Auguri a tutti. Ma auguri di che?
Stiamo vivendo una delle peggiori crisi economiche e finanziarie con milioni di persone che hanno già perduto o stanno perdendo il posto di lavoro.
Non me la sento di fare gli auguri a George W. Bush, anche se il fair play anglosassone lo impone. Un personaggio contorto e affetto da una sfiga che è riuscito a spalmare sul resto del mondo. Adesso dichiara in una intervista televisiva a ABC che si ‘pente’ dell’Iraq, una guerra costata quasi 5mila vite di soldati americani, 35mila feriti, migliaia di matrimoni di militari andati a farsi benedire e centinaia di migliaia di morti tra gli iracheni. Ma quelli tanto non contano. Mr. Bush continua a dare la colpa della sua incauta decisione ai servizi di intelligence. Ma esiste vivaddio una responsabilità oggettiva quando uno occupa posizioni di potere. Avrebbe dovuto accorgersi a tempo debito che i suoi spioni non funzionavano. Anche se è vero, che, almeno per quanto riguarda l’attentato alle Torri ed al Pentagono gli avvertimenti gli erano stati mandati. Ma i suoi stretti collaboratori (a cominciare dalla Condolcezza Riso) avevano edulcorato le notizie per non rovinargli le sudate vacanze nel suo polveroso ranch texano. Ha permesso che il castello di carte di una finanza mordi e fuggi prosperasse nella assenza di stretti controlli che gli uomini, da lui piazzati nei posti chiave, si guardavano bene dall’attuare con la scusa che bisogna rispettare gli ‘animal spirits’ del libero mercato che trova da solo gli aggiustamenti del caso. Quanto all’ambiente e ai dimostrati pericoli di calamità meteorologiche scatenate dai disastri dell’inquinamento atmosferico si trattava solo di propaganda liberale, che da queste parti significa marxista. George che presentandosi alla Regina Elisabetta quando ancora era solo governatore del Texas, dichiarò di essere la pecora nera della famiglia, (credendo di fare lo spiritoso) è riuscito nel giro di otto anni a distruggere anche l’immagine dei Bush, cancellando quel che di buono aveva fatto suo padre nei numerosi incarichi occupati sino alla presidenza ed eliminando dalla scena politica il fratello che era considerato in famiglia l’unico intelligente. Il caso di George Bush è la dimostrazione di come si possa markettizzare un presidente come un pacco di pannolini in una società di massa. E prima che i milioni di babbioni che hanno votato e rivotato per questo concentrato di nullità si accorgessero dell’errore commesso sono passati otto anni di disastri epocali. Solo quando la crisi ha cominciato a mordere il portafoglio e le chiappe la gente comune si è chiesta che cavolo aveva fatto nelle precedenti votazioni condotte all’insegna del ‘Dio lo vuole!’ tipica bestemmia che si ritrova sulla bocca di tutti i fondamentalisti, siano essi targati musulmano o cristiano.
Auguri a Barack Hussein Obama. Stuoli di voltagabbana che fino alla vigilia delle elezioni del 4 novembre 2008 vomitavano le panzane e le ingiurie più invereconde nei confronti del 47nne candidato democratico, adesso stanno convertendosi all’insegna del “Sì, però, in fin dei conti, potrebbe essere una scelta non male. Evviva la democrazia.” Il compito di Obama è terribile. Ma almeno l’America ha cambiato cavalli. E questa è la grande forza di questa nazione. E se uno pensa che questo Paese è stato l’ultimo a importare schiavi, beh: di strada ne hanno fatta eleggendo adesso un presidente ’abbronzato’ come lo ha definito quell’incontenibile gaffeur del primo ministro italiano.
Auguri agli italiani che hanno scelto a larga maggioranza Berlusconi e la sua compagnia di giro. L’augurio è che non debbano presto pentirsene come hanno fatto gli americani con il loro Bush.
