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What if there's a 50-50 witness vote?

Image: Mitt Romney
By Kasie Hunt, Frank Thorp V and Allan Smith 
NBC News

Ahead of the vote expected on Friday afternoon on whether to call witnesses at President Donald Trump's impeachment trial, GOP Senate leaders believe they will have just enough votes to block additional testimony and documents.
For witness testimony to be approved, four Republican senators would need to vote alongside all Democrats. Republicans have a 53-seat majority in the 100-member Senate.
In another possible scenario, three GOP lawmakers vote for witnesses, making it a 50-50 tie — under which the resolution would be defeated. But Supreme Court Chief Justice John Roberts, who is presiding over the trial, could weigh in as a 101st vote, although that's not anticipated.
So far, only Susan Collins, R-Maine, has said she would to hear from witnesses. Mitt Romney, R-Utah, has said he wants to hear from John Bolton, and two of his aides confirmed to NBC News he will, as expected, vote to call witnesses. Lisa Murkowski, R-Alaska, has hinted at an interest in hearing from witnesses but said Thursday night she was still "processing" both sides' arguments.
Why it's possible impeachment could be over by FridayJan. 30, 202005:08
Lamar Alexander, R-Tennessee, had been one senator Democrats had hoped they could sway, but in a statement Thursday night he suggested that House managers had already proven their case, but the misconduct didn't rise to the level needed to remove a president.
"It was inappropriate for the president to ask a foreign leader to investigate his political opponent and to withhold United States aid to encourage that investigation," Alexander said.
"When elected officials inappropriately interfere with such investigations, it undermines the principle of equal justice under the law. But the Constitution does not give the Senate the power to remove the president from office and ban him from this year's ballot simply for actions that are inappropriate."
Other Republicans who were Democratic targets have recently said they will not be voting with the Democrats. They include Cory Gardner of Colorado, Pat Roberts of Kansas and Steve Daines of Montana. Pat Toomey of Pennsylvania told Fox News on Thursday he will not vote for witnesses, and Jerry Moran of Kansas also came out against witnesses.
Other Democrats were looking to Rob Portman of Ohio, a Trump ally but also the founder of the Senate's Ukraine Caucus and one of the lawmakers who pushed the president to release the frozen military aid to the country. If Romney, Collins and Murkowski vote for witnesses, Portman would be crucial to Democrats in breaking a tie and getting the 51 votes needed for additional testimony.
In the event of a 50-50 tie, the vote is expected to fail, Roberts is highly unlikely to weigh in.
Speaking on "Fox & Friends" on Thursday, Sen. Mike Braun, R-Ind., said a tie vote would be "tricky," adding that's "because there's a question of how much sway the presiding officer would have over that dynamic."
Braun said Roberts "could" decide to break the tie.
"And then, if 51 senators don't like the decision, you could overrule the presiding officer," he said. "So we are getting into some territory that's probably uncharted here."
Democrats have demanded that the Senate call a series of witnesses, including Trump's former national security adviser John Bolton and his acting chief of staff, Mick Mulvaney. This week, The New York Times reported that, according to a manuscript of Bolton's coming book, Bolton alleges that Trump directly linked Ukrainian aid and the investigations of Democrats he was seeking in an August conversation. Trump has denied having such a discussion.
NBC News has not seen the manuscript or verified the claim.
Should witnesses be approved, Republicans have pledged to call for testimony from people like former Vice President Joe Biden's son Hunter Biden and the whistleblower whose complaint triggered the impeachment proceedings, among others.
Every impeachment trial in history has had witness testimony. Twenty-six witnesses testified in the 2010 trial of Judge Thomas Porteous, the most recent impeachment trial, including 17 who did not testify before the House.

Si è aperto, non dà segno di chiudersi....


Alberto Pasolini Zanelli

Si è aperto, non dà segno di chiudersi, soprattutto nelle polemiche. Gli impeachment sono fatti così: non succedono spesso (una volta ogni vent’anni o addirittura meno), ma durano, si estendono, creano dibattiti collaterali; una volta conclusi danno il via alle recriminazioni, alle polemiche e, anche e forse soprattutto, alla gloria dei protagonisti, non tanto (ed è logico) degli imputati, quanto degli avvocati, dei testimoni, dei presidenti. Anche se le “vittime” non raccolgono applausi o consensi (è raro anche che suscitino compassione), accusatori e difensori mettono da parte buoni gruzzoli di notorietà e, spesso ma non sempre, di “gloria”. Rimangono nella storia della giurisprudenza politica americana. Il penultimo processo di impeachment risale al secolo scorso, agli anni Settanta. Il protagonista fu un presidente repubblicano, Richard Nixon. Fu condannato, pochissimi o nessuno lo rimpiangono. I suoi reati non erano gravissimi, ma ferivano la buona reputazione del sistema: la vicenda si aprì quando un paio di “spie di partito” repubblicane furono scoperte da umili guardie di appartamenti, le ricerche tirarono fuori che l’uomo della Casa Bianca sapeva e aveva cercato di cancellare le tracce. Lo lapidarono e lo “convinsero”: si dimise prima ancora della sentenza.

Adesso tocca a Trump, anch’egli presidente, anch’egli repubblicano, con le mani in pasta in atteggiamenti e manovre politiche impopolari, presentabili come gravi, coinvolgendo scelte di politica estera e anche passaggi illegali di denaro; compiuti però da un suo avversario politico, Joe Biden, ex vicepresidente (democratico) di Obama, ora aspirante a ritornare alla Casa Bianca come presidente. Attraverso un sistema non frequente: una carica non politica ma legata ad affari di petrolio e messa in mano a suo figlio. Non era un reato, ma uno scandalo forse sì e Trump fu tentato di “tagliare le gambe” a papà. La sede era in Ucraina, per quasi un secolo provincia sovietica, poi indipendente dopo il crollo del sistema sovietico. Cosa che innervosì Putin che cercò e cerca ancora di riportarla alla vecchia situazione. Con le polemiche e anche con le armi. I governanti di Kiev chiesero aiuto all’America, Trump promise un grosso carico di armi, ma non gratis: propose agli ucraini di denunciare le “scorrettezze” di Biden in modo da cancellare le sue ambizioni. Così l’Ucraina si trovò disarmata e amareggiata e in America si sollevarono, comprensibilmente, i suoi simpatizzanti e si estese una polemica che portò anche al licenziamento dell’ambasciatore Usa, una diplomatica di carriera da cui l’America apprese che anche il figlio di Trump ricopriva cariche non del tutto disinteressate. A questo punto le polemiche si moltiplicarono da entrambe le parti, ma le accuse più gravi erano e sono contro Trump, anche perché è in carica: non solo corruzione, ma anche complicità con il vecchio e temuto nemico di Mosca. Dai e dai, impeachment, una creatura giuridica americana, inventata, o scoperta, dai Padri Fondatori degli Stati Uniti, compreso un personaggio “beatificato”. Già nel diciottesimo secolo.

