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Due congressi e un conclave per costruire un governo


Di legislatura o niente: due congressi e un conclave per costruire un esecutivo
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 18 agosto 2019
La frattura politica fra i due partiti che ancora hanno la responsabilità dell’attuale governo sembra allargarsi ogni giorno, obbligandoci a riflettere con maggiore urgenza sui possibili esiti dell’attuale crisi.
La prima osservazione riguarda il fatto che anche se il ritorno alle urne non è di per se stesso una patologia, deve essere considerato “un’ultima ratio”, essendo il Parlamento chiamato a durare per l’intera legislatura. È  vero che, con il prevalere dei governi di coalizione, le crisi sono sempre più frequenti in tutti i paesi, ma la fine prematura della legislatura è il riconoscimento di un fallimento, una ferita inferta alla vita democratica. Bisogna quindi fare il possibile per evitare tale evento.
Questo sforzo deve essere ripetuto anche nell’attuale situazione del Paese: naturalmente in modo trasparente, nel rispetto delle forme istituzionali previste e non ad ogni costo. Bisogna perciò partire dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. È un compito difficilissimo ma non impossibile.
Un esercizio di questo tipo, come ho già più volte messo in rilievo nei giorni scorsi, è stato messo in atto in Germania. È vero che il confronto fra democristiani e socialisti muoveva da passate esperienze comuni, ma le differenze fra loro erano state raramente così radicali come nell’ultima campagna elettorale.
Eppure è stato formato un governo che, anche nelle difficoltà dell’attuale congiuntura, riesce ad avere una condivisa linea di condotta. Ciò è stato possibile grazie a una lunga trattativa, nella quale sono stati definiti non solo gli orientamenti politici ma anche le priorità delle decisioni e i numeri degli impegni finanziari necessari per metterle in atto.
Un accordo completo, rigoroso ed analitico.  Si dirà che l’Italia non è la Germania, ma la necessità di un tentativo di questo tipo è maggiore a Roma che a Berlino perché non solo noi, ma tutti i nostri amici stranieri, si stanno chiedendo cosa faremo in futuro.
Poiché le tensioni nel governo per ora in carica sono divenute ingestibili solo dopo la divisione fra Lega e 5Stelle sul voto europeo, è chiaro che l’accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell’Italia come membro attivo dell’Unione europea.
Forse bisognerebbe battezzare questa necessaria coalizione filo europea “Orsola”, cioè la versione italiana del nome della nuova presidente della Commissione europea. Non so se si possa chiamare una coalizione con un gentile nome femminile ma credo che, in questo caso, il gesto avrebbe un preciso significato politico.
In secondo luogo deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell’intera legislatura. Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. Quindi l’impegno deve essere per il lungo periodo e la garanzia che quest’impegno venga rispettato può arrivare solo dall’approvazione dettagliata, rigorosa e perfino pedante, delle misure da prendere già a partire dalla prossima Legge finanziaria che, secondo Salvini, avrebbe dovuto segnare la rottura con i nostri partner europei.
In terzo luogo le condizioni del Paese obbligano all’adozione di politiche dedicate in modo organico a due fondamentali obiettivi: la riorganizzazione degli strumenti necessari per la ripresa economica e la messa in atto di una politica socialmente avanzata.
Al perseguimento dei diritti civili bisogna infatti accompagnare, con più vigore di quanto avvenuto in passato, uno sforzo per il rafforzamento dei diritti sociali, partendo dalla lotta alle disuguaglianze, dalla difesa del welfare e da una nuova attenzione per la scuola e la sanità, messe pericolosamente a rischio dalla politica degli ultimi anni.
Gli italiani non sono angosciati solo dalle migrazioni (in entrata e in uscita) e il problema deve essere riesaminato insieme ai partner europei sia per l’aspetto dell’accoglienza sia per quello dell’inserimento. Tutti noi abbiamo anche una crescente paura di essere sempre meno garantiti nel campo della scuola e in quello della sanità. Tutte queste paure sommate assieme stanno disgregando l’Italia.
Non sarà certo facile trovare l’unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l’intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vita del Paese. La definizione di una linea comune al loro interno deve quindi accompagnare (e forse precedere) l’accordo di governo. In genere, in questi casi, si deve pensare a qualcosa che possa perlomeno potersi paragonare a un congresso di partito.
Non ho la minima idea di come possa svolgersi un congresso dei 5Stelle perché sono cresciuto con la convinzione che per confrontarsi sia necessario almeno guardarsi in faccia, ma ho un’idea ben chiara sulla necessità di aprire un dibattito nell’ambito del Partito Democratico così che la posizione prevalente possa portare avanti in modo credibile e fermo le decisioni prese, senza che esse vengano continuamente messe in discussione anche ponendo sul tavolo ipotesi di scissione.
Un dibattito ancora più necessario per preparare una posizione unitaria sul grande problema delle autonomie che non possono essere lasciate all’iniziativa di alcune Regioni ma che debbono coinvolgere “prima gli italiani” e necessariamente “tutti gli italiani” come veri protagonisti.
Mi sto accorgendo infatti che questa incomprensibile crisi, insieme a tutte le preoccupazioni e le paure che suscita, sta risvegliando in tutto il Paese un’attenzione alla politica che sembrava ormai appartenere al passato.


