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Sutop (Thriller) Capitolo 3

Leo Rasco
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“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale”

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Il grande SUV nero con i finestrini oscurati uscì dal tunnel ed entrò sulla Terza strada fermandosi di fronte alla Chiesa italiana.

Poi fece un rapido U Turn e si presentò davanti all'ingresso dello FBI.

Due poliziotti super armati ispezionarono con gli specchi il sottofondo della grossa vettura, dando poi un cenno di assenso al collega dentro la garitta.

La barriera metallica venne abbassata e la grossa berlina entrò dentro il building dello FBI.

I quattro occupanti lo SUV furono prelevati da una procace ufficialessa che sembrava il clone di Jennifer Lopez (quanto giova a certe donne indossare una uniforme).

Il gruppo si diresse verso l'ascensore che si bloccò al secondo piano.

I quattro, arrivati di fronte alla saletta numero sei, furono introdotti dalla poliziotta che poi lasciò la stanza la cui porta era a chiusura magnetica.

Intorno al tavolo centrale già erano seduti quattro agenti dell'FBI. "Bene arrivati ", disse quello che quale dirigente aveva il compito di gestire la riunione.

"Dopo quanto è successo a Charlottesville è chiaro che avremo molto presto reazioni di segno contrario. È estremamente necessario che ci coordiniamo con voi della C.I.A. per evitare sovrapposizioni inutili…"

E indicò con la mano ad uno dei quattro sopraggiunti che poteva parlare

"Secondo le informazioni che abbiamo la situazione si va deteriorando rapidamente. Gli ambienti sovranisti e nazisti sono in perenne agitazione vuoi perché temono pesanti ritorsioni su tutti i membri delle varie associazioni, vuoi perché a questo punto temono che la valanga sia stata fatta rotolare con lo scopo preciso di creare una conflagrazione nazionale…"

"Ci risulta per certo che una nota agenzia che gestisce centinaia di mercenari sia stata contattata per innescare una situazione di caos iniziando dagli Stati del sud.", disse il capo dello FBI.

" Li stiamo tenendo sotto controllo ma è evidente che un cavallo pazzo può sempre sfuggire e agire a titolo personale" disse l'agente C.I.A. che parlava anche per gli altri.

La riunione andò avanti per due ore ed alla fine, erano ormai le 19, lo SUV nero uscì dal garage dello FBI.
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(dissolvenza) 





Il Rock Creek Park divide in due il quadrante Nord Ovest di Washington.

È stato creato nel 1890 con un atto specifico del Congresso, il primo dei grandi parchi naturali che rappresentano una delle meraviglie degli Stati Uniti d'America.

Questo parco è molto frequentato in ogni ora del giorno grazie ai suoi sentieri che si intersecano in una natura incontaminata. Gli alberi che cadono non sono segati ed eliminati ma lasciati a corrompersi sul terreno.

Erano le 10 di un mattino autunnale. Il giovane sui 30 anni super palestrato chiuse la sua Toyota Corolla che aveva parcheggiato su un lato della strada, introdusse la carta di credito nel meter, calcolando un paio di ore. Attraversò correndo la strada e entro' nel parco dall'ingresso situato su Reservoir Road.

L'altro super palestrato aveva parcheggiato la macchina lungo New Messico. Si immerse nella vegetazione esuberante del parco e cominciò a correre.

I due si ritrovarono ad un quadrivio dopo circa 20 minuti di corsa e essersi scambiati informazioni sulla posizione e il sentiero che stavano percorrendo utilizzando due minuscoli walkie talkies .

"Qui la situazione sta andando a puttana perché tutto si sta ammosciando", disse il primo super palestrato, saltellando per non perdere il ritmo.

"FBI e CIA hanno sguinzagliato centinaia di agenti per beccarci. Dobbiamo assolutamente tagliare i tempi di realizzazione altrimenti non ce la facciamo…"

Il secondo super palestrato si era appoggiato ad una panchina e aveva iniziato a fare stretching alle gambe.

"Non ci facciamo prendere dall'orgasmo perché rischiamo veramente di far saltare tutto. Dobbiamo attenerci al programma in tutti i suoi dettagli. Vediamoci la prossima settimana allo Harbour alle 10."
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(dissolvenza)




(localita' segreta in Alabama)
Una grande stalla stipata di gente in una fattoria. Almeno 200 i membri del Klan che hanno risposto alla convocazione fatta a voce senza usare telefonini.

