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La Francia guidi la difesa UE – Il centrosinistra riparta da casa e sanità



“Parigi guidi la difesa UE – Il centrosinistra italiano? Riparta da casa e sanità”
L’ex premier: Pd e 5 Stelle si confrontino su tutto, anche sulle armi a Kiev “Il mio suggerimento è sedersi a un tavolo per uscire con un’idea di governo. Serve una politica estera comune, la Francia ha una grande responsabilità

Intervista di Simone Arminio a Romano Prodi su Quotidiano Nazionale del 19 marzo 2024

Se dal confronto con il suo Ulivo non si scampa, allora Romano Prodi, 84 anni, ex premier, poi presidente della Commissione Ue e leader della stagione del centrosinistra di governo, preferisce andare sul concreto. E a Giuseppe Conte, Elly Schlein e gli altri leader del campo largo, propone due temi primari, “perché riguardano tutti gli italiani”. Sono casa e sanità. “Partano da quelli, si vedano, e portino a casa una naturale convergenza”.

Professore, la sua coalizione nacque così?

“Ne misi attorno a un tavolo i rappresentanti per uscirne con un’idea di governo e di Italia. Ci sono voluti molti mesi, ma funziona. E non creda che all’estero funzioni diversamente. Guardi alla Germania o ad altri Stati attorno a noi. È prerogativa di molte democrazie occidentali essere obbligati a coalizioni ampie e, per tenerle in piedi, serve pazienza e concretezza di temi e proposte”.

E non importa se questo campo largo, come dicono alcuni, ha oggi troppi coltivatori, riottosi tra loro?

“Quando parlavo dei coltivatori mi riferivo non al numero dei partiti, bensì dei voti. E per far crescere i voti servono programmi chiari che guardino ai problemi della gente”.

Partiamo da quelli, dunque.

Penso alla sanità, oggi a forte rischio, con ammalati sempre più angosciati e l’attenzione che gradualmente si sposta verso la sanità privata, con la certezza che troppi non se la potranno permettere. E penso alla casa, che non è un problema di tutta Italia, ma di certo è un problema di tutte le città. A Roma, Bologna, Firenze, Milano ci sono lavoratori che non guadagnano a sufficienza per pagarsi un alloggio e lo stesso è per gli studenti. Sono temi cruciali per la vita degli italiani e su questi due temi una coalizione deve preparare risposte concrete”.

Sembra facile. Ma di fatto si litiga anche per un candidato in Basilicata. E se rientra un partito, il M5s, allora sbatte la porta l’altro (Azione).

“Mi dispiace molto che non si sia trovato un accordo, anche se è pur vero che la politica locale ha accorpamenti e consuetudini differenti. Per governare il Paese in ogni caso non si scappa, serve un accordo“.

Dia la ricetta.

“Penso a piccoli gruppi di lavoro. Cinque o dieci persone dei vari partiti, che si riuniscano a partire da ora in modo informale ma fattivo su pochi temi. Anche se ve ne sono tanti altri, io ne propongo due: casa e sanità. Si parta da quelli. Ci si confronti e si esca con una proposta per il Paese”.

L’alternativa?

“Non c’è, stante la frammentazione dei partiti politici che, attenzione, riguarda ormai tutto l’Occidente. Poi i sistemi elettorali non aiutano. Guardi le Europee. C’è questo maledetto proporzionale, vuole che si creino convergenze? Ciascuno gioca una partita a sé”.

Eppure anche in Italia la riforma della legge elettorale sta andando dalla stessa parte.

“Ed è un male, perché ormai da tempo i leader sono schiavi dei veti di coalizione a discapito della progettualità”.

La sua idea di legge elettorale?

“Un maggioritario, con collegi uninominali, a doppio turno. Unico antidoto anche al disinteresse per la politica, un male sempre più diffuso soprattutto tra i giovani. Ma lei si appassionerebbe alla partecipazione quando, come ora, i parlamentari vengono imposti dall’alto e le coalizioni non hanno programmi concreti? Con questo sistema elettorale è garantita la durata dei governi e anche la loro forza. Accanto a questo sia garantita anche la permanenza di un sistema di pesi e contrappesi che ci metta al riparo dal rischio di autoritarismi, ma senza svilire il ruolo del Parlamento o del Presidente della Repubblica”.