Le Poste americane a guida autonoma

UPS announced an investment in TuSimple, an autonomous truck startup, on Thursday in an effort to cut costs and time in the ever-increasing race for more-efficient ground deliveries. UPS has already contracted TuSimple to deliver packages between Phoenix and Tucson since May, UPS revealed in the announcement.
"Throughout the ongoing tests, UPS has been providing truckloads of goods for TuSimple to carry on a North American Freight Forwarding route between Phoenix and Tucson, Arizona. The company initiated self-driving service in May, 2019, with a driver and engineer in the vehicle. TuSimple and UPS monitor distance and time the trucks travel autonomously, safety data and transport time," according to the statement from UPS.
Neither company commented on the size of the investment.
In May, the United States Postal Service (USPS) contracted with TuSimple to drive five round trips between distribution centers in Phoenix and Dallas.
Like all self-driving vehicles currently operating, TuSimple trucks require a driver at all times. There's also an engineer on board the trips. Eventually, TuSimple is betting its fleet can reduce shipping costs by 30%, according to the statement.
Driver pay is the largest cost for trucking companies, accounting for as much as 43% of operational costs, according to the American Transportation Research Institute.
A spokesperson for the Teamsters Union, which represents truck drivers, told ABC News that these driverless trucks do not affect their members who drive for UPS, because these trailers are used in air freight logistics, and are not package delivery drivers, who are union members.
"We have been and continue to monitor technological developments as it pertains to automation in trucking," the Teamsters Union spokesperson said.
"While fully autonomous, driverless vehicles still have development and regulatory work ahead, we are excited by the advances in braking and other technologies that companies like TuSimple are mastering," UPS' Chief Strategy and Transformation Officer Scott Price said in a statement. "All of these technologies offer significant safety and other benefits that will be realized long before the full vision of autonomous vehicles is brought to fruition -- and UPS will be there, as a leader implementing these new technologies in our fleet."
The 4-year-old San Diego company also claims that its trucks will "increase road safety,” founder Xiaodi Hou said.
When the company announced its pilot program with the U.S. Postal Service, its safety pitch addressed the difficulty of recruiting drivers to overnight shifts, which Hou said usually requires two drivers.
"Driving teams are challenging to recruit due to overnight driving requirements, the need to share close quarters with another person and a significant truck driver shortage," he said.
As the e-commerce market booms, so does the competition to deliver packages while embracing more efficient tracking systems and moving toward autonomous vehicles and robots.
In January, Amazon debuted a delivery robot named Scout, with a human walker, for that last "retail mile" of deliveries. Earlier this month the company announced it was extending the Scout trial program to Irvine, California.
The online retailer announced in June it plans to start drone delivery "within months."
In February, FedEx unveiled the "FedEx SameDay Bot," for same-day orders within a 3-mile distance from a store. The program was slated to roll out this summer in Memphis, Tennessee, with Autozone, Pizza Hut, Target and Walmart signed up as partners.

Un incredibile Palio dell'Assunta




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...quando il cavallo vince anche senza il fantino!

Ferragosto, Italia mia non ti conosco

Ferragosto: "tutti al mare a mostrar le chiappe chiare".

In Italia ulteriore vacanza alla quale non si può assolutamente rinunciare al punto che ci sono quelli che parcheggiano i parenti anziani nei pronto soccorso degli ospedali e si indebitano per potersi godere la festività secondo le regole impartite dai social e dalle riviste di pettegolezzo.

In America invece si lavora duro, le vacanze brevi per tutti si sono ridotte e  le scuole stanno per riaprirsi.

Il Ferragosto qui negli Stati Uniti non esiste. Il periodo estivo è semmai caratterizzato dal termine "Dog Days" che si estende per circa 30 giorni di calendario fino ad esaurirsi il 15 agosto.

Ma, a differenza della moda italica, 'Dog Days' non sono giorni di festa, anzi secondo la tradizione greca e romana astrologica sono giorni legati al sistema stellare di Sirio con improvvisi temporali e uragani, caldo estremo, arsura, spossatezza, febbre, depressione. Insomma: il periodo più sfigato dell'anno.

La caduta a precipizio della borsa americana sembra confermare la miscela di negatività collegate a questo periodo della metà di agosto.

Gli osservatori politici che parlano solo se gli garantisci un assoluto anonimato, sostengono per quanto riguarda il campo di Agramante ovvero quello repubblicano che è iniziata la caduta verticale di Donald Trump il quale poteva contare soltanto su una economia che dava la sensazione di poter continuare ad essere più che positiva.

La bolla secondo questi personaggi dell'establishment americano ha cominciato a sgonfiarsi.

Se ne accorgeranno presto i 63 milioni di followers che bevono quotidianamente i twitters lanciati a 360° su tutto e contro tutti dall'inquilino della Casa Bianca.

Negli Stati Uniti in genere dell'Italia interessa assai poco, salvo i soliti luoghi comuni che riguardano il cibo, la cultura, la spensierata vita degli italiani cicale e non formiche.

In questi giorni però i media più importanti dedicano spazio alle contorsioni schizofreniche della politica italiana.

C'è molta attesa per quanto potrà verificarsi il 20 agosto nel Parlamento romano.

Lo scontro tra Salvini e la sua Lega , gli ex partners di governo, i Cinque Stelle, il Partito Democratico squassato da insanabili mal di pancia interni e altre frattaglie movimentistiche rappresentano per gli osservatori statunitensi uno spettacolo che oscilla tra l'opera buffa e la tragedia greca.

Salvini da buon giocatore di poker ha tentato il bluff contando su le indagini di mercato che attribuiscono al suo partito una percentuale di voti pari se non superiore al 40% cui aggiungere quelli dei Fratelli d'Italia e forse di Berlusconi.

Ma la parlamentarizzazione della vicenda politica ovvero il fatto che dai comizi nelle piazze e nelle spiagge si sia passati doverosamente ad un confronto nei due rami del Parlamento rende molto problematica l'azione di Salvini che quanto a numeri rischia di andare a sbattere come del resto gli è successo quando si è trattato di stabilire il calendario della procedura parlamentare.

L'Italia è sempre stata, ma lo è in modo particolare adesso, sotto la lente di ingrandimento non solo dei paesi dell'Unione Europea, ma della Russia di Putin e dell'America.

Salvini ha chiesto ampi poteri, frase questa che riconduce alla memoria analoghe dichiarazioni fatte in Germania più di 70 anni fa.

L'uomo solo al potere fa paura a molti, anche se a Vladimir Putin farebbe molto piacere perché agevolerebbe la sua azione di scardinamento dell'Unione Europea e di controllo del Mediterraneo.

Quanto all'uomo della Casa Bianca una Italia sovranista sarebbe il cacio sui maccheroni e agevolerebbe la realizzazione di quello scenario planetario sul quale lavora da tempo Steve Bannon che continua ad essere l'ispiratore di Donald anche se sotto il tappeto.

Un immenso casino ferragostano con conseguenze forse letali per il popolo italiano che felicemente intontito continua a sguazzare nei mari inquinati della Penisola.

