone, crea meraviglia. La capacità di scansare ogni controllo e di schivare la giustizia affascina". Affascina anche l'epifania finale dell'anziano concupiscente. Nella "rivoluzione del gusto" che questi impersona, l'epifania è "l'unica opzione per l'uomo maturo moderno, e ineluttabilmente attrae un elettorato che condivide sogni di eterna gioventù" (El Paìs, 7-2-11). Il nostro, lo sappiamo, è un paese di vecchi: l'offensiva che accoppia età e reati del premier è qualcosa che turba sia voi sia me. Fa cadere ambedue in una rete che imprigiona, che impedisce di far politica normalmente, di reinventare quel che sono, in democrazia, destra e sinistra.

La rete in cui cadiamo è un film che non minaccia davvero il leader: è il suo film, noi e voi siamo comparse di una sua sceneggiatura, impastata di sesso, cattiveria, abuso di potere. Sono anni che abitiamo un mondo-fantasma lontano dalla realtà, imperniato sulla vita privata del capo. È lecito quel che fa? Osceno? I benpensanti sono convinti che di questo si occuperanno i magistrati, che politici e stampa debbano invece cercare una tregua. Ma tregua con chi? Si può patteggiare con un burattinaio che ci tramuta in pupazzi o spettatori di pupazzi? Se non si fa luce sulle notti di Arcore, è inevitabile che i film sulle papi-girl sfocino nel ridanciano. Ogni cittadino, berlusconiano o no, già ci scherza sopra, probabilmente, come gli spettatori ridono increduli negli ultimi giorni dell'uomo descritti da Kierkegaard, quando irrompe il buffone e dice che il teatro brucia. Nel momento in cui inizia la risata lo show sommerge il reale. Anche voi elettori Pdl lo intuite: le novità che attendete da anni rischiano di esaurirsi in un teatro in fiamme, con noi imbambolati a fissare il buffone.

C'è da domandarsi se non sia precisamente questa, la forza del Cavaliere: distruttiva, ma pur sempre forza. Come Napoleone quando parlava dei propri soldati, egli sembra dire: "I miei piani, li faccio coi sogni degli italiani addormentati". Imbullonati nello spettacolo senza vederne le insidie, ammaliati da veline e spazi azzurri che usurpano lo spazio della Cosa Pubblica, continueremo a esser pedine di un suo gioco. Sarà lui a decidere quando termina lo show di cui è protagonista. Lui occupa entrambi gli spazi, il fantasmatico e il reale, secondo le convenienze. È la sua doppia natura a confondere le menti: il suo essere Jekyll e Hyde. Chiamato a presentarsi in tribunale si rifugerà nell'inviolabile privato, esibendo la sguaiataggine di Hyde. Quando lo show tracimerà, ridiverrà l'impeccabile Dr Jekyll e dirà tutto stupito: "Propongo un patto di crescita economica, e l'armistizio sul resto". A Galli della Loggia, che è storico dell'Italia, vorrei chiedere: con questa doppia personalità urge far tregue?

È il motivo per cui nessun politico dovrebbe, oggi, invitare gli italiani a sognare un paese diverso. L'Italia ha già troppo sognato. Nel caldo delle illusioni ha disimparato lo sguardo freddo, snebbiato. Non di sogni c'è bisogno, ma di risvegli. L'altra Italia da raccontare fuori casa non è quella "che va a letto presto", come dice la Marcegaglia. È quella che veglia, che osa di nuovo sapere, informarsi (Umberto Eco ha ben risposto, nella manifestazione di Libertà e Giustizia: "Io vado a letto tardi, signora, ma è perché leggo Kant"). Come i prestiti subprime, l'Italia è chiusa in una bolla, fabbricata da chi si pretende garante della sua stabilità. Ma le bolle scoppiano e voi lo sapete, elettori Pdl: quel giorno i pescecani si salveranno, e il vostro grande sballo finirà.
Finché resta la bolla, è evidente che il premier conserverà influenza. Vi invito a leggere un articolo scritto nel 2002 sul Paìs da Javier Marìas (è riprodotto nel blog mirumir. blogspot. com). Lo scrittore enumera gli ingredienti della seduzione berlusconiana: la sua disinvoltura sempre "sottolineata in rosso", il "sorriso falso perché costante", il passato di cantante come allenamento per staccarsi dai domestici e mischiarsi ai potenti, la mentalità di vecchio portinaio franchista ossequioso coi potenti e sdegnoso coi domestici, il risentimento dietro una bontà caricaturale, il terrore d'essere escluso dalle cerchie dei grandi, l'assenza d'ogni "vergogna narrativa". Egli seduce i declassati identificandosi con loro, e tanto più li sprezza. La sua morale: sei un perdente, se non infrangi come me leggi, diritti, costituzione.

