News and comments from the Capital of the United States in English and Italian. Video, pictures, Music (pop and classic). Premio internazionale "Amerigo".
Shut up, please, Mr. Bertolaso.
Giro turistico dei quartieri malfamati di Los Angeles
A Los Angeles ci sono 20mila giovani che sono membri di associazioni criminali. Alfred Lomas, 45 anni ex gangster, ha deciso di mettere su un tour turistico dei quartieri più pericolosi della metropoli californiana. Al prezzo di 65 dollari a persona, pranzo incluso, i turisti sono condotti in bus a visitare le strade malfamate di South Central, quelle nelle quali nemmeno la polizia entra tranquillamente. L’iniziativa non e’ originale: a Chicago da anni viene offerto il tour delle zone di Al Capone, mentre a Las Vegas ti portano a vedere i quartieri dove prospera la mafia del gioco, della prostituzione e della droga. L’iniziativa di Alfred Thomas è stata criticata anche nel consiglio comunale di Los Angeles dove viene definita coma il solito tentativo americano di ‘romanticizzare’ il crimine. Ma ad esempio il reverendo Gregory Boyle, che ha speso decenni per cercare di tirare fuori i giovani dalle gang, dice che può contribuire a rendere evidenti i gravi problemi della città. A chi paga il biglietto per il giro della Los Angeles criminale viene data in omaggio una maglietta con la scritta: “Sono stato colpito in South Central”, tanto per completare il brivido.
Il senatore bugiardo come Pinocchio
Un anno fa due giornalisti del tabloid National Enquirer, appostati in un albergo a Santa Monica, California, scoprono il senatore John Edwards che esce furtivamente da una camera. Visti i due reporter il senatore (famoso per il suo ciuffo, il sorriso accattivante e per essere stato candidato alla vicepresidenza con John Kerry), nega di avere una relazione adulterina. Nega di essere il padre di una piccola di due anni. Anzi si dà da fare per attribuire la paternità ad un suo collaboratore che accetta in cambio di denaro. La moglie di Edwards, malata terminale di cancro, lo ha sempre sostenuto nelle sue campagne. Giorni fa John Edwards ammette di essere il padre della bambina e finalmente il circuito gossiparo si chiude con la netta vittoria del giornale tabloid che aspira, giustamente, ad avere il premio Pulitzer. Sono molti in America a chiedersi perché il meccanismo di selezione del personale politico si sia inceppato. Ma si tratta di interrogativi ipocriti. Quando un politico, a qualsiasi livello, viene eletto con le stesse procedure di marketing con le quali si vende un detersivo non ci si può meravigliare troppo se i risultati non corrispondono poi alle attese.
Gli Italiani e le Istituzioni. Rapporto Eurispes
La politica del conflitto
Il dibattito politico nel nostro Paese ormai da diversi anni è caratterizzato da una forte contrapposizione tra i due schieramenti principali. Questo scontro continuo e l’incapacità di trovare punti di intesa, quando necessario per il bene della collettività, contribuiscono ad affermare l’immagine di una politica inadeguata e distante dagli interessi veri dei cittadini.
Quanto detto appare confermato in pieno dalle risposte fornite alla domanda relativa al giudizio sul confronto tra le forze politiche: il 45,5% dei cittadini, quindi quasi la metà, ritiene che all’origine di questo scontro infinito vi siano l’inadeguatezza e l’impreparazione degli esponenti politici, il 24,8% la ritiene una vera e propria patologia in grado di provocare gravi danni alla democrazia stessa. Solo il 9,5% ritiene che questo scontro debba considerarsi il normale risultato del confronto politico ed il 6,7% lo giudica il prodotto naturale della democrazia. Mentre per l’8,5% alla base vi sarebbe un conflitto sociale sottovalutato.
Complessivamente l’85,3% dei cittadini condivide molto (56,1%) e abbastanza (29,2%) l’idea secondo cui i partiti dovrebbero cercare di raggiungere il massimo di concordia possibile per il bene del Paese.
