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The Righteous Enemy (video)

Doppio trapianto di braccia ad un soldato


Brendan Marrocco, 26 anni, il 12 aprile del 2009 e' saltato in aria in Iraq mentre guidava il suo mezzo corazzato. Era alla sua prima missione. Ha subito una quadrupla amputazione (gambe e braccia).
Il 18 dicembre e' stato operato al Johns Hopkins Hospital di Baltimora. L'operazione e' durata molte ore data la complessita' dell'intervento. Al momento le condizioni del giovane sono definite buone. Oltre ai farmaci antirigetto gli sono state praticate infusioni derivate dall'nterno delle costole del cadavere del donatore (bone marrow). Questa procedura dovrebbe assicurare una riduzione dei pesanti effetti collaterali che i medicinali antirigetto generano.
A Brendan Marrocco era stata applicata una complessa protesi. Ma i giovani soldati feriti e amputati spesso non vogliono usare queste costose protesi. Il complesso intervento chirurgico e' stato condotto dalla equipe del professore W.P. Andrew Lee che in una intervista ha detto che al momento sono 60 le persone che nel mondo hanno avuto trapianti di braccia. Secondo questo chirurgo la tecnica operatoria adottata sara' intensificata nel giro di pochi anni. Anche se le funzioni delle braccia trapiantate non saranno al 100%, tuttavia il paziente potra' avere un'autonomia di movimenti molto superiore a quella assicurata dalla protesi per quanto sofisticata. Si tratta di ua doppia operazione condotta da tre chirurghi per ogni team. La prima prevede l'asportazione delle braccia dal cadavere del donatore e la seconda l'inserimento nel corpo del ricevente. Prima si connettono le ossa con delle placche metalliche, poi i muscoli e i tendini. Ed infine si cuce la pelle. Quanto ai nervi del donatore (che sono morti) vengono sostituiti dal quelli del ricevente che si attivano un centimetro al mese per volta. Il trattamento del paziente dopo l'operazione e' strettamente controllato per evitare infezioni.

(questo articolo e' stato scritto elaborando informazioni contenute in un servizio del Washington Post)

A proposito di Shoah


«Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene».  (Berlusconi Silvio)

"La Germania ha una responsabilità perenne per i crimini del nazionalsocialismo, per le vittime della Seconda guerra mondiale e, soprattutto, per l'Olocausto»,  (Angela Merkel)

Lo scandalo del Monte dei Paschi


 di Guido Colomba
                                                                      
 Non c'è niente di peggio di una banca di proprietà pubblica in cui pseudo-privati, come le Fondazioni, mantengono il comando mentre lo Stato (a nome dei contribuenti) si assume tutti i rischi. Si parla ovviamente dello scandalo Monte dei Paschi. Oltre al prestito di 3,9 miliardi di euro (7.550 miliardi delle vecchie lire) al tasso del 9%, vi è la garanzia dello Stato sulle obbligazioni già emesse da MPS per un importo non precisato di oltre dieci miliardi di euro. Non sarebbe più ragionevole che lo Stato assumesse il pieno controllo della banca, nominando persone di propria fiducia e di chiara competenza per operare quella ristrutturazione (guarda caso ostacolata proprio dalla Fondazione e dagli interessi politici) e quindi collocarla sul mercato? E' la via seguita con successo in situazioni analoghe da Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda ed ora dalla Spagna. Questo è il nodo principale. Non a caso Napolitano ha commentato: "Questione grave, bisogna occuparsene". Il resto è una logica conseguenza articolata in cinque punti: (1) Vi è il problema della insufficiente vigilanza (o timidezza politica?) da parte della Banca d'Italia che pur sollevando il coperchio con tre ispezioni su questa orrenda spoliazione (nel 1995 la banca valeva l'equivalente di 20 miliardi di euro) non è riuscita a commissariare la banca che vanta oltre sei milioni di clienti. (2) Ora MPS è diventata una bad bank avendo acquistato senza una "due diligence" dal Santander, l'8 novembre del 2007, la Banca Antonveneta per 9,3 miliardi saliti poi a 10,1 miliardi a fronte di un "fair value"di 6 miliardi. (3) Vi è il tema delle tangenti. Per primo il Sole 24 Ore (24 gennaio) ha denunciato lo strano prestito "Fresh" di un miliardo di euro, stipulato nel 2008, che costa solo per interessi ben 100 milioni di euro all'anno. A chi fa capo? Chi incassa questi generosi interessi? (4) Vi è il pasticcio dei derivati e quello dei pronti contro termine con Nomura sui Btp trentennali che hanno causato un mancato introito sulle cedole di quasi tre miliardi di euro. E' evidente che la casta politica é totalmente integrata con la casta dei tecnici. Si è creato un ossimoro che ha come denominatore l'arricchimento personale. (5) Le procure di Milano e Siena indagano sui derivati tossici e sulle "stecche" ai dirigenti bancari. Ora, salta fuori che a Milano alcuni dirigenti segnalarono movimenti sospetti sui Btp: MPS ne ha acquistati per 25 miliardi di euro si presume con il beneplacito di Tesoro e Banca d'Italia ma oggetto di forti critiche dell'autorità bancaria europea (Eba). C'è da augurarsi che la procura di Siena, che ha la competenza territoriale, non abbia riguardi per nessuno. Il 2009 è stato il primo vero anno in cui la crisi è emersa. L'utile netto crollò del 76% ma per nascondere la polvere sotto il tappeto fu ideato il contratto segreto trentennale con la giapponese Nomura con perdite superiori a 700 milioni (si dice in via di peggioramento). Il direttore generale Antonio Vigni, come premio, ha incassato tra il 2009 e il 2012 tra stipendi e buona uscita ben 7,3 milioni di euro. Il presidente del Collegio sindacale, responsabile del controllo interno dei bilanci, ha avuto in tre anni un compenso di 665mila euro. Nel frattempo la banca senese, dopo il maxi esborso, è soffocata nella crisi dei derivati e dei debiti in presenza di uno Statuto che esenta il cda dall'esame e dalla approvazione delle principali operazioni societarie. A quattro anni dal crack di Lehman Brothers, la terza maggiore banca italiana aveva di fatto una governance inesistente. Ecco perché, a inizio maggio 2012, c'è stata la svolta: 147 uomini del Nucleo di Polizia valutaria hanno eseguito 38 decreti di perquisizione più dieci ordini di esibizione documentale ad altrettante banche in tutta Italia per manipolazione di mercato e ostacolo alle funzioni di vigilanza. Ma ora si parla di truffa aggravata. Dopo cinque mesi (ottobre  2012) i nuovi vertici di MPS Profumo e Viola (nominati a inizio anno), "scoprono" le operazioni segrete in derivati e i pronti contro termine sui Btp. Una lentezza giustificabile nelle economie agricole degli anni '30 non certo nell'era della globalizzazione e della digital economy. Una lezione amara che rende impellente una riforma dei meccanismi decisionali dello Stato. (Guido Colomba). Copyright 2013 – n 732 - 

