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Il Palazzo della Gherardesca, oggi Four Seasons Hotel, ieri sede della prestigiosa Societa' Metallurgica Italiana


Ogni tanto qualche notizia buona che riguarda l'Italia.  

Una graduatoria dei migliori è più lussuosi hotel nel mondo include anche un Four Seasons esattamente quello di Firenze situato in Borgo Pinti 99.

 Questo albergo il cui costo delle camere non è certamente inferiore ai 10 mila  euro a notte  e' stato realizzato modificando una antica costruzione rinascimentale fiorentina: Il palazzo della Gherardesca.

Tanto per andare sul sicuro. Ecco quanto recita Wikipedia.

Il palazzo fu costruito in tempi brevissimi su un terreno con casa colonica già appartenuto all'ospedale degli Innocenti fra la porta a Pinti e la posterla dei Servi, tra il 1473 e il 1480 per Bartolommeo Scala, cancelliere della Repubblica, letterato, nonché diplomatico e uomo di fiducia di Lorenzo il Magnifico. Questi fece costruire un casino da Giuliano da Sangallo, che rimase alla famiglia fino al 1585: la parte più antica, che dovrebbe risalire al periodo 1490-1529 e che comprende il bel cortile quadrato ricco di bassorilievi, fu tuttavia inglobata nel grande rifacimento cinquecentesco che determinò l'attuale configurazione. A memoria di tale periodo resta una lapide sulla facciata e uno stemma di Bartolomeo Scala:


BARTOLOMMEO SCALA
CANCELLIERE DELLA REPUBBLICA
ILLUSTRE STORICO LETTERATO
VISSE E MORÌ IN QUESTO PALAZZO
DA LUI COSTRUITO
E DAI SUOI POSTERI VENDUTO
NEL MDLXXXV
AD ALESSANDRO DE MEDICI CARDINALE
CHE FU LEONE XI
DA CUI LO EBBE COSTANZA SUA SORELLA
MOGLIE DI UGO CONTE DELLA GHERARDESCA
NEL MDCV

Per via ereditaria, attraverso le tre figlie monache dello Scala, passò nel 1585 ai Medici, nella persona del cardinal Alessandro (all'epoca arcivescovo di Firenze e in futuro papa col nome di Leone XI): in questi anni «...fu molto abbellito con pitture di Giovanni Balducci, e decorato con una venusta cappella ricca di belle tavole di Giovanni Stradano e di superbi ornati»[1]. Fu inoltre migliorato l'immobile e fu ingrandita la proprietà acquistando un terreno dell'Arte della Lana confinante.

Con l'elezione al soglio pontificio del Medici nel 1605 la proprietà passò a sua sorella Costanza, andata in sposa a Ugo della Gherardesca. Durante il Carnevale del 1616 vi si tenne la prima esecuzione dell'Orfeo dolente di Domenico Belli, rappresentato fra i due atti dell'Aminta di Torquato Tasso.

Della Gherardesca ne mantennero il possesso per tre secoli, arricchendolo di opere (come l'affresco del Volterrano) e facendolo ingrandire, dopo un primo intervento di Gherardo Silvani nel 1632, dall'architetto Antonio Maria Ferri. In particolare a quest'ultimo spetta il rifacimento della facciata su Borgo Pinti e sul lato sud (1713-1720), mentre ad Alessandro Gheri spetta la galleria a stucchi e la decorazione del salone del piano nobile, con affreschi raffiguranti episodi della storia dei Della Gherardesca di Giovanni Domenico FerrettiMauro Soderini e Vincenzo Meucci. Anche all'interno del palazzo i mutamenti furono consistenti, tanto che solo il cortile fu mantenuto della struttura originale, ma anche questo fu mutato nella decorazione per adattarlo ai nuovi gusti.

Durante gli stravolgimenti del periodo di Firenze Capitale, il complesso venne interessato per l'abbattimento delle mura nel 1869 e la creazione dei viali. In quel periodo venne realizzato un ingresso monumentale al giardino sul viale Matteotti, del quale si occupò l'architetto del risanamento Giuseppe Poggi.

Il salone settecentesco

Nel 1882 la proprietà venne ceduta all'ex-kedivè d'Egitto Ismail Pascià, il quale però la cedette poco dopo per non aver ricevuto l'autorizzazione a sistemarvi il proprio harem. Passò quindi alla Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali e poi, nel 1940, alla Società Metallurgica Italiana.

Il complesso ebbe un importante restauro nel 1940-42, promosso dalla stessa Società Metallurgica e diretto dal giovane architetto Piero Sanpaolesi e dall'anziano ingegnere Raffaello Brizzi.

Il palazzo ha subito un nuovo radicale restauro in occasione della creazione di un hotel a cinque stelle della catena Four Seasons, aperto nel giugno 2008.

Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

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Il palazzo e chi scrive

Come avete letto il palazzo della Gherardesca dal 1940 diventa la sede esecutiva della società Metallurgica italiana che sarebbe diventata leader europeo nel settore dei metalli non ferrosi, semilavorati di rame e sue leghe. 

In quel grande palazzo ho trascorso più di 20 anni, imparando che il rame, meraviglioso metallo indistruttibile, è presente in ogni attività della nostra vita, dai cavi delle linee ferroviarie ad alta velocità, ai bossoli delle armi, dai radiatori delle auto ai fili delle nostre cuffiette, dai tubi per idrosanitaria ad altre infinite applicazioni.