Dicono che vi piace l'antipolitica. Credo piuttosto che vi aspettiate troppo, dalla politica. Avete sognato un re-taumaturgo onnipotente e permissivo al tempo stesso, non un democratico. È inutile proseguire l'omertoso patto che vi lega a lui nell'illegalità: i risultati attesi non verranno. Questo è infatti Berlusconi: un potere fortissimo, ma impotente. Non è il fascismo, ma i primordi del fascismo - quando era pura "dottrina dell'azione" - ripetuti come un disco rotto. Le masse cullate nell'illusione: tali sono i primordi. Poi la dottrina divenne politica, guerra, e fu rovina. Ma fu un agire. Non così Berlusconi. Da anni l'immagine è fissa sui preamboli fascisti del mago che seduce le folle umiliando l'uomo, come il Cavalier Cipolla che ipnotizza le vittime nel racconto Mario e il Mago di Thomas Mann.

L'era Berlusconi è costellata di questi torbidi patti: patti con la mafia per proteggere impresa e famiglia; patti con giudici corrotti; patti con ragazze alla ricerca di soldi e visibilità. Si può indovinare quel che hanno pensato i loro genitori: "Meglio vergini offerte al drago, che precarie in un call-center". Erano pagate per le prestazioni, e poi perché tacessero. Per questo possono divenire, da ricattate, ricattatrici del papi-padrino.
Ma la storia italiana è anche storia di decenza, di morti caduti difendendo lo Stato, contro le mafie. Anche voi ammirate questa storia: avete ammirato i tre ultimi capi di Stato, e prima Pertini. Senza di voi tuttavia il Quirinale può poco e l'Europa ancor meno. Ambedue ci risparmiano per ora il baratro, e forse l'Europa solo economico-monetaria è un po' la nostra sciagura: i pericoli, ci toccherà intuirli dietro tanti veli. Ma li intuiremo. Se l'Egitto ha avuto la rivoluzione della Dignità, perché l'Italia non può avere una rivolta della decenza? La decenza ricomincia sempre con la riscoperta di leggi superiori a chi governa, del diritto eguale per tutti, della libera parola.
(09 febbraio 2011)