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Caro Oscar, anche questa volta sottoscrivo tutto e se permetti aggiungo una domanda: e se venisse fuori che, oltre tutto il resto, i tre miliardi di plusvalore fatto dalla banca venditrice di AmbroVeneta a MPS sono serviti a costituire fondi neri, tangenti, ecc.? Cosa pensi si inventeranno e quali altre minacce granguignolesche farebbe Bersani? Ti auguro una buona notte e sogni "in oro". Maurizio.
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In Italia i politici fanno a gara per diventare senatori a vita. Come inizialmente ti avevo predetto all'inizio il governo Monti si e'  rivelato un disastro. Cerca, il suo staff politico sulla trasmissione. Di Maurizio Crozza di Venerdi' 25 Gennaio ti fai due drammatiche risate, basterebbe tassare loro per sanare una patrimoniale, siamo veramente ridicoli. In parole povere: hai mai sentito parlare di Beppe Grillo? Credimi, non e' un comico come tutti vogliono farci credere per non farlo emergere.  
Dobbiamo dargli una mano, mandare avanti i giovani e togliere di mezzo questi politici zecche tutti che ci succhiano il sangue da anni. Diamo una mano a Grillo e vediamo cosa succede, non c'e' altra soluzione. Tantissimi saluti.
Remo
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Caro Oscar,
Purtroppo, come sempre si ripete di regola in Italia in occasione di enormi fati delittuosi, diversi giornali parlano di complotto massonico, di lotte fraticide massoniche mescolando Massoneria alle scelleratezze di una classe politica locale. Ho dialogato con molti, che mi assicurano il totale non coinvolgimento della Massoneria nelle nefandezze che stanno portando al disastro della perla senese.
Poichè tutto il mondo guarda ciò che sta avvenendo, sarebbe opportuno che da toscano generazionale tu dicessi qualcosa in merito nella tua newsletter.
Un caro abbraccio
Aldo (MIlano)


1938: L'invenzione del nemico (video)



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Caro Oscar, 
grazie. Sono al 100% d'accordo con te. E' la prima volta e, preoccupatissimo ti saluto.
Maurizio.

Hillary una donna da ammirare


Il pollaio italiano pre elettorale, con il pigolio incessante delle tante chiocce e il chicchirichi imperioso dei vari galli ormai capponi, ha quasi ignorato l'audizione al senato americano di Hillary Clinton, segretario di stato uscente che e' stata grigliata sul noto incidente terroristico di Benghazi che e' costato la vita al giovane ambasciatore Chris Stevens e ad altri tre americani.
Gli italiani sono ormai ancorati e immersi in una sub cultura che privilegia la 'gnocca' rispetto ad altre caratteristiche, talenti e qualita' che sono propri di ogni donna normale. Non e' un caso infatti (andate a vedere) che ogni grande e piccola testata nazionale dia spazio alle video clip delle varie siliconate che si abbronzano al sole di Miami e fanno finta di essere sorprese dal paparazzo locale opportunamente allertato in precedenza.
Hillary Clinton, reduce da una caduta che le e' costata una commozione cerebrale (si parla di una piccola trombosi comunque smentita), si e' presentata nella gabbia dei leoni dello hearing sapendo che i repubblicani l'avrebbero attaccata pesantemente sugli sfilacciamenti organizzativi del suo ministero e dei servizi di intelligence emersi nell'episodio dell'attacco al consolato americano di Benghazi.
Mentre parlava i media hanno fatto passare piu' volte l'immagine del marito che abbracciava la stagista Lewinsky e la dichiarazione di Clinton "Non ho mai avuto rapporti con quella donna..."
Poi altre immagini di quando Hillary, moglie del presidente, si batteva per l'approvazione di una legge sanitaria che venne bocciata e che Obama ha cercato in qualche modo di rappattumare con risultati non proprio confortanti.
Della serie: in America non si fanno sconti.
Hillary ha risposto alle domande piu' dure con decisione e abilita' rintuzzando le critiche e sottolineando che quei giudizi molto duri venivano da esponenti di un partito che al Congresso si e' distinto negli ultimi anni nella riduzione del sostegno finanziario ai settanta mila diplomatici che in tutto il mondo difendono gli interessi americani.
Hillary ha ricordato la lunga lista di americani morti negli attacchi alle ambasciate in aree calde del mondo.
Il grande interesse dei media americani che hanno dedicato ore alla ripresa in diretta dell'audizione e ai commenti ed analisi successivi, dimostrano che Hillary e' ancora considerata un forte possibile concorrente per le elezioni presidenziali del 2016.
Hillary, una donna !, e' stato il segretario di stato nella storia degli Stati Uniti che ha percorso piu' miglia zizzagando per il mondo intessendo rapporti con i responsabili politici di tutte le nazioni.
"Shame on you, Obama!" questa la frase di Hillary pronunciata nelle primarie democratiche passata alla storia perche' dimostra quanto la scelta di un candidato per le elezioni presidenziali non vada avanti a colpi di fioretto e minuetti. E Obama, che non e' certo uno stupido, penso' subito quattro anni fa di scegliere questa donna guerriero per il piu' delicato dicastero del suo gabinetto.
Non e' dato sapere se Hillary tra quattro anni sara' in grado fisicamente di concorrere per il mestiere piu' duro del mondo. Ma un fatto certo e' che deve essere ringraziata per il lavoro che ha fatto con la passione e l'intelligenza che solo certe donne riescono a mettere nei loro impegni professionali e quotidiani.
E smettiamola di definirle 'donne con le palle'. A giudicare da come si presentano tanti politici e capi azienda in giro per il mondo si e' portati a credere che i noti attributi siano sempre piu' sgonfi e non certo elemento distintivo. Nemmeno in una cultura maschilista come quella italiana.

Oscar
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Excellent article, Oscar. Concordo su tutto, e ora piu' che mai sull'ultimo paragrafo. IF only there were more Hillaries in the world....

Buona giornata,
Emanuela
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Caro Oscar, bravo! un bellissimo articolo su Hillary. Mi é piaciuto molto, a parte scoprire che sono proprio un italiano: prediligo la gnocca a tante altre cosette. Nessuno é perfetto.  Ti abbraccio. Maurizio.