Lavorando in quel palazzo per molto tempo, ho apprezzato è assorbito lo stile degli Orlando, la più antica famiglia imprenditoriale italiana.

Originari di Messina dove importavano dall'Inghilterra macchine per la lavorazione dei campi, a causa dei loro atteggiamenti liberali erano stati costretti ad emigrare nel Continente.

Dove la grande famiglia si fermava venivano iniziate attivita' imprenditoriali, soprattutto nel settore della cantieristica. 

A Quarto in Liguria dettero vita ad un cantiere dove vennero allestite le due navi della spedizione dei Mille sulle quali viaggiarono due giovani Orlando, Paolo e Rosolino.

Nella famiglia Orlando il leader non era il più anziano tra i fratelli ma il più capace.

Salvatore, considerato il progenitore dell'attività imprenditoriale sul continente, acquisto' una società francese la Société Metallurgique che era in grande affanno.

Cavour, alla vigilia della sanguinosa guerra, aveva necessità di svincolarsi dall'Austria che riforniva il piccolo esercito italiano di munizionamento.

Disse a Salvatore Orlando che si doveva dare il via alla costruzione di impianti per il munizionamento situati nell'Appennino tosco-emiliano per renderli immuni alle incursioni della aviazione del tempo.

Gli stabilimenti di Campo Tizzoro, Limestre e Fornaci di Barga  vennero potenziati per far fronte alle necessità dell'armamento italiano.

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Ma torniamo al vostro redattore.

Dopo gli anni passati a suonare con la sua band nei vari locali della penisola avevo deciso di lasciare quel mondo assolutamente fasullo. E mi ero messo alla ricerca   di un impiego stabile.

Ogni volta che mi presentavo per una intervista di lavoro Il tutto si concludeva con la domanda: "Lei è laureato in giurisprudenza.  Ma finora che cosa ha fatto? " 

E quando dovevo ammettere che avevo impiegato il mio tempo come cantante musicista immediatamente si abbassava la tendina dell'interesse. Liquidato con un: "Grazie, le  faremo sapere." 

Il che corrispondeva alla tradizionale cultura di origine medievale secondo cui  musicanti, nani, puttane dovevano essere sepolti fuori delle mura del castello e non in terra consacrata.

Mi ero avvicinato di nuovo al Partito Liberale italiano che anni prima frequentavo unicamente perché qualcuno aveva messo su un trio jazz.

Ed è stato così che mi sono inventato i comizi volanti, una vecchia auto con un rack. Sul quale venivano montati i simboli del partito. Andavamo nelle piazze fiorentine e del vicinato dove solo gli agitprop del Partito Comunista potevano parlare alla folla. 

Famliarita' col microfono e convinzione nel mio liberalismo ero diventato un buon comiziante,

Un candidato ad una elezione comunale che seguivo come assistente parlo' di me a suo cognato, l'amministratore delegato della SMI che era alla ricerca di un capoufficio stampa.

E venni assunto come responsabile dei rapporti con i media.

La notte studiavo libri e libri per capire che diavolo fosse quella professione.

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Tanto  per dire lo stile della casa .

 Mi trovavo una mattina nel grande ufficio del dottor Luigi Orlando. Al quale riferivo sul mio lavoro. 

Ad un certo momento il mio boss si è alzato dicendo.: "Buongiorno presidente". Una persona aveva attraversato il grande ufficio dirigendosi verso il successivo.

"Buongiorno Luigi. " era stata la risposta del presidente della SMI nonche' padre dell'amministratore delegato.

Quello stesso Salvatore Orlando che al termine della seconda guerra mondiale, quando le truppe tedesche si ritiravano  si era offerto come garanzia in ostaggio al comando tedesco purché i 4000 dello stabilimento di Fornaci di Barga Fossero salvati da rappresaglie.

Nel palazzo della Gherardesca era conservata una cambiale di 500 lire per la fornitura di moschetti e munizionamento firmata da Garibaldi e logicamente mai onorata.

 All'interno degli uffici di presidenza faceva bella mostra di sé uno dei più antichi planisferi realizzati dopo la scoperta dell'America.

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Il Palazzo della Gherardesca ha un grande parco il piu' ampio a Firenze appartenente ad una famiglia.

Non so di chi sia stata l'idea ma ci fu un periodo in cui nel parco vennero liberate alcune decine di pavoni.

Animali certamente di grande scena ma odiosi quando i maschi decidono non solo di fare la ruota per interessare le femmine ma fanno un gran casino con i loro striduli richiami.

Non era facile lavorare d'estate con le finestre aperte e i pavoni che sotto urlavano i loro richiami sessuali.

Ogni tanto qualche pavone spiccava il volo ed atterrava nel viale Matteotti mettendo a rischio il traffico oppure si rintanava nel cimitero degli Inglesi.

Poi venne deciso di mandare i pavoni a pavoneggiarsi da qualche altra parte.

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Il Gran Capo della Smi convocava Bartoli almeno due volte la settimana nel suo immenso ufficio nel Palazzo della Gherardesca.

Vuoi per essere informato da una fonte all'interno del consiglio comunale di Firenze. Bartoli era stato eletto consigliere comunale per il PLI.

Vuoi perche' quel giovane, con alle spalle anni di esperienze musicali nelle balere nazionali, destava il suo interesse.

Una mattina il discorso si sposto' sui giovani e gli sport.

"Lei che sport pratica?" gli chiese Orlando.

E Oscar comincio' a parlare del judo che praticava presso il Jigoro Kano, palestra situata all'inizio di Borgo Pinti.