La destra propone il Premierato.

“Il peso non va mai messo da un solo lato della bilancia. E poi se dovessi fare il politologo, con una battuta le direi che un sistema di questo tipo è stato adottato solo in Israele e poi sostituito, perché non ha funzionato”.

Nel centrosinistra resta un problema di leadership.

“La leadership esce dalle urne. È così anche nel centrodestra. Perciò aspettiamo le Europee”.

Lei ha richiamato all’ordine Conte e ha bacchettato Schlein. In chi crede?

“Il mio ruolo oggi, non avendo più velleità politiche, è richiamare all’ordine, è anche un obbligo di chi ha esperienza e anzianità”.

Schlein è una buona leader?

“Sta faticosamente lavorando e quindi lasciamola lavorare“.

Un ex segretario del PD oggi in Basilicata è in coalizione con la destra…

“Renzi ha suoi obiettivi personali, cosa c’entra col Pd?”

Torniamo al Pd e al campo largo, allora. Lei parlava di pochi temi su cui costruire una coalizione. Partiamo dalla pace. Oggi il Pd approva l’invio di armi all’Ucraina, il M5s no. Come se ne esce?

“Discutendo, a lungo se necessario. Per uscirne con una linea comune. Linea che però, nel caso dell’Ucraina, sia chiaro, dovrebbe essere di una comune linea europea“.

E invece?

“Ciascuno Stato fa per conto proprio, e il risultato è che non vi è un ruolo europeo sulla questione ucraina. Non abbiamo fatto nemmeno quello che, seppur parzialmente, hanno fatto la Turchia, il Kazakistan o l’Arabia Saudita”.

La Francia torna a proporre una difesa comune. Era una sua idea, e anche quella di una guida francese…

“Lo ribadisco: all’Europa servono una politica estera e una difesa comuni. E riguardo a quest’ultima la Francia, che detiene l’atomica, ha una responsabilità più grande e una leadership naturale, ma dovrà sbrigarsi, a mettere l’arma nucleare a disposizione dell’Europa, visto l’aumento della spesa militare tedesca”.

Come si esce dal pantano ucraino?

“La vera soluzione, come ho sempre ripetuto, passa da Cina e Stati Uniti“.

E di Putin, appena rieletto con plebiscito, ha timore?

“Oggi c’è da avere timore, ma i rapporti tra Occidente e Russia erano buoni in passato. Personalmente partecipai persino ad un vertice Nato-Russia. Nell’ultimo summit tra Commissione europea e Russia un autorevole giornalista russo chiese quando, e non se, la Russia fosse entrata nell’Unione Europea.

Dobbiamo ricordare le ammonizioni di Kissinger che, esistendo tre potenze nucleari, non è stata una grande idea aver lasciato che due di queste si mettessero insieme”.

L’altro scacchiere è l’Africa. Le piace il piano Mattei?

“Non ne vedo i soldi e non ne vedo la strategia“.

E il recente accordo con l’Egitto?

“Un progetto europeo, intelligentemente cavalcato dalla premier perché utile per le elezioni europee”.

[Suona il telefono, la suoneria è l’Inno alla gioia] A proposito, chi sarà il prossimo o la prossima presidente della Commissione?

“Difficile pronuciarne il cognome. Per il nome è più facile: Ursula“.

Ha nostalgia dei suoi ruoli in Commissione e al Governo?

“Mi piaceva molto. Ma era un’altra età della mia vita”

E ha rimpianti?

“Mi permetto di dire che se fossimo riusciti a portare a casa tutto il nostro programma oggi il Paese sarebbe un po’ diverso”.

Cosa farebbe oggi?

“Lotta all’evasione per raggiungere finalmente l’equità fiscale. Anche di questo il campo largo dovrebbe discutere, dopo casa e sanità. Ma meglio fare un passo alla volta”.

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