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Ricordate quando il Covid stava per fare della Cina la potenza dominante nel mondo?

 Paul Krugman per “The New York Times”, pubblicato* da “La Stampa”

Ricordate quando il Covid stava per fare della Cina la potenza dominante nel mondo? Ancora alla metà del 2021 ho ricevuto per mail moltissime comunicazioni secondo cui l'apparente successo di Pechino nel contenere l'epidemia da Coronavirus mostrava la superiorità del sistema cinese rispetto alle società occidentali che, per un commentatore, «non hanno saputo organizzare i loro cittadini intorno a un unico obiettivo».

A questo punto, però, è evidente che la Cina è nei guai mentre le altre nazioni stanno tornando più o meno a una vita normale. Pechino persegue ancora la politica dello zero-Covid e applica rigide misure restrittive e repressive alle attività di tutti i giorni ogniqualvolta emerge un nuovo caso. Ciò sta creando durissime pressioni, provoca enormi difficoltà e soffoca l'economia.

Le città in lockdown producono quasi il 60 per cento del prodotto interno lordo cinese. Secondo quanto è stato riferito, all'inizio di novembre molti operai sono scappati dal gigantesco stabilimento Foxconn che produce gli iPhone nel timore non soltanto di esservi rinchiusi dentro, ma di dover anche patire la fame. Negli ultimissimi giorni, inoltre, molti cinesi in varie città del Paese hanno affrontato dure repressioni per manifestare contro la politica del governo.

Non sono esperto di Cina, e non ho idea di dove stia accadendo tutto questo. Per quanto ne so, neanche gli esperti di Cina lo sanno. Penso, però, che valga la pena chiedersi quali lezioni possiamo trarre dal percorso compiuto dalla Cina da aspirante Paese modello a Paese allo sfacelo. Più di ogni altra cosa, la lezione numero uno non è che in piena pandemia non si devono varare misure di sanità pubblica. Talvolta, si rendono necessari provvedimenti ad hoc.

I governi, tuttavia, devono essere capaci di cambiare politica al cambiare delle circostanze e a fronte di nuovi riscontri. Quello a cui stiamo assistendo in Cina è il problema dei governi autocratici che non sanno ammettere gli errori e non accettano riscontri sgraditi. Nel primo anno della pandemia, le restrizioni, perfino le più rigide, hanno avuto perfettamente senso. Non è mai stato realistico immaginare che l'obbligo di mascherina o addirittura l'isolamento obbligatorio potessero impedire al coronavirus di diffondersi. Ciò che quei provvedimenti hanno potuto fare, piuttosto, è stato rallentare il diffondersi dell'epidemia.

In un primo tempo, obiettivo degli Stati Uniti e di molti altri Paesi era «appiattire la curva dei contagi», evitando picchi che avrebbero potuto travolgere il sistema sanitario. Poi, una volta diventato evidente che ci sarebbero stati vaccini efficaci, l'obiettivo era o avrebbe dovuto essere quello di rallentare i contagi in attesa che una vaccinazione a tappeto offrisse protezione.

Abbiamo visto questa strategia in posti come la Nuova Zelanda e Taiwan che, in un primo periodo, hanno imposto regole molto severe per mantenere basso il numero dei nuovi casi e le morti; in seguito, dopo la vaccinazione in massa delle rispettive popolazioni, le misure sono state allentate. Anche con i vaccini, le maggiori aperture hanno portato a un ampio aumento dei contagi e delle morti, non così grave, tuttavia, come avrebbe potuto essere se quelle stesse località avessero allentato le regole prima. Di conseguenza, il numero dei morti pro-capite è stato notevolmente inferiore a quello degli Stati Uniti.