Sembrava ieri quando si è aperto il processo diverso da tutti gli altri. La Costituzione prevede che sia la Camera ad elaborare i capi d’accusa e al Senato la sentenza. Quest’anno la Camera è a maggioranza democratica e quindi si è rivestita da pubblico ministero. Il Senato (maggioranza repubblicana) infilò la toga del giudice e quindi scelse un magistrato famoso e pensionato, Alan Dershowitz, illustre professore a Harvard portatore, fra le altre, della convinzione che certi reati non possano essere esaminati e giudicati dal Parlamento: differenza fondamentale, secondo lui, del sistema britannico in cui la Camera dei Comuni ha invece l’ultima parola. Imputati, giuria e telespettatori di mezzo mondo hanno così assistito a uno spettacolo raro: non sono i magistrati a fare domande ma gli imputati o i difensori ad aprire il dibattito. Per un reato come l’impeachment ce n’è uno almeno per ogni “reo” e più che fare domande espone le proprie convinzioni. Alla fine della seduta si tirano le somme, anche se si rende necessario un bis, e si formano, come in altri sistemi, i “colpevolisti” e gli “innocentisti”. Nel caso di questo impeachment, guidati da quasi tutti i “giudici”, risultano finora in forte maggioranza e di conseguenza il presidente Trump è incoraggiato ad aspettarsi l’“assoluzione”. Se non ci saranno colpi di scena, insomma, rimarrà il presidente repubblicano. I democratici sono ovviamente delusi e arrabbiati. Ma pronti a rifare i conti. Perché entro l’anno (e precisamente il secondo martedì di novembre) ci sono le elezioni. Per la Camera, per il Senato e per la Casa Bianca.

Il divorzio in Italia dura più della pena per l'omicidio del coniuge



Il divorzio in Italia dura più della pena per l'omicidio del coniuge. Almeno prima che il legislatore accorciasse i tempi delle separazioni. A misurarsi con la fine arte del paradosso, da gustare con ironia, è Piercamillo Davigo, presidente della II Sezione Penale presso la Corte suprema di Cassazione e membro togato del Csm.

Davigo Davigo
Il ragionamento serve a smascherare un sistema giudiziario "criminogeno", sostiene il magistrato: "Per la soppressione del coniuge la pena prevista è trent'anni. Ma vediamo cosa succede. Se uno ammazza la moglie e confessa, porta a casa le attenuanti generiche". Grazie alla sua versione, l'unica, magari si becca anche l'attenuante della provocazione.

"E risarcisce il danno che in realtà è il costo della separazione", spiega il magistrato strappando i sorrisi della platea. La somma delle attenuanti più il giudizio abbreviato fanno diventare i 30 anni iniziali quattro anni e quattro mesi. Da scontare in carcere, però. Neanche per sogno! "I requisiti non ci sono. Pericolo di fuga? Si è costituito. Inquinamento delle prove? Ha confessato. Reiterazione del reato? È vedovo!". Un anno e quattro mesi ai domiciliari e poi servizi sociali, e questo è quanto. "E dal giorno dopo può fare la comunione, col divorzio no", conclude Davigo in equilibrio tra ironia e un pizzico di amarezza.


Prodi: «Salvini già al secondo errore"



Corriere della Sera
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Grazie del video Oscar, il Prof ha sempre le idee chiare. E che nostalgia del vecchio Ulivo! Of course senza D’Alema e Bertinotti

Sandro
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            Caro Bartoli,

se il PD avesse fatto solo due errori dove sarebbe oggi? E invece…

            Cordialmente,

            Marco Fornasir

PS. Le ultime elezioni regionali hanno avuto come risultato 8 Regioni al centro-destra e la salvezza (insperata) della roccaforte Emilia-Romagna al centro-sinistra. Vedo però che Zingaretti esulta.
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Chi di speranza vive....
Marcello Bemporad

Lotta fra due fazioni, o meglio fra due eserciti


Alberto Pasolini Zanelli

Quella che poteva essere l’ultima giornata di dibattito sull’impeachment di Donald Trump si è estesa e trasformata in una lotta fra due fazioni, o meglio fra due eserciti. Quella messa in campo dalla Casa Bianca equivaleva alla scelta dei “professori vivi” e di fondatori degli Stati Uniti “ovviamente morti”. Ma che si sono presentati in difesa di Trump servendosi soprattutto delle parole e delle situazioni prese in esame negli anni dell’indipendenza. Senza riguardi all’orologio: un giurista famoso come Dershowitz ha parlato oltre due ore e citato, se non addirittura letto, tutte le pagine dei Padri Fondatori. Riassumendole in una sentenza: non importa se l’imputato abbia commesso o meno i “reati” di cui è accusato. Non importa, perché non sono reati. O almeno non lo erano nel momento in cui l’America era in una culla. Tutti gli interrogativi posti nel procedimento di impeachment sono una perdita di tempo perché non potrebbero in alcun caso produrre una sentenza. Per quelle accuse oggi caricate su Trump si sono già occupati i coetanei di George Washington decidendo, secondo i difensori della Casa Bianca di oggi, che sono cose di cui si deve occupare il Senato o al massimo la Camera: inutilmente, perché le cose rimproverate a Trump sono illecite e incostituzionali.