L’opinione secondo cui la diversità di opinioni debba manifestarsi in ogni forma possibile divide a metà il campione: il 49,6% manifesta un chiaro dissenso (per niente 29,3%, poco 20,3%) mentre complessivamente il 43,6% si dichiara favorevole (abbastanza 28,2%, molto 15,4%).
Tuttavia, la larga maggioranza dei cittadini, l’88,8%, si dice abbastanza (23,1%) e molto (65,7%) convinto del fatto che occorra un rispetto comune per le regole della politica.
Un altro tema che ha caratterizzato la recente vicenda politica è quello della riforma della legge elettorale che ha abolito il sistema delle preferenze. L’accusa che viene rivolta al nuovo sistema elettorale è da una parte di aver privato i cittadini della possibilità di scegliere direttamente il candidato per il quale votare e dall’altra di aver dato vita ad un sistema nel quale il Parlamento è di fatto nominato dai leader dei partiti.
Anche su questo fronte la risposta degli italiani è corale: l’83,1% è favorevole alle reintroduzione delle preferenze, solo un modesto 9,6% è contrario, mentre il 7,3% non si sente in grado di prendere posizioni.
I favorevoli sono in maggioranza ed equamente distribuiti in tutte le aree politiche di appartenenza: l’85,8% dei cittadini di centro, l’85% di quelli di centro-sinistra e l’84,6% della sinistra. A destra vorrebbero ritornare al sistema delle preferenze l’84,1% degli elettori, della stessa opinione l’80% circa di quelli di centro-destra. La pensa allo stesso modo l’82% di quanti non si riconoscono in nessuna area politica.
Fatwa di importanza storica.
La sentenza della Corte Suprema
Il Presidente ha aggiunto: "Questa sentenza da' un interesse speciale ai lobbisti che possono spendere milioni di dollari per persuadere gli eletti a votare come vogliono loro o a punire coloro che non lo fanno."
Obama ha detto che i pubblici ufficiali che si sono schierati contro Wall Street, le aziende petrolifere, le compagnie di assicurazione sanitaria ed altri forti poteri si troveranno sotto attacco quando ci si avvicinera' alla data delle prossime elezioni.
"Penso - ha detto Obama - che non ci possa essere stata una cosa piu' devastante per l'interesse della popolazone."
Tempi duri e previsioni fosche per i democratici
Mossadeq, un libro per capire la Persia-Iran
Eppure l'Iran che vediamo sui nostri teleschermi e' angosciante. Le espressioni di Ahmadinejad, dei Guardiani del popolo, degli ayatollah e padri della Rivoluzione sono differenti. E la politica condotta dalla gerarchia del clero islamico rappresenta un pericolo costante a livello internazionale. Gli scontri nelle piazze, i giovani uccisi perche' reclamano diritti e liberta', una nazione di 70 milioni di persone soffocata dalla violenza di una dittatura religiosa, sono l'immagine costante di una grande nazione alla ricerca di una sua identita' che ha smarrito da quando nel 652 DC gli arabi hanno conquistato questa terra, hanno imposto l'Islam, cercando di cancellare una cultura raffinata.
Ma e' stata soprattutto la rivoluzione del 1979 che ha creato un fossato intorno a questa nazione isolandola dal contesto internazionale, imbarbarendola, gettando nello sconforto una popolazione che solo nelle nuove generazioni puo' sperare di recuperare l'energia suicida per ritrovare una propria strada e dimensione.
Questi sentimenti ci venivano alla mente leggendo il libro di Stefano Beltrame dal titolo: "Mossadeq" (Editore Rubbettino).
Si tratta di un'opera che consigliamo a chi voglia rendersi conto del travaglio attraverso il quale l'Iran-Persia `e' passato e continua a vivere in questi tempi agitati. Dice Beltrame: " Con la contestazione dei risultati elettorali del 2009 (quelli che hanno dato un nuovo mandato a Ahmadinejad, ndr)la vicenda storica di Mossadeq torna ad assumere un carattere di straordinaria attualita'. Capire Mossadeq costituisce una premessa essenziale per comprendere le dinamiche interne alla Rivoluzione Islamica del 1979 ma nel ripercorrere i controversi passaggi elettorali di quegli anni, in particolare il blocco dello scrutinio del 1952, il pensiero corre subito al presente."
