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La verita' ti fa male, lo so!






'The Truth Isn't Pretty'




CNN Photo Illustration/Annice Lyn/Getty Images

America's Frankenstein-like information environment has shattered trust.

On Wednesday, Gallup and the Knight Foundation released their annual report surveying Americans for insights into how they view the press — and the results were grim.

Only 26% of Americans hold a favorable opinion of the news media, Gallup and the Knight Foundation found — the lowest level recorded by the organizations over the last five years.

Perhaps more startling: the report found that 72% of Americans believe national newsrooms are capable of serving the public, but that they do not believe they're well intentioned. Only 23% said that they believe national newsrooms care about the best interests of their audiences.

Meanwhile, Americans are having more difficulty than ever determining what to believe. 61% of respondents said the increase in information across the media landscape has made it harder to sort bad information from good.

None of this is particularly surprising, though it is, without question, alarming. The media landscape has fractured and it's not uncommon to now see the same story presented in entirely different ways to different audiences.

Our shared reality has given way to algorithmically rendered realities. Some of the most popular media and political figures in the country actively pollute the information landscape. Many profit from propaganda that affirms the worldviews of their audiences and attacks the press in dishonest ways.

The study on Wednesday underscored this polarization. "Media trust continues to vary along predictable lines. Democrats express significantly more trust in news organizations than Republicans. Among Republicans, trust in news continues to decline," Gallup and the Knight Foundation said.

It's unclear how — or if — any single news organization can solve for this. MSNBC boss Rashida Jones offered her perspective on trust in media Wednesday at a New York event where she championed delivering the truth to audiences as the best path forward.

"Rather than looking at a political culture or a political perspective, what we focus on is the truth," Jones said, outlining her editorial philosophy. "Are the angles that we’re hitting representative of truth and democracy and the rights of humans across the board? We can get stuck into both sides for a fair amount or however you look at it."

"You can’t sacrifice the truth," Jones continued. "Sometimes the truth isn't pretty. Sometimes the truth might be critical of this group or that group. Rather than trying to keep a scorecard of, well, we had X number of perspectives in this party, and X number of perspectives in this party — it’s gotten a little bit more nuanced than that."

Jones is correct. The truth isn't pretty. And the truth can offend. What is also clear is that the truth will offend members of one political party far more than the other. That's because the sad reality is that one party — operating in an entirely different media ecosystem largely void of fact-based journalism — tells lies and promotes misinformation at a far higher rate than the other.

Which begs the natural question: Can delivering the truth be at the heart of a news organization's mission in 2023 if the aim is to not offend those on one end of the political spectrum at a far greater frequency than the other?



CNN Photo Illustration/Newsnation/TMX/AP

Charges Dropped: The charges filed against a NewsNation reporter who was arrested last week at a press conference held by Ohio Gov. Mike DeWine have been dismissed. The state's attorney general, Dave Yost, said in a statement that he believed reporter Evan Lambert-McMichael "was lawfully present" at the event and that his conduct "was consistent with the purpose of the event and his role as a reporter." Yost added, "While journalists could conceivably be subject to criminal charges for trespassing in some situations, this incident is not one of them." CNN's Celina Tebor has details here.

► Lambert-McMichael released a statement: "I am doing alright. And I will be OK. I will also continue to do my job without fear or favor in service of the public. I also hope what happened to me shines further attention on the people of East Palestine, who rightly have questions about their safety in light of an environmental hazard."

Tutto quello che manca nell’auto elettrica rispetto a una termica (e i vantaggi economici per le industrie)


By Marco Mussini 







Facciamo un esperimento: prendiamo una comune auto termica, per esempio una compatta con motore turbodiesel omologato Euro 6 e proviamo ora a togliere un pezzo alla volta, tutto quello che non serve avere su un’auto elettrica.

Scorrete via via un pezzo dopo l’altro, e vi renderete presto conto di quanto sia più semplice costruire un’auto elettrica rispetto a una tradizionale a gasolio o benzina. Ma iniziamo l’elenco dei componenti superfui.

Serbatoio carburante



Pompa carburante



Sensore livello serbatoio carburante



Filtro gasolio



Filtro aria

Filtro olio



Pompa olio

Monoblocco



Testata



Serie 16 valvole



Serie 4 pistoni



Albero motore

Alberi a camme



Serie 16 punterie idrauliche



Cinghia di distribuzione



Tendicinghia



Volano bimassa



Pompa dell’acqua



Radiatore



Elettroventola radiatore

Serie iniettori



Pompa di iniezione

Common rail



Turbocompressore con geometria variabile e valvola waste gate

Intercooler



Catalizzatore

Filtro antiparticolato



Serbatoio additivo antiinquinamento AdBlue (urea)



Sensore SCR



Sonda lambda



Valvola EGR



Silenziatore di scarico



Cambio di velocità



Frizione



Motorino di avviamento



Cosa ci resta?