Quello che doveva essere il parere della difesa è così diventata un’occasione per una lezione di storia, in assenza però dei giuristi che eventualmente fossero di opinione opposta. Il buon umore si è così diffuso fra i repubblicani, limitato però per gli sviluppi paralleli e “esterni”. La “voce” più attesa o temuta non ha risuonato nell’aula, perché il “presentatore” non si è presentato. Si è incontrato con il presidente, hanno quasi litigato, lui, John Bolton, ci ha scritto sopra, a mano, un libro, di cui pare abbia consegnato a qualcuno l’unica copia. I lettori privilegiati pare abbiano dovuto procedere sul manoscritto. Non c’è stata una risposta ufficiale fino al calare della notte. La giornata è chiusa appunto così, rimandando i protagonisti previsti e soprattutto il critico più criticato, il candidato democratico alla Casa Bianca che sembra prevalere sui suoi concorrenti. Si tratta naturalmente di Joe Biden, che è stato per otto anni vicepresidente degli Stati Uniti in compagnia di Obama, ma che ha “permesso” a suo figlio di andare a fare affari all’estero e, guarda caso, proprio in Ucraina, con compensi assai rilevanti, dal milione di dollari all’anno come minimo. Ciononostante papà è stato fino a due giorni fa il candidato più forte e più pericoloso per Trump, anche perché esperto e soprattutto “moderato” in un partito che si sta spostando a sinistra.

Lo indicavano quasi tutti i sondaggi, compreso l’ultimo stilato da un ente culturale che si chiama “Pisa”. Trump vi compariva come sempre il favorito con l’eccezione, appunto, di Biden, con quattro “punti” sull’attuale presidente, favorito da 52 elettori su cento di fronte al 48 per cento di Trump. Poi si sono diffuse, o meglio rafforzate, le voci e quel presidente che è considerato innocente dalle accuse di cui si è chiesto il suo impeachment, ha cominciato a soffrire di diffidenze o altri sentimenti psicologici e così è andato indietro: due punti dietro Biden ma anche dietro Bernie Sanders, l’ultrasettantenne che, unico, si proclama socialista. Tre punti su Mike Bloomberg, il miliardario che si proclama miliardario e, a differenza dei suoi concorrenti, non chiede finanziamenti elettorali ma ci mette tutto di tasca sua. Trump è poi addirittura dietro i due democratici giovani: Pete Buttigleg (45 contro 48 per cento) e la quarantenne molto guardata Amy Klobuchar. E a parità assoluta con Elizabeth Warren, la senatrice del Massachussetts. La “socialdemocratica” che, fino a pochi giorni prima, sembrava avviata a crollare. Ed è risalita di colpo. Quando glielo hanno comunicato, questa anziana professoressa e senatrice ha regalato ai suoi simpatizzanti uno spettacolo originale: una serie di saltini di gioia.

Brexit: tre anni e mezzo di agonia, ma il peggio comincia ora


Chances e incognite: la Brexit finalmente, ma il peggio comincia ora
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero 
Dopo tre anni e mezzo di agonia, con il sigillo della Regina, la Brexit sta arrivando al suo compimento. Venerdì a mezzanotte (ora italiana) la Gran Bretagna lascerà definitivamente l’Unione Europea.
Il processo di messa in atto del referendum è stato così lungo e penoso che a Bruxelles anche coloro che non volevano il distacco della Gran Bretagna (ed erano nettamente la maggioranza) stanno ora tirando un respiro di sollievo.
Con la consumazione del divorzio molti leader europei, a cominciare dalla Cancelliera tedesca, che pure era ad esso contraria, sono stati infatti quasi costretti ad essere contenti di porre fine alle incertezze di un paese che ha finito con il rallentare ulteriormente la già lenta capacità di decisione degli altri ventisette.
Non pensiamo però che i problemi siano finiti. In primo luogo, presa la decisione politica, i negoziati per regolare il divorzio, dopo un matrimonio durato oltre quarantacinque anni, si presentano molto complicati. Un matrimonio per effetto del quale non solo abbiamo in comune migliaia di leggi e regolamenti, ma un infinito numero di imprese che condividono proprietà, mercati e strategie produttive. Senza contare i progetti condivisi nel campo della ricerca e i milioni di lavoratori che si sono mossi dall’Europa alla Gran Bretagna e viceversa.
Per portare a termine quest’impressionante mole di lavoro, il primo ministro britannico si è dato un anno di tempo: uno spazio che gli esperti ritengono insufficiente, ma su cui Boris Johnson si è fortemente impegnato di fronte al Parlamento e all’opinione pubblica.
Anche se non possiamo tracciare gli itinerari precisi di questo percorso, cercheremo almeno, sperando che il tutto avvenga nei tempi stabiliti e in un clima di collaborazione reciproca, di riflettere su come saranno in linea di massima regolati, a partire dal 1 gennaio 2021, i flussi dei turisti, i diritti dei lavoratori, i pagamenti a carico degli studenti universitari, i nuovi regolamenti doganali e gli infiniti problemi ad essi connessi. Le informazioni e le indiscrezioni sulle dispute riguardanti questi temi ci perseguiteranno a lungo e, data la loro importanza, bisogna che i responsabili di Bruxelles e anche i nostri governanti esercitino una quotidiana attenzione sulle trattative.
Finora il raffinato tentativo britannico di dividerci è andato fallito, ma i prossimi negoziati non saranno carezze. In linea di massima non ci saranno ostacoli insormontabili per regolare in modo positivo i flussi commerciali: gli interessi al mantenimento di un mercato aperto sono troppo forti da entrambi i lati, anche se si profilano già notevoli differenze riguardo agli standard ambientali, alle regole sul lavoro e, soprattutto, riguardo alle politiche fiscali. A Bruxelles si è già preoccupati sulle possibili chiusure del mercato del lavoro, anche perché la restrizione dei flussi migratori è stata uno dei temi dominanti della campagna in favore della Brexit.
Le cose infatti non promettono bene in questo campo: mentre, solo per fare un esempio, la Camera dei Lord si era pronunciata a favore del proseguimento dell’adesione britannica al progetto Erasmus per la mobilità degli studenti, la Camera dei Comuni (che è la vera responsabile della decisione) ha preso le distanze da questa apertura.
La  preoccupazione dominante nei corridoi di Bruxelles riguarda tuttavia il pericolo di avere di fronte all’uscio di casa un paese grande e con il mercato finanziario più sofisticato d’Europa (e forse del mondo) che usa la leva fiscale come strumento di concorrenza con molta più sistematicità e ampiezza di quanto stanno già purtroppo facendo Irlanda, Olanda e Lussemburgo.
Prepariamoci quindi ad assistere a una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale si dovrà trovare un compromesso sui diritti dei lavoratori, sulla mobilità degli studenti e sulle regole della protezione dell’ambiente.
Si tratta di problemi enormi: basti pensare che, in questo momento, vi sono 3,5 milioni di cittadini comunitari residenti nel Regno Unito e 1,2 milioni di cittadini britannici nell’Unione Europea.
Un altro grande interrogativo riguarda i possibili cambiamenti nel campo della politica estera. L’uscita della Gran Bretagna spingerà ad un alleggerimento delle sanzioni con l’Iran e la Russia, sanzioni che pur essendo appoggiate da un notevole numero di paesi europei, trovavano nella Gran Bretagna la posizione più intransigente?
E questo ci porta all’interrogativo fondamentale: vi sarà (come è sempre stata ferma convinzione dei sostenitori della Brexit) un rapporto economico e politico privilegiato fra il Regno Unito e gli Stati Uniti? E, nel caso, quale sarà la reazione dell’Europa?
Le incognite non sono finite, a partire dalla politica energetica. Senza dimenticare che, mentre un accordo sul flusso delle merci non è ostacolo insormontabile, nel campo dei servizi i problemi sono molto più complicati, a cominciare da quelli finanziari, settore nel quale i paesi europei, a partire dalla Francia, stanno già operando per riportare in patria funzioni fino ad ora accentrate nel mercato di Londra.
È quindi certo che, prima della fine dei negoziati, ne vedremo di tutti i colori.
Su un solo punto non vi è incertezza: la lingua franca dell’Unione Europea rimarrà l’inglese, anche se essa sarà la lingua madre solo dell’1% dei suoi cittadini.