Ed un augurio speciale anche al Cavaliere. Avere raddoppiato le tasse per la televisione a pagamento colpendo sopratutto SKY, il concorrente di Mediaset, ha fatto imbestialire Mr. Murdoch. Il quale sarà pure un incallito repubblicano, ma proprio per questo al centesimo ci tiene di brutto. Ed ha dato ordine al suo amministratore delegato della SKY italiana di iniziare da subito un fuoco di sbarramento a forza di spot televisivi che al momento in cui scriviamo non è possibile sapere a quali risultati potrebbe portare. Alcune fievoli voci nel governo di centro destra hanno fatto sapere che il provvedimento potrebbe essere modificato. Mettersi contro Murdoch non è stata un’idea geniale. Il ministro italiano del tesoro, Tremonti, si è lanciato in difesa del suo imperatore dicendo che la colpa non è loro ma dell’Europa che, due anni fa, ha chiesto all’Italia di allinearsi all’aumento della tassazione e del precedente governo Prodi che aveva promesso all’Europa che lo avrebbe fatto. Ed invece è toccato il calice amaro all’ignaro Cavaliere senza macchia e senza paura. Ma le voci si rincorrono e dicono che è stata Mediaset (la corazzata mediatica del Cavaliere) a spingere con i suoi uomini sulla dirigenza UE perché fossero fatte pressioni sul governo italiano. Un alibi per giurare poi che loro non ne sanno niente anche se invece si trattava di sparare a palle incatenate contro SKY-Murdoch che all’impero televisivo di Berlusconi dà molta noia.
Auguri ai tanti che hanno perso il lavoro ed a quelli che lo perderanno nei prossimi mesi. Milioni di drammi familiari ignorati da chi ha la pancia piena e sollecita il popolo bue perché vada a fare shopping e spenda. Così si rianima l’economia, dicono gli esperti. Vallo a raccontare a chi dal mese prossimo non avrà i soldi per pagare il mutuo, la sua carta di credito è stata bloccata dalla banca, ci sono le rate da pagare della macchina, le tasse universitarie dei figli, l’assicurazione malattia non viene più pagata dalla azienda e lui e la famiglia si trovano ad incrementare quei 44 milioni di americani che non hanno alcuna copertura sanitaria.
Gli esperti americani cercano di fare i pompieri e affermano che tra questa crisi e quella della Grande Depressione le differenze sono sostanziali. Quella crisi durò 12 anni e ci volle una guerra mondiale per consentire all’America di risollevarsi. I fabbricanti e mercanti di armi anche oggi ci sperano molto perché le condizioni e le avvisaglie ci sono tutte. Ad esempio tra India e Pakistan siamo proprio sicuri che tutto sarà rimesso alla pazienza delle rispettive diplomazie dopo il massacro di Mumbai? E poi viene dato per certo che Al Qaeda organizzerà entro cinque anni un attentato di dimensioni ciclopiche, molto più devastante dell’11 settembre 2001. E allora scatterà la reazione e c’è già chi si frega le mani al pensiero.
News and comments from the Capital of the United States (and other places in the World) in English and Italian. Video, pictures, Music (pop and classic). Premio internazionale "Amerigo".
Translate
Buone Feste!
- Novembre: 533 mila persone hanno perduto il posto di lavoro
- 2008: alla fine dell'anno 1.900.000 cittadini americani saranno senza lavoro.
- 2009: previsione ancora piu nera.
- I tre Big dell'auto di Detroit si sono ridotti lo stipendio ad 1 dollaro all'anno ed hanno costretto anche i loro piu' diretti collaboratori a fare altrettanto.
- Siamo sicuri che anche i presidenti delle banche e delle principali societa' italiane, nonche' i politici di primo rango, grandi ammiratori della realta' americana, vorranno fare altrettanto quanto prima per aiutare il popolo italiano che affronta con affanno le prossime Festivita'.