Il dottor Orlando ascoltava interessato perche' del judo proprio nessuno gliene aveva parlato prima con tanto entusiasmo.

La storia del principe giapponese che osservava la neve che cadeva sui rami degli alberi del suo giardino. Ad n certo punto si spezzavano quando il peso della neve diventava eccessivo. 

Solo il salice piangente aveva rami che si flettevano sotto il peso della neve, la scaricavano e riassumevano la posizione originale. Da qui il judo non come violenza ma come arte marziale che sfrutta il fuori equilibrio dell'avversario.

Da quell'incontro nacque la decisione di Orlando di dare vita ad una palestra di judo presso lo Stabilimento di Fornaci di Barga. Lezioni alle otto di sera, alle quali era condannato anche Salvatorino il piu' piccolo degli Orlando.

Tra gli allievi un giovane perito tecnico dello stabilimento, Ivano Carlesi, persona eccezionale che nel giro di pochi anni sarebbe diventato istruttore Nazionale di judo e avrebbe portato il Judo Club di Fornaci Barga ai primi posti nelle graduatorie nazionali e internazionali per le vittorie delle sue cinture nere, femminili e maschili. Poi laureato e dirigente di varie industrie toscane.

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Anni di crisi economica e di pesanti conflitti sindacali.

Una mattina Oscar trovo' il portone del Palazzo della Gherardesca sede della SMI sbarrato da un consistente picchetto di agitatori sindacali molti dei quali non venivano dalle fila della manovalanza degli stabilimenti della societa' ma erano stati convocati dalle centrali del proprio sindacato (CGIL soprattutto) per tenere alto il livello della contestazione.

Insieme a Oscar c'erano due giovani segretarie che non sapevano cosa fare e si raccomandavano ai piu' facinorosi alla porta perche' le lasciassero passare dato che avevano da gestire alcune telefonate con l'estero.

A causa del suo ego smisurato che lo poneva sempre in prima linea cui bisognava aggiungere una sorta di eroismo per farsi apprezzare dalle fanciulle, insomma: Oscar si getto' contro i sindacalisti perche' qualcuno aveva socchiuso il pesante portone di querce.

Le ragazze riuscirono a passare. Anche Oscar passo' sotto una gragnuola di colpi, pedate, sputi, bastonate.

Il giorno dopo Oscar nel suo letto di ospedale al pronto soccorso di Santa Maria nuova, lesse un articolo su quattro colonne dell'Unita' che portava come titolo: "Oscar Bartoli il provocatore".

Dopo quell'episodio la presidenza della SMI decise di nominare Bartoli responsabile della sede legale SMI , via San Nicola da Tolentino,  nel pieno centro di Roma.

Rapporti con i ministeri e assistente del dottor Luigi Orlando , vicepresidente della Confindustria.

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Nominato responsabile della sede legale del gruppo SMI, Oscar Bartoli comincio' a guardarsi  intorno perche' il lavoro con i ministeri non e' che gli andasse troppo a genio.

Una mattina il dirigente dell'ufficio di Roma della Fiat dalle cui labbra Oscar faceva finta di pendere, gli disse: " Sai come si risolvono le pratiche velocemente con i ministeri?" E infilatasi una mano nella tasca della giacca ne trasse un blocchetto di assegni firmati FIat.

Ma quella era una strada che confliggeva con la cultura SMI che Bartoli aveva respirato per molti anni.

Quindi l'unico modo per fare uscire una pratica dal mucchio accatastato sulla scrivania della segretaria di un direttore generale era seminare con pazienza. 

Sorbirsi tutte le confessioni che riguardavano mariti problematici (facendo la parte dell'imbecille di fronte a messaggi molto chiari), figli con gli orecchioni, e via citando.

Magari spesso questa tecnica affabulatoria aveva risultati temporali superiori a quelli dell'assegno Fiat distribuito ad ogni livello.

Da tempo Bartoli, grazie all'autorizzazione del severo Luigi Orlando, manteneva una intensa attivita' pubblicistica. 

Sua era stata l'intervista a Romano Prodi neo ministro dell'industria in un governo Andreotti per i Sole 24 Ore che aveva creato non poco scontento tra i giornalisti 'veri' che aspettavano da tempo la disponibilita' del tretantanovenne neo ministro.

Una sera Prodi si era fatto chiamare Luigi Orlando presidente della SMI a Firenze.

Da nove mesi aveva detto il presidente dell'IRI il dipartimento relazioni con i media era senza responsabile per varie ragioni di correttezza professionale.

Bartoli avrebbe potuto essere l'uomo giusto al posto giusto tagliando fuori le pressioni dei partiti.

Orlando aveva recitato da par suo la parte del padre nobile e Oscar si era trovato rimbalzato in un contesto operativo assolutamente diverso da quello da cui proveniva.

Gran parte del suo nuovo lavoro era sfuggire alle trappole pilotate dall'esterno perche' la sua presenza aveva tagliato alcune cordate sostenute da personaggi politici.

La figura professionale del capo ufficio stampa di un grande complesso finanziario imprenditoriale come l'IRI era legata al suo collegamento con il capo azienda.

Con l'alternarsi del Prodi 1 e Prodi 2 alla presidenza dell'iri, Oscar Bartoli cerco' di sopravvivere ai marosi che si abbatterono su di lui.

Poi venne la proposta di andare a dirigere la branch americana del Gruppo con sede a Washington DC. E Bartoli, nonostante la vicinanza con la pensione accetto' on giovanile entusiasmo, soprattutto pensando ai suoi figli.