Oscar
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Caro Oscar, 
grazie per avere da così lontano fotografato così bene l’Italia. Buon ferragosto e un caro saluto, da liberale a liberale. 
Enzo Palumbo
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Caro Oscar,
mi piace tanto leggerti e spesso spedisco i tuoi commenti ai miei parenti o amici.
Non commento perche’ sono ignorante e non sono molto opinionata  ma influenzi molto le mie idee e anche mi intrattieni e diverti!
Un abbraccio
Mluisa
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pubblicato qui
https://www.welfarenetwork.it/ferragosto-italia-mia-non-ti-conosco-oscar-bartoli-20190815/
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Caro Oscar,
mi spiace che tu a Washington non possa "al mare mostrar le chiappe chiare"; Ferragosto, questa è una festa antichissima, divenuta romana imperiale, Feriae Augusti, quando l'imperatore Ottaviano, dopo l'intenso periodo di lavori agricoli, istituì giorni di riposo e di festa agli uomini ed agli animali da lavoro. Per tre giorni c'era da mangiare e da bere per tutti, persone e bestie. Poi questa festa così popolare fu acquisita dalla Chiesa romana che la dedicò all'Assunzione di Maria Vergine in Cielo, in spirito, anima, carne ed ossa (alla faccia del paganesimo) !
Ma il bello avverrà nei prossimi giorni, come ben hai descritto tu, dove le possibili soluzioni della crisi di governo in Italia, ripristinando le migliori sceneggiate della Commedia dell'Arte, vedranno coups de théâtre, deus ex machina, giullari, pontifex e stregoni impegnati a dare il meglio di sé attraverso il web, i social, i talk show, i giornali, i comizi. Riavremo un governo Giallo - Verde oppure un inedito Giallo - Rosso ?
Un bel rompicapo per il Presidente Mattarella che, forse, è l'unico che non va al mare a mostrar le chiappe chiare. Sursum corda, nihil sub sole novi, come sempre, fin dal 1500 a. C., come diceva già allora Koelet nell'Ecclesiaste.
Buona estate,
Dario Seglie, Italy
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Caro Oscar,

scriveva Prezzolini in “Codice della vita italiana”: “Si, siamo ridotti a questo, qualche volta: a prendere idealmente un piroscafo e guardarla da lontano questa nostra Italia, per poterla amare davvero… A guardarla come posteri; anzi peggio: come stranieri”.

Abbiamo, nonostante tutto, avuto statisti come De Gasperi, Andreotti, Moro e perfino Craxi. Oggi ci troviamo di fronte a tre individui (Conte, Di Maio e Salvini) che mi ricordano Peter Sellers nel film “Oltre il giardino”.

Un’Italia isolata dall’Europa e con un prossimo Presidente della Repubblica ‘sovranista’, sarebbe un microbo di fronte a sistemi ed economie forti come USA, Russia, Cina ed Estremo Oriente. Quindi bisognerebbe fare di tutto (di tutto) pur di non mandare il più pericoloso dei Peter Sellers al governo grazie al voto degli italiani buoni babbei. D’altro canto, per evitare questo voto, se il PD, che è l’unico partito di opposizione, si alleasse con i 5S in caduta libera e li rivitalizzasse, che ne sarebbe di questo partito – ripeto, l’unico di vera opposizione rispetto al nulla -  che è affatto compatto  e dovrebbe per di più gestire un duro periodo di nuova crisi economica?

Mi sa che il piroscafo lo prenderò per davvero…

Abbracci

Sandro


Fredo, ingiuria gravissima



È successo lunedì sera in un bar di Shelter Island.

Chris Cuomo, famoso giornalista della Cnn ma anche fratello dell'attuale governatore dello Stato di New York e figlio del precedente governatore, è stato avvicinato da un giovane che gli ha chiesto una foto ed ha approfittato della sua cortese disponibilità chiamandolo "Fredo".

Al che Chris Cuomo ha perso le staffe urlando che questa è un'offesa rivolta agli italiani analoga a quella di una "n ...word" ovvero 'negro', parola che suona terribile se rivolta da un bianco ad un African American. (In Italia di generale dominio).

Fredo, come i lettori ricorderanno, era il figlio stupido di Corleone ed è passato nella storia come l'esempio   di un comportamento negativo fatto da persona non leale.

Il presidente Donald Trump si è subito buttato sull'episodio indirizzando alcuni Twitter ai suoi 63 milioni di ferventi followers, scrivendo che la definizione di Fredo si attagliava perfettamente al noto giornalista secondo lui esponente di prima fila di una stazione televisiva, Cnn, da lui definita il massimo delle fake news.

Cnn ha immediatamente preso posizione con il suo portavoce condividendo la reazione del proprio anchor anche se Chris Cuomo aveva minacciato di buttare giù dalle scale del bar il giovane che lo aveva etichettato.

Chris Cuomo ha ricevuto immediatamente dichiarazioni di amicizia e supporto da parte del famoso Sean Hannity, il giornalista di Fox News col quale Donald Trump ha telefonate quotidiane che durano ore e Anthony Scaramucci, altro noto repubblicano ultimamente entrato in rotta di collisione con il suo ex padrone che lo aveva licenziato dopo 11 giorni di permanenza alla Casa Bianca come direttore della comunicazione.

Chris Cuomo è laureato alla Yale University, Dottore in Giurisprudenza; ha lavorato in studi legali specializzati in finanza prima di essere assunto da ABC per poi diventare una star di Cnn.




Ed anche questa è America.

Forse fino al punto di gettarsi di nuovo fra le braccia di Donald Trump.


Alberto Pasolini Zanelli

La campagna presidenziale americana sembra continuare al suo ritmo di quest’anno, accanito ma impostato sulla lunga distanza e soprattutto su problemi di politica interna, che nei giorni scorsi si sono come isolati sulle conseguenze politiche del dramma della morte “misteriosa” di un personaggio importante per le sue supposte connessioni passate con Donald Trump. Ma è un’apparenza dietro la quale continua il contrasto su un avvenimento molto più aggressivo e approfondito: quello delle due stragi, quella dell’Ohio e soprattutto quella del Texas, di cui si conosce il colpevole, le sue intenzioni, il suo odio perverso contro quelli che lui chiamava “immigrati” anche se le sue vittime non lo erano dal momento che si è trattato non solo di cittadini le cui radici sono americane ma anche, soprattutto nel caso di El Paso, si tratta di discendenti di americani di molte generazioni.

In attesa di una soluzione che quasi certamente non verrà, comincia però ad affiorare un nuovo problema possibilmente decisivo dal giorno in cui esso dovesse venire in superficie e metterebbe in difficoltà l’attuale inquilino della Casa Bianca più di qualsiasi altro. E questo perché non riguarderebbe i numerosi punti deboli di Trump ma perché investirebbe un problema centrale e il suo punto di forza: l’economia.

Il suo stato attuale non consentirebbe dubbi: questo presidente aveva promesso molto e molto ha fatto. Lo indicano solidi e compatti i dati dei sondaggi. L’ultimo conferma: sui temi economici l’attuale presidente batterebbe qualsiasi degli oltre venti aspiranti democratici al suo seggio. La cifra è indiscutibile. Alla domanda “siete soddisfatti dell’andamento economico durante la conduzione di Trump?”, rispondono “sì” 51 americani su cento, mentre i “no” non vanno più su del 42 per cento. Ai quesiti sull’immigrazione, il rapporto è capovolto: 57 per cento “no”, 40 per cento “sì”. I dati di cui sopra sono isolati, questi ultimi sono confortati dalle risposte su altri temi considerati centrali. Cominciando dalle tasse: 49 per cento scontenti, 42 per cento soddisfatti. Sulle riforme sanitarie: 38 per cento di “sì”, 54 per cento di “no”. Sul tema, quest’anno scottante, della condizione femminile, i giudizi negativi sono addirittura del 56 per cento contro il 32 per cento. Su quello dell’aborto, 56 per cento di scontenti. Sulla violenza e il controllo delle armi, 36 americani su cento sono soddisfatti, 52 su cento scontenti.