- Honda ha annunciato che si ritira dalla Formula Uno per fronteggiare la crisi, anche se si tratta di una azienda che produce profitti con le sue auto dai bassi consumi.
- Ford, GM e Chrysler spendono 13 miliardi di dollari ogni anno in pubblicita' per NASCAR. Si attendono analoghe decisioni.
Caporetto italiana e preoccupazioni del Tesoro
(Riceviamo da Guido Colomba e volentieri pubblichiamo)
(The Financial Review) L'Italia si è impegnata con i principali partners europei a non aumentare il gigantesco debito di 1.575 miliardi di euro pari, a fine 2006, al 106,8% del Pil. Un dato che non tiene conto del buco finanziario (almeno 12,5 miliardi) degli enti locali legato ai contratti derivati. Questo spiega il ritardo con cui il governo italiano ha messo a punto il piano di interventi anti-crisi e spiega le dichiarazioni di Tremonti: "Il debito italiano è il terzo nel mondo. Il nostro unico vincolo è il mercato finanziario" ed ha parlato di "un'ulteriore criticità che dipende dallo scenario competitivo con le crescenti emissioni di altri Paesi" come Francia, Germania e Uk. Fotografa questa situazione lo spread dei rendimenti con i titoli di stato tedeschi. Un anno fa il differenziale era pari a 28 punti (basis points). Un mese fa ha superato i 150 punti proprio in coincidenza con il varo dei piani anticrisi di Usa, Inghilterra, Germania e Francia. A quel punto per l'Italia è diventato allarme rosso. Il freno all'indebitamento deciso dal governo Berlusconi ha consentito di ridurre il differenziale da 153,0 a 110,5. Dunque, l'Europa ha preso atto dell'impegno assunto. Paradossalmente la crisi economica, nonostante il ribasso dei tassi al 2,5% deciso dalla Bce, ha messo a nudo la precarietà debitoria dell'Italia, aggravata da un diffuso ricorso ai crediti al consumo. Situazione non facile per il Tesoro che, per coprire il debito pubblico, deve fare emissioni per un ammontare di circa 100 miliardi all'anno (calcolando una duration di 16 anni) con una media mensile di 8,5 miliardi al mese. Per valutare queste cifre basti pensare che ieri, in America,è emersa una forte opposizione al salvataggio dell'industria dell'auto che chiede 34 miliardi di dollari pari a 26 miliardi di euro, equivalenti a tre mesi di emissioni di titoli di Stato italiani."Non possiamo permetterci neanche lontanamente - ha detto in merito il ministro Sacconi - che un'asta pubblica sui titoli di Stato vada deserta: ci sarebbe una carenza unica di liquidità pubblica per i pagamenti di pensioni e stipendi, saremmo all'Argentina". Altro che aiuti alle banche o detassazione della tredicesima. Siamo giunti alla Caporetto della politica italiana, dissipatrice e disinvolta come un gruppo di cicale impazzite. Più si aggrava la crisi internazionale (oggi le borse sono crollate nuovamente) più si complica il salvataggio italiano poiché diventa più difficile il "servizio" e la "copertura" del debito pubblico.