Frequenti i suoi viaggi in Italia per ragioni professionali.

Ma ogni volta cercava di introdurre un salto a Firenze ed una visita al Palazzo dellla Gherardesca a trovare i colleghi e amici di un tempo.

Una mattina Oscar era a colloquio nell'ufficio del nuovo amministratore delegato della SMI, Sergio Ceccuzzi, quando una porta si apri e Ceccuzzi si alzo' dicendo " Buon giorno, Presidente".

Era Luigi Orlando il temuto personaggio che aveva costruito su di se' un'immagine di impenetrabile riservatezza, austerita' e durezza.

"Bartoli, mi hanno detto che lei era nel Palazzo ed ho voluto venire a salutarla.."

Poi gli inevitabili scambi di opinioni sull'America ed alla fine Orlando rivolgendosi a Oscar disse:

"Sa, Bartoli: tra i tanti collaboratori che ho avuto lei e' l'unico che mi ha dato qualcosa.."

E se ne ando'.

Oscar paralizzato dallo stupore trattenne un lacrima.

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Caro Oscar,

la tua storia sul Palazzo della Gherardesca (bellissima!!) mi ha permesso di scoprire che abbiamo diverse cose in comune, soprattutto nel periodo della nostra giovinezza: ti mando il mio ultimo romanzo dove vedrai che musica, scrittura, judo (e un po’ di follia) sono cose comuni tra noi due.

Quando te la senti ci possiamo incontrare. Abitiamo vicini ormai.

Un abbraccio.

Enrico Cogno

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Bellissima questa tua panoramica che mette insieme racconti più brevi che ci hai regalato in passato. Come mettere i tasselli di un puzzle al posto giusto!
Grazie per regalarci parti di te. 
Un abbraccio da Nafplio, Grecia (back to Washington DC in November).

Emanuela 
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Caro Oscar, ci regali sempre qualcosa di te e, pur conoscendo la tua fulgida carriera professionale, sei riuscito ad arrivare al cuore con la tua narrazione: grazie una vita di più’ Lucilla 
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Grande Oscar! 
Che sintesi meravigliosa! 
Una vita in una pagina! 😍
Franco
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La Germania che riparte (anche) grazie ai fondi pubblici


Politiche industriali – La Germania che riparte (anche) grazie ai fondi pubblici

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero

La maggior parte delle analisi sull’economia europea non fa che sottolineare, a volte con dispiacere e a volte con una certa soddisfazione, che la Germania, dopo essere stata per gli ultimi vent’anni la locomotiva del continente, è da molti mesi entrata in una fase negativa, con la produzione industriale in inesorabile declino. I dati degli ultimi trimestri segnano infatti una caduta che molti ritengono lunga e inevitabile, in quanto frutto di cambiamenti strutturali.

L’elenco degli eventi negativi inizia con la fine del lungo periodo di energia a basso costo su cui si era costruita una parte notevole del suo vantaggio competitivo, a cui si aggiunge un sostanziale crollo degli investimenti e delle esportazioni verso la Russia e la Cina, dovuti al deterioramento della situazione politica mondiale. A tutto questo si sommano ulteriori elementi negativi, in gran parte comuni agli altri paesi europei, come la scarsità di mano d’opera, l’invecchiamento della popolazione, i costi del cambiamento climatico e, infine, la lentezza della burocrazia nell’ adeguarsi alla rapidità dei mutamenti in corso.

Non mancano inoltre le critiche interne ai sedici anni del governo Merkel, accusato di una presunta distrazione nei confronti del processo di modernizzazione e di una lentezza nella digitalizzazione del sistema economico e amministrativo.

A questo si aggiungono i problemi derivanti dalle differenze tra i diversi partiti che formano la coalizione del governo in carica. Non si può infine sottovalutare che, in un paese abituato, come la Germania, ad una crescita regolare e continua, una situazione di incertezza si traduca in un eccessivo pessimismo.

In effetti i dati di luglio della produzione industriale mostrano un calo del 2,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e alcune grandi imprese hanno deciso di localizzare all’estero investimenti prima destinati alla Germania.

A dispetto di tutti questi elementi, ritengo che il futuro dell’economia tedesca debba essere dipinto con colori più positivi, nonostante gli alti costi del lavoro e le basse ore lavorate, che si collocano al minimo tra tutti i grandi paesi del pianeta.

Il sistema delle medie imprese, che costituisce la struttura portante del sistema industriale tedesco, rimane infatti sostanzialmente sano e con una forte propensione alla ricerca e all’innovazione nelle nicchie specializzate in cui domina i mercati mondiali, mentre il governo sta mettendo in atto le riforme burocratiche per favorire la digitalizzazione e la nascita di nuove imprese. Di sicuro interesse è l’estensione fino alle imprese con 500 addetti di una serie di facilitazioni e semplificazioni ora riservate alle aziende con meno di 250 dipendenti, portando benefici a oltre 7000 imprese.

Non bisogna inoltre dimenticare che, per attrarre nuovi investimenti, sono diventati di importanza fondamentale gli incentivi pubblici. In questa componente della concorrenza, divenuta non solo legittima, ma determinante, le risorse tedesche non hanno uguali in Europa. I settori di nuovo grande sviluppo come le auto elettriche, le batterie e i semiconduttori si stanno quindi massicciamente localizzando in Germania con la creazione di poli produttivi specializzati, che saranno in futuro il punto di riferimento europeo.