Siena segreta

(Riceviamo dall'Editore Dott. Luca Betti e volentieri pubblichiamo)

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Caro Oscar ( mi consenta questa confidenza, ma visto che la leggo sempre è ormai uno di famiglia).
E' proprio segreta Siena, soprattutto quella del Monte dei Paschi...
Un cordiale saluto,
Massimo Rosa

Una inaugurazione Cheez-Its


Quanto ci è costata la inaugurazione del secondo mandato presidenziale di Obama? Lo sapremo tra qualche mese ma le stime sono intorno ai 180milioni di dollari. La precedente, quella del 2009, è costata 170 milioni di dollari in linea con le inaugurazioni di George W. Bush agganciate all’inflazione.
Mentre nel 2009 arrivarono a Washington oltre un milione e ottocentomila persone, si calcola che questa inaugurazione abbia avuto meno della metà di presenze nella Capitale. Il costo dell’evento è a carico del governo federale anche se alcuni impegni sono coperti in prima battuta dal Maryland, Virginia e dal Distretto di Columbia che poi saranno rimborsati. Nel 2009 ci sono stati dieci balli ufficiali, quest’anno i party sono stati solo due all’insegna del Cheez-its, il cracker fatto di pasta e formaggio. Grandi contenitori di vetro pieni di questi cracker insieme ad altri con noccioline salate  e pretzel sono stati presi d’assalto dalle migliaia di ospiti che in tuxedo, gli uomini, e abito lungo, le donne, hanno affollato i due enormi spazi dove si sono tenuti i balli presidenziali. Decine di altri parties sono stati organizzati nella Capitale e chi vi ha partecipato ha pagato cifre che andavano dai cento dollari degli studenti delle università ai mille ed oltre per altri ambienti esclusivi.
Il vestito da sera di Michelle Obama, disegnato da Jason Wu, ha focalizzato l’attenzione dei partecipanti e dei milioni di spettatori in TV. Non molto apprezzato il tuxedo di Obama con cravattino bianco (tra l’altro non gli stava nemmeno bene addosso) ed il fatto che durante la sfilata della parata il Presidente fosse ripreso dalle telecamere mentre masticava la gomma. Qualcuno dice quella con la nicotina. Ma il body language parla più di un discorso ponderoso.
Il tono in sordina dell’intero evento se paragonato al precedente del 2009, è stato determinato sia dalla crisi economica e dalla necessità di non fare ostentazione imperiale, sia dal fatto che le contribuzioni dei privati e delle corporations sono state molto limitate.
I media americani si arrovellano nel verificare se l’inno nazionale sia stato cantato da Beyoncè in diretta o playback. Di sicuro la banda dei marines ha fatto finta di suonare. Della cantante si studiano le labbra per vedere se erano in sincrono con l’esecuzione.

Discorso integrale di Obama


 

THE PRESIDENT:  Vice President Biden, Mr. Chief Justice,
members of the United States Congress, distinguished guests, and fellow citizens:  
 
Each time we gather to inaugurate a President we bear witness to the enduring strength of our Constitution.  We affirm the promise of our democracy.  We recall that what binds this nation together is not the colors of our skin or the tenets of our faith or the origins of our names.  What makes us exceptional -- what makes us American -- is our allegiance to an idea articulated in a declaration made more than two centuries ago:
“We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal; that they are endowed by their Creator with certain unalienable rights; that among these are life, liberty, and the pursuit of happiness.”  
 
Today we continue a never-ending journey to bridge the meaning of those words with the realities of our time.  For history tells us that while these truths may be self-evident, they’ve never been self-executing; that while freedom is a gift from God, it must be secured by His people here on Earth.  (Applause.)  The patriots of 1776 did not fight to replace the tyranny of a king with the privileges of a few or the rule of a mob.  They gave to us a republic, a government of, and by, and for the people, entrusting each generation to keep safe our founding creed.  
 
And for more than two hundred years, we have.  
 
Through blood drawn by lash and blood drawn by sword, we learned that no union founded on the principles of liberty and equality could survive half-slave and half-free.  We made ourselves anew, and vowed to move forward together.  
 
Together, we determined that a modern economy requires railroads and highways to speed travel and commerce, schools and colleges to train our workers. 
 
Together, we discovered that a free market only thrives when there are rules to ensure competition and fair play.  
 
Together, we resolved that a great nation must care for the vulnerable, and protect its people from life’s worst hazards and misfortune. 
 
Through it all, we have never relinquished our skepticism of central authority, nor have we succumbed to the fiction that all society’s ills can be cured through government alone.  Our celebration of initiative and enterprise, our insistence on hard work and personal responsibility, these are constants in our character.
 
But we have always understood that when times change, so must we; that fidelity to our founding principles requires new responses to new challenges; that preserving our individual freedoms ultimately requires collective action.  For the American people can no more meet the demands of today’s world by acting alone than American soldiers could have met the forces of fascism or communism with muskets and militias.  No single person can train all the math and science teachers we’ll need to equip our children for the future, or build the roads and networks and research labs that will bring new jobs and businesses to our shores.  Now, more than ever, we must do these things together, as one nation and one people.  (Applause.) 
 
This generation of Americans has been tested by crises that steeled our resolve and proved our resilience.  A decade of war is now ending.  (Applause.)  An economic recovery has begun.  (Applause.)  America’s possibilities are limitless, for we possess all the qualities that this world without boundaries demands:  youth and drive; diversity and openness; an endless capacity for risk and a gift for reinvention.  My fellow Americans, we are made for this moment, and we will seize it -- so long as we seize it together.  (Applause.)  
 
For we, the people, understand that our country cannot succeed when a shrinking few do very well and a growing many barely make it.  (Applause.)  We believe that America’s prosperity must rest upon the broad shoulders of a rising middle class.  We know that America thrives when every person can find independence and pride in their work; when the wages of honest labor liberate families from the brink of hardship.  We are true to our creed when a little girl born into the bleakest poverty knows that she has the same chance to succeed as anybody else, because she is an American; she is free, and she is equal, not just in the eyes of God but also in our own.  (Applause.)   
 
We understand that outworn programs are inadequate to the needs of our time.  So we must harness new ideas and technology to remake our government, revamp our tax code, reform our schools, and empower our citizens with the skills they need to work harder, learn more, reach higher.  But while the means will change, our purpose endures:  a nation that rewards the effort and determination of every single American.  That is what this moment requires.  That is what will give real meaning to our creed.   
 
We, the people, still believe that every citizen deserves a basic measure of security and dignity.  We must make the hard choices to reduce the cost of health care and the size of our deficit.  But we reject the belief that America must choose between caring for the generation that built this country and investing in the generation that will build its future.  (Applause.)  For we remember the lessons of our past, when twilight years were spent in poverty and parents of a child with a disability had nowhere to turn. 
 