Come il Lettore ricordera', Mossadeq e' stato il primo ministro in Iran dal 1951 al 1953 quando venne rimosso da una congiura sostenuta dalla CIA (quanti errori ha compiuto la miopia diplomatica americana motivata dal business!) per conto degli inglesi che ce l'avevano a morte con l'aristocratico esponente politico persiano autore della nazionalizzazione delle imprese petrolifere. Tanto per cambiare anche quella volta c'era di mezzo il petrolio e gli interessi di chi vuole avere la mano sul rubinetto.
Nel libro di Stefano Beltrame trovate tutto questo, descritto con grande dignita' professionale e senza indulgere al sensazionalismo.
Stefano Beltrame e' il responsabile dell'Ufficio Economico e Scientifico dell'Ambasciata italiana a Washington. Dopo esperienze in grandi corporations private e' entrato in diplomazia ed ha ricoperto incarichi importanti in Kuwait, Germania, Iran. Ha scritto nel 1999 "Gli Arabi,il Petrolio, l'Occidente" (CEDAM) e nel 2003 una ricostruzione diplomatico-militare della guerra di liberazione del Kuwait del 1990-91 dal titolo: "La prima guerra del Golfo- Perche' non fu presa Baghdad".
E' giovane, preparato e concreto con i piedi per terra. A differenza di tanti suoi colleghi che non sono uomini di questo mondo, ma levitano in una atmosfera costantemente rarefatta.
Mentre...
Lo sapevate che?
Esiste lo “Stradario massonico di Siena”.
Lo ha scritto Stefano Bisi, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Toscana e giornalista professionista.
È la descrizione di strade e piazze senesi che sono state dedicate a massoni più o meno noti. Da Garibaldi, al pittore Cesare Maccari, da Antonio Meucci, inventore del telefono ad Artemio Franchi, presidente della Federcalcio e vicepresidente della FIFA, da Nazario Sauro, eroe della Prima Guerra Mondiale a Silvio Gigli, regista e autore radiofonico.
Sfotto' e ingiurie a Sergio Marchionne a Detroit
E' diventata una abitudine quella di "protestare" all' estero.
Perche' i cassintegrati non chiedono ai loro colleghi USA con quali modalita' vengono mandati a casa dalle varie Chrysler, Ford and General Motors?
Fsarno@worldbank.org
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Salvati e creati due milioni di posti di lavoro in pochi mesi
Durante una visita al centro di addestramento del sindacato elettricisti a Lanham in Maryland, il presidente Barack Obama ha annunciato che lo 'stimulus' , il programma di incentivi fiscali varato dalla sua amministrazione lo scorso anno, e' riuscito a creare o a salvare piu' di 2 milioni di posti di lavoro.
Questi dati fanno parte del rapporto trimestrale emesso dalla Casa Bianca. Come si ricordera' Obama, a breve distanza dal suo insediamento, firmo' il pacchetto di 787 miliardi di dollari caratterizzato da aiuti in denaro e tagli alle tasse.
I repubblicani hanno impostato per mesi la loro campagna denigratoria nei confronti del presidente Obama asserendo che lo 'Stimulus' era un flop, una spesa eccessiva, puntando sul fatto che la percentuale di disoccupazione negli Stati Uniti e' lievemente diminuita rispetto a novembre ma ancora attestata su un pericoloso 10 %. Nel mese di dicembre sono stati 85mila i posti perduti, un dato questo che ha sorpreso il presidente Obama che sperava in una ripresa dell'occupazione proprio allo scadere del 2009. Ma anche se i sintomi di ripresa ci sono, le aziende stanno nicchiando per quanto riguarda le assunzioni. A Detroit i capi delle principali industrie dell'automobile hanno annunciato che nel 2010 ricominceranno le assunzioni di personale.
Miracolo all'italiana





Un Lettore ci ha scritto dall'Italia inviandoci queste foto che stanno facendo il giro dei vari blog:
Caro Oscar,
un mio amico mi ha spedito questo file.
E' tutta una montatura?