Per fare un esempio concreto, i nuovi investimenti in corso o programmati porteranno in Sassonia un terzo della produzione dei semiconduttori di tutta Europa, con l’obiettivo di passare dai 70.000 addetti di oggi a una cifra intorno ai 200.000 entro il 2030, attraendo investimenti di aziende europee, americane e asiatiche. Riflessioni analoghe debbono essere portate avanti nei riguardi della produzione di auto elettriche e di batterie.

Il maggiore ostacolo alla completa messa in atto di questo disegno non è dato dalla mancanza di risorse, ma dalla scarsità di mano d’opera, vero punto debole di molta parte del sistema produttivo europeo. A questo si cerca di porre rimedio non solo con un ulteriore aumento dell’istruzione tecnica, ma con disposizioni che facilitano l’inserimento di immigrati ad elevato livello di specializzazione.

A tutto questo si aggiunge la decisione di aumentare finalmente gli investimenti nel settore ferroviario, fino ad ora incredibilmente trascurato, e l’incentivo alla costruzione di 400.000 unità abitative, componente necessaria per rendere possibili i mutamenti produttivi di questa portata.

Si sottovalutano infine, le conseguenze dell’ingente aumento delle spese militari, come effetto delle decisioni prese dopo lo scoppio della guerra d’Ucraina.

Resta infine da notare che la strategia europea sulle nuove politiche ambientali si orienta verso direzioni non certo sfavorevoli alla Germania, come ad esempio riguardo ai carburanti compatibili con le nuove norme e al ruolo marginale del nucleare, che tanto ha irritato molti ambienti francesi.

E’ chiaro che queste riflessioni, mentre ci spingono ad un giudizio più positivo nei confronti della Germania, ci obbligano a meditare sulle debolezze italiane non solo per la nostra mancanza di fondi pubblici, ma per l’assenza di una politica industriale in grado di fare valere le nostre capacità, non certo inferiori a quelle della Sassonia e con un costo del lavoro grandemente inferiore.

Tuttavia la nostra disattenzione sui nuovi obiettivi della politica europea non ci permette nemmeno di utilizzare gli elementi vantaggiosi che pure esistono nel sistema industriale italiano, ancora il secondo in Europa, dopo la Germania. Questo, però, è un altro discorso.

NON MI CHIAMO VANNACCI

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo

〽️ORA SU AMAZONLE COLIBRÌ E KINDLE 〽️

 

NON MI CHIAMO VANNACCI, ED I MIEI «PENSIERI IN LIBERTÀ DI UN PATRIOTA ITALIANO-EUROPEO» LI PUBBLICO DOPO AVER DISMESSO L’UNIFORME


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Rispondendo ad amici e lettori  di "Io, l'Italia e l'Europa. Pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo" che mi hanno chiesto se il mio libro sia una risposta a "Il Mondo al contrario" del Generale dell'Esercito Roberto Vannacci, ho spiegato che, se può sembrarlo, lo é  solo per caso. Perché il libro é stato scritto quando nemmeno sapevo chi fosse Vannacci.
È chiaro che dal mio libro, come chiunque può vedere, leggendo un 
estratto dello stesso, ora anche su Kindle, traspare un modo diverso dell'essere Militare della Repubblica italiana.
Ciò che penso del libro del Generale Vannacci l'ho spiegato, ai  lettori di 
Formiche, in due articoli distinti articoli, scritti immediatamente dopo l'uscita e la lettura del libro:

 

"Io, generale in congedo, sto col ministro Crosetto, e spiego perché. L’opinione di Butticè"

e

"Vannacci, la libertà di pensiero non è diritto all’impunità."


Il problema del llbro di Vannacci, a mio avviso, non é il contenuto.
Perché é su argomenti non particolarmente originali, con i quali la maggioranza di Governo ha già vinto le elezioni. E sui quali, in parte (ovviamente non tutti), posso pure trovarmi d’accordo.
Ma é gravissimo (ed il perché l'ho spiegato nei due articoli e, indirettamente, nei 
primi capitoli del mio libro), anche se fossi d’accordo al 100%, che un generale in servizio entri a gamba tesa in un dibattito politico.
Perché 
Matteo Salvini e gli altri che lo sostengono con miopia, devono sapere che personalmente non voglio che tra 20 anni un generale musulmano in servizio, col «precedente Vannacci» scriva un libro auspicando la sharia in Italia, o un generale lgbt+, scriva libro su superiorità culturale del gender fluid rispetto agli etero, e altre cose sulle quali le forze armate e di polizia devono essere neutrali!

I militari in servizio, devono essere soggetti al dovere di « riserva » che esiste in tutti i paesi civili, ma non esiste nelle repubbliche delle banane.

Quindi, confermo il mio riconoscimento della serietà dimostrata in questo caso dal ministro 
Guido Crosetto, il quale, pur potendo forse condividere alcune ovvietà scritte, non vuole questo pericolosissimo precedente, rimediando al devastante esempio che un generale di divisione ha dato a migliaia di sottoposti.

Il libero pensiero di Vannacci espresso pubblicamente, finché veste l’uniforme, non sono affatto soltanto « fatti suoi » (di Vannacci), come sostengono alcuni, ma sono fatti anche miei, dei miei figli e dei nipoti.
Che desidero possano continuare a vivere in un paese libero e democratico, non dove i generali in servizio fanno politica. E questo desiderio lo accompagno con l'impegno personale, di patriota italiano ed europeo, anche attraverso questo libro.
Perché il passo verso la repubblica islamica ed i pasdaran é molto rapido. In quanto le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. Come quelle dei sostenitori in buona fede dei Vannacci, Pappalardo e vice questori di polizia no-vax.