We do not believe that in this country freedom is reserved for the lucky, or happiness for the few.  We recognize that no matter how responsibly we live our lives, any one of us at any time may face a job loss, or a sudden illness, or a home swept away in a terrible storm.  The commitments we make to each other through Medicare and Medicaid and Social Security, these things do not sap our initiative, they strengthen us.  (Applause.)  They do not make us a nation of takers; they free us to take the risks that make this country great.  (Applause.)  
 
We, the people, still believe that our obligations as Americans are not just to ourselves, but to all posterity.  We will respond to the threat of climate change, knowing that the failure to do so would betray our children and future generations.  (Applause.)  Some may still deny the overwhelming judgment of science, but none can avoid the devastating impact of raging fires and crippling drought and more powerful storms.  
 
The path towards sustainable energy sources will be long and sometimes difficult.  But America cannot resist this transition, we must lead it.  We cannot cede to other nations the technology that will power new jobs and new industries, we must claim its promise.  That’s how we will maintain our economic vitality and our national treasure -- our forests and waterways, our crop lands and snow-capped peaks.  That is how we will preserve our planet, commanded to our care by God.  That’s what will lend meaning to the creed our fathers once declared.
 
We, the people, still believe that enduring security and lasting peace do not require perpetual war.  (Applause.)  Our brave men and women in uniform, tempered by the flames of battle, are unmatched in skill and courage.  (Applause.)  Our citizens, seared by the memory of those we have lost, know too well the price that is paid for liberty.  The knowledge of their sacrifice will keep us forever vigilant against those who would do us harm. But we are also heirs to those who won the peace and not just the war; who turned sworn enemies into the surest of friends -- and we must carry those lessons into this time as well.
 
We will defend our people and uphold our values through strength of arms and rule of law.  We will show the courage to try and resolve our differences with other nations peacefully –- not because we are naïve about the dangers we face, but because engagement can more durably lift suspicion and fear.  (Applause.)
 
America will remain the anchor of strong alliances in every corner of the globe.  And we will renew those institutions that extend our capacity to manage crisis abroad, for no one has a greater stake in a peaceful world than its most powerful nation.  We will support democracy from Asia to Africa, from the Americas to the Middle East, because our interests and our conscience compel us to act on behalf of those who long for freedom.  And we must be a source of hope to the poor, the sick, the marginalized, the victims of prejudice –- not out of mere charity, but because peace in our time requires the constant advance of those principles that our common creed describes:  tolerance and opportunity, human dignity and justice.  
 
We, the people, declare today that the most evident of truths –- that all of us are created equal –- is the star that guides us still; just as it guided our forebears through Seneca Falls, and Selma, and Stonewall; just as it guided all those men and women, sung and unsung, who left footprints along this great Mall, to hear a preacher say that we cannot walk alone; to hear a King proclaim that our individual freedom is inextricably bound to the freedom of every soul on Earth.  (Applause.) 
 
It is now our generation’s task to carry on what those pioneers began.  For our journey is not complete until our wives, our mothers and daughters can earn a living equal to their efforts.  (Applause.)  Our journey is not complete until our gay brothers and sisters are treated like anyone else under the law  –- (applause) -- for if we are truly created equal, then surely the love we commit to one another must be equal as well.  (Applause.)  Our journey is not complete until no citizen is forced to wait for hours to exercise the right to vote.  (Applause.)  Our journey is not complete until we find a better way to welcome the striving, hopeful immigrants who still see America as a land of opportunity -- (applause) -- until bright young students and engineers are enlisted in our workforce rather than expelled from our country.  (Applause.)   Our journey is not complete until all our children, from the streets of Detroit to the hills of Appalachia, to the quiet lanes of Newtown, know that they are cared for and cherished and always safe from harm.  
 
That is our generation’s task -- to make these words, these rights, these values of life and liberty and the pursuit of happiness real for every American.  Being true to our founding documents does not require us to agree on every contour of life. It does not mean we all define liberty in exactly the same way or follow the same precise path to happiness.  Progress does not compel us to settle centuries-long debates about the role of government for all time, but it does require us to act in our time.  (Applause.)  
 
For now decisions are upon us and we cannot afford delay.  We cannot mistake absolutism for principle, or substitute spectacle for politics, or treat name-calling as reasoned debate.  (Applause.)  We must act, knowing that our work will be imperfect.  We must act, knowing that today’s victories will be only partial and that it will be up to those who stand here in four years and 40 years and 400 years hence to advance the timeless spirit once conferred to us in a spare Philadelphia hall. 
 
My fellow Americans, the oath I have sworn before you today, like the one recited by others who serve in this Capitol, was an oath to God and country, not party or faction.  And we must faithfully execute that pledge during the duration of our service.  But the words I spoke today are not so different from the oath that is taken each time a soldier signs up for duty or an immigrant realizes her dream.  My oath is not so different from the pledge we all make to the flag that waves above and that fills our hearts with pride.  
 
They are the words of citizens and they represent our greatest hope.  You and I, as citizens, have the power to set this country’s course.  You and I, as citizens, have the obligation to shape the debates of our time -- not only with the votes we cast, but with the voices we lift in defense of our most ancient values and enduring ideals.  (Applause.)  
 
Let us, each of us, now embrace with solemn duty and awesome joy what is our lasting birthright.  With common effort and common purpose, with passion and dedication, let us answer the call of history and carry into an uncertain future that precious light of freedom.  
 
Thank you.  God bless you, and may He forever bless these United States of America.  (Applause.)  
 
 
12:10 P.M. EST

We the People

“We cannot mistake absolutism for principle, or substitute spectacle for politics, or treat name-calling as reasoned debate,” Obama said. “We must act, knowing that our work will be imperfect.”

"Taxation without representation"




Chi abita a Washington DC paga le tasse piu' alte d'America ma non ha propri rappresentani con diritto di voto al Congresso. Questo perche' la Capitale e' un Distretto, ovvero un'eccezione rispetto ai 50 Stati della Federazione. Da molti anni gli abitanti del District of Columbia chiedono che Washington sia parificata ad uno stato. Del resto vi sono stati che hanno meno abitanti del Distretto che da solo conta circa 600mila persone. Ma i repubblicani al Congresso si rifiutano di dare questo riconoscimento perche' sanno che il DC vota al 90% e oltre democratico, come si e' verificato per le ultime elezioni che hanno confermato Barack Obama alla Presidenza. Da tempo circolano a Washington le targhe con la scritta: "Taxation without representation", la frase famosa che dal 1750 al 1760 rappresento' la miccia della rivoluzione delle tredici colonie contro l'impero britannico da cui dipendevano. Nei giorni scorsi Barack Obama ha deciso di adottare per la auto della Casa Bianca questo slogan a dimostrazione che e' vicino ai cittadini di Washington. Quanto alla possibilita' di sciogliere questo nodo ben altri sono i problemi che il riconfermato abitante della White House deve affrontare.
The president said that as a four-year resident of the District, he had “seen firsthand how patently unfair it is for working families in D.C. to work hard, raise children and pay taxes, without having a vote in Congress.”By agreeing to use the plates, a White House spokesman said, Obama demonstrated his “commitment to the principle of full representation for the people of the District of Columbia and his willingness to fight for voting rights, home rule and budget autonomy for the District.” (dal Washington Post)

