Recuperare produttività: l’intelligenza artificiale fattore decisivo

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 07 settembre 2024
Da ormai qualche anno non si fa che parlare della grande sfida tra Stati Uniti e Cina per il primato nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, ritenuta il fondamento di ogni progresso produttivo e organizzativo.
Siamo invasi dalle statistiche delle spese di ricerca dei due colossi e siamo giustamente preoccupati per il ruolo marginale che l’Europa ricopre in questo settore così decisivo per il nostro futuro.

Se invece di concentrarci solo sul futuro ci rivolgessimo alla storia, forse potremmo avere qualche utile indicazione riguardo alla strategia che il nostro paese dovrebbe seguire.
Mi ritornano infatti in mente gli studi compiuti nella mia lontana gioventù sulla grande rivoluzione industriale che, con le innovazioni nel campo dei trasporti, dell’elettricità e delle applicazioni meccaniche, ha cambiato il mondo delle due generazioni che hanno preceduto la Prima Guerra Mondiale.

Lo si doveva questo in parte alla creazione di un largo mercato, ma molto di più al fatto che, in quella che viene chiamata la seconda rivoluzione industriale, gli Stati Uniti non producevano ancora le macchine strumentali più efficienti, ma le acquistavano e le applicavano a tutti i settori, dalla meccanica alla chimica, dal vetro alla ceramica, dai trasporti alla Pubblica Amministrazione. Adattare le nuove tecnologie al più largo numero di attività economiche è ancora ancora oggi più importante che non essere leader nelle scoperte scientifiche.

Ho nella massima considerazione la ricerca scientifica e penso che il nostro paese abbia la capacità e il dovere di aspirare alle prime posizioni in alcuni campi, ma la strategia per riprendere la gara dell’efficienza e della produttività di tutto il paese non può che essere indirizzata nel diffondere l’uso dell’Intelligenza Artificiale, e delle innovazioni ad essa connesse, alla maggiore parte delle possibili attività del settore pubblico e privato. Allargare il numero di coloro che sanno usare queste nuove tecnologie e incentivare in modo prevalente coloro che le usano deve essere la strategia prevalente, per non dire dominante, per uscire dal ritardo della produttività del nostro sistema.

Si deve partire dalla scuola aumentando il numero dei corsi e degli insegnamenti attinenti all’Intelligenza Artificiale e alle sue applicazioni nei diversi settori. Una priorità che può essere accompagnata da incentivi finanziari per gli studenti, gli stagisti e gli insegnanti che si dedicano al raggiungimento di questo obiettivo.
In parallelo debbono essere create nuove istituzioni, che potremmo chiamare Centri Tecnologici, con il compito di fare da ponte fra le ricerche in questi campi e le attività produttive, includendo in modo specifico la Pubblica Amministrazione.


Pur essendo cosciente che questa strategia si espone a critiche anche pesanti, penso che per l’Italia la scelta migliore non sia quella di produrre il nuovo, ma dedicarsi in modo prioritario a rendere familiare a tutto il nostro sistema economico l’adozione delle innovazioni che il mondo produce. Questa è, inoltre, l’unica scelta che, in futuro, permetterà all’Italia di partecipare in modo più attivo al processo innovativo che è in corso in tutto il pianeta.
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