Dietro un tavolo tre individui ricoperti di medaglie. Al centro il grande dignitario che afferra il microfono e comincia a parlare:

"E' anche colpa nostra se ci troviamo nell'occhio del ciclone con tutta la stampa che ci spara addosso a palle incatenate. È colpa nostra perché abbiamo rinunciato a quello che eravamo e che forse neanche voi ricordate.

Siamo sorti nel 1860. Eravamo numerosi capitoli ma tutti con lo scopo di usare violenza contro i negri.

La nostra seconda nascita è del 1915. Il nostro compito era quello di garantire la supremazia dei bianchi, di noi bianchi e di opporci ai cattolici, soprattutto a quei milioni di immigrati che le nazioni cattoliche dell'Europa ci scaricavano addosso.

Questa attuale struttura del Klan è nata nel 1950 in contrasto con il Movimento per la Difesa dei Diritti Civili. Sapevamo usare la violenza. Facevamo paura.

Ma adesso che siamo? I liberals di Hollywood ci prendono per il culo quando si tratta di descrivere chi siamo e cosa facciamo. Siamo lo spunto per delle storie senza senso, mentre la nostra funzione va decrescendo ogni giorno.

Noi siamo un movimento che deve riconquistare la supremazia della razza bianca, noi siamo quelli che lottano contro i cattolici per la loro negativa influenza sul nostro stato, noi siamo contro ebrei, cattolici e negri perché stanno tentando di schiavizzarci, perché dalla fine della Guerra Civile noi bianchi conservatori abbiamo dovuto subire solo ingiurie e estromissione.

Adesso ci accusano di avere organizzato il massacro di Charlottesville. I nostri comunicati stampa non sono stati tenuti in alcun conto e confermano che ormai abbiamo fallito nel non promuovere nostri rappresentanti all'interno dei movimenti politici che più ci assomigliano e all'interno dei media.

Dobbiamo in assoluto riconquistare la nostra egemonia. Questo dobbiamo farlo per difendere noi stessi, le nostre famiglie, ma soprattutto per difendere la nostra America, quella  per la quale gli uomini bianchi hanno versato tanto sangue, questa povera America trascinata in una spirale negativa al basso arrivando addirittura ad avere un presidente nero.

Fratelli: il giuramento che abbiamo fatto non era solo formale ma sostanziale e di sangue non lo dimenticate mai. Dobbiamo riconquistare il nostro ruolo e lo dobbiamo fare subito…!"

Le donne piangevano e gli uomini urlavano, molti agitando le armi che si erano portati dietro perché non si sa mai…
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(dissolvenza)





Il Sanford Stadium della Università della Georgia nella cittadina di Athens, ha 92.746 posti a sedere ed e' il decimo campo più grande della lega del football americano.


Quella sera nello stadio erano radunati almeno 100.000 fanatici del presidente Albert Smith giunto al termine del suo secondo mandato. Alcune migliaia infatti stavano in piedi in aree riservate e sotto il controllo della polizia municipale.


Per quel comizio il presidente avrebbe avuto infiniti rimbalzi nelle ore e giorni successivi sulle odiate televisioni e su quelle che ormai avevano deciso di mettere il cappello dove voleva il padrone.


Sino dai tempi di Donald Trump ormai era invalsa nell'opinione pubblica la consuetudine di considerare i giornalisti come un pericolo pubblico. Ovviamente i giornalisti delle testate di opposizione all'inquilino della Casa Bianca.


Il mestiere di giornalista era ormai diventato una professione ad alto rischio, gli stipendi erano calati, molti giovani disertavano le news room, frequentate solo da chi era animato dalla fregola di informare correttamente il pubblico.

Sugli spalti dello stadio erano distribuite centinaia di agenti in abiti civili pronti a saltare addosso a chi poteva in qualche modo essere considerato con il proprio linguaggio del corpo un elemento da neutralizzare.

Sul prato dello stadio arrivarono delle splendide majorettes che deliziarono il pubblico con le loro esibizioni ginniche ma, soprattutto, con la bellezza dei loro corpi allenati.

Poi fu la volta delle bande giovanili alcune di queste provenienti da altre università degli Stati del sud.

Ma la banda musicale dell'Università della Georgia riuscì a raccogliere un tripudio di applausi e fischi di apprezzamento soprattutto quando attaccò l'inno della Confederazione.