Arrivati a questo punto si penserà che quello che resta è un rottame, uno scheletro inutilizzabile buono solo per la rottamazione.

Invece è qualcosa a cui manca concettualmente poco per diventare un’auto elettrica: in sostanza una batteria, almeno un motore elettrico e una centralina di controllo.

Possibile? Un’elettrica ottenuta aggiungendo qualche pezzo a uno scheletro di auto termica spogliato di così tanti sistemi e componenti?
La semplicità di un’auto elettrica

Concettualmente sì, perchè un’auto elettrica è intrinsecamente molto, ma molto più semplice da costruire, riparare e manutenere rispetto a un’auto termica. (Se non fosse per il costo ancora elevato delle batterie, costerebbe sicuramente meno).

La tecnologia sviluppata per i motori, le trasmissioni, la formulazione chimica dei carburanti, il controllo delle emissioni, l’abbattimento del particolato, gli accorgimenti motoristici per migliorare le prestazioni e ridurre i consumi… Tutto questo know how, risultato di oltre un secolo di ricerche, studi, prove e investimenti, non serve più su un’auto elettrica.

Questo significa anche che le Case oggi impegnate nella progettazione e produzione di auto termiche, finora protette dall’arrivo di nuovi concorrenti dall’imponente quantità di conoscenze ed esperienze (e brevetti) impossibili da reinventare in breve tempo, in prospettiva, per lo sviluppo delle auto elettriche, saranno improvvisamente private dello scudo protettivo di cui hanno finora goduto e risulteranno esposte come mai prima d’ora alla concorrenza di nuovi soggetti.
Cosa si può mutuare dalle conoscenze derivate dall’auto termica

Per realizzare un’auto elettrica le conoscenze riciclabili dal bagaglio di know how usato per le auto tradizionali sono essenzialmente quelle telaistiche, aerodinamiche ed ergonomiche.

Sulle altre competenze si riparte da zero, ad armi pari, e sarebbe bene che le Case “tradizionali”, i Governi dei loro Paesi e i territori interessati dall’occupazione che generano non dormissero sugli allori.

Si vede già ora che le nuove Case impegnate sulle elettriche hanno caratteristiche, ubicazione e competenze completamente diverse da quelle di una classica industria automobilistica.
Nuovi contro vecchi costruttori, la sfida entra nel vivo

Ragionano con una logica da start-up, tipica del mondo tecnologico, e non hanno da gestire la lenta agonia di un business preesistente dai margini risicati e dal mercato saturo (piuttosto rischiano di non raggiungere l’attivo per troppo tempo a causa della lenta crescita del mercato delle elettriche, ma questo è un altro problema).

Possono così concentrare tutte le proprie energie all’innovazione sui nuovi prodotti, che hanno a bordo sempre più ingegneria informatica (fra l’altro le implementazioni più avanzate di guida autonoma, guarda caso, sono sulle auto elettriche) e sempre meno ingegneria meccanica classica.

Il caso di Tesla è emblematico: l’azienda è nata da zero nel 2003, il quartier generale è a Palo Alto in California (e non a Detroit e dintorni); è già così avanzata da vendere componenti per powertrain elettrici a Mercedes e da avere una partnership per lo sviluppo delle auto elettriche con il leader indiscusso delle ibride, Toyota.

Il fondatore e ispiratore, il sudafricano Elon Musk naturalizzato canadese e statunitense, laureato in fisica e in economia, ha una solida cultura informatica. Fondatore di PayPal, oltre all’avventura sull’auto elettrica e sulla Gigafactory, Musk si occupa anche di vettori orbitali (SpaceX), pensa al trasporto passeggeri in tubi ad aria compressa (Hyperloop), ha interessi nell’energia solare (SolarCity) e nell’intelligenza artificiale (OpenAI).

"Mafia, canzonette e pizza, siete sempre i soliti…!"


Quest'ultima settimana è stata il peggio del peggio per il povero Zelensky.

I russi che hanno iniziato l'offensiva di primavera con bombardamenti a tappeto di missili, migliaia di carri armati che avanzano sul territorio ucraino per riconquistarne una buona parte, centinaia di migliaia di soldati buttati al massacro.