A quanto pare, tuttavia, le autorità cinesi hanno creduto che l'isolamento forzato potesse debellare per sempre il coronavirus, e stanno agendo come se lo credessero ancora, malgrado l'evidenza contraria. Così facendo, quindi, le autorità di Pechino non sono riuscite a mettere a punto un piano B. In Cina molti anziani - il gruppo più vulnerabile - non sono stati sottoposti a un ciclo completo di vaccinazione. Pechino, inoltre, ha rifiutato senza validi motivi i vaccini prodotti all'estero, anche se quelli prodotti nel Paese non usano la tecnologia mRNA e sono di gran lunga meno efficaci rispetto ai vaccini che il resto del mondo sta assumendo

Tutto questo ha portato il regime di Xi Jinping a cadere nella trappola che si è costruito da solo. La politica dello zero-Covid è palesemente insostenibile, ma porvi fine implicitamente vorrebbe dire ammettere un errore. Nessun autocrate trova facile ammettere un errore. Oltretutto, allentare le regole equivarrebbe a far compiere un balzo avanti enorme ai contagi e alle morti. Non soltanto molti cinesi vulnerabili sono tuttora privi di vaccinazione o hanno ricevuto un numero inferiore di dosi, ma oltretutto visto che il coronavirus è stato soffocato pochi cinesi hanno sviluppato l'immunità e la nazione si ritrova con pochi posti in terapia intensiva ed è quindi incapace di affrontare un'impennata dei casi di Covid.

È un incubo. Nessuno sa come andrà a finire. Che cosa possiamo imparare noi altri? Prima di tutto che la dittatura non è superiore alla democrazia. Gli autocrati possono agire rapidamente e in modo incisivo, ma possono anche commettere gravissimi errori perché nessuno può dire loro che stanno sbagliando. Di fondo, il rifiuto di Xi a ritrattare la politica dello zero-Covid assomiglia al disastro di Putin in Ucraina. In secondo luogo, stiamo constatando perché per i leader sia così importante essere aperti ai riscontri ed essere disposti a cambiare rotta quando si dimostra che hanno torto.

Paradossalmente, negli Stati Uniti i politici con un dogmatismo molto simile a quello della leadership cinese sono i repubblicani di destra. La Cina ha respinto i vaccini stranieri a tecnologia mRNA, malgrado la loro superiorità fosse evidente. Molti leader repubblicani hanno respinto i vaccini in genere, anche a fronte di un enorme divario di parte nelle percentuali delle morti correlate alle percentuali di vaccinazione. Tutto ciò è in netto contrasto con i democratici che, in linea generale, hanno seguito qualcosa di vicino al criterio adottato in Nuova Zelanda, anche se molto meno efficace: restrizioni subito, allentamento delle stesse in rapporto alla diffusione dei vaccini poi.

In sintesi, la lezione che possiamo apprendere dalla Cina è molto più grande del fallimento di politiche specifiche: dovremmo diffidare degli aspiranti tiranni che, a prescindere dall'ovvietà dei fatti, sostengono di avere sempre ragione.

Una stupenda testimonianza di Sergio Rosso

Da settembre fino a domani, quasi giornalmente, ho dedicato 8 ore ad una attività professionale di formazione e di qualificazione e riqualificazione del personale di due aziende. Una delle due società è in  house  con l'Asl Lecce mentre l'altra è una società di facchinaggio e immagazzinamento in outsourcing all'interno di una piattaforma logistica del gruppo Eurospin che cura la distribuzione per Puglia, Basilicata e parte della Campania.

Per la società che fornisce in house servizi per le Asl del Salento ho avuto il piacere di formare quasi 400 persone e altre e tante per la società di facchinaggio in outsourcing.

In entrambi i casi sono attività che svolgono "lavori umili" come nel primo caso dove vengono svolte attività di pulizia e trasporto persone dializzate e non, lo stesso lavoro umile per il facchinaggio consistente nel prendere, stipare, consegnare...

800 persone... ogniuno con una storia " di fallimento"  e ormai anche disillusi e "incattiviti", chiusi nel più pauroso individualismo. 

Ho visto ex avvocati, ragionieri, laureati in beni culturali o in economia politica accettare di fare questi lavori pur di avere uno stipendio.

Non potevo non essere coinvolto da ciò e da figlio di un sindacalista vecchio stampo ho capito che dovevo fare qualcosa, così oltre a dare notizie tecnica ho parlato di costituzione, di diritti e di doveri, di credere nei sogni consapevole di fare bene il proprio lavoro. 

E così ho declamato la poesia di Borges i "Giusti" una  poesia piena di amore per l'umanità: "secondo Borges, se c'è qualcuno che salverà il mondo sono le persone normali, quelle buone e contente di ciò che hanno e di sé stesse, che fanno bene ciò che fanno non solo perché devono".