Che succede al senato


Impeachment 
 
On its second day of opening arguments, President Trump's defense team almost completely ignored the bombshell claims made by former national security adviser John Bolton. Instead, lawyers focused on attacking Joe and Hunter Biden, as expected. And they even brought out former independent counsel Kenneth Starr, who led the investigation leading to President Bill Clinton's impeachment, to warn senators of what he called the "age of impeachment." When the defense finally did get around to mentioning Bolton's claims, Trump lawyer Alan Dershowitz claimed that not only was any quid pro quo in Trump's Ukraine dealings not an abuse of power, but abuse of power itself is a "political weapon" and not necessarily an impeachable offense. Meanwhile, moderate Republicans are still mulling the case for having witnesses at the trial, and Sen. Mitt Romney believes it's "increasingly likely" that other Republicans would now join him in calling for Bolton to testify.
Good Morning from CNN <5things cnn.com="">

Lettera dall’Italia



Roma, 27 gennaio 2020

Giorno della Memoria (e anche il giorno dopo in cui un partito dichiaratamente razzista, la Lega, ha perso le elezioni in Emilia Romagna)



Caro Oscar, amico mio,

questa volta desidero anticiparti io, con una lettera da questa nostra Italia: che ieri, forse, pare, sembra,  essersi risvegliata dal sonno dell’indifferenza e dell’irresponsabilità in cui è precipitata.

Per vederlo finalmente sconfitto, abbiamo dovuto assistere a un’ennesima provocazione del leader della Lega: quella che ha visto non una plebaglia razzista come nella famigerata “notte dei cristalli”, ma un già Ministro degli Interni della nostra Repubblica (!), andare a suonare – in una sorta di nostrana “notte dei citofoni” – a casa di cittadini immigrati, perché indicatigli, da dei delatori, come spacciatori… Proprio come In quei film western in cui “the crowd”, o meglio “the mob”, una folla qualunquista e populista, vuole farsi giustizia da sola.

Sconfitto, a mio avviso, perché anziché farsi leader e portavoce di una destra e, più in generale, di un mondo conservatore largamente maggioritario nel nostro paese - un mondo non più rappresentato da un Berlusconi bolso e logorato dalle sue abitudini e dall’età –, ha preferito, per scarsa cultura (sia democratica, sia proprio di formazione e di inesperienza in una qualsiasi professione lavorativa), assecondare i peggiori e più gretti istinti purtroppo sempre vivi nell’anima italica: quelli che hanno portato al fascismo, alla guerra, alle leggi razziali.

Un’angustia identitaria, un provincialismo, un qualunquismo, una paura dell’altro mai sopiti e che fatalmente, a un certo punto della nostra storia, si materializzano in una forma nuova di autoritarismo: che oggi è il “leghismo”.

Grazie “Sardine”, grazie cari, splendidi, semplici ragazzi italiani. Che, a un certo punto della nostra storia, siete scesi in piazza per risvegliarci e ricordarci che non è detto che quegli istinti gretti e allofobii presenti nella nostra anima più nera, debbano sempre prevalere: proponendo, invece, il dialogo rispetto allo scontro, l’uso della ‘parola’ rispetto al ‘colpo’, il ragionamento rispetto all’emotività della retorica.

Grazie per aver contribuito, in modo assolutamente determinante, alla sconfitta, o, perlomeno per ora, al ridimensionamento, di un leader e di una folla “neo-barbari”: come quelli che vorrebbero interpretare tutta la restante popolazione, tutti noi democratici – e soprattutto il governo, le istituzioni e  la giustizia – come in quei vecchi film western americani.

Un abbraccio

Alessandro Petti
Roma
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Ho opinioni differenti da quel signore di Roma. Si avverte  nel.leggerlo che non vive e lavora in Emilia Romagna.

Per onestà intellettuale.

Gianluca Riguzzi.
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E’ vero. Il 
Adesso immigrati irregolari, spacciatori e sinistri psicologi trovano una temporanea legittimità.

Luogo ideale per allevare figli e nipoti.
all the best,
Alessandro Pescini
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Salve.