Federalismo all'amatriciana

Dal nostro corrispondente dal Canada Claudio Antonelli riceviamo e pubblichiamo
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La parola “federalismo” è onnipresente nella stampa italiana. Un po’ come “manovra” ed altri termini dai contorni evanescenti, creati dagli addetti ai lavori e usati a bizzeffe da tutti. Ma cosa significa questo “federalismo” cui la parte virtuosa dell’Italia aspira con tutte le forze e da cui gli italiani sono quotidianamente bombardati? Nella maniera assai particolare in cui è abitualmente usato in Italia, il termine “federalismo” ha assunto un significato in aperta contraddizione col suo significato originario. Anche perché solo in casi estremi al lapidario “federalismo” viene aggiunto l’attributo “fiscale” che aiuta un po’ a far luce su questo strano “federalismo all’italiana”. Chi, per sapere cosa gli italiani intendano per “federalismo”, decidesse di consultare un dizionario, rischierebbe di rimanere sorpreso. Il “De Felice-Duro”, ad esempio, dà questa spiegazione: “Federalismo: Dottrina e movimento intesi all’unione di due o più stati in un organismo unico supernazionale, e cioè in una confederazione o in uno stato federale.” Il mai tramontato “Dizionario Moderno” di Alfredo Panzini alla voce “federalismo” innalza quasi un inno all’unificazione italiana: “Nella storia del Risorgimento italiano, la tendenza di coloro che movendo dalle ragioni dell’etnografia, della storia, dell’economia, ecc., intesero fondare l’unità mercé la federazione delle varie parti della nazione (Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari).” Se vigesse quindi la nozione classica di “federalismo” (che è alla base del federalismo europeo da cui è nata l’EU) oggi Bossi, ardente federalista, andrebbe collocato nel Pantheon degli eroi dell’unità d’Italia; unità che invece è di là da venire.
Nella normale lingua italiana, “federalismo”, dunque, esprime la nozione del voler stringere i legami su cui si costruisce una Nazione, e non del contrario ossia del voler allentarli attraverso il decentramento con un certo grado di autonomia. Ma è proprio in quest’ultimo senso che il “federalismo” viene inteso dall’Italia virtuosa che si dice stanca del forte accentramento amministrativo, politico, fiscale che – sostengono in tanti– va a vantaggio esclusivo delle parti meno produttive della penisola; le quali poi corrispondono a quelle dell’ex Regno delle due Sicilie. Il programma attuale “federalista” italiano di cui tutti parlano mira insomma a “disfederare” l’Italia e non a federarla.
La Lega, che ha come cavallo di battaglia il federalismo, vuole paradossalmente ciò a cui mirano nel contesto canadese tanti “antifederalisti”, i quali, in opposizione ai sostenitori del federalismo, rivendicano appunto un aumento del carattere autonomo del Québec, minacciando in caso contrario l’indipendenza. Il “federalismo” all’italiana, quindi, paradossalmente coincide con l’“antifederalismo” alla quebecchese, poiché in entrambi i casi si aspira al decentramento, all’autonomia, minacciando altrimenti la separazione. Anche negli USA, i termini “federal”, “federalism” evocano in primo luogo il legame federale unitario, e solo in via subordinata pongono l’accento su un certo grado di autonomia delle singole parti.
Ma cosa volete, dopo i western all’italiana di Sergio Leone, dove trionfava l’individualismo anarchico dei cowboy “all’italiana” e dove era completamente assente la componente “Nation building” (così presente invece nei veri western americani), abbiamo oggi il federalismo alla Bossi, dove non è il “legamento” ma lo “slegamento” a primeggiare. Il nostro, insomma, è un federalismo assai particolare che, in omaggio a Leone, potremmo addirittura definire “federalismo-spaghetti”.


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AOL si mangia The Huffington Post


Il 10 gennaio del 2000 i media americani diventarono isterici nell'annunciare al mondo intero la mega fusione tra AOL (allora il piu' importante Internet provider) e Time Warner, la Rolls Royce del giornalismo planetario.
Da una parte Steve Case, il giovanotto che pochi anni prima aveva inventato dal nulla America On Line, e Gerry Levine, il CEO di Time Warner.
Costo dell'operazione 183 miliardi di dollari.
Il mega merger e' quasi subito fallito perche' non si riusciva a fare collimare due culture industriali profondamente diverse; da una parte quella fricchettona di AOL (reinventata anni dopo dai social network come Google e Twitter). Dall'altra la cultura arrogante di Time che con il suo magazine diffuso in tutto il mondo, non accettava di essere acquistato da quei ragazzi squinternati e fumati che viaggiavano in coach su aerei di linea, mentre i dirigenti di Time usavano la flotta aziendale. Dopo pochi anni tutto e' andato a rotoli. AOL e' stata smembrata. Steve Case, il fondatore, buttato fuori con un po' di soldi in tasca. E quanto a Time Warner cavoli acidi per cercare di recuperare.
Oggi il mondo dei media e' scosso dalla notizia che lo Huffington Post, il sito creato dall'omonima signora Arianna e' stato acquistato da AOL per 315 milioni di dollari. Il bello e' che AOL, ridotta ad un terzo della sua consistenza aziendale, ha annunciato nei giorni scorsi altre migliaia di licenziamenti.
Arianna Huffington, nata in Grecia e sposata in seconde nozze a un deputato che poi ha dichiarato di essere bisessuale (ma ricco), ha 60 anni portati splendidamente e si trasferira' a New York dopo la fusione con AOL.
Il suo Post in pochi anni e' diventato uno dei riferimenti piu' obiettivi per il mondo della sinistra liberal americana.
La Huffington era stata una attivista di destra, poi passata nelle file liberali. In una dichiarazione rilasciata a commento della fusione con AOL ha detto che e' arrivato il tempo di non stare inginocchiati a recitare le litanie della sinistra. Ma bisogna andare avanti cercando nuovi terreni di confronto politico e non di scontro.
Come diceva il saggio i soldi sono il miglior smacchiatore sul mercato.
Gli scettici che guardano a questo accordo tra AOL e Huffington Post sono convinti che anche questa volta la diversita' di culture aziendali giochera' un ruolo negativo.