(Guido Colomba)
Fonte: (R.F. N° 482, 5/12/08 ore 14:45)
(The Financial Review) L'Italia si è impegnata con i principali partners europei a non aumentare il gigantesco debito di 1.575 miliardi di euro pari, a fine 2006, al 106,8% del Pil. Un dato che non tiene conto del buco finanziario (almeno 12,5 miliardi) degli enti locali legato ai contratti derivati. Questo spiega il ritardo con cui il governo italiano ha messo a punto il piano di interventi anti-crisi e spiega le dichiarazioni di Tremonti: "Il debito italiano è il terzo nel mondo. Il nostro unico vincolo è il mercato finanziario" ed ha parlato di "un'ulteriore criticità che dipende dallo scenario competitivo con le crescenti emissioni di altri Paesi" come Francia, Germania e Uk. Fotografa questa situazione lo spread dei rendimenti con i titoli di stato tedeschi. Un anno fa il differenziale era pari a 28 punti (basis points). Un mese fa ha superato i 150 punti proprio in coincidenza con il varo dei piani anticrisi di Usa, Inghilterra, Germania e Francia. A quel punto per l'Italia è diventato allarme rosso. Il freno all'indebitamento deciso dal governo Berlusconi ha consentito di ridurre il differenziale da 153,0 a 110,5. Dunque, l'Europa ha preso atto dell'impegno assunto. Paradossalmente la crisi economica, nonostante il ribasso dei tassi al 2,5% deciso dalla Bce, ha messo a nudo la precarietà debitoria dell'Italia, aggravata da un diffuso ricorso ai crediti al consumo. Situazione non facile per il Tesoro che, per coprire il debito pubblico, deve fare emissioni per un ammontare di circa 100 miliardi all'anno (calcolando una duration di 16 anni) con una media mensile di 8,5 miliardi al mese. Per valutare queste cifre basti pensare che ieri, in America,è emersa una forte opposizione al salvataggio dell'industria dell'auto che chiede 34 miliardi di dollari pari a 26 miliardi di euro, equivalenti a tre mesi di emissioni di titoli di Stato italiani."Non possiamo permetterci neanche lontanamente - ha detto in merito il ministro Sacconi - che un'asta pubblica sui titoli di Stato vada deserta: ci sarebbe una carenza unica di liquidità pubblica per i pagamenti di pensioni e stipendi, saremmo all'Argentina". Altro che aiuti alle banche o detassazione della tredicesima. Siamo giunti alla Caporetto della politica italiana, dissipatrice e disinvolta come un gruppo di cicale impazzite. Più si aggrava la crisi internazionale (oggi le borse sono crollate nuovamente) più si complica il salvataggio italiano poiché diventa più difficile il "servizio" e la "copertura" del debito pubblico.
(Guido Colomba)
Fonte: (R.F. N° 482, 5/12/08 ore 14:45)
CEOs alla griglia
Due settimane fa i gran capi di Ford, General Motors e Chrysler sono venuti a Washington volando ognuno su un aereo privato per essere interrogati dal comitato senatoriale delle banche. Ed hanno suscitato una ondata di proteste. Questa volta hanno percorso le 500 miglia tra Detroit e la Capitale a bordo di auto ibride da loro prodotte. E gli interventi sono stati improntati al massimo di umiltà. Il che non ha impedito che i senatori li grigliassero a dovere. I tre ex big dell’automobile, ormai con l’acqua alla gola, chiedono 38 miliardi di dollari per risollevarsi. Hanno presentato piani che prevedono la ristrutturazione delle produzioni: non più auto diverse per mercati diversi, ma modelli mondiali buoni per tutti che consentano risparmi nelle progettazioni e produzioni. General Motors ha soldi solo per arrivare alla fine del mese. Poi sarà la bancarotta che corrisponde alla nostra amministrazione controllata, prima del definitivo collasso e chiusura. I repubblicani sono i più inferociti e non sentono ragioni. Anche se non lo dichiarano, cercano di creare ulteriori problemi al presidente eletto Obama. Una posizione rigida questa che ha fatto dire al presidente del comitato senatoriale, il democratico Dodd che non si capisce perché siano stati concessi centinaia di miliardi di dollari per salvare banche e istituzioni finanziarie mentre all’industria dell’auto (che garantisce un posto di lavoro su dieci in America) si nega un aiuto che al confronto sembra insignificante.
" Album di Famiglia": un libro da non perdere
In vendita presso:
http://www.ediorso.it/
http://www.ibs.it/
e in libreria Il libro
Album di famiglia
Romanzo visuale
di Anna Maltese
Edizioni dell’Orso, 2008
“Stanno seduti sotto il tiglio, nel Giardino del Salve, al sommo della rampa che dal borgo antico porta al castello. Qualcuno scattò la fotografia…”
Così comincia questa saga familiare, che si svolge sullo sfondo dei fatti che hanno scandito la storia d’Italia dal 1870 al 1945.