I giornalisti erano stati confinati in un'area ricavata nella tribuna che fronteggiava il podio da cui avrebbe parlato il presidente.

Considerata la distanza le televisioni si erano lamentate perché avrebbero dovuto registrare il comizio di Albert Smith usando i teleobiettivi il che non garantiva la massima qualità delle riprese tenuto conto anche delle vibrazioni innescate dai 100.000 esaltati che affollavano lo stadio.

Una incredibile e tiepida serata di ottobre che aveva contribuito a convincere tanta gente ad andare ad applaudire il discusso presidente repubblicano.

Erano le sette di sera.
La grande cantante soul intono' l'inno nazionale seguito dai centomila con la mano sul cuore.

Poi al microfono cominciarono ad alternarsi i politici locali, senatori e deputati, governatore e sindaci, che inneggiavano al presidente uscente e lamentavano la ristrettezza della vetusta Costituzione della fine del settecento che impediva formalmente all'attuale presidente di iniziare anche un terzo mandato alla White House.

Alla fine in un tripudio di urla e invocazioni Albert Smith si avvicinò ai microfoni, verificando il testo del suo intervento sul tele prompter, anche perché i vetri antiproiettile che costituivano la sua gabbia di sicurezza con il sole al tramonto sparavano dei raggi accecanti.

"Non è vero...", esordì il presidente scatenando un boato di applausi perché tutti ormai avevano capito dove sarebbe andato a parare.

"Non è vero, rincarò Smith, tutte le informazioni che avete avuto dai media, pericolo pubblico numero uno, sono destituite di fondamento. Abbiamo accertato che i messaggi che hanno invaso i social media che assumevano la responsabilità del massacro di Charlottesville e lo attribuivano ai nostri fratelli della destra sono delle fake news. L'origine di alcuni è addirittura da siti asiatici."

I centomila erano ormai rosolati al calore bianco.

'Kill them, Kill them', intonavano a migliaia dalle tribune.

Il presidente andava avanti nel suo discorso rivendicando i meriti della sua amministrazione: l'economia in costante crescita positiva, i successi spaziali ottenuti con una prima colonia sulla Luna in competizione con i cinesi, il miracolo della motorizzazione autonoma con la diffusione sul mercato di milioni di auto a guida automatica, lasciando il fatto che dietro questi miracoli c'erano i privati, a cominciare da Elon Musk.

Mentre parlava il presidente fu in parte interrotto da applausi scroscianti che salutavano l'ingresso nell'area dello stadio di quattro droni di grosse dimensioni che trascinavano delle bandiere.

Arrivati a mezz'aria nel perimetro della struttura sportiva i droni fecero cadere le bandiere americane e lasciarono cadere le bombe che avevano in dotazione colpendo larghi settori delle affollate tribune.

La folla sbigottita cercava di fuggire e ingolfava le uscite calpestando quelli che erano caduti usando violenza per potere ripararsi all'interno.

Gli agenti del servizio segreto si slanciarono sul presidente lo stesero per terra e lo fecero entrare disteso in una sorta di bara metallica.

L'attacco dei droni, la violenza della folla che si accalcava sulle uscite, causarono la morte di 4200 persone e il ferimento di 30.000. I pronto soccorso degli ospedali della regione furono ben presto saturi e impossibilitati ad accettare ulteriori feriti

La Guardia Nazionale mise a disposizione i suoi nuovi elicotteri birotori Chinook per il trasporto dei feriti in altre aree.

Il presidente rientrato subito a Washington emanò con un decreto lo stato di emergenza nazionale sospendendo le garanzie costituzionali. Coprifuoco in ogni stato della Federazione dalle 21 alle sei del mattino.


