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CINEMA: ATLANTIS DOWN, LA FANTASCIENZA MADE IN ITALY AL FESTIVAL LOS ANGELES, ITALIA


(ANSA) LOS ANGELES, 21 FEB - Fantascienza made in Italy. Non è capitato spesso nella storia della cinematografia italiana che un regista italiano si occupasse di un film di fantascienza. E' successo nel 1997 con Nirvana, di Gabriele Salvatores, succede oggi con Atlantis Down, dell'esordiente Max Bartoli, la cui premiere mondiale si è svolta ieri a Hollywood nell'ambito del festival Los Angeles, Italia che per una settimana, quella che precede la consegna degli Oscar, porterà il nostro cinema nella capitale mondiale della settima arte. "Il mio e' un film finanziato dagli americani, ma e' tutto italiano - spiega Max Bartoli - i costumi, scenografia, fotografia, montaggio e fatto anche all'italiana, con tanta improvvisazione. Lo abbiamo girato in tredici giorni e la postproduzione e' durata quasi un anno: volevamo effetti speciali all'altezza e per essere un film indipendente abbiamo davvero fatto il massimo".
Con un cast internazionale fra cui spiccano Dean Haglund (già interprete di X-Files) e la filippina Mae Flores, Atlantis Down racconta di un mondo, nel 2025, in cui lo Shuttle è relegato mezzo di trasporto. In uno spazio sperimentale, una squadra di scienziati e astronauti è intenta a svolgere ricerche scientifiche di routine, con il taxi spaziale con cui si trova a navigare, ma presto gli scienziati del gruppo si renderanno conto che sono proprio loro l'oggetto di studio. "Il mio film è stato prodotto in America in 11 mesi dal momento del suo concepimento alla sua finalizzazione - dice il regista - volevamo effetti speciali all'altezza e per essere un film indipendente abbiamo davvero fatto il massimo". Bartoli ha raccontato di come la creatività italiana sia servita per raccogliere i fondi necessari per la produzione di Atlantis Down: "Per finanziarci abbiamo pensato a un'iniziativa molto particolare, abbiamo creato un reality show dietro le quinte e lo abbiamo venduto a una televisone locale.'
Bartoli si sente italiano ma racconta che per fare film l'America è sempre terra di eccezionali opportunità: "Sono venuto in America perchè ho capito subito che c'erano maggiori chance qui che nel mio amato paese, qui danno a tutti la possibilità di metterti sulla linea di partenza, poi sta a te vincere, come in una centro metri di corsa ad ostacoli, ma almeno ti danno una possibilità e lo fanno fino in fondo". Ora il regista annuncia un altro progetto italo-americano di cui non svela il titolo: "Sarà sempre prodotto da americani ma sarà girato tra l'Italia e la Bulgaria".