Il dato più negativo riguarda il tema più difficile e “astratto”: il “cambio di clima”. Il 62 per cento prevede ulteriore “brutto tempo”, gli ottimisti non vanno più su del 29 per cento. È un dato totale? Quarantaquattro americani su cento sono intenzionati a rieleggere Trump, il 53 per cento inclinano a sostituirlo con un candidato democratico, quasi chiunque dell’abbondante dozzina degli aspiranti.

Il rapporto di forze è però in realtà meno schiacciante di quanto appaia da questa raffica di cifre, perché non tutte hanno lo stesso peso e quelle più fortemente e “stabilmente” negative non sono poi le principali e quasi tutti i candidati democratici hanno meritato finora “voti” alquanto più bassi di quanto possa derivare la “pagella” di Trump. Una cosa è trovare insufficiente la conduzione del Paese del presidente attuale e altra nutrire fiducia su chi lo sfida. Anche e forse soprattutto perché nel campo dell’opposizione siamo ancora molto lontani da una scelta e quindi i candidati democratici sono costretti a concentrare tempo ed energie per scoprire e sottolineare i punti deboli dei compagni di partito. Più netto ed evidente è il peso di questo contrasto sulle proposte in campo economico, da cui emerge che almeno per ora di partiti democratici ce ne sono almeno due: quello tradizionale, moderato nelle parole e ancora di più nei fatti, che propongono un’America sostanzialmente simile a quella attuale con correzioni di numeri e soprattutto di stile. Se la nomination andrà al “favorito” attuale, l’ex vicepresidente Joe Biden, il “numero due” negli otto anni di Obama, potrebbero prevalere le scontentezze marginali per Trump e quindi potrebbe prevalere, magari di stretto margine, la somma dei piccoli malcontenti e quindi la sconfitta per Trump.

Ma di partiti democratici ce ne sono invece due e il secondo è probabilmente il più attraente per una buona parte degli elettori ma inquietante per altri. Se un moderato come Biden difenderà il suo primo posto nella scala dei candidati democratici, la “temperatura” della campagna scenderà e ai motivi di scontento si contrapporrebbero quelli di paura del buio. Ma se prevalesse uno dei candidati più forti nella minaccia a Biden, allora il discorso sarebbe diverso. Perché se sulla scheda del novembre 2020 comparisse Bernie Sanders o Elizabeth Warren, a proporsi sarebbero portavoce di una trasformazione fondamentale dell’America in un Paese con una più forte componente “socialista” o almeno socialdemocratica dell’intera storia degli Stati Uniti e del rapporto “ideologico” di tutto il pianeta. E anche di questo molti americani avrebbero almeno un po’ di paura. Forse fino al punto di gettarsi di nuovo fra le braccia di Donald Trump.

Manuale di autodifesa per la prossima campagna elettorale


I nostri conti e la Ue – La fragilità italiana, un manuale di difesa
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero
Quando si è di fronte ad una svolta politica come quella avvenuta in Italia corre l’obbligo di riflettere anche sul contesto economico nel quale questa svolta viene messa in atto e sulle conseguenze che verranno a prodursi nel campo dell’economia.
Partendo dal contesto mondiale è infatti certo che siamo in fase di rallentamento, anche se non si può certo parlare di crisi globale. Negli Stati Uniti si è passati dal 3,1% di crescita del PIL nel primo trimestre dell’anno in corso al 2,1% del secondo trimestre. Nulla di drammatico ma un  segnale di malessere dovuto alle troppo prolungate incertezze della politica commerciale. Le stesse incertezze rallentano la crescita cinese che dovrebbe superare di poco il 6%. Pur essendo ancora rilevante è al minimo della sua storia recente. La Cina, inoltre, ha lanciato il rischioso messaggio di considerare la svalutazione del cambio come strumento di reazione di fronte al possibile aumento dei dazi americani.
Assai più preoccupante è la congiuntura in Europa, dove la Germania vede crollare il suo export e calare vistosamente la sua produzione industriale, così come sta accadendo in Gran Bretagna dove l’economia è entrata in segno negativo, il che non è mai accaduto dal 2012.
Arrivando all’Italia la situazione è stabilmente la peggiore tra tutti i grandi paesi europei. Alla recessione, che dura ormai da un anno e che ci ha relegati ad essere gli ultimi della classe, la recente rottura politica ha aggiunto l’aumento del famigerato spread che aggrava il nostro bilancio pubblico di oltre un miliardo all’anno di interessi passivi e devasta le quotazioni delle nostre banche. Se lo spread non è per ora arrivato ai livelli del 2011 lo si deve all’ancora breve durata della crisi e alla politica degli stimoli monetari annunciati nello scorso giugno dalla Banca Centrale Europea.
La BCE, da parte sua, non può fare più di tanto, dato che oltre il 60% dei titoli pubblici dell’Eurozona ha già un tasso di interesse negativo. I tassi di interesse italiani sono perciò un’eccezione di enorme portata, che diverrebbe insopportabile se ci distaccassimo ancora di più dalla politica europea. Il nostro governo che nell’ultimo anno ci ha portato ai margini dell’Unione Europea ci ha già provocato danni rilevanti non solo in termini di crescita e di occupazione ma ha ridotto ai minimi storici la nostra partecipazione alle decisioni europee che tanto influiscono sul futuro del nostro paese.
Le pur ripetute e insopportabili liti fra i due partiti di governo si sono trasformate in una vera crisi solo quando i 5Stelle hanno abbandonato il loro precedente sovranismo e hanno votato in favore della von der Leyen alla Presidenza della Commissione Europea. Che questa così importante decisione avrebbe innescato una crisi era una facile previsione su cui ci siamo soffermati su queste stesse pagine, anche se i tempi di messa in atto sono stati più rapidi delle nostre stesse previsioni.
La Lega ha di conseguenza deciso di aprire una campagna elettorale rimettendo in primo piano il suo vecchio tema di una politica economica antieuropea e rispolverando gli slogan contro l’Euro che erano stati messi da parte negli ultimi mesi difronte al fallimento di tutte le politiche portate avanti in questa direzione da altri paesi. I casi del Portogallo e della Grecia hanno infatti dimostrato che una politica di estraniazione dall’UE porta solo svantaggi e che il perseguimento di questi obiettivi, conclusa l’euforia della campagna elettorale, provoca il disastro ed impone perciò radicali mutamenti, come è avvenuto in entrambi i paesi.
Non è detto che una piattaforma anti europea possa avere lo stesso seguito di opinione pubblica che ha avuto la campagna anti immigrati, anche perché le più accreditate analisi mostrano che il giudizio positivo nei confronti dell’Euro sta aumentando e che sempre meno sono gli italiani che ne vorrebbero uscire.
È indubitabile che una campagna elettorale fondata su questi temi renderebbe ancora più precaria la nostra situazione economica e più difficile un nostro aggancio ai pur lenti ritmi di cammino delle altre economie europee. Un’Italia che deve ritrovare il livello degli investimenti e la qualità dell’innovazione necessarie per non soccombere difronte a una situazione economica così complessa non può mettere in dubbio la collocazione europea nella quale è destinata ad operare. Proprio le comuni difficoltà ci permetterebbero di acquistare la capacità di influenza che pure avevamo in passato. Solo in tale modo potremmo fare fronte ai comuni problemi che stiamo affrontando.
Le difficoltà della Germania e le conseguenze negative della Brexit stanno infatti mutando le convinzioni di fondo e i processi decisionali che hanno fatto commettere tanti errori alla politica europea degli ultimi anni. Quello che non è stato possibile per la mancanza di una leadership illuminata è reso ora percorribile in conseguenza della necessità di superare insieme le comuni difficoltà. Credo che si debba quindi fare ogni sforzo per evitare di aprire una campagna elettorale che, fatalmente, provocherebbe un nostro drammatico isolamento in termini di equilibri finanziari e di livelli di crescita e di occupazione. Tutti gli elementi che abbiamo a disposizione dimostrano che gli italiani, nella loro assoluta maggioranza, condividono il comune destino europeo. Credo perciò che il rafforzamento di questa consapevolezza sia lo strumento più idoneo per superare la presente crisi.