Obama intervistato dal feroce O'Reilly

Bill O' Reilly e' un giornalista feroce avversario di Obama. Il presidente avrebbe potuto telefonargli nel corso di una sua seguitissima trasmissione contestando e offendendo il conduttore. Ma Obama e' persona educata e soprattutto conosce i meccanismi di una corretta informazione. Questa intervista e' stata mandata in onda prima del Super Bowl, la finale del calcio americano, che ha visto incollata agli schermi gran parte degli americani.


Invito ad una premiere

Questo e' un invito 'dinamico' per la premiere di 'Atlantis Down' al Mann Chinese Theatre di Los Angeles, 20 febbraio 2011.

Per aprire cliccate 'copy and paste' questo link.

http://www.atlantisdown.com/la_premiere.htm


Molti cordiali saluti.

Oscar Bartoli

Washington DC

Anderson Cooper della CNN, dopo i pugni in testa ricevuti

Quello che puo' capitare a giornalisti veri impegnati nella missione di informare il pubblico. Molto piu' comodo fare il trombettiere del re.
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After two straight days of being attacked on the streets of Cairo, Anderson Cooper brought viewers his Thursday show from an undisclosed, dimly lit room, saying that he was "a little bit scared" for his safety.

Cooper was punched repeatedly and attacked for minutes by a mob of supporters of President Hosni Mubarak on Wednesday. On Thursday, another group of pro-government forces smashed a rock through his car window while he and his crew were in it. Cooper had been reporting from the Cairo streets, but by Thursday night he had gone to ground.

"I can't tell you where we are, frankly for our own safety," Cooper said. "Systematically, we have seen journalists attacked...we would like to be showing you instead of...this strange image of us sitting on the floor of an undisclosed lighting in dim lighting, we would like to be showing you pictures, live pictures, of what's happening in Liberation Square right now, but we can't do that because our cameras have systematically been taken down through threats, through intimidation, through actual physical attacks."

He continued, "I don't mind telling you I am a little bit scared, because we frankly don't really know what the next few hours will hold. And I think there's a lot of people who are scared tonight in Egypt."

Ma che ci danno a bere?

L'acqua del rubinetto a Washington e' imbevibile anche se costa parecchio. Non si tratta solo dell'odore ma anche della quantita' di piombo ed altre sostanze presenti nella cosiddetta acqua potabile. Chi ha un animale domestico e' bene che gli dia acqua minerale. A chi scrive sono morti due gatti per complicazioni ai reni. Quanto agli umani anche per loro vale la regola di mettere in casa un cooler e rifornirsi di acqua in bottiglioni da 5 galloni che viene dalle Rocky Mountains. Si viene ora a sapere che la EPA, l'agenzia federale per l'ambiente, ha rivisto le regole dettate dalla amministrazione Bush secondo le quali la presenza di perclorato nell'acqua da bere non era pericolosa per la salute. A fare una pressante lobby a favore di questa disposizione erano stati sia il Dipartimento della Difesa che la NASA. Che c'entra la NASA? C'entra eccome, visto che il perclorato e' uno dei componenti principali del combustibile per i razzi. Oggi EPA ha deciso di rivedere la normativa sulla base delle prove concrete secondo cui il perclorato e' cancerogeno e pericoloso per i feti. Ma ci vorranno almeno due anni prima che la legge sia promulgata e abbia effetto. Nel frattempo e' probabile che il presidente Obama non sia riconfermato e che un suo successore repubblicano ripristini la norma che va a vantaggio delle industrie private committenti del ministero difesa e della NASA. E cosi' sia.