L'hanno ascoltata in silenzio... qualcuno ha capito e mi ha sorriso, qualcun'altro andandosene mi ha voluto stringere la mano e dirmi grazie.

Li ho visti alla fine delle varie sezioni del corso più sicuri e nello stesso tempo li ho sentiti che si sentivano  "in gruppo" e non isole perdute come quando sono entrati.

E ciò mi emoziona, forse dovrò fare di più...il mondo soffre e  si sta isolando ...nella paura e nella disperazione.

Licenziamenti alla CNN


Layoffs Begin at CNN Amid Warner Bros. Discovery Cost-Cutting Plan

"It will be a difficult time for everyone," CNN CEO Chris Licht told staff in an email Wednesday.

BY ALEX WEPRINPlus Icon

Cable news giant CNN will be hit by layoffs Wednesday and Thursday, part of continued cost-cutting by parent company Warner Bros. Discovery, which is trying to integrate the legacy WarnerMedia businesses (like CNN) and the Discovery businesses.

In a memo Wednesday morning, CNN CEO Chris Licht wrote that the channel will inform paid contributors Wednesday as part of a new reporting strategy, with full-time employees being informed of their status on Thursday.

“It will be a difficult time for everyone,” Licht wrote.

“Our people are the heart and soul of this organization,” the executive added. “It is incredibly hard to say goodbye to any one member of the CNN team, much less many. I recently described this process as a gut punch, because I know that is how it feels for all of us.”

The cuts are not a surprise, with Licht warning employees in late October that the news division would be undergoing a restructuring, citing “widespread concern over the global economic outlook.”

But they do come amid decreasing morale at CNN, which has already seen significant turnover this year since the Discovery merger. One of the first moves made after the merger closed was to shut down the CNN+ streaming service, laying off a couple hundred employees in the process.

Since then, the company has also made cuts at CNN Digital, and saw a handful of high-profile on-air anchors and correspondents depart, including Brian Stelter and John Harwood. It has also begun to add new programming, most notably a new morning show led by Don Lemon, Poppy Harlow, and Kaitlan Collins.

That being said, the CNN layoffs come amid a wave of cost-cutting across the media industry, with TV news operations in particular buckling down for 2023.

Licht’s full memo is below.

November 30, 2022

To my CNN colleagues,

Our people are the heart and soul of this organization. It is incredibly hard to say goodbye to any one member of the CNN team, much less many. I recently described this process as a gut punch, because I know that is how it feels for all of us.

Today we will notify a limited number of individuals, largely some of our paid contributors, as part of a recalibrated reporting strategy. Tomorrow, we will notify impacted employees, and tomorrow afternoon I will follow up with more details on these changes.

It will be a difficult time for everyone. If your job has been impacted, you will learn more through an in-person meeting or via Zoom, depending on your location. In those meetings, you will receive information specific to you about notice period or any severance that would apply, and your anticipated last day. I want to be clear that everyone who is bonus eligible will still receive their 2022 bonuses, which are determined by company performance.

I know these changes affect both our departing colleagues and those who remain, and we have resources designed to support you. I will include a link to those resources in my follow up email tomorrow.

Let’s take care of each other this week.

Chris

Cinque auto di Biden in fiamme







Five cars rented by Biden's Secret Service burst into FLAMES in Nantucket: Investigation into blaze with vehicles used by the first family

The vehicles that went up in flames were rented by the U.S. Secret Service during President Joe Biden's Thanksgiving vacation to Nantucket

Fire happened Monday in the parking lot of the Nantucket Memorial Airport – just one day after the president left the island to return to Washington, D.C.

The flames were just 40 feet from the airport's 25,000-gallon jet fuel tanks.

One of the vehicles, a Ford Expedition, is under a manufacturer battery recall.