Importante avviso per i Lettori

Alcuni Lettori italiani ci segnalano che questo blog subisce alterazioni e manipolazioni .
Il nostro-vostro Blog ha un alto indice di lettura non solo in Italia ma negli USA, in Russia e decine di altri paesi.
Invitiamo i Nostri Lettori a darci notizia di alterazioni subite dal materiale che pubblichiamo e del quale garantiamo le fonti in senso assoluto.
Grazie e cordiali saluti.
Oscar Bartoli
Washington DC

The Shame and Disgrace Will Linger


On Saturday, President Trump spread a conspiracy theory accusing the Clintons of murdering Jeffrey Epstein.


David Frum


Staff writer at The Atlantic

Sarah Silbiger / Reuters

August 10, 1969: SAN CLEMENTE, Calif.—President Nixon accused his predecessor Lyndon Baines Johnson of complicity in the assassination of President John F. Kennedy. Speaking with reporters on the first day of a 10-day stay at his Pacific Ocean vacation home ….
Of course, that never happened. Obviously. How could it, how dare it? But had it happened, such an accusation—by a president, against a former president—would have convulsed the United States and the world. Today, President Trump accused his predecessor, Bill Clinton—or possibly his 2016 campaign opponent, former First Lady and Secretary of State Hillary Clinton—of complicity in the death of the accused sex-trafficker, Jeffrey Epstein.
Many seem to have responded with a startled shrug. What do you expect? It’s just Trump letting off steam on Twitter.
Reactions to actions by Trump are always filtered through the prism of the ever-more-widely accepted view—within his administration, within Congress, within the United States and around the world—that the 45th president is a reckless buffoon, a conspiratorial racist moron, whose weird comments should be disregarded by sensible people.
By now, Trump’s party in Congress, the members of his Cabinet, and even his White House entourage all tacitly agree that Trump’s occupancy of the office held by Washington, Lincoln, FDR, and Eisenhower must be a bizarre cosmic joke, not to be taken seriously. CNN’s Jake Tapper on August 2 quoted a “senior national security official” as saying: "Everyone at this point ignores what the president says and just does their job. The American people should take some measure of confidence in that.”
Everybody at this point ignores what the president says.
So even though Trump just retweeted the comedian Terrence K. Williams accusing the Clinton family of murder, the people who work for Trump may ignore that, too. They know that the president punches the retweet button like an addled retiree playing the slots through a fog of painkillers means nothing. The days of “taking Trump seriously, not literally” have long-since passed. By this point, Trump is taken neither seriously nor literally. His words are as worthless as Trump Organization IOUs.
But cosmic joke or no cosmic joke, Donald Trump is the president of the United States. You may not like it. I don’t like it. Mike Pompeo doesn’t like it. Mitch McConnell doesn’t like it. Kevin McCarthy doesn’t like it. But it’s still a fact, and each succeeding outrage makes it no less a fact. Grinning and flashing a thumbs-up over an orphaned baby? Yes, still president. Tweeting that a third-tier dictator has threatened him with more missile tests unless he halts military exercises with a U.S. ally——and that he has surrendered to that blackmail? Shamefully, still president. Accusing a former U.S. president of murder? It’s incredible, it’s appalling, it’s humiliating … but, yes, he is the president all the same.
Trump’s circle probably expects the world to sputter for a while and then be distracted by some new despicable statement or act. That is how it has gone for nearly three years, and that is how it is likely still to go. Trump is steering the U.S. and the world into a trade war and perhaps a financial crisis and recession along with it. He is wrecking the structure of U.S. alliances in Asia and his rhetoric is inciting shooting rampages against minorities. Compared to that, mere slurs and insults perhaps weigh lighter in the crushing dumpster-load of Trump’s output of unfitness for the office he holds.
But it shouldn’t be forgotten, either, in the onrush of events. The certainty that Trump will descend ever deeper into sub-basements of “new lows” after this new low should not numb us to its newness and lowness.
Neither the practical impediments to impeachment and the Twenty-Fifth Amendment process, nor the foibles and failings of the candidates running to replace him, efface the fact that this presidency shames and disgraces the office every minute of every hour of every day. And even when it ends, however it ends, the shame will stain it still.

Jeffrey Epstein ha tolto il disturbo




Jeffrey Epstein ha tolto il disturbo facendo un gran favore a molti importanti personaggi della politica e dell'economia che si erano "accompagnati" nel suo aereo dotato di splendide signorine che, si viene a sapere adesso, erano in larga parte minorenni anche se attestate sui 17 anni.

