Articolo di Romano Prodi
Si sa che mondo è pieno di contraddizioni, ma non è facile capire come possano stare insieme i messaggi quasi trionfalistici sui progressi delle nuove energie verdi con i dati riguardanti i futuri equilibri ambientali del pianeta.
Iniziamo le nostre riflessioni rilevando che l’anno appena trascorso ha segnato il nuovo record assoluto della produzione e dell’uso del carbone di tutta la storia dell’umanità. Non solo si è arrivati al consumo di 8,55 miliardi (sottolineo miliardi) di tonnellate ma, a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, si è preferito un po’ ovunque ricorrere al carbone, mettendo in cantiere, soprattutto nel continente asiatico, centinaia di nuove centrali a combustibile solido.
Quando dal carbone si passa al petrolio le cose non stanno diversamente. Non solo il consumo è molto elevato e i prezzi si mantengono sostenuti (oltre 80 dollari al barile), ma l’International Energy Agency prevede in aumento, dagli attuali 102 milioni di barili al giorno, ad un nuovo massimo storico di 108 milioni nel 2028. Ancora più preoccupanti sono le previsioni dell’OPEC (l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) che non solo proiettano il consumo a 110milioni di barili al giorno nei prossimi cinque anni, ma ritengono che continuerà ad aumentare anche nei vent’anni successivi.
Si prevedeva un calo della domanda e si è invece di fronte a una possibile scarsità dell’offerta. In parallelo le energie rinnovabili, pur sospinte da incentivi poderosi, non raggiungono ancora il 5% dell’energia totale consumata a livello mondiale.
Nello stesso tempo (come nota l’Economist) sono crollati i prezzi dei minerali rari che costituiscono la componente fondamentale delle batterie per le auto elettriche. Nell’ultimo anno è calato del 50% il prezzo del nickel e addirittura dell’80% quello del litio, fino ad ora esempio quasi scolastico di scarsità.
A loro volta la GM e la Ford hanno rinviato i propri programmi di lancio delle auto che hanno come motore le batterie. Per non parlare dell’opposizione alle nuove politiche energetiche di diversi stati americani a maggioranza repubblicana.
Tutto questo non deve naturalmente spingere a rallentare il nostro cammino per arrivare al necessario equilibrio ambientale. Il cammino deve essere anzi percorso con più vigore, ma con politiche pragmatiche, razionali ed eque. Politiche capaci di raggiungere l’obiettivo, quindi più condivise sul piano sociale in modo da evitare il diffondersi dei movimenti di protesta.
In secondo luogo, i dati mostrati in precedenza, mettono in luce come sia sempre problematico puntare su una sola tecnologia, anche se molto promettente come l’auto elettrica e come sia comunque sbagliato proibire la possibilità di sviluppare tecniche alternative, come il caso delle auto a motore endogeno.
E’ infatti sempre opportuno mirare al risultato e non vincolarsi ad un solo modo per raggiungerlo. Vi sono infatti altre tecnologie che meritano di essere incoraggiate, oltre al vento e al sole.
Soprattutto accelerando la fase applicativa del nuovo nucleare originato da piccole centrali con livelli di sicurezza e facilità di trattamento dei rifiuti senza precedenti.
Queste due ultime fonti di energia pulita sono di particolare interesse per il nostro paese che opera in posizione di potenziale preminenza in entrambi i campi, mentre siamo ormai confinati al ruolo di importatori totali nel caso delle batterie e quasi totali nei beni strumentali dedicati all’eolico e al solare.
Le crescenti opposizioni alle politiche ambientali ci insegnano che bisogna continuamente aggiornarle.
Queste politiche non sono infatti un dogma, ma solo uno strumento per raggiungere l’obiettivo. E gli strumenti, per loro natura, debbono essere continuamente rivisti e adeguati.
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