In «
Io, l'Italia e l'Europa . Pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo », i cui proventi vanno tutti a Operazione Mato Grosso e Sportello Anti-Stalking del #Codacons, e che ho appena pubblicato, scrivo anche cose che potevo rendere pubbliche 10 anni fa.
Ma 10 anni fa non l’ho fatto.
Perché ero ancora in servizio, non avevo il diritto di pubblicare « pensieri in libertà », e non mi chiamo Vannacci…
 
 
Se vuole saperne di più, clicchi qui e avrà a casa sua il libro in poche ore,
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"I proventi del libro “Io, l’Italia e l’Europa. Pensieri in libertà di un patriota italiano ed europeo andranno interamente a beneficio dello sportello anti-stalking del Codacons e dell’Operazione Mato Grosso. Per chi acquista il volume, in questo periodo in cui i libri interessanti sono rarissimi, un duplice risultato: sfogliare un libro piacevole e sostenere due giuste cause in un colpo solo. Mica male, no?"

Carlo Rienzi, Presidente del Codacons


 

"Come è vista l’Italia dall’Europa, e come è vista l’Europa dall’Italia? Le percezioni rispettive corrispondono sempre alla realtà? L’Italia è solo patria di mafie e corruzione, o anche esempio virtuoso della lotta alle frodi, alla corruzione ed alla criminalità internazionale?

Un turbine di domande alle quali trovare risposte."
EUNEWS


 

“"Io, l'Italia e l'Europa". Un libro per sostenere lo sportello antitalking.
Primo appartenente alle forze di polizia distaccato presso la Commissione Europea dal 1990, ha ispirato il moderno assetto organizzativo e operativo della GdF nella lotta contro le frodi ai danni della Ue. Grazie alla sua leadership, e alla sua grande capacità anche comunicativa, ha contribuito a ribaltare la percezione dell’Italia non solo come patria della frode e della criminalità, ma anche e soprattutto come esempio, in Europa e nel mondo, di lotta alla criminalità economico-finanziaria… ma deve fare ancora di più…". Questa è la motivazione del premio 
Amico del Consumatore 2023, consegnato a Roma mercoledì 12 luglio, al generale in congedo della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, fondatore e presidente della Sezione di Bruxelles-Unione Europea dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia (ANFI), già portavoce dell’Ufficio Europeo per la lotta alla Frode (Olaf), oggi opinionista, da Bruxelles, per diverse testate giornalistiche."

Il peggioramento dell’economia e le riforme non rinviabili



Misure necessarie – L’economia del Paese e le riforme non rinviabili

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 16 settembre 2023

Lunedì scorso la Commissione Europea ha reso pubblico il suo consueto rapporto di previsione sull’economia dell’Unione per i rimanenti mesi del 2023 e per il prossimo anno.

Un documento con molti numeri e un accurato contenuto analitico. Il riassunto è tuttavia semplice: le cose vanno un po’ peggio del previsto per effetto della debole domanda dei consumatori in risposta ad una persistente inflazione che, anche se in leggero calo rispetto alle precedenti previsioni, supera ancora di gran lunga gli aumenti salariali.

A questa debolezza ha naturalmente contribuito il pigro andamento della domanda esterna all’Unione, soprattutto dal lato cinese, ma il freno è ovviamente da imputare soprattutto all’aumento dei tassi di interesse adottato per combattere l’inflazione.

Per il prossimo anno, con tutta la prudenza da tenere nei confronti di ciò che va oltre il nostro naso, assisteremo ad un prolungamento della debolezza dell’economia europea, anche se temperata da un’ulteriore diminuzione del tasso di inflazione.

Quest’andamento pigro si manifesterà non solo in un rallentamento della produzione industriale e degli investimenti, ma anche nella bassa domanda di servizi, nonostante una notevole ripresa del turismo. D’altra parte, fra l’aumento dei tassi di interesse e il forte rallentamento del commercio internazionale, non ci si poteva aspettare niente di diverso. Questo anche perché, in Europa, non sono stati messi in atto i poderosi incentivi che stanno mantenendo un ritmo sostenuto all’economia americana.

Degne di nota sono le diversità esistenti da paese a paese, anche se caratterizzate da un comune aspetto sorprendente: la mancanza di mano d’opera a ogni livello di specializzazione. La convivenza fra un’economia pressoché stagnante e la scarsità di lavoratori disponibili anche nelle regioni con un elevato livello di disoccupazione, è un segnale di cambiamento di cui l’Europa non ha ancora preso piena coscienza, come si evince dall’incapacità di elaborare una politica comune nei confronti dell’immigrazione.

A conclusione di tutti questi ragionamenti, le previsioni per l’Unione Europea sono riassunte in una crescita dello 0,8% per il 2023 e dell’1,4% per il 2024, cioè lo 0,2% e lo 0,3% in meno rispetto alle previsioni di primavera. Il tutto naturalmente sottoposto alle incertezze politiche che tanto hanno influito sull’andamento dell’economia nel recente passato.

Non possiamo essere certo contenti di tutto questo, ma non dobbiamo essere sorpresi. Nemmeno sorprendenti sono i dati riguardanti la Germania, con un segno negativo dello 0,4% nel 2023, dovuto al particolare peggioramento dei suoi mercati internazionali, a una spesa pubblica in diminuzione e agli umori sempre più negativi da parte degli operatori economici tedeschi.