Tu da oltre oceano puoi dire la tua più facilmente, credo.
Come hanno fatto a fare certe foto?
Cari saluti
Alessandro D'Angelo
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Questa e' la nostra risposta:
Caro D'Angelo,
Io da oltre oceano non sono in grado di dire se si tratta di foto vere o taroccate.
Posso parlare sulla base della mia esperienza. Anni fa, mentre ero con la mia famiglia in camper a Barcellona, sono stato assalito nel pieno della notte da un gruppo di criminali che volevano derubarci. Mi sono difeso con un coltello da cucina prima di essere messo a terra dalle randellate che mi hanno inferto. Come sai, le ferite alla testa sanguinano molto. Ed e' per questo che i malintenzionati se ne sono andati dopo avermi visto stramazzare privo di sensi sotto il camper con la faccia coperta di sangue, credendo di avermi ammazzato. I medici del pronto soccorso che mi hanno dato 40 punti in testa, mentre mi ricucivano hanno detto: "Ci dispiace, ma ora abbiamo la democrazia". Evidentemente si trattava di fans del defunto dittatore Franco. A molti anni di stanza dall'accaduto ho ancora le cicatrici ben visibili sulla mia fronte. Veda Lei di trarne le conclusioni.
Attente donne: e' arrivata Roxxxy, sexy robot


Douglas Hines e' un ingegnere che ha lavorato nei laboratori scientifici di intelligenza artificiale della AT&T Bell. Il 9 gennaio ha presentato a Las Vegas l'ultima creazione della sua societa', True Companion: un sexy robot chiamato Roxxxxy. Una evoluzione della bambola gonfiabile venduta in svariate versioni in milioni di esemplari in tutto il mondo.
| Dalla rubrica "Lettere al Direttore de La Stampa Italiani in Usa: dal disprezzo degli inizi ai vertici di oggi | |
| C aro Direttore, ho appena terminato di leggere il seguente breve testo che vorrei condividere con i lettori del suo giornale. «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. «Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali?». Sembra scritto in questi giorni da qualche leader della destra italiana. E invece no. È un passo tratto dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano relativa agli immigrati italiani negli Usa. È del 1912. Meritevole di meditazione, o no? DEO FOGLIAZZA La cosa più interessante che si può fare se si va in vacanza a New York è scendere sulla punta Sud di Manhattan e da lì prendere il traghetto per Ellis Island. La visita a questo piccolo isolotto - per più di mezzo secolo fu la porta d’ingresso in America da cui passarono 12 milioni di immigrati - è un’esperienza che lascia il segno. Riconosciamo i volti sporchi e i cognomi dei nostri antenati piemontesi, veneti, abruzzesi, siciliani. Li vediamo trascinare i loro averi in immensi fagotti, leggiamo la paura, la fame e la disperazione nei loro occhi. I documenti ci raccontano che spesso erano considerati come bestie, pidocchiose e d’intelligenza inferiore. Nel 2003 Gian Antonio Stella raccontò questa nostra emigrazione in un libro magistrale, «L’orda, quando gli albanesi eravamo noi». Ma gli Stati Uniti, non senza durezze, ci integrarono: aprirono le porte del Sogno Americano e oggi a comandare le frontiere e la sicurezza a stelle e strisce c’è una signora che si chiama Napolitano. La Procura che guarda la Baia è guidata da un signore che si chiama Cuomo e l’ordine in città lo ha riportato Mr. Giuliani. | |
The Not-So-Secrets of the Temple
Pittsburgh
IN the final days of a year dominated by repeated — and mostly unheeded — calls for full disclosure on the part of Wall Street banks, pharmaceutical companies, the N.F.L. and any number of other organizations, transparency arrived out of the blue from an unlikely quarter if ever there was one: the Freemasons.
Thanks go not to Dan Brown, whose latest novel, “The Lost Symbol,” focuses on the notoriously mysterious fraternal order, but to Tom Sturgeon, a career law-enforcement officer, who was installed as Right Worshipful Grand Master for Pennsylvania on Dec. 28. His ceremony, in a break with centuries-old Masonic tradition, was held at a convention center here and open to the public. “We need to make Freemasonry more contemporary,” Mr. Sturgeon told me, “to make it reflect 2010, not 1910 — or 1810.”
