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Come difendere le banche italiane

di Guido Colomba

The Finanjcial Review) I crediti interbancari sono praticamente paralizzati dagli avvenimenti più recenti e dall'aggravarsi della crisi sul debito sovrano italiano. Inoltre, come ha ben spiegato Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, è molto pericolosa la decisione del regolatore europeo, Eba, di voler costringere le banche italiane a valutare i titoli di stato nazionali in portafoglio, anche "quelli tenuti fino alla scadenza" (dunque senza rischio di perdite) al valore di mercato. La decisione, adottata nel corso dell'ultimo vertice europeo, penalizza gravemente le banche italiane. Suscita stupore che le autorità italiane non abbiano saputo (o voluto) opporsi. In seno all'Eba (European banking authority) la Banca d'Italia è andata in minoranza. Ma la questione è cruciale quasi per la sopravvivenza del nostro sistema bancario. "L'Italia - scrive Mucchetti- rischia di vedersi portar via, a prezzo men che vile, il suo sistema bancario da altri sistemi meno seri ma più forti sul piano politico". Ed invita il neo-governatore Visco ad analisi e controlli più severi di quelli fatti da palazzo Koch nel 2005 alle banche olandesi e francesi che scalarono le banche italiane. Abn Amro, acquirente di Antonveneta, finì preda di due banche estere poi fallite: Dexia e Royal Bank of Scotland. Vale la pena ricordare che BNP Paribas, tuttora proprietaria di BNL è appesantita da 30 miliardi di titoli tossici, pari al 34% del capitale mentre Unicredit ne ha per 10 miliardi, pari al 17% del capitale cioè un'incidenza inferiore del 50% alla banca francese. Per i titoli tossici in possesso delle banche estere l'Eba ha sospeso il "mark to market" mentre per il debito sovrano italiano, guarda caso, questo stesso criterio viene adottato nel bel mezzo della crisi speculativa. Come mai? Eppure, le banche francesi e tedesche sono piene di titoli tossici. Secondo l'Eba quattro banche italiane (Unicredit, Monte Paschi di Siena, Banca Popolare e Ubi) dovrebbero capitalizzarsi chiedendo altro denaro ai soci. Ai prezzi attuali queste quattro banche valgono meno di 22 miliardi di euro ma, al netto degli aumenti di capitale 2009-2011, il totale scende a 5 miliardi rispetto ad una capitalizzazione di 108 miliardi nel 2007. Una flessione reale in soli quattro anni di ben 103 miliardi di euro. Fino a pochissime settimane fa, Giulio Tremonti, Banca d'Italia e Abi hanno solennizzato l'assoluta tranquillità e robustezza delle banche italiane. Qualcosa che assomiglia molto alla politica dello struzzo. Purtroppo, come ha detto il governatore della Bank of England Mervyn King, la crisi attuale potrebbe essere la peggiore di tutti i tempi. Anche Kenneth Rogoff, ex capo economista dell'Fmi, afferma che l'eurozona deve cambiare le regole per evitare una fuga dalle banche europee. La stessa Merkel ha ipotizzato un periodo di dieci anni per smaltire questa crisi. Ma occorre molto equilibrio. In un anno Atene sta facendo quello che non ha mai fatto negli ultimi dieci anni. Non è pensabile che l'Italia diventi il capro espiatorio tanto da svendere il proprio sistema bancario ed industriale a prezzi di liquidazione. "L'Italia deve salvarsi da sola" ha opportunamente affermato Draghi neogovernatore della Bce, il 12 ottobre scorso al convegno sui 150 anni dell'unità d'Italia. Il nuovo governo deve però darsi un imperativo: l'Italia deve salvarsi da sola senza fare regali a nessuno. (Guido Colomba)