Sono invece sorpreso dei commenti della gran parte degli osservatori che descrivono la Germania come un paese di fronte a una crisi irreversibile. Personalmente ritengo che, come sempre nei momenti di difficoltà ai quali non sono abituati, i tedeschi pensano che sia in arrivo una vera e propria catastrofe, sottovalutando le formidabili capacità di resilienza del loro paese.

Per quanto riguarda l’Italia il calo, seguito al “rimbalzo” che, finito il Covid, aveva portato la crescita al 7% nel 2021 e al 3,7% nel 2022, dovrebbe essere considerato come un evento inevitabile.

Dopo i commenti trionfalistici che, senza alcuna prova, avanzavano l’ipotesi di uno sviluppo elevato e continuativo della nostra economia per un lungo periodo di tempo, siamo semplicemente ritornati con i piedi per terra, con una prospettiva di crescita inferiore all’1% sia per l’anno in corso che per il prossimo.

L’unica nota positiva riguarda il calo dell’inflazione che, dal 5,9% di quest’anno passerà al 2,9% del prossimo, anche in questo caso come conseguenza del ritardo dell’adeguamento dei salari all’aumento dei prezzi. Il che non è certo un fatto consolante.



Vorrei a questo proposito sottolineare come tutti i commenti alle previsioni economiche che si susseguono ormai a ritmo serrato, finiscono sempre per esagerare la portata delle tendenze in atto, esaltando senza ragione l’ottimismo o il pessimismo e mettendo invece in secondo piano le decisioni che debbono essere adottate per migliorare concretamente l’andamento dell’economia.

Solo poche settimane fa l’esaltazione nei riguardi del “rimbalzo positivo” post-Covid aveva spinto a prospettare un nuovo lungo periodo di forte crescita dell’Italia, con il risultato che svariati commentatori e decisori hanno cominciato a credere che le indispensabili riforme (Pubblica Amministrazione, Giustizia, Concorrenza, Lavoro, Ricerca, Scuola ecc.) non fossero più necessarie.

Non vorrei che passasse ora la convinzione che il peggioramento dell’economia, con il rigore nel bilancio pubblico che esso comporta, costituisca una nuova scusa per continuare a rinviarle. In ogni caso dobbiamo sempre tenere presente che le previsioni economiche debbono servirci non per ridere o piangere, ma per spingerci a mettere in atto gli interventi necessari a rendere finalmente possibile una crescita sostenuta e duratura della nostra economia.

Luigi Durand de la Penne. ''Uno straordinario esempio di coraggio e genialità'' (I giovani di ieri)

Tanti anni fa, durante una campagna elettorale a Firenze noi del partito liberale italiano avevamo prenotato il cinema Edison.( esiste ancora?) in Piazza della  Repubblica*.

Aspettavamo il grande personaggio che con la sua presenza avrebbe dovuto dare un segno visibile ai Fiorentini titubanti per il proprio voto in alternativa tra il Partito Comunista a grande maggioranza e la Democrazia Cristiana.

 Ovviamente all'interno del minuscolo partito si era prodotta una frattura e  i giovani liberali anziché sedere all'interno del cinema avevano preferito manifestare ad alta voce all'esterno  unendosi a quelli del Psiup.  

Finalmente, con un'ora di ritardo, il nostro ospite si appaleso' in mezzo al tripudio generale degli spettatori, arrancando con le stampelle verso il podio. e comincio' a parlare ricordando gli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale che lo avevano visto protagonista lui, palombaro, impegnato contro la flotta inglese.

Questo  episodio ci è tornato in mente leggendo minime cronache sui robot marini impiegati nella guerra in Ucraina.

 Ai tempi di Durand de la Penne c'erano i Maiali e i MAS.

 I maiali erano grossi siluri sui quali era stato realizzato un sedile con i comandi per il pilota.

I MAS  Erano invece dei veloci motoscafi, ripieni di di tritolo.

 A costo di far fremere  i lettori convintamente antifascisti, ricordo che Mas era l'acronimo di "memento audere semper" coniato da quel Gabriele D'Annunzio che e' stato per anni la spina nel fianco di Mussolini.

Riportiamo di seguito un articolo tratto da Nautica Report.

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Luigi Durand de la Penne. ''Uno straordinario esempio di coraggio e genialità''


Nautica Report

Con queste parole Winston Churchill descrisse l'azione di un nemico.


Winston Churchill

Quest'uomo e i suoi compagni d'armi, Bianchi, Martellotta, Marino, Marceglia e Schergat, compirono una delle azioni dall'effetto più devastante della seconda guerra mondiale senza fare praticamente vittime.

Nel novembre 1941 la Mediterranean Fleet britannica fu in una situazione critica avendo a disposizione solo le corazzate Valiant e Queen Elizabeth con base ad Alessandria.

La Regia Marina studiò attentamente come trarne vantaggio: se fossero state distrutte queste due grosse unità da battaglia, tutti i convogli per la Libia avrebbero potuto salpare in sicurezza e la guerra d'Africa avrebbe avuto un successo sicuro. La missione di distruggere le due corazzate britanniche fu affidata alla X Flottiglia Mas, specializzata negli assalti.



Il 18 dicembre il mitico sommergibile Scirè, comandato da Junio Valerio Borghese, si avvicinò silenziosamente ad Alessandria dopo aver superato mille difficoltà ed ostacoli.