The incident is now under investigation

Il piu' avanzato aereo mai costruito


U.S. Air Force to unveil the 'most advanced military aircraft ever built' with cutting-edge stealth technology costing $203 billionThe B-21 Raider stealth bomber will be unveiled at the Northrop Grumman facility in Palmdale, California, on Friday December 2
The bomber was designed to carry out long-range bombing and nuclear missions employing cutting edge stealth technologies
There are currently six bombers being built in Palmdale at the cost of about $2 billion per aircraft
The warplane is said to be the first sixth-generation aircraft, meaning it is the most advanced plane on Earth
The advanced aircraft was named after the Doolittle Raiders, a team of B-21 bomber crewmen from World War II known for their daring and bravery

By ALEX OLIVEIRA FOR DAILYMAIL.COM (Daily Mail)

The US Air Force plans to unveil the most advanced aircraft ever created this week, after spending nearly $203 billion on the program.

The B-21 Raider stealth bomber will be unveiled at the Northrop Grumman facility in Palmdale, California, on Friday, December 2.

The bomber was designed to carry out long-range bombing and nuclear missions employing cutting-edge stealth technologies.

Currently, six bombers are being built in Palmdale at about $2 billion per aircraft. They are expected to be flying in 2023.

The Air Force and Northrop began developing the bomber in 2015 after the aerospace and defense company won the contract to design and produce the aircraft.

The advanced aircraft was named after the Doolittle Raiders - a team of B-21 bomber crewmen from World War II known for their daring and bravery.




An artist rendering of the B-21 Raider. No images of the actual aircraft have been revealed yet

Representatives for Northrop called the B-21 'pioneering' and 'technological excellence.'

'The B-21 is the most advanced military aircraft ever built and is a product of pioneering innovation and technological excellence,' said Northrop sector vice president and general manager Dough Young.

'The Raider showcases the dedication and skills of the thousands of people working every day to deliver this aircraft,' he added.

Full details about the bomber have been kept tightly under wraps, with next to nothing having been revealed about the aircraft.

Photos of the plane haven't even been revealed at this point - only artist renderings of the aircraft revealed by the Air Force, and a teaser reel released by Northrup showing the shape of the B-21 hidden beneath a covering.

The plane is said to utilize previously unseen stealth technology to avoid detection from enemies, and could be capable of flying with or without pilots, according to Defense One.
 



A rendering of the B-21 Raider released by the US Air Force. The plane will be unveiled on Friday



A teaser for the unveiling of the B-21 Raider released by aerospace and technology contractor Northrop Grumman

Northrop President Tom Jones said the plane was 'optimized for operations in highly contested environments.'

The unveiling event on Friday will be by invitation only. Jones told Defense One the development project involved more than 8,000 people across 40 states.
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'I think it's the first view of what's going to be a great capability for our country,' he said.

The Air Force has called the B-21 a sixth-generation aircraft, meaning it would be the most advanced plane on the planet.

Aircraft generations denote the major phases of flying technology. The fifth generation - which until the B-21 the world's most advanced warplanes are a part of - consists of technology that has predominated the 90s and early 21st century.



A rendering of the B-21 Raider released by Northrop Grumman. The warplane is expected to be the most advanced on Earth



The B-21 Raider will be unveiled at Northrop Grumman's Palmdale, California, facility, seen above with an earlier stealth bomber model

The Raider was named after a group of World War II bomber pilots and crewmen known as the Doolittle Raiders.

They consisted of 80 members of the Air Force who volunteered to attack Tokyo on April 18, 1942, mere months after Japan had attacked Pearl Harbor and brought the US into the war the previous December.

The bombing raid was planned and led by Lieutenant Colonel James Doolittle and significantly boosted American morale.

The airmen carried out their attack from 16 B-25 bombers, which they launched from the flight deck of the USS Hornet despite the aircraft carrier not being designed to accommodate planes of such size.

'The raid acted as a catalyst to many future innovations in U.S. air superiority from land or sea,' Northrop wrote on its website. 'That bold, innovative and courageous spirit of the Doolittle Raiders has been the inspiration behind the name of America’s next-generation bomber, the B-21 Raider.'


The B-21 Raider was named after a group of World War II bomber pilots and crewmen known as the Doolittle Raiders


The Dootlittle Raiders carried out their attack from 16 B-25 bombers, which they launched from the flight deck of the USS Hornet despite the aircraft carrier not being designed to accommodate planes of such size


The Doolittle Raiders consisted of 80 members of the Air Force who volunteered to attack Tokyo on April 18, 1942, mere months after Japan had attacked Pearl Harbor and brought the US into the war the previous December

 

L’energia e il rischio di una guerra commerciale USA – Europa

Concorrenza Usa – Così il gas può cambiare gli equilibri dell’industria

Editoriale di Romano Prodi su Il Messaggero del 27 novembre 2022

In questi giorni a Bruxelles hanno molti problemi in agenda, alcuni in via di soluzione e altri in alto mare.