Ho letto la lettera, civile e dignitosa, che lei ha riportato e i due commenti, il secondo di tono un po' diverso, che pure sono stati pubblicati.
La ringrazio delle sue comunicazioni che leggo regolarmente con interesse.
Cordiali saluti
Rodolfo Ambrosetti




Caro Oscar,
oggi ho letto il tuo blog, mi  è piaciuta Lettera dall’Italia e spero che gli "inevitabili immigrati irregolari, spacciatori e sinistri psicologi" siano abbastanza pochi e migliorabili da permettere all'Italia, questa specie di ponte verso un mondo molto difficile, di uscire bene dai prossimi decenni di masse in movimento.
L'Italia ne fa le spese più di altri e forse se la caverà: avremo bisogno di Ministri dell'Interno capaci di imprimere ordine e farlo rispettare a chi arriva qui, bisogno di uomini di Magistratura capaci di cooperare senza tentazioni di sostituirsi agli altri poteri e tantomeno sovrapporsi alle valutazioni scientifiche (il caso di Ilaria Capua è esemplare).
Detesto Salvini coi suoi atteggiamenti, staremo a vedere cosa sapranno fare gli altri.
Buon vento (come si dice a vela) a Washington dove i rischi sono peggiori che qui, visto il livello mentale dell'uomo che rischia la rielezione,
Roberto Paolieri della Monica
*caro saluto a APZ

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E' un sollievo che nel "Giorno della Memoria" il partito dichiaratamente razzista non abbia vinto in EmiliaRomagna.
Purtroppo però i cittadini del Mondo, in particolare gli italiani, hanno la memoria corta e  non sanno cogliere i segnali : i continui successi di quel partito lo dimostrano.
God bless Italy
.

Alessandro Antonelli 





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Ho detto: Questa poteva risparmiarsela, ma nessuno ha puntualizzato quanto segue:
Nessuno è  perfetto,  ma talvolta sarebbe bene sapere  prima di spargere dell'inutile fango,  primi della classe,  sempre quelli di sinistra

DEDICATO A CHI CRITICA SALVINI PER AVER CITOFONATO ALLO SPACCIATORE TUNISINO:

 “SI fa tanto parlare di citofoni. Val la pena chiarire alcune cose:
1) il citofonato è stato arrestato 6 volte e segnalato 13, per spaccio, anche d'eroina (reati da lui stesso ammessi).
2) Il fratello si è fatto 7 anni per rapina, spaccio, lesioni.
3) La signora italiana che accompagnava Salvini, ha un figlio morto per overdose.
4) La signora è stata minacciata di stupro e di morte.
5) Dopo l’incontro con Salvini hanno sfasciato il parabrezza dell'auto della signora a sassate.
6) Il palazzo intero è occupato abusivamente da 30 magrebini.”
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E pensare che i conduttori delle solite TV e i loro intervistati asserivano, in coro, che quel povero giovane angelico era INCENSURATO. 


Armando Stavole





By Tim Hepher
12 hrs ago
Boeing's 777X jetliner takes off on maiden flight

SEATTLE (Reuters) - Boeing Co successfully staged the first flight of the world's largest twin-engined jetliner on Saturday in a respite from the crisis over its smallest model, the grounded 737 X.

 Reuters/LINDSEY WASSON A Boeing 777X airplane taxis during an attempted first test flight from the company's plant in Everett

The 777X, a larger version of the 777 mini-jumbo, touched down at the historic Boeing Field outside Seattle at 2 pm (2200 GMT) after a debut which began almost four hours earlier at Boeing's revamped wide-body assembly lines north of the city.

The decision to take advantage of a gap in clouds to start the months of testing needed before the jet can carry passengers came after two attempts had to be postponed due to high winds.

"It's a proud day for us," said the chief executive of Boeing's commercial airplane unit, Stan Deal.

As the 252-foot-long aircraft - the longest commercial jet by a whisker - drew to a halt before waiting VIPs, rows of undelivered 737 MAX stood idle nearby in a reminder of the crisis that has engulfed Boeing since it was grounded last year.

"It made all of our employees proud one more time of who we are and what we get to do, by flying a brand new airplane that is going to change the world one more time," Deal said.

The aircraft is the larger of two versions planned by Boeing and will officially be called 777-9, but is better known under its development codename, 777X.

Hallmarks include folding wingtips - designed to allow its carbon wings to fit the same parking bays as earlier models - and the world's largest commercial engines from General Electric, wide enough to swallow a 737 MAX fuselage.




FAA COOPERATION

While eyeing hundreds of sales this decade, Boeing's new 406-seater must overcome hurdles from regulators and buyers.

The 777X will be the first major aircraft to be certified since the role of software flaws in two fatal 737 MAX crashes prompted accusations of cosy relations between Boeing and the Federal Aviation Administration and heralded tougher scrutiny.

The FAA has pledged to ensure the 777X review is conducted rigorously, while launch customer Emirates wants the plane to be put through "hell on Earth" during testing to ensure it is safe and meets performance expectations.

Boeing's chief test pilot, who co-piloted Saturday's sortie, said it would work closely with regulators.

"We are going to follow the normal processes we always follow and work with the FAA and they are going to work hand-in-hand with us," Craig Bomben told reporters.

"We took the time to get the airplane ready for flight test so I think we are going to march through flight tests successfully and quickly and get it certified to the FAA standards."

The 777X is expected to enter service in 2021, a year later than originally scheduled because of development snags.

It will compete with the Airbus A350-1000 which seats about 360 passengers. Big twinjets are steadily displacing the older four-engined Boeing 747 and soon-to-be-axed Airbus A380.

Yet experts cite worries about wide-body demand due to overcapacity and economic weakness. Airlines canceled more than twice as many big jets as they ordered last year, according to Rob Morris, consultancy chief at UK-based Ascend by Cirium.

While Boeing says it has sold 309 777X - worth $442 million each at list prices – many in the industry have questioned its dependence on Middle East carriers who are scaling back orders.

"Longer-term, they'll need more than those guys for that airplane. They'll need the big network carriers to find routes that it works on," said Aengus Kelly, chief executive of leasing giant AerCap.