Media Alert: Bella Italia Market


Regalo di Natale a 14000 lavoratori della GM

General Motors executives painted a bleak outlook of the global economy in offering buyouts to 17,700 employees last month.
"We must take significant action and now while our company and the economy are strong," they said in talking points given to managers in October to discuss the severance plan with staff. CNBC obtained the "leader talking points," and GM verified their authenticity.
An "intensely competitive" industry combined with pressure from rising commodities prices, interest rates and a difficult trade environment created a sense of urgency. "We need ... to make the right pre-emptive moves so that we come out of this tough time ahead," they said in the talking points.
The Detroit automaker on Monday announced plans to halt production at five factories in North America and cut about 14,000 jobs in the company's most significant restructuring since its bankruptcy in 2009. The news falls on the heels of an otherwise strong quarter. Its third-quarter earnings released Oct. 31 — the same day GM started soliciting the buyouts — showed its first year-over-year earnings growth since the first quarter of 2017 and sent the stock soaring 9 percent.
But executives saw stiff competition and a tough economy ahead. The cuts are designed to free up some cash and position its workforce of 180,000 for the future of autonomous vehicles and electric cars.
"We cannot afford to wait and see what happens in the industry, or with China, or in international trade or currency, to then react," the severance document said. "Even if macro-economic factors are partially to blame, continuing to lower guidance to Wall Street is not an option."
GM offered voluntary buyouts to roughly 17,700 eligible employees in North America with at least 12 years of service, according to the document. The company was aiming for 8,000 voluntary buyouts among its salaried workers as part of a total headcount reduction of 14,000, spokesman Pat Morrissey confirmed. He said about 2,250 workers accepted severance agreements by the Nov. 19 deadline.
The carmaker previously said that involuntary layoffs would follow if there were not enough takers. Roughly 5,750 salaried workers and 6,000 hourly employees will be laid off, he confirmed. Half of the hourly workers are in Canada with the other half in the U.S., where the company will work with union officials to try to move to other plants, Morrissey said.
GM is allowing some employees who took the buyouts to leave as early as this coming Saturday with an official last day of Jan. 31 and salary and benefits continuing for six months after that. Executives could also leave in December with an effective last day of Feb. 28 and a full year of salary and benefits, according to the severance materials.
GM warned this summer that the trade war instigated by President Donald Trump could force job cuts in the United States. Trump was irate with GM's announcement this week, tweeting on Tuesday that he was "very disappointed" with the company and CEO Mary Barra for idling plants in Ohio, Michigan and Maryland.
"Nothing being closed in Mexico & China. The U.S. saved General Motors, and this is the THANKS we get," Trump tweeted. He also threatened to cut all of the company's federal subsidies, following up on Wednesday with the announcement that the administration was studying all tariffs on cars imported to the U.S. because of the "G.M. event."
GM says the move would help to save $6 billion a year. Shares of the company jumped 4.8 percent on the announcement Monday, but Trump's tweets drove the stock down Tuesday and Wednesday. Its shares have fallen by almost 20 percent during the last year.
"A strong cash position is the only way the company can deal with these factors and also continue to invest in growth opportunities and to set ourselves up for the future," the talking points said.
"The leadership team is very focused on improving our cash generation and profit performance on each of our vehicles."


Leonardo DiCaprio may finally be off the market!


a man and a woman standing in front of a building: Leonardo DiCaprio Is ‘Finally Ready to Settle Down’
US Weekly
He and girlfriend Camila Morrone “are very serious,” a source close to the pair reveals in the new issue of Us Weekly. “Everyone is saying that marriage could be soon for them.”
While the model is 22 years his junior, a source told Us in August, who’ve been dating for more than a year, have even discussed their future.
“They’ve talked about getting engaged,” the source said at the time, noting the actor, 43, is also “ready to have kids.” Watch the video above for details about the private pair






























































































































































































































































































































































































































































































































Simile ma differente.


Alberto Pasolini Zanelli

Simile ma differente. È la tensione rinnovata fra Mosca e Kiev, fra la Russia e l’Ucraina (coinvolgendo anche la Crimea) e soprattutto, in prospettiva, fra Putin e Trump. Si ricorderà che lo scontro numero uno di quattro anni fa ha implicato non solo episodi militari ma anche e soprattutto una guerra diplomatica le cui conseguenze immediate si erano viste anche sul campo di battaglia, mentre l’epicentro della crisi era stato politico e anzi, almeno in teoria, parlamentare. Si erano succedute e confuse tre fasi dello sviluppo politico dello Stato di Kiev e del suo vicino di Sebastopoli con l’ombra di Mosca su entrambi. Visto da una certa distanza di tempo si chiarì che non c’era niente di irreparabile, anche perché i due contendenti avevano trovato nella crisi qualche vantaggio ciascuno. Colpa della frettolosa risistemazione delle frontiere succeduta non solo in Ucraina e in Crimea ma anche nelle ex Repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale, in modo più violento in Georgia. Con la differenza che nelle altre “nazioni” erano state confermate quasi ovunque le frontiere storiche, di una storia antica che dall’età delle conquiste islamiche, passa per la sistemazione dovuta alle conquiste della Russia zarista. La rivoluzione di quell’Ottobre aveva per fine il rovesciamento dell’intero impero russo. Non per niente era scoppiata a Pietroburgo e poi a Mosca. La Russia era diventata comunista ma era rimasta a lungo unitaria. Poi prese il volto di Federazione (sovietica) e rimase tale a lungo sopravvivendo le frontiere interne. La sistemazione divenne e restò a lungo con la finzione di tante entità indipendenti fra cui prima l’Ucraina.