Da un lato Paolo Gentiloni sta progressivamente componendo le tessere di un difficile mosaico dedicato a riformare il patto di stabilità. Il non facile compito è di renderlo compatibile con le prospettive di crescita, sostenibilità e flessibilità dell’Unione Europea.

Dall’altro, mentre questo faticoso lavoro procede nella giusta direzione, la tempesta energetica ha di nuovo oscurato l’orizzonte europeo, dimostrando che, anche in questo settore così importante, una politica comune non sembra ancora raggiungibile.

In effetti penso che nessuna delle proposte in discussione sia in grado di offrire una plausibile soluzione al problema. Il possibile accordo su un prezzo del gas molto alto, come quello proposto dalla Commissione, non serve a nulla.

Non si vede infatti quale sia la prospettiva di un tetto al prezzo del gas pari al doppio di quello praticato nel mercato. D’altra parte l’imposizione di un prezzo ad esso inferiore farebbe semplicemente spostare la fornitura del gas verso altri lidi, specie quelli asiatici.

Di fronte allo squilibrio fra la domanda e l’ offerta causata dalle minori forniture russe, l’unica difesa concreta è la diminuzione della domanda accompagnata dall’aumento della produzione interna, a partire dalle fonti rinnovabili. Il guaio è che, per diversi motivi, i necessari equilibri dei sistemi energetici, specialmente quelli elettrici, sono estremamente difficili da raggiungere.

In Francia, dove il 40% delle famiglie utilizza il riscaldamento elettrico, solo 30 centrali nucleari su 56 sono oggi in produzione, a causa di problemi di manutenzione, mentre le energie rinnovabili sono in grande ritardo. Da qui il rischio, se l’inverno sarà particolarmente freddo, di uno scenario definito dai francesi come “catastrofico”.

In Germania la paura di una futura scarsità di gas ha spinto le famiglie a passare al riscaldamento elettrico, provocando in poche settimane l’acquisto di 650 mila nuovi ventilatori e la concreta prospettiva di futuri blackout.

Ci mancava solo la siccità, che ha prodotto una riduzione senza precedenti della produzione idroelettrica europea.

Molte sono le misure prese dai diversi paesi allo scopo di ristabilire l’equilibrio fra domanda e offerta di energia. Sono infatti aumentati gli acquisti di gas da Norvegia, Africa, Qatar e Azerbaijan e si sono riattivate molte centrali a carbone e petrolio.

Nei limiti della capacità di rigassificazione esistente e a prezzi molto elevati, sono stati acquistati grandi volumi di gas liquefatto, soprattutto dagli Stati Uniti. Nonostante questi sforzi lo squilibrio rimane, mentre gli alti prezzi stanno mettendo a dura prova le economie e i bilanci pubblici europei con una duplice tenaglia.

Da un lato gli impressionanti esborsi in conseguenza di una bolletta energetica dell’UE salita a 1.000 miliardi di Euro e, dall’altro, il peso dei pur necessari sussidi alle imprese e ai consumatori, che hanno già raggiunto i 580 miliardi. Un’autorevole ricerca del centro studi Bruegel (riportata dall’Economist) calcola che gli esborsi degli stati europei per fare fronte all’aumento dei prezzi dell’energia siano oggi equivalenti alle spese sostenute per il finanziamento di tutta la pubblica istruzione.

In questa tempesta, gli squilibri restano ancora grandi. Il prezzo europeo del gas, nonostante la recente flessione, è oggi di 125 dollari per megawatt (gas liquido compreso) mentre il prezzo di lungo periodo precedente alla crisi era di 20 dollari. E’ bene notare che, ancora oggi, il prezzo nel mercato interno americano rimane intorno alla stessa cifra di venti dollari.