Il Cairo ieri e oggi

L'ultima volta che mi sono recato al Cairo risale a due anni fa.
Una sosta di qualche giorno prima di prendere l'aereo per Hurgada sul Mar Rosso. Il mio amico Franco ha scelto di proposito un albergo nel centro citta', lontano dai falansteri costruiti dagli americani che sono uguali in tutto il mondo.
A dire il vero il primo impatto con l'Hotel Cairo non e' stato dei piu' entusiasmanti. Le solite guardie male in arnese che controllano chi entra, fumano e mangiano in mezzo ad un gran sudiciume ed incuria. Poi al primo piano la lobby. Saliti nelle nostre camere abbiamo deciso di lasciare subito il posto a meno che non ci avessero dato una diversa sistemazione. E cosi' e' stato. Il portiere ha capito la situazione e ci ha dato delle suites passabili. Dopo di che ci siamo immersi nel traffico e nella vita reale del Cairo.
Per il lettore devo precisare che in Egitto ci sono andato molte volte. Anni fa guidando anche un gruppo di campers, scortati dalla polizia. Ci aprivano gli stadi per farci passare la notte ed evitare il contatto con la popolazione.
Rispetto alla mia ultima visita la prima cosa che ho notato e' stato che la maggior parte delle donne, dalle adolescenti alle anziane, portava il velo o il burka. E pensare che anni prima era raro vedere una donna coperta. La guida turistica, una laureata in lettere, dichiara di appartenere a un movimento per la diffusione dell'Islam. Visitiamo i soliti luoghi turistici della capitale. Ma questa volta ci imbattiamo nei cortili delle moschee in studi televisivi che trasmettono dal vivo i sermoni e gli annunci dei religiosi musulmani. I taxi che prendo per andare da un dentista (che mi risolve con grande capacita' un problema canalare) sono sintonizzati sulle radio locali che trasmettono senza interruzione preghiere, incitamenti, discorsi, versetti. Alcuni dei tassisti, visto che sono straniero, mi dicono in inglese raffazzonato tutto il male possibile su Mubarak.
Nei quartieri arabi i negozi che vendono indumenti femminili hanno le vetrine divise in due parti con al centro la porta d'ingresso. Sulla sinistra vari tipi di burka, dal piu' semplice a quello superarabescato. Sulla destra manichini con minigonne e bluse multicolori che neanche le professioniste della Salaria indossano. E questo ci ricorda la volta che, venti anni fa, con il gruppo di camperisti ci recammo a visitare il Museo Egiziano al Cairo. La guida, un giovane di grande cultura ed energia, ci disse che i giovani di allora, o almeno molti di loro, rifiutavano l'invasione culturale dell'Occidente. "Voi non vi vergognate - ci disse - nell'andare in giro con le vostre donne che sono praticamente nude. Noi amiamo le nostre donne e non vogliamo che altri le possano offendere con il loro sguardo. A casa invece la donna e' libera di vestirsi come le pare."
Sono passati molti anni. Non sappiamo se il regime semi dittatoriale di Mubarak giungera' presto alla fine e da cosa sara' sostituito. Ma non crediamo che si stabilira' in Egitto una democrazia all'americana. La predicazione islamica ha ormai radici molto profonde in tutto il Medio Oriente. E l'Occidente dovra' confrontarsi sempre di piu' con questo tipo di realta' che si e' andata affermando nei decenni.

Ormai definito Cavalier Pompetta

Come tutti sanno Dagospia e' il sito italiano piu' cliccato non solo nella Penisola, ma anche all'estero.
E' il caso degli emigrati,che nonostante la sessualita' guardona e pecoreccia diffusa dal creatore Roberto D'Agostino che conosce i suoi polli (ovvero i gusti della maggioranza degli italiani), continuano a sintonizzarsi con questo sito perche' vi trovano notizie che non si pescano su altri media.
Nei giorni scorsi all'interno di un articolo su una delle tante conviviali romane, D'Agostino ha riportato una frase che il Cavaliere gli ha dedicato osservando le sue dita ricoperte di anelli.
Il Premier che come tutti gli uomini di potere si ritiene in grado di rivolgere commenti volgari a chiunque, ha chiesto a D'Agostino se si era messo un anello anche al pisello. E D'Agostino ha risposto che l'importante e' non avere l'anello al naso.
Ma evidentemente la battuta di B. deve essere rimasta indigesta allo editor in chief di Dagospia. Oggi, infatti, il sito apre con un tartufesco rinvio al sito del prof. Giovanni Alei, docente di Urologia dell'Università di Roma "La Sapienza"...

PROTESI PENIENE
http://www.giovannialei.it/patologie/protesi.htm

sull quale i nostri Lettori che volessero perfezionare la propria conoscenza sull'argomento protesi del pene potranno farsi una cultura.
E da qualche giorno il capo del governo italiano viene definito 'Cavalier Pompetta'.
La cultura anglosassone non scende mai a ironizzare sui difetti fisici degli avversari.
Ma l'Italia e un 'altra cosa.
Chi di spada ferisce di spada perisce.