Anche proprio in ordine di tempo, perché la dissoluzione dell’Unione Sovietica fu decisa e proclamata a un tavolo di ristorante in un piccolo centro dal presidente russo Boris Eltsin e da quello ucraino. Le entità minori non poterono che adattarsi. C’erano però due rivendicazioni inconciliabili: l’Ucraina voleva essere intatta, ma le sue frontiere si erano modificate subito dopo la morte di Stalin perché il suo successore al Cremlino era un ucraino, Nikita Krusciov il quale, per risarcire almeno in parte le atrocità inflitte da Stalin al popolo, regalò a Kiev un “pezzo” di Russia, la Crimea che non aveva mai avuto niente a che fare con l’Ucraina. Contemporaneamente il Parlamento ucraino decise fra le due opzioni aperte allo sviluppo economico del Paese: entrare in una unione simile a quella europea oppure fare lo stesso in una orbita russa. Il governo aveva scelto la prima, il Parlamento la bocciò e lì aprì la strada a un riavvicinamento con Mosca. A questo punto però scoppiò una rivoluzione: il primo ministro fu detronizzato ed esiliato era amico dell’Occidente, anzi soprattutto nemico del Cremlino.

Putin reagì a sua volta con la forza: incoraggiando la minoranze russa in Ucraina a sollevarsi senza cedere e dichiarare la nascita di un nuovo Stato. E risollevare il problema della Crimea, dove gli ucraini erano e sono in minoranza in confronto ai russi e alla terza nazionalità, i tartari. Ci fu un referendum che diede ragione a Putin. I russofili formarono il nuovo governo, ma non riuscirono a farlo accettare né agli abitanti della Crimea né alla minoranza russa dell’Ucraina orientale. Si arrivò ad un armistizio puramente militare, durato questi ultimi anni. Adesso si è riaperta la crisi, su un’area geografica più limitata, cioè sullo stretto Kerch. Unica via di comunicazione tra la Russia (o meglio, la zona dell’Ucraina controllata dai russi) e il Mediterraneo. Le sue acque sono considerate internazionali, tranne che da Mosca dal momento che esse corrono nell’area separatista e quindi sono di gestione del Cremlino.

In questa situazione è avvenuto l’incidente. Un convoglio di navi ucraine ha tentato di attraversare lo Stretto, che conduce al Mare di Azov. Navi da guerra russe l’ha fermato e confiscato. L’America ha reagito come era inevitabile, dal momento che il “falco” Trump non poteva permettersi di reagire più morbidamente del suo predecessore Obama, da lui accusato di essere una “colomba”. L’Ucraina ha reagito a sua volta proclamando la legge marziale su dieci di diciassette aree dichiaratesi indipendenti e appoggiate da Mosca. La Casa Bianca “invita” alla “calma” entrambi i protagonisti della tensione e ad evitare una corsa al riarmo. Finora gli ucraini non hanno risposto positivamente. Si sono comportati con maggiore intransigenza dei russi, comprensibilmente per la centralità della crisi per loro in paragone alla maggiore elasticità territoriale per la Russia. La preoccupazione internazionale è stata finora marginale, ma se le tensioni aumenteranno allora si rischia di tornare a un nuovo inasprimento dei rapporti fra Mosca e Kiev e ad un nuovo coinvolgimento degli Stati Uniti e in qualche modo anche dell’Europa.

A proposito di America radicalizzata e divisa in due.





"If he invited me to a public hanging, I'd be on the front row." 
(Se mi dovessero invitare a una impiccagione pubblica io sarei in prima fila)

Questa frase non fa parte solo del repertorio dialettico dei razzisti del 1860 in America.

È stata pronunciata da una signora bianca candidato repubblicano alle elezioni senatoriali del 2018.