Nonetheless, the audience of about 1,200 people seemed to consist primarily of members and their families with a sizeable contingent of Masonic dignitaries from 13 other states and Canada. Many had come in full regalia, sporting tailcoats, purple moire or black velvet “collars,” satin aprons embroidered with esoteric symbols, white gloves, swords — all telegraphing distinctions of rank legible only to insiders.
Freemasonry in America is organized by state — there is no higher governing body — and Pennsylvania is the largest Masonic jurisdiction in the world, with a spectacular temple in Philadelphia, completed in 1873, as its headquarters. Mr. Sturgeon was sworn in reciting the same oath, or “obligation,” Benjamin Franklin recited 275 years ago when he took the same office.
If the ceremony at the convention center was any indication, it appears that not much has changed in the interim, although the torches around the altar are now electric and the musical repertoire has been updated to include “Beer Barrel Polka” and “No Man Is an Island.” Membership has been declining (currently 120,000 in Pennsylvania, down from 260,000 when Mr. Sturgeon joined in 1965) and the median age has been steadily climbing (now 68).
“Brethren, ladies and friends,” Mr. Sturgeon greeted the audience for his installation. “The 21st-century Masonic Renaissance starts today!”
The “renaissance” is Mr. Sturgeon’s agenda for reform, jump-starting a membership drive with a new strategy that permits “selective invitation,” replacing the old “To be one, ask one” policy that forbade Masons to proselytize. He also decreed a lifetime dues exemption for any Mason over 60 who brings in two new members under 30. Like other Pennsylvania grand masters before him, Mr. Sturgeon designed a necktie, to be distributed as a token of appreciation. Typically, the ties are a vehicle for the Masonic insignia; his is more in the style of Jerry Garcia, something he thinks younger guys might be more inclined to wear.
In his most radical move, Mr. Sturgeon has mandated that the ritual be published in book form. In Pennsylvania, since the order’s beginnings, each Mason has learned his obligation from another Mason, one on one. The ritual had never been written down. For the two lowest ranks of Freemasonry it lasts 30 minutes or so; for the third and highest degree it takes roughly an hour and runs to some 8,000 words. “It might take a man away from home maybe 50 nights to sit and learn it,” he said.
Though candidates will still be required to perform the ritual from memory, the printed text allows them to learn it on their own. Mr. Sturgeon assured his fellow masons that photocopying will be prohibited, that all copies will be signed out and strictly audited. Even so, this announcement met with silence, a response he had foreseen. “Many Masons will tell you that one of the great bonds of this fraternity happens when I meet with you 40 times to go over this work, and I become your mentor,” he said. “Now, that’s true. But for the greater good, we have to make a decision.”
Not a secret society but “a society with secrets” is how the protagonist of “The Lost Symbol” describes the Masons. Has that secrecy served a purpose? Is the famous Masonic bond based, at least to some extent, on shared information that nobody else knows? If that was once the case, it seems safe to say that it isn’t any longer, now that detailed accounts of the Masons’ procedures have been posted online, including YouTube videos of the secret handshake.
The drama seems to be in short supply. Any Dan Brown fans who came to the convention center in Pittsburgh expecting daggers pressed to bare chests or red wine drunk out of a skull surely left disappointed. Mr. Sturgeon says that he thought Mr. Brown made that stuff up until a friend reminded him that in one ceremony they attended for a branch of Masonry called the Scottish Rite there had indeed been a skull; he is, however, quite certain that he didn’t drink wine out of it. And if there is a pyramid with Freemasonry’s highest secrets inscribed on it, as “The Lost Symbol” purports, he has yet to hear about it.
Some Masons may regret losing the mystique — though surely not as much as the conspiracy theorists, who now have less room for speculation about the order. While it’s hard to put much store in allegations that Freemasonry is Satan worship or a plot to dominate the world when its membership has included such disparate characters as Count Basie, Daniel Boone, Winston Churchill, Paul Revere, Clark Gable, J. Edgar Hoover, Mozart, Colonel Sanders, Peter Sellers, Cy Young, Pushkin and Brad Paisley, those suspicions thrived nonetheless. The conspiracy theorists, it seems, needed the Masons’ secrecy even more than the Masons needed it themselves.