Calate le maschere di ossigeno per Alitalia



(Nel 2008 Altalia stava per essere venduta a AirFrance che avrebbe ripianato le perdite e pagato un congruo riconoscimento. Il governo guidato da Prodi era arrivato alla firma. Poi e' uscito fuori il solito Berlusconi che in nome della 'italianita' ha bloccato tutto, con l'aiuto dei sindacati. Oggi Alitalia e' stremata, semza un euro in cassa. L'articolo che segue di Gianni Dragoni conferma dati alla mano quanto danno il Cavaliere abbia arrecato agli italiani. Meditate prima del voto.)

di Gianni Dragoni

ROMA -L'Alitalia ha esaurito il carburante, i soldi sono finiti. E i soci italiani della compagnia, i "Capitani coraggiosi", chiamati "patrioti" da Silvio Berlusconi che nella campagna elettorale del 2008 lanciò la cordata italiana, la Cai, guidata da banca Intesa e Corrado Passera, cercano un compratore.
Il 13 gennaio è scaduto il vincolo che si erano dati, in gergo lock up, a non cedere le loro quote. Adesso sono liberi di vendere. Il pretendente favorito per l'acquisto è Air France-Klm. E' la stessa compagnia franco-olandese che nel 2008 era giunta a un passo dall'acquisto della malconcia Alitalia pubblica. La trattativa era alle battute finali con il governo Prodi, ma il progetto fu respinto da Berlusconi in nome dell'italianità, e anche i sindacati gli diedero una mano, perché bocciarono il piano industriale dei francesi.
Respingere l'offerta di Air France e fare l'operazione Cai è costato ai contribuenti almeno 3 miliardi di euro. I francesi si sarebbero accollati circa due miliardi di debiti finanziari e avrebbero messo un altro miliardo con un aumento di capitale. Invece, con la cordata lanciata da Berlusconi, i debiti sono rimasti a carico della collettività, inoltre settemila ex dipendenti dell'Alitalia hanno perso il lavoro, una legge ha garantito loro l'80 per cento dello stipendio per sette anni.
Neppure la nuova Alitalia privata, pur libera da zavorre e con il monopolio su molte rotte nazionali garantito dall'acquisto anche di Air One, è riuscita a decollare veramente. I conti sono in rosso dalla nascita, il capitale è stato quasi interamente bruciato dalle perdite, pari a 678 milioni nei primi tre anni di attività, più altri 173 milioni persi nei primi nove mesi del 2012. L'attività dell'Alitalia è stata ridimensionata, meno aerei, meno voli, meno dipendenti, sono aumentate le quote di mercato delle compagnie concorrenti, tutte straniere. E adesso, per risparmiare, i patrioti hanno anche affittato alcune rotte a una compagnia rumena, la Carpatair, che impiega propri equipaggi, mentre ci sono 5mila lavoratori in cassa integrazione o in mobilità
Allora a cosa è servito il sacrificio di 3 miliardi è rotti imposto alla collettività dal progetto di Berlusconi e di banca Intesa con Passera, che adesso è ministro dello Sviluppo nel governo Monti?
I "Capitani coraggiosi" sono in fuga. Chi sono? Sono Colaninno, i Benetton e i Gavio proprietari di autostrade, Emilio Riva ilpatron dell'Ilva, la famiglia Ligresti ha passato la mano all'Unipol, l'ex proprietario di Air One Carlo Toto, gli Angelucci proprietari di cliniche, la Pirelli e tanti altri. Sono entrati di malavoglia in questo affare, attirati da Berlusconi che ha promesso: "Siete dei patrioti. Vi ringrazio per aver risposto con il cuore e vedrete che sarà un buon investimento".
Adesso vorrebbero fari riconoscere da Air France un prezzo più alto del capitale che hanno versato, in tutto 847 milioni di euro. C'è anche l'interesse di una compagnia araba, la Etihad di Abu Dhabi, che potrebbe avere una quota solo di minoranza. Con i francesi non c'è accordo sul prezzo. Air France, che è già entrata nel 2009 come partner industriale con una quota del 25 per cento, non è disposta a pagare un prezzo come quello già offerto a Prodi, sembra che al massimo potrebbero sborsare alcune centinaia di milioni di euro.
Italianità non ha coinciso con l'interesse nazionale, ma con gli interessi, privati, di un gruppo di imprenditori che hanno accettato di intervenire nella speranza di ottenere benefici, compensazioni nelle loro attività.

(Gianni Dragoni – Il Sole 24 Ore - "Cadoinpiedi")
 Ripreso da Airnews International
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Per non parlare delle braghe.
Clark
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Caro Oscar,
mi sembra di vivere in un altro mondo. Come è possibile che ci si possa ridurre in questo stato? E' possibile che ogni volta che qualcuno va al governo non riesca a mettere a fuoco la disastrosa situazione in cui versa l'Italia? Si promettono molte cose, se ne fanno pochissime e male e per la loro mal riuscita si dà sempre la colpa ai governi precedenti. Se domani arriva uno che promette una rivoluzione, alè tutti dietro e poi anche lui viene coinvolto dal morbo dell'accaparrameto per sè e per i suoi affiliati.
La triste realtà sta nel fatto che gli Italiani non hanno più alcuna capacità di razicinio, da quando dopo il '68 si è confuso il diritto allo studio con il diritto al diploma i giovani si sono lasciati bombardare dal terribile oppio mediatico e questo è il risultato.
Vedo un futuro molto grigio, tendente al nero, ci saranno presto ancora più feudatari, vassalli, valvassori e valvassini perchè quelli che ci sono ora non bastano?
Cordialità
Enrico Baronti 
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Tranquillo dragoni non voteremo certo te e prodi (che si ricordi della omnitel e alfa romeo quel malato di mente).
stefano.acquisti@alice.it
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Qualcosa non torna nell’analisi di Dragoni. I “capitani coraggiosi” si sono comprati Alitalia  obtorto collo per rispondere alla chiamata di Berlusconi o hanno accettato speranzosi di ottenere benefici compensatori? Come dice la barzelletta “Organizziamoci!” (mentalmente intendo). E mi sembra che Dragoni sfiori soltanto il tema della responsabilità dei sindacati. Anche a me faceva piacere continuare ad avere un’Alitalia italiana, ma ora dobbiamo arrenderci di fronte al fatto che la situazione è senza rimedio e sperare che qualcuno se la prenda presto e la rimetta in riga sfidando i sindacati che, in ogni caso e a quali che siano le condizioni, faranno un baccano d’inferno.
Salutoni Kathia
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Cercasi Hillary disperatamente