I soliti esperti che rimbalzano da un canale all'altro televisivo, dichiarano che il suicidio di Epstein rientra nella categoria dei suicidi compiuti da chi è in galera in attesa di processo.

Sembra infatti che nel primo mese di detenzione la percentuale di carcerati che si toglie la vita presenti un picco altissimo per poi nel tempo andare a scendere.

Sembra inoltre che Epstein non usasse la classica violenza sessuale ma che imponesse alle fanciulline di massaggiarlo in stile happy-end-prestazioni-fisioterapiche diffuse in tutta l'Asia ed in particolare in Thailandia. 

Emergono particolari piuttosto luridi sulla conformazione del pene del poveretto che pare fosse una sorta di palloncino e questo a giustificazione della richiesta di massaggi superpagati.

Ma con il morto ancora caldo serpeggiano qui a Washington DC ipotesi inquietanti che vorrebbero il noto finanziere essere stato suicidato perché sapeva troppo di troppi.

Con la sua morte Jeffrey Epstein ha fregato le signore che dopo qualche decennio si sono ricordate di essere state assoldate quando erano fanciulle dal ricco porcone. Milioni di dollari sfumati nel nulla.

Ed anche questa è America!

Tanti Auguri Professore !!!






Tanti Auguri Professore.

Welcome to the Club (degli Ottanta).

Questa mattina quando ti ho cantato al telefono la canzoncina di auguri come faccio da mille anni, ho sentito che avevi un po' di fiatone.

Chissa' su quale salita ti stavi arrampicando, pedalando con i passati campioni della bicicletta.

Di premi della montagna ne hai vinti anche in politica tanti.

Gli italiani hanno bisogno di scalatori sicuri come Te. Di gente che non usa il doping, ma ce la mette tutta per raggiungere un traguardo vero e possibile.

Non scendere dalla bicicletta, please. Tieniti allenato...

Oscar
Washington DC
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Caro Oscar,

c'è un altro Professore che ha compiuto gli anni: è il Premier Giuseppe Conte (55) che ha ricevuto gli auguri di Salvini sotto forma di sfiducia e con l'invito ad "alzare il culo" e presentarsi lunedì in Parlamento !!! Altro che ferie o governi balneari ! Il Premier Conti sa andare in bicicletta ? Per ora è a piedi. E gli Italiani
O tempora o mores, sursum corda,
Dario Seglie, Italy
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Grazie ricambio con riconoscenza per tutte le interessanti opinioni che ho letto in questi anni.

Buon lavoro e grazie ancora

Alessandro Muraca
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Siamo all' ultima chiamata prima della guerra civile nazionalsovranista.

Daniela Preziosi (Il Manifesto)

«Quando si rompono gli equilibri istituzionali o c'è la soluzione democratica, o decide la forza. Se non ci sono soluzioni democratiche c'è la guerra civile». Con Rino Formica - classe 1927, socialista, più volte ministro, da più di mezzo secolo le sue definizioni della politica e dei politici sono sentenze affilate, arcinote e definitive - il viaggio per approdare all' oggi, un oggi drammatico, inizia da lontano.
Con il Pietro Nenni «di quei dieci giorni lunghi quanto un secolo fra il 2 e il 12 giugno del '46», racconta, «fra il referendum e la proclamazione della Repubblica c' è il tentativo del re di bloccare la proclamazione della Repubblica. Umberto resisteva al Quirinale. I tre grandi protagonisti, De Gasperi Togliatti e Nenni, presero la decisione di convocare il Consiglio dei Ministri e di dare i poteri di capo dello stato a De Gasperi, che era presidente del consiglio. De Gasperi andò al Quirinale sfrattò Umberto. In quei giorni noi, dalle federazioni del partito socialista, chiedemmo che fare. C' era il rischio reale che si bloccasse il processo democratico. Nenni appunto diramò la disposizione: quando si rompono gli equilibri istituzionali o c' è la soluzione democratica o la parola passa alla forza». Questa è la «questione», sostiene Formica.

Stiamo assistendo a una rottura istituzionale?

Questa rottura è antica, maturava già dagli anni 70, ma il tema viene strozzato. Il contesto internazionale è bloccato, un paese di frontiera come l' Italia deve fronteggiare equilibri interni ed internazionali. Nell' 89 questo blocco salta, ma le classi dirigenti non affrontano il tema della desovranizzazione degli stati che diventavano affluenti dell' Europa unitaria. I grandi partiti entrano in crisi. Il Pci è in crisi logistica e di orientamento; il Psi perde la rendita di posizione; la Dc è alla fine della sua funzione storica.

Torniamo alla nostra crisi istituzionale.

Da allora abbiamo due documenti importanti. Il primo è del '91, il messaggio alle camere di Cossiga che spiega che l' equilibro politico e sociale è superato. Poi, nel 2013, il discorso del secondo mandato di Napolitano. Due uomini diversi, con due approcci diversi, con coraggio pongono al parlamento il tema del perdurare della crisi. E i parlamentari, fino ad oggi, continuano a far finta che tutto va bene, che è solo un temporale, passerà. Oggi siamo alla decomposizione istituzionale del paese.

Quali sono i segnali della «decomposizione»?

Innanzitutto il governo: non c' è. Oggi ci sono tribù che occupano posizioni che una volta erano del governo. Il presidente del consiglio convoca le parti sociali, ma il giorno dopo le convoca il ministro degli interni. E i sindacati vanno. Quando il sindacato non ha un interlocutore istituzionale ma va da chi lo chiama si autodeclassa a corporazione: vado ovunque si discuta dei miei interessi. Allora: non c' è un governo, perché la sua attività è stata espunta; non ci sono i partiti né i sindacati. È la crisi dei corpi dello stato. Si assiste a un deperimento anche delle ultime sentinelle, l' informazione, la magistratura.

Sta dicendo che non c' è alternativa alla guerra civile?

C' è. Oggi siamo in condizione di mobilitare la calma forza democratica dell' opinione pubblica?
Chi può animarla? I leader politici sono deboli o screditati. Serve l' autorità morale e politica che può creare un nuovo pathos nel paese. Uno strumento democratico c' è, sta nella Carta. È il messaggio del presidente della Repubblica alle camere. Nell' 81 la camera pubblicò un volume sui messaggi dei presidenti. Nella prefazione il costituzionalista Paolo Ungari spiega che il messaggio alle camere ha una grande importanza. Il presidente ha due modi per dialogare con il parlamento. Il primo è quando interviene nel processo legislativo. Quando rinvia alle camere un disegno di legge per incostituzionalità. È vero che non ha il diritto di veto ma - dice Ungari porta il dissenso dinanzi al parlamento e anche all' opinione pubblica, «un terzo e non silenzioso protagonista»
Dovrebbe succedere con il decreto sicurezza bis?
Leggo che Mattarella ha dubbi. Forse ha dubbi su di sé: le norme incostituzionali stavano già nel testo che ha firmato e inviato alle camere. Lì si accettava il superamento della funzione del presidente del consiglio: non c' è più, viene informato dal ministro degli interni. È la negazione della norma costituzionale. Ma è vero che se oggi lo rimandasse alle camere la maggioranza potrebbe ben dire: abbiamo votato quello che tu hai già firmato.