Ai problemi elencati in precedenza si aggiunge la grande preoccupazione delle cancellerie europee per la recente decisione americana di sussidiare le imprese nazionali dei settori più importanti con l’enorme cifra di 369 miliardi, forniti da una istituzione chiamata IRA (Inflation Reduction Act).

La differenza nel prezzo dell’energia e questi sussidi non possono che provocare, come ovvia conseguenza, lo spostamento di investimenti e imprese verso gli Stati Uniti, la progressiva deindustrializzazione dell’Europa e l’apertura di una vera e propria guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico.

Come se questi problemi non fossero sufficienti, ad essi si aggiunge l’altrettanto recente notizia che Russia e Algeria hanno deciso di svolgere esercitazioni militari comuni in territorio algerino.

Lungo è il rapporto di collaborazione militare fra questi due tradizionali grandi fornitori di gas all’Italia e altrettanto lungo è il nostro rapporto di amicizia e cooperazione con l’Algeria.

Si tratta comunque di un’altra tessera del mosaico che deve essere attentamente messa sotto osservazione quando si prendono in esame le conseguenze di questa maledetta guerra.

In questo quadro la politica europea può solo limitarsi a dare vita a un acquirente collettivo più grande e robusto possibile, in modo da parlare con una voce meno flebile nel mercato globale dell’energia.

A sua volta l’Italia non può che proseguire nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, nell’aumento del numero delle stazioni di rigassificazione, nello sfruttamento di ogni risorsa interna con la ripresa dell’estrazione di idrocarburi e nella moltiplicazione degli impianti di energie alternative.

A questo si deve aggiungere una politica dedicata ad un’attenta diminuzione dei consumi, sempre con la speranza che un inverno non troppo rigido ci permetta di riportare il mercato dell’energia verso la normalità.

 

Ukraina: come operare alla luce di una pila


Surgeons work by flashlight as Ukraine power grid battered
By YURAS KARMANAU, SAM MEDNICK and DASHA LITVINOVA



This photo mad available by Ukrainian doctor Oleh Duda shows the moment when lights at a hospital went out as he was performing complicated, dangerous surgery on a bleeding patient at the hospital in western city of Lviv, Ukraine, Tuesday, Nov. 15, 2022. Russia's devastating strikes on Ukraine's power grid have strained and disrupted the country’s health care system, already battered by years of corruption, mismanagement, the COVID-19 pandemic and nine months of war. (Oleh Duda via AP)



KHERSON, Ukraine (AP) — Dr. Oleh Duda, a cancer surgeon at a hospital in Lviv, Ukraine, was in the middle of a complicated, dangerous surgery when he heard explosions nearby. Moments later, the lights went out.

Duda had no choice but to keep working with only a headlamp for light. The lights came back when a generator kicked in three minutes later, but it felt like an eternity.

“These fateful minutes could have cost the patient his life,” Duda told The Associated Press.

The operation on a major artery took place Nov. 15, when the city in western Ukraine suffered blackouts as Russia unleashed yet another missile barrage on Ukraine’s power grid, damaging nearly 50% of the country’s energy facilities.

The devastating strikes, which continued last week and plunged the country into darkness once again, strained and disrupted the health care system, already battered by years of corruption, mismanagement, the COVID-19 pandemic and nine months of war.

Scheduled operations are being postponed; patient records are unavailable because of internet outages; and paramedics have had to use flashlights to examine patients in darkened apartments.

The World Health Organization said last week that Ukraine’s health system is facing “its darkest days in the war so far,” amid the growing energy crisis, the onset of cold winter weather and other challenges.

“This winter will be life-threatening for millions of people in Ukraine,” the WHO’s regional director for Europe, Dr. Hans Kluge, said in a statement.

He predicted that 2 million to 3 million more people could leave their homes in search of warmth and safety, and “will face unique health challenges, including respiratory infections such as COVID-19, pneumonia and influenza.”

Last week, Kyiv’s Heart Institute posted on its Facebook page a video of surgeons operating on a child’s heart with the only light coming from headlamps and a battery-powered flashlight.

“Rejoice, Russians, a child is on the table and during an operation the lights have gone completely off,” Dr. Boris Todurov, director of the institute in the capital, said in the video. “We will now turn on the generator — unfortunately, it will take a few minutes.”