Il presidente dell'Ucraina è impegnato in una serie di contatti ai massimi livelli con le principali nazioni europee e gli Stati Uniti nel tentativo di riuscire a contenere l'aggressore russo.

Elon Musk ha deciso di togliergli la possibilità di utilizzare la rete di satelliti Starlink sulla quale sino ad ora ha potuto fare affidamento per controllare le manovre di Putin.

Ci si può chiedere perché l'effervescente cinquantenne genio americano abbia deciso di privare l'Ucraina del sostegno satellitare fondamentale per sopravvivere.

C'è chi sta imbastendo sugli strani comportamenti dell'imprenditore statunitense teorie tra le quali quella del prossimo candidato repubblicano sicuro alle elezioni presidenziali del 2024 supportato da centinaia di milioni di followers del costoso Twitter che ha deciso di comprarsi contro il parere dei suoi più diretti collaboratori, alcuni delle quali lo hanno lasciato alle sue fantasticherie.

Vera o falsa questa ipotesi resta il fatto che Elon Musk è un personaggio dalla vista lunga come ha dimostrato nel gestire le sue imprese imprenditoriali nelle quali nessuno credeva.

Nelle sue preoccupazioni quotidiane il presidente ucraino deve inserire anche i comportamenti dell'Italietta un paese che continua ad avere un'immagine complessiva al ribasso  ("come ci si può fidare di una nazione che sarà pur brava nell'organizzare un festival musicale, ma considerata un pendolo strano all'interno dell'Unione Europea").

Devo confessare al nostro lettore che ci fa male dover spendere qualche parola per commentare l'ennesima provocazione del condannato Berlusconi il quale al seggio dopo la votazione alle regionali ha detto che se lui fosse stato primo ministro non sarebbe andato a stringere la mano al presidente ucraino accusato di aver invaso le repubbliche del Donbas.

E si badi non sono gli 86 anni del vecchio Silvio a oscurargli la percezione. Questo personaggio che da decenni sta insozzando con la sua attività politico imprenditoriale le cronache della sotto politica italiana costruisce i suoi "pizzini" audiovisuali con maturata esperienza.

Lo fa sapendo di poter contare sulla sponda di media audiovisivi e della stampa che benedicono le sue esternazioni non certamente improvvide e possono riempire spazio e pagine con commenti che mandano in sollucchero i propri spettatori e lettori che cercano solo notizie pruriginose.

Teniamo presente la mortificante situazione creatasi al festival di Sanremo con il direttore Amadeus che ha dato lettura di un testo di Zelensky pervenuto dall'ambasciatore ucraino in sostituzione della mancata apparizione in video del presidente di quel paese.

Il tutto è avvenuto alle due  e quindici del mattino dell'ultima serata della manifestazione ligure a conclusione di un interscambio agitato che ruotava intorno alla richiesta italiana di sottoporre....alla revisione di un funzionario Rai il video del presidente ucraino per la manifestazione canora.

La presidente del consiglio Meloni, nonostante il calo di energia determinato dall'influenza, insieme ai suoi più stretti collaboratori, si è affrettata a dichiarare che il governo è saldo, confermando la sua posizione netta a fianco dell'Ucraina aggredita, la Nato e le scelte occidentali dell'Italia.

Il grande successo alle elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia del partito della signora Meloni sembrerebbe confermare che questi tentativi continui di indebolire la sua consistenza politica fatti da parte dei suoi cosiddetti alleati della coalizione non dovrebbero scalfire l'immagine e il lavoro di questa  statista.

Eravamo in un corridoio di un' importante istituzione finanziaria nei giorni scorsi a Washington dove abbiamo incrociato un conoscente americano che ci ha folgorato ridendo con la seguente frase: "Mafia, canzonette e pizza, siete sempre i soliti…!"

E la cosa non ci ha fatto per niente piacere.

Oscar 

 

Mystery surrounds object s shot down by US military



IMAGE SOURCE,AFPImage caption,
A US fighter jet shot down the object over the shores of Lake Huron in Michigan on Sunday (file image)

By Gareth Evans & George Wright
BBC News in Washington and London


The US military is unsure what three flying objects it shot out of the skies over North America were - and how they were able to stay aloft.

President Joe Biden ordered another object - the fourth in total this month - to be downed on Sunday.

As it was travelling at 20,000ft (6,100m), it could have interfered with commercial air traffic, the US said.

A military commander said it could be a "gaseous type of balloon" or "some type of a propulsion system".
China says US sent more than 10 balloons into airspace

He added he could not rule out that the objects were extra-terrestrials.

