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AMAZON PORTA IN ITALIA ANCHE IL SUO MODELLO

La funzione in house non è un centro di costo ma un generatore di valore.
Bepi Pezzulli (ex Turning Point) è il capo dell'area per l'Italia Amazon, 34 miliardi di dollari di fatturato a livello globale, è sbarcata in Italia a fine 2010. A dicembre, il sito Amazon.it ha già superato la soglia dei 4 milioni di utenti unici. Con il suo arrivo, Amazon non ha solo imortato la sua piattaforma di e-commerce, ma anche un modello di organizzazione della funzione legale innovativo (si veda TopLegal di marzo, già disponibile in e-edicola). Il modello su cui si regge la funzione legale nel gruppo può essere descritto come un’organizzazione fondata sulla “globalizzazione applicata”. Il capo dell’area legale per l’Europa si chiama Michael Miller e opera dal quartier generale in Lussemburgo. Sopra di sé ha soltanto il general counsel mondiale, L. Michelle Wilson, che riporta direttamente a Jeff Bezos (nella foto), fondatore e numero uno della società. Gli in house di Amazon sono tutti avvocati con una formazione internazionale e tutti hanno almeno un’abilitazione alla professione anglosassone e una locale. In Italia, Amazon ha nominato direttore dell’area legale, l’avvocato Bepi Pezzulli. Prima di approdare in Amazon, Pezzulli è stato a capo dell’area legale (Emea) di Turning Point Global Investors ed è passato per la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo a Londra. Pezzulli e chi come lui, in Amazon, ha la responsabilità legale riferita a una precisa area geografica, ha anche una competenza trasversale relativa a tutte le linee di business aziendali che, nel caso del gruppo di Bezos, sono 4: Kindle, contenuti digitali, retail e market place. La funzione legale opera in un sistema a matrice. Quindi, mentre i direttori affari legali responsabili di un Paese, hanno anche un raggio d’azione che tocca tutte le attività di Amazon, i loro corrispondenti con competenza relativa ad ogni singola linea di business sono in grado di “maneggiare” i fondamentali giuridici di ogni Stato in cui opera Amazon. Per l’Europa, i Paesi sono: Francia, Germania, UK e Italia. Questo modello organizzativo è figlio della struttura che Amazon si è data e in particolare di un business model globale che considera ogni giurisdizione come un segmento del sistema mondiale. Ciò fa sì che, i documenti, le procedure e i contratti debbano essere sempre conformi alla normativa americana e contemporaneamente compliant, ovvero adeguati, a quelle locali. L’operabilità della funzione legale, come si dice in gergo tecnico, si attua su due livelli: master e integrativo. Il primo è una sorta di macro cornice che individua i principi generali, il secondo è costituito da addendum locali che fanno sì che il sistema Amazon possa funzionare ovunque e nelle stesse modalità. Questo elemento spiega come mai, in Amazon, la funzione legale sia considerata non come centro di costo ma come generatore di valore: la struttura legale, infatti, supporta e dà consistenza al business plan a livello globale. L’esigenza di un approccio internazionale ai servizi legali si riflette anche nelle modalità con cui Amazon seleziona gli advisor esterni. I beauty contest prevedono anche l’analisi tecnica di casi concreti e la verifica della capacità analitica dei professionisti. Il modello Amazon, poi, prevede che la società si scelga e mantenga un solo interlocutore per ogni
studio. Il motivo è semplice: si punta a creare una relazione privilegiata con un avvocato che possa
sviluppare una conoscenza approfondita dell’azienda, dei suoi processi e delle sue esigenze. In Italia, secondo quanto Toplegal ha potuto verificare, Amazon lavora principalmente con Paul Hastings (progetti speciali); Allen & Overy (diritto industriale) e Gianni Origoni Grippo (diritto societario).
toplegal.it 02/03/2011