Attacks have hit hospitals and outpatient clinics in southeastern Ukraine, too. The WHO said in a statement last week that they have verified at least 703 attacks between Feb. 24, when Russian troops rolled into Ukraine, and Nov. 23.

The Kremlin has rejected accusations that it targets civilian facilities. Kremlin spokesman Dmitry Peskov once again insisted last week that Russia is targeting only sites “directly or indirectly related to military power.”

But just last week, a strike on a maternity ward in a hospital in eastern Ukraine killed a newborn and heavily wounded two doctors. In the northeastern Kharkiv region, two people were killed after the Russian forces shelled an outpatient clinic.

In Lviv, Duda said the explosions were so close to the hospital that “the walls were shaking,” and doctors and patients had to go down to the shelter in the basement — something that happens every time an air raid siren sounds.

The hospital, which specializes in treating cancer, performed only 10 out of 40 operations scheduled for that day.

In the recently retaken southern city of Kherson, without power after the Russian retreat, paralyzed elevators are a real challenge for paramedics.

They have to carry immobile patients all the way down the stairs of apartment buildings, and then bring them up again to operating rooms.

Across Kherson, where it starts to get dark after 4 p.m. in late November, doctors are using headlamps, phone lights and flashlights. In some hospitals, key equipment no longer works.

Last Tuesday, Russian strikes on the southern city wounded 13-year-old Artur Voblikov, and doctors had to amputate his arm. Medical workers carried the teenager through the dark stairwells of a children’s hospital to an operating room on the sixth floor.

“The breathing machines don’t work, the X-ray machines don’t work. ... There is only one portable ultrasound machine and we carry it around constantly,” said Dr. Volodymyr Malishchuk, head of surgery at a children’s hospital in Kherson.

The generator the children’s hospital uses broke down last week, leaving the facility without any form of power for several hours. Doctors are wrapping newborns in blankets because there’s no heat, said Dr. Olga Pilyarska, deputy head of intensive care.

The lack of heat makes operating on patients difficult, said Dr. Maya Mendel, at the same hospital. “No one will put a patient on an operating table when temperatures are below zero,” she said.

Health Minister Viktor Liashko said on Friday that there are no plans to shut down any of country’s hospitals, no matter how bad the situation gets, but the authorities will “optimize the use of space and accumulate everything that’s necessary in smaller areas” to make heating easier.

Liashko said that diesel or gas generators have been provided to all Ukrainian hospitals, and in the coming weeks an additional 1,100 generators sent by the country’s Western allies will be delivered to the hospitals as well. Currently, hospitals have enough fuel to last seven days, the minister said.

Additional reserve generators are still badly needed, the minister added. “The generators are designed to work for a short period of time — three to four hours,” but power outages can last up to three days, Liashko said.

In the recently recaptured territories, the medical system is reeling from months of Russian occupation.

Ukraine’s President Volodymyr Zelenskyy has accused the Russian forces of shutting down medical facilities in the Kherson region and looting medical equipment — even the ambulances, “literally everything.”

Dr. Olha Kobevko, who has recently returned from the retaken areas of Kherson after delivering humanitarian aid there, echoed the president’s remarks in an interview.

“The Russians stole even towels, blankets and bandages from medical facilities,” Kobevko said.

In Kyiv, the majority of the hospitals are functioning as usual, while relying on generators part of the time.

Smaller private practices and dentist clinics, in the meantime, are having a hard time keeping their doors open for patients.

Dr. Viktor Turakevich, a dentist in Kyiv, said he has to reschedule even urgent appointments, because power outages in his clinic last for at least four hours a day, and a generator he ordered will take weeks to arrive.

“Every doctor has to answer a question about who they will take in first,” Turakevich said.

Power outages have also made it difficult to access online patients’ records, and the Health Ministry’s system that stores all the data has been unavailable, said Kobevko, who works in the western city of Chernivtsy.

Duda, the cancer surgeon from Lviv, said that three doctors and several nurses from his hospital left to treat Ukrainian soldiers on the front lines.

“The war has affected every doctor in Ukraine, be it in the west or in the east, and the level of pain we’re facing every day is hard to measure,” Duda said.

Karmanau and Litvinova reported from Tallinn, Estonia.