Un castello nel Monferrato, tre donne, tre generazioni, e un centinaio di personaggi minori in un vasto affresco che porta in primo piano vite individuali e vicende umane, sentimenti personali e temi universali. Le vite delle protagoniste, banali in apparenza, ma tragiche nell’inesorabile degrado che le accompagna, si svolgono in un contesto corale che include: i signori del castello e gli abitanti del paese, imprenditori industriali e agitatori socialisti, dive del muto e sartine torinesi, ufficiali americani nella Grande Guerra, sbirri fascisti e vittime del regime, un lestofante e una prostituta onesta, una sciantosa napoletana, un principe russo, una suora virtuosa, una poetessa libertina, un discendente di Sir Walton il pirata, una banda di partigiani, un prete populista, una troupe di attori e persino un leopardo domestico.
L’autrice ha voluto indicare nel sottotitolo che si tratta di “romanzo visuale,” poiché la narrativa prende lo spunto da fotografie di famiglia (solo una è fisicamente presente nel testo). L’elemento visuale—che include anche cinema, teatro, pittura—è un leit-motif lungo il percorso narrativo, ed ha la funzione di sottolineare la labilità delle immagini, incluse quelle letterarie, e, di conseguenza, di mettere in dubbio la veridicità della narrazione.
La voce narrativa, in prima persona, dichiara una conoscenza approssimativa dei fatti, raccolti da memorie personali, racconti di vari personaggi, documenti e lettere, completati dall’immaginazione là dove manca la documentazione (anche questa, peraltro, fittizia).
Pur ricalcando schemi convenzionali del romanzo ottocentesco, la narratrice sottolinea la modernità del testo con costanti ammiccamenti al lettore, che consistono nella mancanza di trama, discontinuità cronologica, jump cuts, azione piuttosto che psicologia, dialogo piuttosto che monologo interiore e riferimenti letterari indiretti. Il tono prevalente è, quindi, ironico, il che permette di mantenere la distanza tra realtà e rappresentazione, tra fatti e discorso. Ma si tratta di ironia bonaria. La narratrice è compartecipe dei drammi e delle vicissitudini dei personaggi, senza mai cadere nel sentimentalismo melenso. Questa tecnica di scrittura permette di svolgere il discorso su un piano leggero, spesso umoristico, ma allo stesso tempo consente di non perdere mai di vista il sottofondo tragico che permea il tessuto del romanzo.
L’autrice
Anna Maltese Lawton ha un PhD in letteratura russa dell’Università di Los Angeles (UCLA) e insegna corsi di cultura visuale e cinema alla Georgetown University a Washington D.C. Ha scritto libri e curato volumi su questi temi, oltre a numerosi articoli e saggi. Il suo libro più recente è Imaging Russia 2000: Film and Facts che, in un genere ibrido, combina critica cinematografica, giornalismo e narrativa, per rendere un quadro vivo della realtà russa contemporanea—realtà che l’autrice conosce di prima mano, avendo passato cinque anni a Mosca. Il libro ha ricevuto il premio CHOICE, quale Outstanding Academic Title 2005. La Maltese fa ora il suo debutto in narrativa con il romanzo Album di famiglia.
Italiana d’origine, Anna Maltese passò l’infanzia e l’adolescenza tra Torino e le colline del Monferrato. La sua famiglia fu proprietaria del Castello di Cortanze per più di mezzo secolo, ed è quello il luogo che ispirò il presente romanzo. Il nonno, Achille Bologna, fu un noto fotografo d’arte e codirettore del Corriere Fotografico. La sua figura e la sua opera hanno provveduto spunti per il personaggio del “fotografo” nel romanzo.