di Lucina Di Meco

Ogni tanto sono felice e orgogliosa di vivere negli Stati Uniti. La maggior parte del volte l’orgoglio ha a che vedere con Hillary Clinton (le altre conBarack Obama). Come pensano molte delle donne che l’hanno votata alle primarie del 2008 e che sono tristi all’idea di non vederla più come Segretario di Stato, Hillary rappresenta tutto quello che una donna in politica può e deve essere: competente, libera, autorevole, capace di portare avanti i diritti delle donne, sempre e comunque e di gettare le fondamenta per un cammino verso la parità che non finisce con il suo mandato. Una figura politica femminile che in Italia, dopo tanti anni di Berlusconismo, è difficile da concepire. Ve lo immaginate un ministro degli esteri italiano che parla in tutte le rassegne stampa, dalla Libia alla Cina, dell’importanza dei diritti delle donne come diritti umani?
Lavorando nella cooperazione internazionale per i diritti delle donne, ho sempre tenuto l’orecchio teso su questi temi e sentire Hillary parlare della loro centralità nella politica estera americana è stato non solo un’ispirazione, ma un sollievo. Soprattutto, dopo anni di politiche dell’era Bush che tagliavano i fondi a tutti i programmi di salute riproduttiva nel mondo che non contenessero l’insegnamento dell’astinenza come unico metodo contraccettivo. In molti casi,quelle di Hillary non sono rimaste solo parole ma si sono tradotte in politiche, come ho potuto vedere da vicino, avendo lavorato per includere la prospettiva di genere in alcuni programmi della cooperazione bilaterale americana con i paesi in via di sviluppo.
E anche dove i richiami ai diritti umani delle donne sono rimasti solo parole, il loro peso è stato enorme per animare le organizzazioni della società civile escomodare certi governi fondamentalisti. Parte del peso delle parole di Hillary si devono alla sua posizione, parte al fatto che ricoprire questa posizione sia una donna. Perché anche se non è sufficiente (o necessario) essere donna per avere a cuore le pari opportunità, alle volte è necessario essere donna per rappresentare un modello e una speranza per milioni di donne e bambine nel mondo.
Secondo uno studio recente sulla partecipazione politica delle donne, infatti, l’esistenza di modelli femminili in politica aumenta notevolmente la presa di coscienza la e partecipazione politica delle donne, soprattutto nell’infanzia e nella giovinezza. Ed è proprio puntando sull’importanza della visibilità della leadership femminile che Hillary ha portato la Segreteria di Stato e alcune delle più importanti università americane a lanciare il Women in Public Service Project, un progetto che incoraggia la formazione delle donne in alcuni settori strategici, con l’obiettivo di raggiungere la completa parità nella leadership politica e civile entro il 2050.
Ma torniamo a noi. In Italia, una Hillary Clinton non esiste. Correggetemi se mi sbaglio. E non esiste non perché le italiane siano meno intelligenti o capaci delle americane, ma perché il sistema politico e la società penalizzano gravemente le donne, tagliando le loro ambizioni e umiliando la loro immagine. Per esempio, secondo uno studio dell’UNESCO del 2012, l’immaginario collettivo riflettuto nei media italiani relega le donne a pochi ruoli convenzionali: la donna come oggetto sessuale o la donna come casalinga e madre di famiglia. Negli anni del Berlusconismo, ci sono state molte poche donne in politica con ruoli di potere e l’indipendenza, l’autorevolezza e la preparazione per poter essere modelli positivi. Anzi, la carriera politica di varie di queste donne aveva la sua origine proprio nella loro immagine da “sex symbol” nei media berlusconiani.
A febbraio, con un po’ buona volontà da parte delle persone decenti che ancora rimangono interessate alla politica in Italia, ci sono possibilità di far cambiare le cose, come chiede il movimento Se Non Ora Quando con la sua iniziativa “Un Paese per Donne”. Eppure, indipendentemente dal numero di donne a essere state candidate o che saranno elette, un cambiamento reale potrà vere luogo solo quando la società ed i media inizieranno a pretendere delle risposte e degli atteggiamenti diversi dai propri candidati e dai propri eletti sulle questioni di genere. Come?
1) Tanto per iniziare, pretendere che i candidati a premier presentino proposte specifiche per le pari opportunità e le donne. Negli Stati Uniti, i programmi dei candidati presidenziali includono iniziative specifiche con linee di bilancio corrispondenti. In Italia, al di là delle retoriche, è spesso impossibile estrapolare dai programmi qualsiasi tipo d’iniziativa concreta, ancora meno sui diritti delle donne, che sono in genere moneta di scambio tra i partiti. Invece, ora più che mai vista l’austerity, bisogna che i candidati rispondano sulla fattibilità finanziaria delle proprie proposte, non solo ai giornalisti ma soprattutto agli elettori.
2) Chiedere alle donne e agli uomini che si candidano la loro posizione su temi scomodi e necessari come l’aborto, la violenza domestica, la prostituzione e la licenza di paternità obbligatoria.
3) Cambiare il contenuto e le forme del dibattito politico in Italia. Visti da fuori, i talk show televisivi italiani appaiono una fiera della vanità maschile. Contenuti pochi, parole tante, un esercizio di retorica autoreferenziale in cui dei problemi del paese si parla ben poco. Un discorso sul chi si conosce, invece che sul cosa si conosce. In un dibattito così noi donne, più serie, che se non abbiamo niente d’interessante da dire stiamo zitte, finiamo per rimanere in un angolino, lontano dai riflettori. Mentre a riempire il palco, la televisione (e magari le urne) con monologhi vuoti rimangono gli uomini.
4) Iniziare un dibattito sulle proposte, le teorie e le origini delle pari opportunità e dei diritti delle donne. E perché no, iniziare un dibattito sul femminismo, cercando di capire perché per molti italiani e italiane, è diventato una brutta parola. Negli Stati Uniti, femminismo non è una brutta parola, ne’ una parola antica. Femminismo, per femministe auto dichiarate come Hillary Clinton, vuol dire lavorare e, se necessario, lottare, per le pari opportunità e i diritti delle donne.
Ogni cambiamento ha un inizio. Febbraio potrebbe essere l’inizio di un paese diverso per le donne e gli uomini italiani. Un paese dove è possibile che la politica appassioni e parli di contenuti. “Un Paese dove il successo delle donne è la misura del successo della società e dei suoi valori”. Le parole sono di Hillary, i fatti, stavolta, ce li dobbiamo mettere noi.