(Reporting by Tim Hepher; Additional reporting by Laurence Frost; Editing by Daniel Wallis)

Trump, visto da sinistra

Donald Trump just lost

Republican Senators will have to decide whether they want to alienate voters by not calling witnesses in the impeachment trial, or whether they want to alienate Donald Trump by calling witnesses. It’s up to them, and they’ll have to live with whatever negative impact it has on their own reelection chances. And we already know the Republicans are all going to vote to acquit Trump in the end. All that said, Trump just lost.
Going into this Senate impeachment trial, there were clear parameters for what would represent a win or loss for Donald Trump. His current approval rating, at roughly 40%, gives him no chance in the 2020 election. The only way he could “win” this trial would be if he came out of it with a significantly higher approval rating, which would put him in contention for 2020. If Trump’s approval rating remains the same or goes down as a result of this trial, he loses – even if he is acquitted.
Because Trump insisted on hiring disgraced low-rent defense attorneys who are merely going to spew conspiracy nonsense aimed at pleasing Trump’s base, there was never any chance that the defense portion of the trial would boost Trump’s approval rating. His only shot at “winning” this trial was if the House Democrats presenting the case ended up doing a poor job in the eyes of those Americans watching at home, or if the Democrats handed Trump something he could use in the court of public opinion.
But as it’s turned out, Adam Schiff and the House managers finished presenting their case tonight, and they’ve gotten rave reviews from most of the public. Trump’s base is whining, but they don’t matter, because their votes are locked in for Trump anyway, and there aren’t nearly enough of them to elect Trump on their own. It’s the people in the middle who matter, the ones who didn’t follow the Ukraine scandal or impeachment saga until it landed in their laps this week on their favorite TV channel. What they saw was an overwhelmingly compelling case for Donald Trump’s guilt.
The window for this trial to boost Donald Trump’s approval rating has now closed. It’s now a given that his approval rating won’t rise as a result of the trial. This means Trump just lost. It’s not clear if he understands this. But he definitely just lost the trial.

E Kiev si trovò di colpo al centro dell’America.


Alberto Pasolini Zanelli

Per quasi una settimana, Kiev è stata la capitale politica d’America. Se non proprio “rubato”, ha preso in prestito il ruolo di Washington. Nel palazzo d’America si è parlato di più e con più passione (o ira) della “metropoli” ucraina. È come se Donald Trump fosse, almeno temporaneamente, presidente di quel lontano Paese e non del suo dove si sta già lavorando e battagliando delle elezioni presidenziali di novembre. I tempi che il “supermagistrato” degli Stati Uniti ha concesso alla rissa dell’impeachment un tempo più che generoso, tale da travalicare i confini di un mese e gli orari quotidiani molto avari di pause. Si è parlato molto, concluso poco. Le ripetizioni sono state (e prevedibilmente continueranno ad essere) dei chiarimenti. Accusa e difesa hanno ripetuto le parole previste, non c’è stato nessun segno di “riavvicinamento” o tregua. Le voci, queste sì, si sentivano in tutta l’America ma non hanno portato novità. Gli “assalitori” di Trump hanno martellato le sue colpe, i difensori ribadito le sue innocenze.

E Washington ha finito per assomigliare a Kiev, fragile capitale di una patria antica e tormentata. Antica quasi quanto il mondo. Delle sue terre e sponde, si parlava già ai tempi di Omero e delle guerre greche. Se ne sono interessati i Romani. È da sempre il pezzo più orientale d’Europa. L’hanno invasa e dominata i tartari, i turchi. Ci si sono spinti anche gli svedesi in una guerra contro i russi, con l’appoggio dei cosacchi che ha prodotto un epos in Gran Bretagna. Se ne è occupata attivamente una zarina più famosa del suo dinamismo erotico. Da Sanpietroburgo è arrivata l’idea di costruirvi una città moderna, piena di architetti italiani, inaugurata da un francese dal nome famoso, Richelieu. La chiamarono Odessa e la riempirono, per modernizzarla, di immigrati che avevano già assaggiato a casa l’industria moderna mentre gli ucraini erano rimasti contadini. Seguì anche una guerra in cui si infilò pure Cavour, spedendo i bersaglieri, nella sua strategia di “risvegliare” e unire l’Italia. Durante la Prima guerra mondiale, l’Ucraina fu data in “affitto” alla Germania, sconfitta la quale è dilagata la rivoluzione bolscevica, ricca di “invenzioni”, fra cui quella staliniana di far morire di fame milioni di contadini ucraini per evitare che quella sorte toccasse a degli operai russi. Gli ucraini la presero male, al punto che nella Seconda guerra mondiale molti di loro si sono schierati con i tedeschi. Innervosendo nuovamente Stalin, che ne fece deportare milioni in Siberia. Morto lui, il successore al Cremlino fu un ucraino, Nikita Krusciov, che ai compatrioti regalò il pezzo di Ucraina più prezioso: la Crimea. Cioè lo sbocco al mare, togliendolo alla Russia, che tanto era tutta Unione Sovietica. Sfasciata quest’ultima, arrivò al potere Putin, che non ha niente di ucraino: anzi è una specie di “leghista”, cresciuto nella nordica Leningrado. Che non avrebbe mai tollerato che si privasse la Russia di un così importante sbocco sul mare: organizzò un referendum e gli ucraini in Crimea si rivelarono minoranza. Maggioranza altrove, dove ci sono immigrati russi, buona scusa per infiltrarvi l’armata di Mosca.

Che cosa c’entrano gli americani? Per diversi motivi, fra cui la cura della indipendenza ucraina, un porto sul Mar Nero e la prossimità al Medio Oriente. La capitale c’era già, ed è rimasta Kiev, in cui affluirono rappresentanti dell’Occidente, soprattutto americani. Uno dei quali è il figlio dell’ex vicepresidente Usa Joe Biden, ora senatore e aspirante alla Casa Bianca che i sondaggi rivelano pericoloso per Trump, che è venuto incontro al nuovo governo promettendo dollari e armi per l’esercito ucraino nelle zone di frontiera con i russi. A quanto pare non sapeva del trasloco di Biden jr. L’Ucraina indipendente è a quanto pare corrotta quanto la madre sovietica. Voci si diffusero anche sul politico americano. Trump ci vide un’occasione per indebolire la “mano” del rivale attraverso la pubblicazione di voci su suo figlio. Quelli di Kiev rifiutarono, lui bloccò gli aiuti militari e ora è accusato di avere promesso di riprenderli solo se il governo ucraino denunciasse le “scorrettezze” e facesse i nomi. I suoi avversari politici definirono questo un ricatto e di lì partì la “pratica” dell’impeachment. E Kiev si trovò di colpo al centro dell’America.