Recentemente, la Maltese si e’ data anche all’editoria e ha fondato a Washington la casa editrice New Academia Publishing (www.newacademia.com).
http://www.ediorso.it/
http://www.ibs.it/
e in libreria Il libro
Album di famiglia
Romanzo visuale
di Anna Maltese
Edizioni dell’Orso, 2008
“Stanno seduti sotto il tiglio, nel Giardino del Salve, al sommo della rampa che dal borgo antico porta al castello. Qualcuno scattò la fotografia…”
Così comincia questa saga familiare, che si svolge sullo sfondo dei fatti che hanno scandito la storia d’Italia dal 1870 al 1945.
Un castello nel Monferrato, tre donne, tre generazioni, e un centinaio di personaggi minori in un vasto affresco che porta in primo piano vite individuali e vicende umane, sentimenti personali e temi universali. Le vite delle protagoniste, banali in apparenza, ma tragiche nell’inesorabile degrado che le accompagna, si svolgono in un contesto corale che include: i signori del castello e gli abitanti del paese, imprenditori industriali e agitatori socialisti, dive del muto e sartine torinesi, ufficiali americani nella Grande Guerra, sbirri fascisti e vittime del regime, un lestofante e una prostituta onesta, una sciantosa napoletana, un principe russo, una suora virtuosa, una poetessa libertina, un discendente di Sir Walton il pirata, una banda di partigiani, un prete populista, una troupe di attori e persino un leopardo domestico.
L’autrice ha voluto indicare nel sottotitolo che si tratta di “romanzo visuale,” poiché la narrativa prende lo spunto da fotografie di famiglia (solo una è fisicamente presente nel testo). L’elemento visuale—che include anche cinema, teatro, pittura—è un leit-motif lungo il percorso narrativo, ed ha la funzione di sottolineare la labilità delle immagini, incluse quelle letterarie, e, di conseguenza, di mettere in dubbio la veridicità della narrazione.
La voce narrativa, in prima persona, dichiara una conoscenza approssimativa dei fatti, raccolti da memorie personali, racconti di vari personaggi, documenti e lettere, completati dall’immaginazione là dove manca la documentazione (anche questa, peraltro, fittizia).
Pur ricalcando schemi convenzionali del romanzo ottocentesco, la narratrice sottolinea la modernità del testo con costanti ammiccamenti al lettore, che consistono nella mancanza di trama, discontinuità cronologica, jump cuts, azione piuttosto che psicologia, dialogo piuttosto che monologo interiore e riferimenti letterari indiretti. Il tono prevalente è, quindi, ironico, il che permette di mantenere la distanza tra realtà e rappresentazione, tra fatti e discorso. Ma si tratta di ironia bonaria. La narratrice è compartecipe dei drammi e delle vicissitudini dei personaggi, senza mai cadere nel sentimentalismo melenso. Questa tecnica di scrittura permette di svolgere il discorso su un piano leggero, spesso umoristico, ma allo stesso tempo consente di non perdere mai di vista il sottofondo tragico che permea il tessuto del romanzo.
L’autrice
Anna Maltese Lawton ha un PhD in letteratura russa dell’Università di Los Angeles (UCLA) e insegna corsi di cultura visuale e cinema alla Georgetown University a Washington D.C. Ha scritto libri e curato volumi su questi temi, oltre a numerosi articoli e saggi. Il suo libro più recente è Imaging Russia 2000: Film and Facts che, in un genere ibrido, combina critica cinematografica, giornalismo e narrativa, per rendere un quadro vivo della realtà russa contemporanea—realtà che l’autrice conosce di prima mano, avendo passato cinque anni a Mosca. Il libro ha ricevuto il premio CHOICE, quale Outstanding Academic Title 2005. La Maltese fa ora il suo debutto in narrativa con il romanzo Album di famiglia.