The latest object - shot down over Lake Huron in Michigan near the Canadian border - has been described by defence officials as an unmanned "octagonal structure" with strings attached to it.

It was downed by a missile fired from an F-16 fighter jet at 14:42 local time (19:42 GMT).

The incident raises further questions about the spate of high-altitude objects that have been shot down over North America this month.

US Northern Command Commander General Glen VanHerck said that there was no indication of any threat.

"I'm not going to categorise them as balloons. We're calling them objects for a reason," he said.

"What we are seeing is very, very small objects that produce a very, very low radar cross-section," he added.

Speculation as to what the objects may be has intensified in recent days.

"I will let the intel community and the counterintelligence community figure that out," Gen VanHerck said when asked if it was possible the objects are aliens or extra-terrestrials.

"I haven't ruled out anything at this point."

A suspected Chinese spy balloon was downed off the coast of South Carolina on 4 February after hovering for days over the US. Officials said it originated in China and had been used to monitor sensitive sites.

China denied the object was used for spying and said it was a weather monitoring device that had blown astray. The incident - and the angry exchanges in its aftermath - ratcheted up tensions between Washington and Beijing.

But on Sunday, a defence official said the US had communicated with Beijing about the first object, after receiving no response for several days. It was not immediately clear what was discussed.

Since that first incident, American fighter jets have shot down three further high-altitude objects in as many days.

President Biden ordered an object to be shot down over northern Alaska on Friday, and on Saturday a similar object was shot down over the Yukon in north-western Canada.

Both the US and Canada are still working to recover the remnants, but the search in Alaska has been hampered by Arctic conditions.

"These objects did not closely resemble, and were much smaller than, the [4 February] balloon and we will not definitively characterise them until we can recover the debris," a White House National Security spokesperson said.

China's foreign ministry said on Monday the US has flown balloons into its airspace more than 10 times in the past year.

"It's not uncommon as well for the US to illegally enter the airspace of other countries," said foreign ministry spokesman Wang Wenbin at a press briefing.

Detection of the most recent objects could be a result of widening the search from radars and sensors, a US official told the Washington Post on Saturday.

The official, who requested anonymity, likened it to a car buyer unticking boxes on a website to broaden the parameters of what can be searched.

But he said it was unclear whether this was producing more hits - or if the new incursions are part of a more deliberate action.

Il Carnevale



IL CARNEVALE IN ESTREMA SINTESI… ( Tratto da La Pietra ) Il Carnevale è un periodo di passaggio dal vecchio anno a quello nuovo che gli antichi rappresentavano con un CARRO sul quale troneggiava la divinità SOLARE. Un passaggio dal vecchio anno che rappresentava il mondo delle tenebre e del caos ( la sfrenatezza) al nuovo anno (verso la primavera) espressione di rinnovamento e di rinnovato ordine. Per Guénon il Carnevale è una valvola di sfogo per i nostri istinti, mentre per Bachtin è uno sfogo politico sulla spinta egualitaria dove i servi diventano padroni

Le tensioni con la Francia e l’affidabilità del nostro Paese



La visita di Zelensky – Le tensioni con la Francia e l’affidabilità del nostro Paese

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero 

Non è stata una bella settimana: per le prospettive di pace, per i rapporti economici fra Stati Uniti ed Europa, per la solidarietà fra i paesi europei e nemmeno per i rapporti fra l’Italia e i suoi necessari partner.

Sulle prospettive di pace si poteva purtroppo pretendere poco perché tutti sono ormai dedicati a parlare solo delle possibili offensive di primavera: l’unico punto fermo è il rafforzamento militare.

Questo era l’obiettivo del viaggio di Zelensky in Europa che ha avuto, come risultato, una compatta solidarietà nei confronti dell’Ucraina, ma anche una risposta estremamente prudente riguardo alla fornitura degli aerei insistentemente richiesti.


Complicato e foriero di ulteriori complicazioni future è stato il viaggio a Washington dei ministri delle finanze francese e tedesco.

In primo luogo perché hanno dovuto prendere definitivamente atto che la politica degli aiuti pubblici del governo statunitense alle imprese che operano nel territorio americano, è una decisione definitiva.

I due ministri sono tornati a casa con la semplice volontà di fare altrettanto in Francia e Germania.