Fauna politica


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Nonostante la radicale divisione dell'America, il processo per impeachment al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al di là delle rispettive posizioni illustrate dai senatori democratici e repubblicani mostra a tutto tondo quale sia il rispetto di questa classe politica nei confronti della massima istituzione parlamentare, ovvero il Senato.

Il presidente del procedimento di impeachment, il giudice della Corte Suprema Roberts, è dovuto intervenire per ricordare ai senatori che l'ambiente senatoriale non consente nemmeno  lievi polemiche personalizzate. Pensate voi.

In Italia il teatrino dell'avanspettacolo politico e' quotidianamente animato da caratteristi che solleticano la sganasciata risata di quella parte di opinione pubblica sensibile solo all'umorismo che si crogiola nel turpiloquio.

A proposito di Luigi Di Maio, esponente di punta del Movimento Cinque Stelle, che ieri ha dato le dimissioni dall'incarico di capo politico del M5S: non ho mai votato per i Cinque Stelle e neanche votero' in futuro.

Quello che mi disturba è il ripetersi ossessivo del fatto che questo giovane politico di 32 anni abbia fatto il mestiere di steward vendendo bibite allo stadio.

Fare politica è un mestiere molto difficile. Qualcuno ci riesce splendidamente grazie a qualche calcio in culo dei genitori (vedasi per esempio il caso del signor Giorgio W Bush, noto alcolizzato, che ha regalato all'America otto anni di crisi e morti in Afghanistan e in Iraq).

Oppure ci sono i nullatenenti come Luigi Di Maio che è riuscito a salire velocemente i gradini della politica italiana diventando interlocutore di politici professionisti di alto bordo. Non ci risulta che abbia rubato.

Se c'è riuscito qualche talento dovrà pur averlo.

Un altro nullatenente che è diventato il politico più popolare in Italia in questo momento e' il signor Salvini.

Singolare il fatto che molto pochi, si azzardino a ricordarne gli studi incerti, la disinvoltura con la quale ha gestito la sua permanenza al ministero degli interni, i 49 milioni dati alla sua Lega e volatilizzati, i fondi ricevuti dai russi sui quali si attende il giudizio della magistratura.

Infine ma non ultimo il caso di un vecchio di 83 anni che, presentando una candidata del suo partito, ha detto: "La conosco da 26 anni ma non me l'ha mai data…" riuscendo a suscitare il ghigno dei pochi superstiti che ancora lo votano e appesantendo ulteriormente, come se ce ne fosse stato bisogno, l'atmosfera da truogolo nella quale questo vetusto e patetico sporcaccione continua a recitare.

Oscar
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Mi dispiace solo che, di tutti i gaglioffi dell'arco costituzionale, purtroppo ne hai citati solo tre.
Qui il piu' pulito ha la rogna e vale il principio: tanto in alto quanto in basso. 
Sinceramente 
Armando Stavole
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Caro Oscar,

la morale, l'etica, l'equità e la giustizia non sono più (se mai lo sono stati) arnesi d'obbligo per i politici ? I politici dovrebbero occuparsi della polis, cioè della casa comune, gestendola con serietà, capacità e probità.
Nulla di più lontano dalla realtà attuale, con le conseguenze ben facilmente immaginabili: corruzione, ladrocinio, spreco, inazione. Mancano politici onesti (su questa e sull'altra sponda dell'Atlantico) o semplicemente quelli validi sono emarginati da sistemi caotici e casuali ?
Il principio medievale Ordo ab Chao è perso per sempre ? C'è qualcuno che tiene la fiamma accesa dei sacri principi del 1789: Liberté-Egalité-Fraternité ?
Un abbraccio,
Dario Seglie, Italy
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Caro Oscar,
Da quanto dici traspare che, se non si hanno tracce di ruberie di varia natura, si ha un titolo di merito per Montecitorio. Nella fattispecie, lo assegni a Di Maio. Certamente il giovanotto ha qualche dote per essere arrivato a Ministeri dello Sviluppo Economico, Esteri ed a gestire un partito. Poi, in fondo, la colpa non è sua se il suo partito è destinato all'oblio. Un movimento di protesta (quale il Vaffan..... di Grillo) per esistere deve continuare a raccogliere la protesta di una parte del Paese e continuare a protestare (i temi non mancano mai). Però, se va a governare è destinato a scomparire. Cultura, esperienza, trascorsi di lavoro non si inventano ed un insieme di turchi a Messa non possono gestire una nazione. L'Uomo Qualunque di Giannini docet. Una grande colpa del ns. Mattarella (non è tutto oro quello che luccica: ricordati che sono siculo, con parenti in Sicilia e Palermo che fanno politica da decenni e con trascorsi lunghi a Montecitorio nell'area politica DC di dx e sx) è quella di avere esercitato i suoi poteri per bloccare Savona (economista di fama internazionale, collaboratore di Modigliani, La Malfa, Carli, direttore generale di Banca d'Italia, membro OCSE, docente c/o una decina di università e tanto altro) al Ministero dell'Economia (perchè Massone e poco gradito in Europa), ma di avere accettato Di Maio come Ministro degli Esteri a fronte di una manifesta ignoranza di conoscenze sia geografiche, sia storiche sia geopolitiche, sia di lingua per tale ruolo. I risultati si vedono: con Di Maio siamo leader nella politica estera del Mediterraneo ed in grande considerazione presso i partner europei, compreso Cina, Russia ed USA! I suoi colloqui con Erdogan hanno portato l'Italia a 5 stelle! Mattarella avrebbe dovuto forzare Gentiloni a rivestire quel ruolo e lasciare il Di Maio al Ministero delle Attività Produttive (ove avrebbe potuto continuare a fare nulla di concreto, ma almeno avremmo pianto in casa). Se, poi, Salvini non è di cultura superiore, almeno guida un partito che trova ormai riscontro nazionale. Sarà fascista, sfascista, populista o altro, ma si misura su cose che trovano consenso. In fondo, si è sostituito a Berlusconi nell'odio delle controparti politiche che fanno campagna contro lui come la feceron con l'ormai andato ex-cavaliere.
Cosa ci aspetta? Lo sfascio dei Vaffan.... produrrà qualcosa. Questi pseudo-parlamentari valuteranno se conviene loro continuare a godere del gratificante emolumento mensile e benefit per tutta l'attuale legislatura, però nella certezza di non essere più riconfermati nella prossima o se far cadere il governo prima del referendum per andare a votare con l'attuale legge elettorale che mantiene il copioso numero di parlamentari.
Nel mio piccolo, se si dovesse andare alle urne, spero che Renzi e Calenda si sommino, piuttosto che sottrarsi. Almeno avremo un Partito con esponenti di cui non vergognarsi.
Un abbraccio