A questo punto vennero rilasciati 3 "Maiali"o SlC (Siluro a Lenta Corsa) guidati da Durand de La Penne e dai suoi uomini. Il bersaglio di Durand e di Bianchi era la Valiant, quello di Marceglia e di Schergat era la Queen Elizabeth e quello di Martellotta e Marino era una petroliera da 16.000 tonnellate.



Una volta completata la missione, il commando si sarebbe ritrovato con lo Scirè in un determinato punto della costa egiziana per tornare a casa sano e salvo. Ma i britannici avevano difeso il loro porto estremamente bene; vi erano reti metalliche protettive con cariche esplosive ovunque e sentinelle dappertutto. Così entrare con i Maiali nel porto fu più arduo del previsto per gli italiani.

Finalmente Durand de La Penne e Bianchi superarono le barriere e raggiunsero la Valiant, ma in quel momento il loro Maiale si fermò affondando proprio sotto la corazzata e Bianchi scomparve.




HMS Valiant

Durand de La Penne, con uno sforzo fisico sovraumano riuscì a recuperare il Maiale e ad agganciarlo sotto la chiglia della corazzata. Sfinito, Durand de La Penne emergendo dall’acqua riuscì a ritrovare Bianchi trovandolo svenuto per un guasto del suo respiratore e tentò quindi, trasportando il compagno, di raggiungere il molo ma fu avvistato e catturato dalle sentinelle britanniche.



L'Ammiraglio Cunningham

I due valorosi vennero subito interrogati dagli ufficiali della Valiant ma naturalmente risposero solo con il loro grado e numero di matricola.L'Ammiraglio Cunningham comandante in capo della Mediterranean Fleet venne svegliato nel cuore della notte e subito informato dei fatti; egli immediatamente realizzò quale pericolo stavano per correre le sue navi.

Cunningham ordinò quindi che i due italiani venissero subito rinchiusi nella Valiant ben al di sotto della linea di galleggiamento, nella speranza di spaventarli e farli confessare dove fosse la carica esplosiva. Una volta rinchiusi, Durand de La Penne disse a Bianchi (naturalmente in italiano) che se per loro non c'era più speranza potevano morire felici poiché la loro missione aveva avuto successo (la carica sarebbe esplosa dopo tre ore).

Qualche tempo dopo si sentì una esplosione enorme: era il Maiale di Marceglia e Schergat che distrusse la petroliera Sagona e danneggiò anche il caccia Jervis.

Dopo 3 lunghe e snervanti ore Durand de La Penne a 10 minuti all'esplosione, secondo i suoi calcoli, chiese di parlare con il comandante della Valiant , il Capitano Charles Morgan.

"Comandante, le suggerisco di evacuare la sua nave e salvare il suo equipaggio: la Valiant esploderà in pochi minuti" disse Durand de La Penne.




L'esplosione della Valiant

Morgan gli chiese dove fosse la carica, ma Durand de La Penne non rispose e fu nuovamente portato nella sua cella sottobordo mentre i britannici evacuavano la nave. Una terrificante esplosione scosse la Valiant ma Durand de La Penne poté uscire e salvarsi dall'annegamento (gli inglesi furono leali e non lo chiusero a chiave).

Al suo passaggio tutto l'equipaggio britannico si alzò in piedi e qualche minuto dopo si sentì una terza grande esplosione: era la Queen Elizabeth che saltava in aria.




La Queen Elizabeth

Tutti gli operatori vennero poi decorati con la Medaglia d'Oro al Valor Militare e promossi per merito di guerra. La consegna della decorazione a de la Penne avvenne a Taranto nel marzo 1945 e fu l'occasione di uno storico episodio: fu infatti lo stesso comandante della Valíant nel 1941, sir Charles Morgan, divenuto Ammiraglio a decorare De la Penne, su invito del luogotenente del Regno Umberto di Savoia che presiedeva la cerimonia.



I componenti della X Flottiglia MAS nel 1939: il primo a sinistra è il sottotenente di vascello Durand de la Penne. 

Promosso Capitano di Corvetta in data 31 dicembre 1941, Capitano di Fregata nel 1950 e Capitano di Vascello a scelta eccezionale nel 1954, nell'ottobre 1956 fu Addetto Navale in Brasile quindi, per mandato politico a seguito della sua elezione a Deputato al Parlamento (2^, 3^, 4^, 5^ e 6^ legislatura), fu collocato in aspettativa ed iscritto nel Ruolo d'Onore, dove raggiunse il grado di Ammiraglio di Squadra.

Durand de La Penne morì nel 1992 e il suo nome è oggi portato dalla nuova classe di "supercaccia" della Marina Militare.
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Come ebbe finito di parlare al cinema Edison il marchese Durand de la Penne.  si rese disponibile per stringere mani e abbracciare qualche amico.

Soprattutto il marchese Emilio Pucci, sì proprio lui, il grande creatore di moda, che a 21 anni pilota di silurante, tornando da una missione preferiva prendere un mezzo tubetto di Simpamina e ripartire lasciando a casa il collega che avrebbe dovuto sostituirlo. E che teneva famiglia numerosa. 

Emilio Pucci fu decorato con tre medaglie d'argento. 

Direte che questi erano giovani invasati dal concetto di servizio alla Patria a costo della propria vita.

Ma quale differenza con gli adolescenti armati di Caivano e dintorni...! 

Oscar
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rpaolieri

Che  ricordo Oscar !
 grazie
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Un bellissimo articolo. Complimenti.
Alberto Vacca