Il che non ha conseguenze minori. Prima di tutto costituisce un ulteriore passo verso la messa in crisi della globalizzazione. Non la sua necessaria correzione sotto gli auspici del WTO (l’Organizzazione del Commercio Mondiale), ma un cammino fondato sulle decisioni autonome dei singoli paesi e, quindi, un conseguente aumento del protezionismo e delle tensioni.


Tensioni che si sono immediatamente trasferite all’interno dei paesi europei, in quanto Francia e Germania, nel loro colloquio diretto con il governo americano, si sono sostituite alla Commissione Europea in un campo di sua esclusiva competenza e, soprattutto, perché i governi di questi due paesi già forniscono alle loro imprese nazionali i tre quarti degli aiuti di Stato di tutti i paesi europei.

Oltre ad avere a disposizione le risorse per poterlo fare anche in futuro.

L’Italia, e con essa molti altri membri dell’Unione, non ha i mezzi per fare altrettanto.

Il nostro paese, alla luce delle decisioni del Consiglio, si dovrà accontentare di allungare i tempi entro i quali possiamo spendere le risorse del PNRR, ma non è certo la stessa cosa.


Questo inoltre, almeno al momento, è solo un progetto, così come è ancora un progetto la pur importante decisione di compiere un passo in avanti nel delicato campo dell’emigrazione. Ritornando al rapporto diretto ed esclusivo di Francia e Germania con gli Stati Uniti, dobbiamo inoltre considerare che esso ha allargato la distanza economica fra Europa e America.

Questo in un momento storico in cui il maggiore risultato della politica estera di Biden è stato proprio quello di tenere strettamente unite le due sponde dell’Atlantico nella politica estera, partendo dalla difesa dell’Ucraina.

Ci vorrà quindi grande abilità e grande lungimiranza per conservare la necessaria solidarietà politica fra Europa e Stati Uniti nel momento in cui vengono prese decisioni che provocano una crescente divergenza nei loro interessi economici.


Non dimentichiamo infine che le improvvisate decisioni di rapporti fra singoli paesi europei e Stati Uniti comportano fatalmente un aumento delle divergenze anche all’interno dell’Unione. Questo ci obbliga ovviamente a riflettere sulle tensioni fra Francia e Italia e, di conseguenza, ad allargare lo sguardo sul ruolo che il nostro paese può e deve ricoprire nell’ambito dell’Unione Europea.

Partiamo da una semplice constatazione. Il fatto che l’UE sia un motore a due cilindri, quello francese e quello tedesco, è incontrovertibile. Esso è stato alla base dell’avventura europea e si è consolidato nel tempo con la leadership tedesca nell’economia e il primato francese nella politica estera e della difesa.

Questo quadro realistico ha portato frettolosamente a concludere che l’Italia non conti nulla. Un’approfondita analisi (e la mia lunga personale esperienza) mi portano invece a concludere che il ruolo italiano, salvo forse il periodo della grande crisi finanziaria del 2008, è sempre stato determinante nelle più importanti decisioni dell’Unione Europea e prezioso per la difesa dei nostri interessi.


E’ chiaro che non riusciremo mai a trasformare l’Unione in un motore a tre cilindri, ma abbiamo però la possibilità di giocare un ruolo determinante nelle più importanti decisioni, a condizione di tessere con continuità, costanza e affidabilità i necessari rapporti e i necessari accordi con gli altri paesi membri, a partire da Francia e Germania.

E’ giusto e doveroso che ci poniamo l’obiettivo di diventare il riferimento principale della politica energetica del Mediterraneo ed è altrettanto giusto che ci proponiamo di bilanciare gli interessi dei paesi del Sud di fronte alla nuova geografia europea, ma si tratta di obiettivi che possono essere raggiunti solo tenendo realisticamente conto degli interessi e dei rapporti di forza esistenti e delle necessarie alleanze che ne debbono conseguire.


La tensione con la Francia ha diviso la nostra pubblica opinione fra coloro che si sono scagliati contro l’arroganza dei nostri cugini transalpini e coloro che hanno messo sotto accusa l’inabilità italiana. La via più produttiva, invece, sarebbe stata quella di approfondire i rapporti di collaborazione esistenti, cercando anche, in linea con la nostra passata tradizione, di estendere alla Germania il trattato esistente fra Italia e Francia.

Questi risultati possono tuttavia essere raggiunti solo mettendo sul tavolo una totale affidabilità del nostro paese nel perseguire un’idea di Europa fedele alle sue radici e ai suoi principi di cooperazione, rifiutando ogni nostalgia per i passati e presenti nazionalismi. Solo costruendo fiducia potremo giocare il nostro ruolo nel futuro dell’Europa.