Holly Brubach is a frequent contributor to The New York Times.
Un nuovo culto: il multiculturalismo
Da Claudio Antonelli (Montreal) riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Invece di proporre l’identità storica del paese d’insediamento come fattore unitario per tutti, compresi i nuovi arrivati, molti oggi propongono, anche in Italia, il multiculturalismo come formula “nazionale”. Taluni arrivano così ad auspicare una pluralità di identità nazionali in ogni paese europeo su cui si rovesciano ondate di immigrati dal Terzo Mondo.
Ma il Paese, la Nazione non è un supermercato che deve adattarsi ai gusti e ai bisogni dei clienti del giorno. Sono invece i nuovi clienti della Nazione che dovrebbero adattarsi a questa. Ciò che non sempre avviene...
L’adattamento, è vero, non è facile quando si arriva in un nuovo paese. Tra certe abitudini e certe regole di vita esiste poi una vera inconciliabilità. E difatti talune abitudini portate dagli immigrati nei loro bagagli si scontrano subito con le regole del paese d’arrivo. Un esempio: gli italiani non appena si installano in Canada devono imparare a rispettare la maniera canadese di far la fila, che è poi la maniera in vigore nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo eccetto l’Italia. Ma il radicalismo soprattutto religioso di certe culture trapiantate non ammette adattamenti e quindi minaccia l’unità del paese d’accoglimento. Bisogna considerare che il trapianto oltreconfine di una cultura, se da un lato provoca un decadimento e un ibridismo, dall’altro, paradossalmente, crea un indurimento e una sclerosi dell’identità di partenza dell’immigrato esasperandone certi aspetti. Ciò si traduce anche nel rifiuto dei valori della società nella quale l’espatriato ha scelto di andare a vivere. Questa reazione è dovuta in parte ad un sentimento di inadeguatezza. Ma a farla nascere è soprattutto un’inconciliabilità di passati: il passato della nazione da cui l’immigrato proviene diverge dal passato della nazione nella quale egli è andato a vivere. Il fenomeno del rifiuto di adeguarsi alla nuova realtà esiste anche tra i figli d’immigrati, nati nella nuova terra. Ciò è da imputare in gran parte proprio al culto del multiculturalismo vigente in certi paesi d’immigrazione. Per i promotori del multiculturalismo, infatti, l’integrazione-assimilazione è un’idea tabù.
Un indubbio risultato positivo per l’individuo che viva a contatto di gente dalla cultura e dalle abitudine diverse dalla sua è un allargamento della propria coscienza con l’accettazione della diversità. La tolleranza insomma. Ciò non impedisce però, alla maggioranza – tanto per fare quest’esempio – di continuare a nutrire pregiudizi o addirittura avversione nei confronti di certe minoranze: vedi la scarsa considerazione che godono gli autoctoni in Canada, e vedi anche i pregiudizi e i luoghi comuni che persistono nei nostri confronti con l’abuso di “pizza” e “mafia”.
La mescolanza di gruppi disparati non è quindi la nuova formula magica, come invece molti sembrano ritenere, per l’armonia e la felicità degli abitanti di un paese. Io ritengo poi che in un paese d’immigrazione, quando i nuovi arrivati provengono da luoghi lontani, come è il caso per il Canada (ma non per gli Stati Uniti per quanto riguarda i messicani e gli altri gruppi ispanici, di qui la vitalità delle culture ispaniche), il multiculturalismo è una fase, lunga sì, ma da considerare come provvisoria. Non dovrebbe essere considerata un traguardo definitivo. Le politiche multiculturali incoraggiano invece i nuovi arrivati a conservare l’identità originaria e a trasmettere ai figli il passato storico del paese d’origine. Nel paese multiculturale i vari gruppi etnici coltivano con amore il proprio passato, sicché coesistono entro gli stessi confini tanti passati, ossia tante solitudini.