Aldo N. Milano-Catania
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Ahahahahah, il vecchietto non pensa ad altro…
E’ proprio fissato!!!
Bacioni, 
Alessandro Pescini
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Caro Oscar,
avevo pensato  nel caso il sign. Salvini “dagli studi incerti” vincesse in Emilia Romagna e in Calabria – con il prevalere  quindi di una delle forme correnti dell’autoritarismo, del provincialismo, dell’angustia identitaria e di un  popolo gretto impaurito dagli ‘altri’ -  di ‘iscrivermi’ agli Stati Uniti. Ma da ciò che ci stai via via raccontando dal tuo Paese di adozione, mi sembra che neanche lì sia proprio una cuccagna.
A metà strada c’è l’Islanda, chissà…
Abbracci
Sandro

"Zero testimoni, zero documenti = zero democrazia !"

Slide 1 of 51: Chief Justice of the United States John Roberts opens the second day of the U.S. Senate impeachment trial of U.S. President Donald Trump in this frame grab from video shot in the U.S. Senate Chamber at the U.S. Capitol in Washington on Jan. 22.

Mi chiama un amico da Roma:

"Allora, come va questo impeachment?"

"Quale impeachment?", rispondo.

"Ma sei forse sulla Luna? Il processo a Trump…"

"Un processo non processo. Come dicono i senatori democratici "zero testimoni, zero documenti uguale zero democrazia!"

"Secondo i giornali italiani il processo è in corso…"

"Più che in corso la sentenza del processo è già stata anticipata nel senso che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sarà impicciato, come invece chiedeva la Camera dei Deputati a stragrande maggioranza."

"Ma allora che stanno a fare al Senato?"

"Adesso ti spiego: come certamente sai il processo di impeachment deve essere approvato o meno dal Senato con due terzi della maggioranza. I senatori repubblicani sono 53 mentre quelli democratici sono 47. Nel momento in cui i rappresentanti della Camera dei Deputati hanno presentato gli articoli di impeachment al Senato la conclusione del processo era già stata scontata con la vittoria dei repubblicani che, sicuramente, respingeranno i due articoli di impeachment varati dalla House. Anche perche' non si vedono tradimenti da parte dei senatori repubblicani scettici su Trump"

"Se tutto era così dato per certo per quale ragione si è continuato in questo processo che vede specularmente la sostanziale e radicale divisione in cui versa l'America di oggi…?"

"Siccome viviamo in un mondo dello spettacolo, anche il palcoscenico del Senato è stato adottato dai democratici per recitare il proprio copione. I repubblicani hanno cercato-su ordine del presidente Donald Trump impegnato a Davos-di ridurre al minimo le giornate del processo. Ma hanno dovuto cedere accettando tre giornate. Tuttavia in blocco hanno votato contro la ripetuta, ossessiva richiesta dei democratici di poter presentare testimoni e documentazione a supporto della propria richiesta di impeachment."

"E allora?"

"Ti dicevo che siamo nel mondo dello spettacolo. Quindi i democratici stanno utilizzando le ore a loro disposizione per inanellare lunghissimi interventi dei propri membri definiti manager del processo. E lo stanno facendo con grande competenza mettendo nella prolusione verbale spezzonii di testimonianze significative avvenute alla Camera dei Deputati durante il relativo processo di impeachment. Quindi è come se, in pratica, avessero a disposizione le testimonianze che avevano richiesto. Ma c'è da dire che i repubblicani gli hanno tagliato le gambe per quanto riguardava la richiesta di testimonianze eccellenti quali quelle del chief of staff della Casa Bianca, del ministro degli esteri Pompeo, dell'ex capo della sicurezza nazionale John Bolton."

"Ho capito, tutta pubblicità televisiva… Almeno per chi vuole sintonizzarsi sui canali che trasmettono dal Senato… Ma tra qualche giorno, quando l'impeachment sarà bruciato dal voto del Senato, che succederà?"

"Si andrà avanti in una campagna elettorale assatanata nella speranza, per i democratici, che il 3 novembre gli incerti si decidano a votare contro Trump. Quanto alle decine di milioni di fanatici che costituiscono il cuore della sua audience twittarola, quelli proprio nessuno riesce a smuoverli dal loro convincimento duro e puro. Ne vedremo delle belle. Ed anche questa è America…!"

Oscar
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MA SE LO DICONO I DEMOCRATICI: ZERO TESTIMONI, ZERO PROVE E' "DEMOCRAZIA", OPPURE IL GARANTISMO: INNOCENTE FINO A PROVA CONTRARIA.

SINCERAMENTE 

Armando St.
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Fronte Unito stava preparando la festa a Trump.

Il problema è che lui ha intuito e si è mosso d’anticipo.

Adesso, persi i tempi, nessuno riesce più a tirare le fila.

Ma possibile che questi perdenti non si dichiarano mai sconfitti e non traggono lezione?

Questo non è esercizio di leadership, questa è pura demenza che si avvita su sé stessa. 

Alessandro Pescini