La signora in questione si chiama Cindy Hyde-Smith ed ha vinto con il 53.92% contro l'avversario democratico Mike Espy che ha preso solo il 46.08% dei voti.

La sua campagna e' stata supportata ufficialmente dal presidente Trump che ha fatto comizi in suo favore.

Dove?

Ma nel Mississippi, ovviamente.

Adesso i repubblicani al senato hanno 53 voti

A proposito di America radicalizzata e divisa in due.













Sutop (Thriller) Capitolo 2




Sutop (Thriller) Capitolo 2
Leo Rasco
    
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

Any Resemblance To Real Persons Or Actual Facts Is Purely Coincidental




"Dove ci vediamo questa sera?"

"Suggerisco di andare a il Canale, la migliore pizzeria di Washington."

"Ma è sabato e sai che casino ci sarà…"

"È proprio per questo che suggerisco il Canale, primo perché se c'è confusione possiamo essere sicuri che non ci registrano. E poi perché la pizza è veramente buona."

Il Canale è un ristorante pizzeria situato nella 31ª strada nel tratto che va dalla M street all K street in Georgetown.

Una strada piena di altri ristoranti pseudo italiani che il Canale tiene sotto pressione. Sempre pieno di gente, soprattutto giovani, prezzi accessibili ma non stracciati, atmosfera simpatica ma non da strapaese.
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"Parcheggiata la Tesla nel garage qui di fronte, altrimenti non avrei trovato posto lungo la strada. Dove ci mettiamo?"

"Ho suggerito di andare al piano di sopra perché c'è meno confusione. Da quando gli studenti di Georgetown University hanno scoperto questo locale è sempre più difficile trovare un tavolo libero, soprattutto nel fine settimana."

Al loro arrivo sono stati affidati a una giovane cameriera cinese, tutta mossettine, che li ha guidati al loro tavolo situato nella balconata superiore.

"Certo che un locale come questo è una fabbrica di soldi. Basta gestirlo professionalmente e Joe, il proprietario, è uno che della ristorazione se ne intende…"

La cinesina attendeva che i due ordinassero qualcosa. Uno si orientò sul rock fish, mentre l'altro confermò la sua passione per una pizza Napoli, con molte acciughe,  please.

Da sotto il volume sonoro delle grida e schiamazzi si era intensificato, irrobustito dalle risate un po' sguaiate delle ragazze arrivate al secondo bicchiere di vino.

"Mentre aspettiamo, disse quello che chiameremo numero Uno, cerchiamo di impostare un minimo di traccia di cio' che vogliamo dire e discutere. Insomma cerchiamo di essere americani una volta tanto e non pieni di confusione anche se ci troviamo in un locale italiano."

"Guarda piuttosto che non ci siano spie sotto il tavolo, dietro il quadro, o magari dentro il pesce sfilettato." Aggiunse il numero Due riempendo i bicchieri con un rosso italiano pregiato.

Il numero Uno fece una smorfia, perché non era il tipo da accettare facili ironie.

"Vediamo di capirci: siamo alle ultime fasi di una campagna presidenziale che non promette nulla di buono per il presidente che vorrebbe essere riconfermato per il terzo mandato come Frank Delano Roosevelt, che dalla sua aveva la giustificazione di essere impegolato nella seconda guerra mondiale...Non è facile sovvertire la Costituzione. A meno che…"

"A meno che, ovvero?"

"Ne ho parlato a lungo nei mesi scorsi con il 'consigliori' del presidente che continua a prestargli ascolto anche se lo ha dovuto allontanare dalla White House perché è un agitatore di professione."

"Dopo tutti questi incontri ci troviamo qui a discutere sul sesso degli angeli, oppure abbiamo in mente un disegno e un simulacro dei mezzi e dei tempi per attuarlo?"

Nel frattempo era ritornata la cinesina con il rock fish e la Napoli strapiena di alici.

Prima di affrontare i piatti i due alzano il bicchiere.

"Per un'America ancora piu' grande e senza intralci e rompimenti di coglioni.", disse sottovoce il numero Due.

Il numero Uno si limito' ad annuire. Poi riprese il filo del suo ragionamento.