Allora cosa può fare?

La situazione di oggi è figlia dell' errore del 2018. Il presidente dà l' incarico esplorativo a Cottarelli e questo incarico viene sospeso dall' esterno da due signori che notificano al Quirinale di non procedere perché stanno stilando un «contratto» di cui indicano l' arbitro, il presidente del consiglio. È il declassamento dall' accordo politico a contratto di natura civilistica, uno stravolgimento costituzionale. L' accordo di governo è altra cosa: stabilisce una cornice politica generale. L' errore è dei contraenti, ma chi lo ha avallato poteva fare diversamente? Se il presidente del consiglio è arbitro si accetta il fatto che la crisi istituzionale si supera attraverso una extrademocrazia aperta a tutti i venti.

Un punto di non ritorno?

Il problema ora è mettere uno stop. Il presidente della Repubblica dovrebbe fare un messaggio sullo stato di salute delle istituzioni. Il presidente del consiglio non c' è più, il governo neanche, la funzione della maggioranza è mutata fra decretazione e voto di fiducia. Ormai, di fatto, una camera discute, l' altra solo vota. Si sta consumando un mutamento dell' equilibrio istituzionale. Il presidente ci deve dire se questa Costituzione è diventata impraticabile.
Intanto il Viminale allarga i suoi poteri. Salvini crea una novità nel nostro tessuto democratico.
All' interno di un sistema di sicurezza crea una fazione istituzionale di partito: spezza un corpo dello stato in fazioni politiche. Il rischio è che nasca una polizia salviniana. Che avrebbe come conseguenza la nascita della Rosa bianca, come sotto Hitler. E non solo. Ormai Salvini fa in continuazione dichiarazioni di politica estera che si pongono al di fuori dei trattati a cui aderisce l' Italia.

Mattarella ha gli strumenti per fermarlo?

Mattarella viene da una educazione morotea, quella della inclusione di tutte le forze che emergono, anche le più incompatibili. Ma ne dà un' interpretazione scolastica. Moro spiega la sua visione nell' ultimo discorso ai gruppi parlamentari Dc, prima del sequestro. Convince i suoi all' inclusione del Pci nel governo ma, aggiunge, se dovessimo accorgerci che fra gli inclusi e gli includenti c' è conflitto sul terreno dei valori, noi passeremo all' opposizione. L' inclusione insomma non può prescindere dai valori. Altrimenti porta alla distruzione dei valori anche di quelli che li hanno. Infatti il contratto non è un' intesa fra i valori ma tra gli interessi.

Insomma questo governo è un cavallo di troia nelle istituzioni?

È la mela marcia che infetta il cesto.

Mattarella può ancora intervenire?

Non c' è tempo da perdere, deve rivolgersi al parlamento. L' opinione pubblica deve essere rimotivata, deve sapere che ha una guida morale, politica e istituzionale. Si sta creando il clima degli anni 30 intorno a Mussolini.

I consensi di Salvini crescono, l' opinione pubblica ormai si forma al Papeete beach.

Ma no, Salvini cresce perché non c' è un' alternativa. Un messaggio del presidente darebbe forza a quelle tendenze maggioritarie nell' Ue che hanno bisogno di sapere se in Italia c' è qualcuno che denuncia il deperimento democratico. Anche perché, non dimentichiamolo, l' Unione ha l' arma della procedura di infrazione per deperimento democratico, già usata per la Polonia.

In questo suo ragionamento l' opposizione non ha ruolo?

Il paese è stanco, il Pd non è in condizioni di rimotivarlo. Nessuno ne ha la forza. La stampa è sotto attacco, si difende, ma per quanto ancora? Hanno aggredito Radio radicale, i giornali, dal manifesto all' Avvenire, intimidiscono anche la stampa più robusta. Solo una forte drammatizzazione istituzionale può riuscire. All' incontro con i cronisti parlamentari Mattarella ha fatto un discorso importante. Ecco, tutti insieme dovrebbero chiedergli di ripeterlo ma in forma di messaggio alle camere.
Per dare un rilievo ufficiale agli attacchi alla libera stampa. La signora Van der Leyen non potrebbe non intervenire. Anche perché resta il dubbio che la Lega sia strumento della Russia contro l' Ue.
I rapporti fra Salvini e la Russia di Putin sono servili. La Russia ha un forte interesse a un' Italia destabilizzata per destabilizzare l' Europa. Il disegno non è di Salvini, lui è solo un servo assatanato di potere.

Ministro, con Salvini sono tornate le ballerine, stavolta in spiaggia?

Quando parlai di «nani e ballerine» intendevo che non si allarga alla società civile mettendo in un organo politico i professionisti del balletto. Qui siamo alla versione pezzente del Rubigate.
Quello di Berlusconi era un populismo di transizione ma non si può negare che intercettasse sentimenti popolari. Salvini invece eccita i risentimenti plebei.

Chiede al Colle di agire un conflitto inedito nella storia repubblicana?

Ma se questa situazione va avanti, fra due anni Salvini si eleggerà il suo presidente della Repubblica, la sua Consulta, il suo Csm e il suo governo. Siamo al limite.
Lo dico con Nenni: siamo all' ultima chiamata prima della guerra civile nazionalsovranista.
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Caro Oscar, grazie per questo stimolo anche se un po' difficile da seguire fino in fondo.

Stiamo appena uscendo da una guerra civile e subito se ne paventa un’altra. 

Un popolo di poeti, scienziati, navigatori, ma anche artigiani, imprenditori, ingegneri, architetti, visionari, guerrieri, padri di famiglia ed in generale di brava gente, operosi e risparmiosi, tesi a produrre benessere per se, per la propria famiglia, per la propria azienda, per la propria città, per la propria nazione, e che per secoli hanno prodotto risultati strabilianti, fondatori di quella civiltà alla quale apparteniamo.

Poi arrivano i progressisti che spiegano che il profitto, il risultato positivo, il successo, il capitale sono nemici del popolo e i loro portatori devono essere fucilati sulla piazza rossa. Talmente illogico che all’inizio pare pittoresco.