Uno schizzo a favore della creativita'
By Melanie Barker
Correspondent
Italian film director Max Bartoli has fallen in love with Virginia Beach.
Bartoli, 40, is the CEO and co-founder of MaXam Productions, which has offices in Rome, London and Los Angeles.
But Bartoli spent most of December here, shooting scenes for his new feature film, "Atlantis Down," at First Landing State Park.
"I'm in love with Virginia Beach," Bartoli said.
"I'm amazed by the beauty of this place, and I'm thankful to the people of Virginia Beach, because without them, this movie never could have happened," Bartoli said.
Although Bartoli brought many cast and crew members from Rome and Los Angeles, he also employed several local residents on the almost-$1 million production.
"One fear that L.A. producers have of going outside the area is that they won't be able to find adequate resources," said Jon Wagner, a Los Angeles area resident who served as line producer for "Atlantis Down."
"This is a professional crew, every bit as skilled as you'd find in New York or L.A.," Wagner said.
Scott Hansen of Virginia Beach-based Scott Hansen Productions served as special effects coordinator for the film, with Strawbridge resident David Watson as his assistant.
The film is a psychological science fiction thriller, set in a mysterious location. First Landing offered a variety of looks, including woods, beach, sand dunes and wetlands. No release date has been set for the movie.
Nan Butler, who was born and raised in Virginia Beach but spent 15 years in New York with CNN, is the hair and make-up artist.
Butler said she gets a lot of local work because she's one of the only make-up artists in the area who knows airbrushing - vital when working with high-definition cameras.
The cast includes Los Angeles actors Dean Haglund, Michael Rooker, Greg Travis and Travis Quentin Young. None are household names, but all have solid film and television credits.
Joining them on screen are local actresses Darla Grese, 36, a Courthouse Estates resident, and Pamela Good, 52, who lives near the Oceanfront.
"This is by far the largest project I've ever been a part of and also the most exciting," said Grese, who plays astronaut Mary Bishop in "Atlantis Down."
"As an actor, it's an amazing opportunity, but if nothing else, my 2-year-old son, Brady, can say 'Look at my mom,'" said Grese.
Bartoli brought "Atlantis Down" to the beach at the suggestion of Ethan Marten, a North End resident who has been involved with local film production for most of his life. Marten, 46, is executive producer of the film and a partner in MaXam Productions.
Bartoli and Marten first met in 2006 at the New York International Film Festival, where both men had entered short films in the competition.
"Our films were scheduled back-to-back in the same theater," recalled Bartoli. "I walked in and saw this crazy guy - Ethan - doing a show to get people into our theater, practically dragging people away from other theaters to fill up ours," he said.
Both films ended up winning in their respective categories, and Bartoli and Marten became friends.
"When Ethan said we could make this movie in Virginia, I trusted him, and he was absolutely right," Bartoli said.
Melanie Barker, melanbark@cox.net
Evviva! Solo 149 morti ammazzati.
Nuova conferma per gli attori italiani in patria e all’estero

Sergio Sivori, conferma la qualità degli attori italiani con una nuova fiction al fianco di Lando Buzzanca e un ruolo da protagonista nella produzione americana The Quest.
Sergio Sivori, classe 1966, napoletano di nascita e romano di adozione, aggiunge il suo nome alla lista di attori italiani di successo che si affermano in Italia e oltre confine.
Va infatti in onda domenica prossima la nuova serie TV Io e mio figlio, Nuove avventure per il Commissario Vivaldi (in onda su Rai 1) che lo vede protagonista accanto a Lando Buzzanca; mentre dagli USA arriva dai nuovi produttori del film di avventura The Quest, la conferma di Sivori come uno dei protagonisti della vicenda, che sarà girata tra Roma e la Bulgaria agli inizi del 2011.
Con un passato di attore e cantante che lo vede impegnato per anni con il Laboratorio di Musica Antica e Popolare e il Conservatorio di S. Cecilia di Roma sotto la guida del Maestro Thea Carcavallo, Sivori dalla fine degli anni ottanta prende parte con successo a diverse produzioni televisive e cinematografiche.