"Sino dai tempi del mandato di Donald Trump tutti gli osservatori dovevano ammettere che questa povera America era ed è radicalmente divisa in due parti non comunicanti tra loro. Il livello di odio che si è accumulato reciprocamente impedisce alla nazione di progredire e far confluire tutte le proprie energie verso grandi obiettivi di sviluppo. Una necessità questa tanto più impellente se si tiene conto del fatto che ormai siamo stati superati dalla Cina, dall'India e dalla Russia. Sto parlando di tre mega realtà che basano il loro sviluppo su una struttura piramidale gerarchica che non si frastaglia in istituzioni che spesso confliggono tra loro ma obbedisce ad una massima autorità le cui competenze non vengono messe in discussione da organismi inferiori."

"La premessa è più che condivisibile e porta come cappello la sostanziale modifica della Costituzione che dovrebbe articolarsi nella attribuzione di un alto potere di nomina e conduzione da parte del presidente senza alcuna interferenza del congresso…" Il numero Due era tutto orecchi pur essendo impegnato nella non facile sezionatura della mega pizza.

"Noi repubblicani siamo quelli che hanno modificato la  Costituzione con Lincoln, mentre i democratici stavano dalla parte dei sudisti."

"Fammi capire bene: per cambiare la Costituzione occorre uno sconvolgimento sociale come quello che si è verificato con la Guerra Civile iniziata nell'aprile 1861 e terminata, si fa per dire, nel 1865. Tu vuoi un'altra guerra civile?"

"O una terza guerra mondiale o una guerra civile. Del resto il livello di odio e di radicalizzazione tra le due componenti la popolazione americana è arrivato così in alto che lo scontro sembra quasi inevitabile…"

"Ti ricordo che la Guerra Civile ha avuto un carico di 720.000 soldati morti senza parlare dei civili dei quali non è rimasta traccia statistica. La popolazione americana allora era di 32 milioni e quindi la percentuale di morti ammazzati in quella guerra domestica è stata superiore al 2,4%. Vogliamo ripercorrere le stesse condizioni in uno scontro prossimo venturo? Ma poi: a parte la possibilità per il presidente in carica (ammesso che vinca) di modificare la Costituzione in senso autocratico, che prospettive future potrebbe avere questa nazione dilaniata profondamente da un ulteriore cataclisma bellico?" rispose Due.

"Caro il mio giovane amico, ma da che parte stai? Un generale in guerra non tiene conto di quanti dei suoi soldati moriranno certamente nei diversi scontri. Se lo facesse non riuscirebbe a delineare le strategie delle battaglie. Perciò se vogliamo cambiare le cose dobbiamo renderci conto che di morti il percorso sarà tappezzato abbondantemente, ma questo non potrà impedirci di avere un disegno allargato che conduca alla modifica di questo cosiddetto sistema democratico che funziona a corrente alternata. Lo hai detto tu e lo sostengo anch'io: bisogna innescare una guerra civile negli Stati Uniti per riuscire a modificare la costituzione ed avere un'America autocratica analoga a India, e Cina, Russia, Egitto, Filippine, e via citando.Un'America nella quale c'è uno che comanda e gli altri ubbidiscono ed eseguono finalmente in tempo reale. Dobbiamo ricostruire una società in cui, chiamala come vuoi, i neri, i latini e gli asiatici siano considerati una componente della società americana diversa da quella bianca che gode del 100% dei diritti. A questi gli diamo tutto quello di cui necessitano, li facciamo lavorare e guadagnare. Ma non devono e non possono essere considerati cittadini a tutto tondo di prima categoria. Li puoi definire i nuovi schiavi (?), No di certo. Ma il motto latino "E pluribus Unum" deve essere mandato in soffitta."

"Secondo me il clima anche se radicalizzato non è tale da portare ad uno scontro fisico generalizzato. Per cui non mi sembra che esistano le condizioni per far scoppiare addirittura una guerra civile in un paese di 328 milioni di abitanti."

Il numero Uno da tempo aveva finito il suo rock fish, gomiti sul tavolo, si era versato un altro bicchiere di rosso (buono davvero) e osservava il suo interlocutore puntandolo negli occhi.

"L'altro giorno mi trovavo sulla 16ma bloccato in una infinita fila di macchine perché stavano spostando un building, così come se niente fosse. Ho detto spostando: lo avevano sollevato e sotto hanno inserito una struttura di plinti. Una manovra analoga a quella che facevano quando spostavano gli Shuttle dall'hangar al poligono di lancio…"

Il numero Due che ormai aveva eliminato la pizza Napoli nonostante le dimensioni, aveva un'espressione perplessa.