Invece il tremendo reflusso procurato dall’invidia e dal dubbio di non potercela fare, trova sollievo in questa nuova idea, che corrode tutto ciò che incontra. 

Una guerra civile, combattuta città per città, strada per strada, famiglia per famiglia e nell’intimo di ciascuno, facendo analisi del proprio agire per conformarsi con il minor danno possibile al conflitto in atto. Ed invece il danno c’è stato, un danno prospettico, un danno futuro, un danno che ha disarticolato le prospettive delle generazioni successive. Che non capiscono perché ci siamo fatti così tanto male.

Alla fine, corroso tutto, l’idea ha corroso se stessa.

E siccome il bello ed il giusto sono le prime e più naturali ambizioni di ciascuno, oggi si abbandonano le piste culturali ormai logore e si va in cerca di altre che possano dare una naturale felicità o, almeno, un vivere dignitoso e fiero di sé.

Alessandro Pescini



Al Palazzo dei Priori Hotel ****

LA RESIDENZA DELLE BADESSE residence
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Caro Oscar
Che tristezza!
Quello che descrivi lo sento anche io
Sono anni che ho paura di una rivolta civile ! 
Certo che gli italiani sono intelligenti e con una storia lunga e anche difficile da seguirla nei secoli scorsi.
La mia impressione di questa possibile rivolta sociale (che ho immaginata nel mio primo anno di università di medicina) è basata sul dispiacete di vedere l’università incapace di insegnare la pratica e la  teoria della  vera conoscenza 
Non si può governare un governo ne’ una azienda se non si ha una profonda istruzione accompagnata da forti valori etici e morali. 
L’università e' per principio il luogo dove i futuri dirigenti si formano. 
Da qui è chiaro come sfornando ignoranti ( vedi i voti presi negli anni settanta come esempio) nel giro di qualche decennio il paese crolla.
In più coloro che usciti dall’Italia hanno acquistato una forte istruzione, se vogliono tornare in Italia trovano poca accoglienza, poco riconoscimento e poca possibilità di poter mettere in pratica quello che sanno.
Come sono addolorata di vedere avverarsi quello che ho pensato nel mio primo anno di università alla Sapienza,  a Roma.
Pare che ora il 52% dei laureati in medicina lascino l’Italia! 
Ti ammiro molto Oscar per questa tua apertura mentale!

Erminia 
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Grazie Oscar di proporre questo articolo a noi tuoi lettori, perché è un articolo ‘prezioso’.
Questa volta, oggi, con il leghismo, e con uno pseudo “uomo forte di turno” - ieri era Mussolini, poi c’è stata la marionetta Berlusconi  e la sua corte- riappare in Italia una forma mutante dell’eterno fascismo di cui non ci siamo mai liberati : che fa sempre breccia nei peggiori e più bassi istinti del buon popolo italiano: provincialismo, grettezza e angustia di vedute,populismo, voglia di autoritarismo e di delegare le proprie responsabilità.
Basteranno Mattarella e il PD con accanto un nuovo partito liberal democratico per sconfiggere questo nuovo buio dello stato di diritto o dovremo ricorrere, in casi estremi, se fosse a rischio la democrazia, forme di intervento di tipo partigiano?
Sandro
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Caro Oscar,



stai teorizzando di fermare qualcuno che potrebbe avere il consenso della maggioranza degli italiani in base alla Legge Costituzionale vigente. (????)

Questo è sovvertimento dell’ordine costituito nel nostro Paese. (!!!!!)

È la faziosità sempre alla base delle guerre civili, alla faccia della democrazia. Pare infatti che da tempo la faziosità sia una prerogativa dei sedicenti democratici. Come pare accada anche nel Paese di cui fai parte, dove pervicacemente non si vuole accettare il verdetto del popolo.

Che la democrazia sia a senso unico? Che la “democrazia” stia diventando paravento da parte di chi non vuole assolutamente perdere il potere? Mi pare che ormai si sia alla caricatura della democrazia.

La democrazia, è bene non dimenticarlo, si fonda sul rispetto del verdetto del popolo, anche quando questo non piace. Ricorda la famosa frase di Voltaire!

Ma del “popolo che sbaglia” abbiamo purtroppo ripetutamente sentito, ed ancora oggi, parlare da politici e intellettuali di sinistra, che da sempre ritengono indispensabile “educarlo questo popolo coglione”, ossia manipolarlo.

Chi si professa democratico dovrebbe rispettare i concetti fondamentali della democrazia!

Occorrerebbe rileggersi i classici, In primis un certo Platone, oggi divenuto uno sconosciuto al pari di Carneade.

Io ricorderei anche un certo Marcuse, filosofo tedesco vissuto in America in gran voga nei fatali anni sessanta, che con il suo famoso testo “Critica della tolleranza” tracciò un parodia della democrazia.

Un abbraccio,


Marco

Oscar risponde: Boh ?!
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Caro Oscar,



dopo aver letto il tuo “Boh?!”, credo sia opportuno che aggiunga alcune brevissime considerazioni al mio commento di ieri al fine di essere maggiormente comprensibile.

Come tu sai esistono persone favorevoli alla democrazia e persone che ad essa non sono favorevoli. Si tratta di una scelta dell’individuo e come tale va rispettata. Non essere favorevoli alla democrazia non è un reato, a meno che non si voglia ripristinare il reato di opinione. In effetti il “politicamente corretto” è il modo “democratico” con cui si distingue chi la pensa secondo il pensiero dominante e chi la pensa diversamente. La sostanza però è purtroppo sempre la medesima.

Ciò che però trovo paradossale è che la gran parte di coloro che nei comportamenti, contrariamente alle loro affermazioni, si palesano chiaramente contrari allo spirito della democrazia si professino invece “democratici”. Non è soltanto un paradosso questo, è un falso.

Oggi la democrazia è dopo tanti affanni a nostra disposizione e, come tu ben sai, la democrazia è un concetto sottile e la sua pratica richiede un grandissimo impegno intellettuale, che forse non è per tutti.

Mi viene a tal proposito in mente il famoso brocardo latino “noli ponere margaritas ante porcos”, e a proposito di maiali non posso non ricordare i maiali giunti al potere in nome del popolo nella “Fattoria degli animali” di Orwell.

Credo non sia possibile essere veri democratici se non si è al medesimo tempo uomini liberi, qualità che pare oggi pressoché introvabile anche in coloro, e sono in molti, che osano fregiarsi di questo appellativo. Chi sa perché?

Lasciamo quindi che la cosa pubblica segua il suo corso secondo le leggi che gli italiani – nazione giovane – si sono dati senza stracciarci le vesti!

Un abbraccio,



Marco