Obama uno e Obama due

Washington e ' servita da tre aeroporti, il Reagan non abilitato a voli intercontinentali, il Baltimore e il Foster Dulles. Quest'ultimo aeroporto ha deciso di dedicare la pista occidentale agli aeroplani privati che arriveranno per la celebrazione dell'inaugurazione del secondo mandato del Presidente Obama. La pista accogliera' nei tre giorni almeno 700 aerei, dai costosi Gulf Stream, Falcon, Learjet e Cesna jet, ai bimotori e  monomotori di diverse marche.
Sono state fatte delle statistiche dai dirigenti del Dulles Airport: in genere i ricchi repubblicani viaggiano da soli sul proprio aereo a differenza dei democratici che invece fanno 'car pooling', ovvero accettano altri passeggeri a pagamento.
A Washington e' previsto che arrivino da 800mila a  un milione di persone per assistere alla celebrazione dell'inizio del secondo term presidenziale. Molti di meno rispetto al milione e ottocentomila di quattro anni fa. Ma un numero sufficiente per dare un'iniezione di guadagno alle strutture della Capitale, dagli hotel esclusivi ai baracchini che vendono magliette con le foto di Obama e della sua famiglia. Decine i party ai quali la coppia presidenziale dedichera' qualche minuto per consolare i fans che hanno speso migliaia di dollari per partecipare.
I giornali impietosamente pubblicano confrontandole le immagini di Obama all'inizio del 2008 ed oggi: lo stress ha invecchiato sensibilmente il giovame Presidente a conferma che si tratta del mestiere piu' duro del mondo in termini di responsabilita'.

Peabody Ragtime Ensemble al Cosmos Club (video)

Il Cosmos e il club piu' importante di Washington DC. Ne sono stati membri presidenti della Federazione, scienziati, grandi nomi dell'aristocrazia industriale. Considerate le elevate spese di affiliazione e di rinnovo annuale della membership e' chiaro che di questo Club, posto in un attraente palazzetto sulla Massachussetts Avenue la strada delle ambasciate, l'eta' media e' piuttosto elevata. Nell'intento forse di dare una scarica di energia ad un pubblico di qualche centinaio di persone ancora giovani di spirito, l'organizzazione dei concerti mensili del Cosmos Club ha pensato di dedicare una serata al Peabody Ragtime Ensemble, una band molto nota composta da ottimi e supermaturi musicisti. La band ha suonato per piu' di un'ora riproponendo brani classici del rag con qualche divagazione negli eterni swings degli anni '20.
Grande successo cementato da un flute di champagne. Nota curiosa: il leader della band, Edward Goldstein, e' il clone del famoso giornalista italiano Vittorio Zucconi.

video

Gianni Agnelli: ricordi in liberta'


Dieci anni dalla morte di Gianni Agnelli. Chi ha avuto la ventura di conoscerlo dal vivo non puo' dimenticarlo.  
Nell'aprile del 1974 Gianni Agnelli viene eletto presidente della Confindustria. A quei tempi chi scrive era assistente di Luigi Orlando, presidente della Societa' Metallurgica Italiana, meglio conosciuto come 'Il re del rame', Orlando era vicepresidente over all della Confindustria. Gli assistenti dei tre padri nobili dell'industria italiana (Pirelli, Agnelli e Orlando) erano autorizzati a stare in seconda fila dietro ai propri boss che sedevano intorno al grande tavolo ovale della sala del direttivo.
Le riunioni del massimo consesso della Associazione degli imprenditori italiani erano caratterizzate dai monologhi dei piccoli e medi industriali che, galvanizzati dalla possibilita' di avere come interlocutori quei personaggi, intrecciavano interventi spesso noiosi e fuori luogo.
Agnelli, semisdraiato nella poltrona, occhi chiusi, ogni tanto una tirata forte dal naso, ascoltava senza manifestare fastidio. Gli unici momenti di attenzione li rivolgeva quando il giovane Carlo De Benedetti  prendeva la parola rivelando una preparazione finanziaria di largo respiro. Quando il dibattito andava per le lunghe Agnelli prendeva la parola. In pchi secondi sintetizzava il suo punto di vista sul quale poi si celebrava l'unanimita' della decisione. Non perche' fosse la posizione di Agnelli, ma perche' si trattava della proposta piu' illuminante di tutto il dibattito.
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Agnelli, quando arrivava a Roma con il suo aereo, voleva guidare personalmente l'auto. Una volta, recandosi con il direttore generale della Confindustria Mattei all'aeroporto per un impegno su Milano, il presidente della Fiat che amava guidare come un matto, divertendosi a precedere la scorta, arrivo' all' ingresso di Ciampino a tutta birra con la sua 131 Sport. Il soldato di guardia non fece in tempo a sollevare la sbarra. Urto violento, sbarra andata in mille pezzi e l'avvocato e il suo direttore generale si imbarcano sull'aereo Fiat. Al termine della giornata ritornano a Roma. Nel frattempo i funzionari Fiat di Roma avevano provedduto a sostituire la macchina che si era acciaccata. "Vede, caro Mattei, la qualita' delle auto Fiat?", disse l'avvocato con un sorriso impenetrabile.

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La prima volta che Berlusconi fece il suo ingresso nella Giunta della Confindustria, il parlamentino degli imprenditori, cerco' disperatamente di farsi notare da Agnelli, Pirelli e Orlando che di proposito lo evitavano.

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Alla fine del 1985 Prodi , presidente dell IRI e Fabiani, AD della Finmeccanica, stavano rientrando in aereo privato da Londra dove avevano firmato una lettera d'intenti con il vicepresidente della Ford per la vendita dela disastrata Alfa Romeo. Mentre erano in volo, le agenzie inziarono a battere dichiarazioni di esponenti politici dell'arco costituzionale, sindacalisti, economisti, imprenditori che si schieravano contro la cessione dell'azienda automobilistica all'odiato straniero. Prodi fu costretto a cancellare la lettera d'intenti con relativa brutta figura nei confronti dell'interlocutore americano. L'Afa ando' alla Fiat che fece finta di pagare qualcosa. Mesi dopo il settimanale inglese Econmist organizzo' un convegno al Grand Hotel di Roma. Incontrandosi nella hall dell'albergo, Agnelli disse a Romano Prodi: "Lei e' quello che mi e' costato di piu'." E la risposta del professore fu:  "Le ho dato la 164. Non voleva pagarla?" In effetti la 164 divenne poi l'ammiraglia della FIAT che non aveva esperienza nella produzione di auto di prestigio.