Italiana d’origine, Anna Maltese passò l’infanzia e l’adolescenza tra Torino e le colline del Monferrato. La sua famiglia fu proprietaria del Castello di Cortanze per più di mezzo secolo, ed è quello il luogo che ispirò il presente romanzo. Il nonno, Achille Bologna, fu un noto fotografo d’arte e codirettore del Corriere Fotografico. La sua figura e la sua opera hanno provveduto spunti per il personaggio del “fotografo” nel romanzo.
Recentemente, la Maltese si e’ data anche all’editoria e ha fondato a Washington la casa editrice New Academia Publishing (www.newacademia.com).
Neri d'America
Ogni anno i presidenti americani dichiarano il febbraio come il mese della storia nazionale African-American. E quest’anno ad inaugurare il fatidico mese di febbraio dedicato alla storia dei neri d’America sarà il primo presidente nero.
Sono 40.7 milioni i neri residenti in America pari al 13.5 % dei 300 milioni di abitanti nella Federazione con un aumento di mezzo milione di unità rispetto all’anno passato. Nel 2050 i neri saliranno a 66 milioni secondo le ultime proiezioni. La presenza degli African Americans nei 50 stati è andata aumentando in maniera considerevole negli ultimi anni. Nel Mississippi il 38% della popolazione è nera. Ma se si considera la capitale degli Stati Uniti, il Distretto di Columbia da cui vi parlo, la percentuale sale al 56%.
Sotto le armi ci vanno soprattutto i neri. Infatti il numero dei veterani neri è salito a 2.4 milioni. Aumenta il livello di istruzione con un quasi 20% di laureati o muniti di diploma di scuola media superiore.
Aumenta anche il numero di imprenditori neri che gestiscono imprese con più di un milione di dollari all’anno di fatturato.
Purtroppo resta invariato il rapporto di povertà che rimane sul 24.5% e rimane stabile al 19.5% il numero dei neri che non hanno assicurazione sanitaria.
Il nuovo Gran Maestro della Gran Loggia massonica di Washington è stato eletto da qualche giorno. Ed è un avvocato nero.
Ed anche questa è America.
Per il GR2
Oscar Bartoli
Washington DC
Sono 40.7 milioni i neri residenti in America pari al 13.5 % dei 300 milioni di abitanti nella Federazione con un aumento di mezzo milione di unità rispetto all’anno passato. Nel 2050 i neri saliranno a 66 milioni secondo le ultime proiezioni. La presenza degli African Americans nei 50 stati è andata aumentando in maniera considerevole negli ultimi anni. Nel Mississippi il 38% della popolazione è nera. Ma se si considera la capitale degli Stati Uniti, il Distretto di Columbia da cui vi parlo, la percentuale sale al 56%.
Sotto le armi ci vanno soprattutto i neri. Infatti il numero dei veterani neri è salito a 2.4 milioni. Aumenta il livello di istruzione con un quasi 20% di laureati o muniti di diploma di scuola media superiore.
Aumenta anche il numero di imprenditori neri che gestiscono imprese con più di un milione di dollari all’anno di fatturato.
Purtroppo resta invariato il rapporto di povertà che rimane sul 24.5% e rimane stabile al 19.5% il numero dei neri che non hanno assicurazione sanitaria.
Il nuovo Gran Maestro della Gran Loggia massonica di Washington è stato eletto da qualche giorno. Ed è un avvocato nero.
Ed anche questa è America.
Per il GR2
Oscar Bartoli
Washington DC
Leo Lagorio Big Band
Leo Lagorio is the leader of 'Jazz Ambassadors' big band.
'Profili di Liguria' is a jazz composition of Leo Lagorio.
The images are those of 'Dolce Acqua' a beautiful medieval village in the Italian region of Liguria.
'Profili di Liguria' is a jazz composition of Leo Lagorio.
The images are those of 'Dolce Acqua' a beautiful medieval village in the Italian region of Liguria.
Subscribe to:
Posts (Atom)