"Ma che c'entra lo spostamento di un edificio con la guerra civile, scusa la domanda impertinente?"

"C'entra nel senso che le situazioni che sembrano immarcescibili e ineliminabili possono, con pazienza e dedicandoci un po' di intelligenza, essere modificate e spinte verso nuovi traguardi…!"

Il numero Uno consultò il suo orologio, estrasse dal taschino interno della giacca lo smartphone che vibrava e ammiccò al suo interlocutore dall'altro lato del tavolo.

"Sarò alla Casa Bianca tra 20 minuti. Fatemi trovare il passi aggiornato… "

Poi rivolto al numero Due:

"Perdonami, ma come hai sentito, ho un meeting molto urgente; comunque tanto per dare una conclusione al nostro simpatico incontro, l'importante di quello che può accadere è attribuirne la responsabilità a quei 600 o 700.000 sovranisti che sconfinano nel nazismo da balera. Da lì potrebbe scaturire la scintilla fondamentale per innescare un grande conflitto interno… Ti saluto e grazie se paghi il conto. A buon rendere!"
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CNN Breaking News
giornalista anchor:

"Una grande esplosione dovuta ad una autobomba ha sconvolto Charlottesvilles nel corso di una manifestazione pubblica apartitica contro le armi da guerra diffuse tra la popolazione.
Come vedete da queste immagini si è aperto un cratere di decine di metri, sicuramente ci sono molti morti ma al momento non siamo in grado di dare informazioni dettagliate. Nella nostra news room sono arrivate telefonate firmate da movimenti di estrema destra che rivendicano la loro azione contro gli ebrei, i neri, i latini, gli asiatici e tutti coloro che minano la supremazia dei bianchi. "

Tra qualche settimana l'uomo nello spazio...




Tra qualche settimana Virgin Galactic, fondata dal miliardario Branson, lancera' il primo volo nello spazio con uno o due passeggeri paganti a bordo.
Dopo essersi staccato dalla madre, l'aereo spaziale dovra' raggiungere le 50 miglia per poter far dichiarare a Branson di avere raggiunto lo spazio.
Dal 2011 gli americani non lanciano piu' uomini nello spazio dopo il ritiro operativo degli Shuttle.
Sino ad ora il cambio equipaggi della stazione spaziale e' assicurato a caro prezzo dai russi.


(The Washington Post)

MOJAVE, Calif.

Rocket engine lit, and they were off. Within seconds, the spacecraft crested 600 mph, fast approaching the speed of sound. Then, suddenly, there was the surreal sensation of the wings ripping off as if they were made of paper.

Debris littered the desert floor. And in the wreckage, first-responders found the lifeless body of the co-pilot, Michael Alsbury, a father of two, then ages 10 and 7, still strapped into his seat. Miraculously, the pilot survived a nearly 10-mile fall.

That day in 2014 had started with such promise. The hope that Virgin Galactic, the company founded by Richard Branson, was on the verge of finally fulfilling the dream of flying tourists to space.


Today, four years later, the company says it is once again at that moment. Branson, chastened by the crash and the ensuing federal investigation, recently said that the company is “more than tantalizingly close” and that “we should be in space within weeks, not months.”

Virgin Galactic’s next flight of SpaceShipTwo, its winged and sporty space plane, is scheduled for launch in the coming weeks and could, after years of trying, give Branson his long elusive conquest of blasting through the atmosphere. It would mark a historic milestone for Virgin and Branson, a master of marketing and hype who for years has become an evangelist for space exploration.


Since the space shuttle retired in 2011, not a single human being has launched to space from U.S. soil. If Virgin is able to make it, the company would not just restore that capability, but it would become the first to fly people in a new space race of ventures backed by a group of billionaires — Elon Musk, Jeffrey P. Bezos and Branson. They are vying to fly humans and ultimately open up space to the masses, but along the way they have faced repeated delays and setbacks with their human spaceflight programs. (Bezos owns The Washington Post.)

Perhaps no venture has more encapsulated the triumphs and agonies of the effort to open the frontier than Virgin Galactic, founded by Branson more than a decade ago with the loftiest of ambitions.

Virgin has faced all sorts of problems, especially as it tried to build a new rocket engine. But Branson has steadfastly stood before the cameras promising the stars, a Disney ride to the expanse only a big-thinking billionaire could offer.