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Nel palazzo di vetro della Confindustria vi era un ascensore dedicato solo alla presidenza e del quale potevano usufruire anche gli assistenti dei vicepresidenti.
Una mattina appena entrato nell'ascensore ho visto piombare dentro anche Gianni Agnelli che andava di fretta. "Caro Bartoli, come sta?" (Agnelli aveva introdotto nel linguaggio corrente italiano l'omologo del "how
are you?" che in inglese significa interesse zero da parte di chi usa la formula).
Improvvisamente la cabina si blocco' a meta' del quinto piano. "Provi a spingere qualche bottone", mi disse l'avvocato. Ci provai ma nello stesso momento il fato volle che le lenti dei miei occhiali uscissero dalla montatura, non so perche', e cadessero a terra. Qualche istante e le porte dell ascensore bloccato a mezzo piano si aprirono ed apparvero un paio di canne di mitra rivolte ovviamente al sottoscritto che venne poi recuperato dopo l'Avvocato quando finalmente azionarono la salita manuale del maledetto aggeggio.

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Amato e odiato in maniera viscerale da milioni di italiani, Gianni Agnelli si imponeva per il fascino che derivava da una solida educazione e da uno stile inimitabile. Ed anche il fatto che fosse un play boy gli conferiva un tocco di aristocratico ben distante da certi comportamenti di pescicani arricchiti che fanno sfoggio della loro consistenza economica immiserendosi in una macelleria sessuale da postribolo di lusso.
Si potra' giudicare il suo operato come imprenditore in maniera negativa, ma resta il fatto che Agnelli era un simbolo all'estero di un grande stile italiano e non suscitava certo ilarita' tra i potenti del momento che ambivano alla sua compagnia.
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Per finire:
Una mattina mi reco nel bagno del sesto piano del palazzo della Confindustria. Mentre mi avvio al lavello l'Avvocato esce da una toilette, mi vede, mi saluta, mi da' la mano e se ne va senza lavarsi. E mi torna alla mente la storia di De Amicis e del tale che ha stretto la mano al Re.  "Qua, piccino, che ho ancora calda la mano! - e gli passò la mano intorno al viso, dicendo: - Questa è una carezza del re."   Ma ho risparmiato i miei figli.

Oscar
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Complimenti, davvero simpatici quei flash back su Gianni Agnelli, gran personaggio.
Sempre piacevole leggere il suo blog.
Un cordiale saluto,
Massimo Rosa
P.s. potrei pubblicare su Il Caffè, il mio giornale on-line citando la fonte...of course?
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About India


Dear Oscar and Franca,

Thank you very much for the treatise on India.  I am pleased to share with you the official Highway Code of India, which you have now experienced.   Many of your thoughts are similar to my impressions of this great country.   I was told by my guide on one trip that one-half of the people of India (thus, milllions and millions) are living on less than one dollar per day.   Poverty is very evident in some areasl---think "Slum Dog Millionaire"  in Bombay.  (Now Mumbai, but I like Bombay.)   And this poverty will continue for years and years, unless the country can adapt to a strict birth control policy.   The population is simply multiplying geometrically.  

And the sanitation issue will not be resolved until they do away with the stupid sacred cow policy.   I recall side-steppping cow dung in Calcutta, Delhi, and other major cities.  

Many years ago, India was a "walking" country.  Then the British brought in bicycles, so the people moved about a bit easier.   Then came the Honda Rebel, the little 125cc motorcycle, which sells for about $900, and suddenly, many of the people were motorized.   And you see families of five and even six, all on one cycle.   Now the latest part of this revolution is Mr. Tata's inexpensive car.  (There is a Mr. Tata, who controls the huge comglomerate that makes about 90% of all buses and trucks in India.)
When the Nano came out two years ago (maybe three??),  it sold for $1900, and now the Indian family began to really move about.   Mr. Tata says that he may introduce this car into the U.S. at an estimated cost of $4200 to $4600, with various changes to meet safety standards.   If he does, it will sell like wildfire, as many people simply want wheels for transportation, and do not really care about heated seats, fancy stereos, GPS systems, etc.

And so, I returned from one of my India excursions, and bought some TATA stock at $7 per share.  I sold it less than a year later at $14, because I needed money.  Wish I had not had to sell, as it is now about $27.   And may still be a good buy.   The other company that impressed me in India is Kingfisher, which has a great airline, and a great beer.  All of the airline personnel were unbelievably friendly, sharply dressed, and did everything to make a flight enjoyable.   Free beer within ten minutes after takeoff, food served on any flight longer than 50 minutes, etc.

Huge contrasts in India---very educated doctors, engineers, computer people, and right next door, squatters living on next to nothing.  In Calcutta, it is said that one million people live on the streets, and when walking the streets at night, I side-stepped many bodies sleeping on the sidewalks.   (If there were sidewalks!)   And a truck or trucks roamed the streets each morning to pick up those who died during the night.

Would be great to get together some time to trade stories!!!

Best wishes to all,  Gordon
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Thank you and thank you for a very interesting journal by you and your wife. I believe I shall pass on visiting India,
Victor Hugo

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Wow--- so similar to our observations of our 3 week tour this past february.(punjab-amritsar to cochin in kerkala and lots in between- varanassi, jaipur, udaipur, kharjala, delhi, agra)  let's get together soon-- it was a life changer of a trip- lots of thoughts about humanity/ civilizations,hope, faith,etc.etc.  lots of questions- few answers??  gave lots of perspective to our lives here in usa-  i dont even mind the camera cops as much- some orderliness is welcomed-  oh well-     happy healthy new year to you tooo-   we were ecstatic with turkish air for our flight to delhi-  in contrast to our return on lufthansa/united   .   I highly recommend turkish air.   ruth and Ken Krosin  
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Oscar,

I spent a few weeks in and around Delhi. Your letter encapsulates my experience as well. Immense assets, even bigger issues. Huge contrasts.

Welcome home.

Brad
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Thank you Oscar and Franca for this personal reportage on this fascinating, maddening and sometimes appalling country 

See you soon!
Ken
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Thanks for this very informative article. I am glad you made it home alive and that your son is well.
Nina Muys
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Thank you.  I really enjoy your reports.
Tom Warner
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your travelogue, which we found very interesting.  I thought I would send you our log as a comparison, since many of our adventures seem to have overlapped.  You were in teh country for a month, while we were only there for five days, but we apparently saw many lof the same things and had similar reactions.  I hope you enjoy our simple story.


Marshal Taylor
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very enjoyable , and indeed illuminating read
Shannon Larry
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Many thanks, Oscar, for sending your diary to us. I thoroughly enjoyed reading it!

Warmest wishes to you and family,
Emanuela
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