Sul piccolo schermo lo vediamo nelle serie L’ingranaggio (Silverio Blasi, 1987) con Flavio Bucci e Cathrine Spaak, ne Il Maresciallo Rocca 2 (Giorgio Capitani, 1997) con Gigi Proietti e ne L’Ispettore Giusti (Sergio Martino, 1999) con Enrico Montesano, e in Provincia segreta 2 (Francesco Massaro, 2000) con Andrea Giordana e Romina Mondello, ed è l’agente Saverio Stucchi nella mini serie tv Mio figlio (2005) di Luciano Odorisio.
Al cinema nel film Senza movente (Luciano Odorisio, 1999) con Anita Caprioli ed Ennio Fantastichini in I guardiani delle nuvole (Luciano Odorisio, 2004) con Alessandro Gassmann, Anna Galiena e Claudia Gerini mentre tra le produzioni internazionali che lo hanno visto coinvolto ricordiamo la serie tv Everybody loves Raymond (Gary Halvorson, 2000) con Ray Romano e Patricia Heaton, la pellicola Heaven (Tom Tywker, 2002) con Cate Blanchett e Giovanni Ribisi e il cortometraggio Ignotus che ha vinto 25 premi internazionali.
Ma è con il teatro che Sivori ha ottenuto i maggiori successi. I suoi spettacoli Condannato a morte, Canto in discanto, Amen e Quartett di H. Muller (quest’ultimo invitato al Cairo International Festival for Experimental Theatre) tanto per citarne solo alcuni, ottengono uno strepitoso riscontro di critica che scopre Sivori anche nella veste registica.
Nel marzo del 2000 fonda a Roma, insieme ad un gruppo di professionisti dello spettacolo, l’Associazione e LABORATORIUM TEATRO Centro Internazionale di Ricerca e Sperimentazione Teatrale, di cui è anche Direttore artistico.
828 metri di altezza
E' alta 828 metri e si chiama Burj Khalifa o Khalifa Tower. Il piu' alto edificio del mondo e' stato inaugurato lunedi' sera con una megacerimonia culminata in uno spettacolo monstre di fuochi d'artificio.
Questa costruzione e' diventata il simbolo dell'Unione degli Emirati e la sua inaugurazione coincide con le difficolta' economiche di Dubai.
Sono mille gli appartamenti realizzati nella torre. Un hotel e' stato disegnato da Giorgio Armani. Ma gli analisti si chiedono quanti di questi appartamenti siano stati acquistati, tenendo conto che la crisi economica ha falcidiato i prezzi delle proprieta' immobiliari nella citta'.
Un ascensore che viaggia alla velocita' di 30 piedi al secondo portera' dalla prossima settimana i turisti al 124 piano previo pagamento di un biglietto da 17 sterline.
L'altezza esatta della torre e' stato un segreto. La societa' di Chicago specializzata nella costruzione di grattacieli (Skidmore, Owings and Merrill) e' stata sollecitata piu' volte dai finanziatori a raggiungere il massimo dell'altezza consentita dalle strutture previste nel progetto. E si sono fermati a 828 metri superando di 1046 piedi la Taipei 101 in Taiwan, il piu' alto edificio al mondo sino a ieri abitato, e di 654 piedi la torre della televisione KVLY-TV in North Dakota.
Gli ultimi 40 miniapprtamenti sulla sommita' saranno occupati dai servizi.
L'arcipelago di isole artificiali nelle quali avrebbero dovuto essere costruite ville lussuose, hotel e shopping centers e' oggi vuoto.
Mohammed Alabbar, il chairman della societa' Emaar Properties che ha sviluppato la costruzione ha detto con franchezza di essere consapevole dell'ironia di una inaugurazione che cade in un momento economico molto delicato per il Dubai. Ma ha ricordato che analoghe inaugurazioni di grattacieli, in varie parti del mondo, sono state fatte proprio in momenti di fifficolta'. A conferma che non ci si puo' fermare ma bisogna andare avanti per garantire energie alla societa' civile.
ArtconFusion di Lucio e Dario Zucchi (editore Tecniche Nuove)










