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W.D.C sotto traccia - Capitolo 10

Informiamo i nostri Carissimi Lettori che e' online il capitolo 10 del giallo "W.D.C sotto traccia" (Oscar Bartoli  Editore Betti) che puo' essere scaricato cliccando su:
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Il ministro della Difesa accompagnato alla porta

 Chuck Hagel Defense portrait.jpg
Defense Secretary Chuck Hagel submitted his resignation Monday, bowing to pressure from the White House to step down after less than two years in the job in what could portend a broader shakeup among President Obama’s national security team.
Hagel resigned after holding a series of discussions with Obama and other White House officials in recent weeks. A senior defense official, speaking on condition of anonymity, said Obama and Hagel “both determined that it was time for new leadership at the Pentagon.”
(The Washington Post)
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Tradotto dal politichese, Chuck Hagel, senatore repubblicano e ex anchor televisivo, ha dovuto lasciare l'importante incarico perche' pressato dal Presidente sin dallo scorso ottobre.
Nel suo discorso di fronte alle telecamere Obama ha impegnato dieci minuti a illustrare le qualita' del suo ministro dimissionario,  valido combattente in Vietnam e suo amico e tutore, nonostante la diversa appartenza politica, durante i primi anni di Obama senatore. Ed uno si chiede se per quale ragione Chuck Heghel sia stato invitato cortesemente a lasciare l'incarico, come dicono fonti anonime della Casa Bianca.
La risposta e' che al ministero della difesa si rende necessario avere uno con le doppie palle per affrontare i problemi di questi giorni , in primis la lotta per eliminare i fuoriditesta dell'ISIS.
Il buon Hagel quando e' stato votato due anni fa in senato e' riuscito a passare lo scrutinio con soli tre voti a favore. Perfino i suoi compagni di partito (GOP) gli hanno votato contro. Questo la dice tutta sulla decisione di Obama di indicare gentilmente la porta a questo collaboratore senza spina dorsale.
Del resto i nostri padri romani sapevano come gestire le loro cose all'insegna del "Si vis pacem para bellum". Questo e' il minimo che si possa chiedere ad un ministro della difesa (e dell'attacco).

Fraternity e Sorority sospese nelle universita' americane causa violenza sessuale e alcool

 adding special touches to <b>sorority ritual</b>… ♡

A levare il coperchio del bugliolo maleodorante ci ha pensato la rivista Rolling Stones con una intervista ad una studentessa dell'Universita' della Virginia che è stata violentata da un gruppo di una Fraternity..
Le Fraternity sono istituzioni che risalgono addirittura al Medio Evo. Chi vuole aderire ad una di queste associazioni para universitarie deve sottoporsi ad una severo rituale che in molti casi sconfina nella criminalità. Ogni anno i media riportano di incidenti avvenuti durante gli eventi rituali con giovani portati all'ospedale perché obbligati a ingurgitare grandi quantità di alcool.
L'equivalente femminile di una Fraternity e' la Sorority. Ampia la letteratura cinematografica che illustra gli obblighi sessuali ai quali sono sottoposte le iniziande. Un film di alcuni anni fa dal titolo "La candidata"raccontava la storia di una senatrice aspirante vicepresidente degli Stati Uniti alla quale vengono attribuite alcune foto di una ragazza sottoposta a ripetuti atti sessuali con più studenti. Ovviamente poi si viene a scoprire che si trattava di un falso. Finale rosa per salvaguardare le istituzioni.
Ma tornando all'articolo del Rolling Stones questo ha innescato un effetto domino coinvolgendo i dirigenti delle principali università americane, molti dei quali accusati di avere messo sotto il tappeto le denunce fatte da studenti e soprattutto da ragazze sottoposte a violenza. Ci si chiede per quale ragione i giovani al loro ingresso nei colleges siano disponibili a prestarsi a prove fisiche aberranti che avranno poi un seguito di conseguenze psicologiche nella loro vita. Molti giustificano le vere e proprie torture alle quali sono sottoposti, i maschi con ubriacature che in molti casi conducono alla morte oppure per quanto riguarda le ragazze le violenze di gruppo nelle quali la doppia penetrazione è considerata ormai con un'alzata di spalle. Le Fraternity e le Sorority sono considerate l'unico rimedio alla solitudine volontaria che attanaglia i giovani studenti che si spingono centinaia di miglia lontano da casa pur di poter godere della propria libertà.
L'Università della Virginia ha sospeso queste associazioni in attesa di indagini accurate condotte dalla polizia. Lo scopo è quello di evitare probabili denunce anche se tardive da parte di studenti e impedire che l'immagine dell'Università possa venirne danneggiata. Come tutti sanno l'immagine significa alte rette da pagare e donazioni da parte di ex alunni o sponsor. Insomma business.

Mentre Praga e Budapest flirtano con la Russia.




Alberto Pasolini Zanelli
Il nuovo presidente rumeno viene dalla Transilvania. E fin qui niente di strano: dopotutto quest’ultima fa parte della Romania, anche se il suo “cittadino” più famoso nel mondo fu fino a ieri un vampiro di nome Dracula. La novità è che Klaus Iohannis, che ha detronizzato Victor Ponta, è tedesco, membro cioè di quella ora piccola minoranza che si definisce Siebenbuergen, un gruppo etnico che aveva perduto ogni potere e prestigio dopo la Seconda guerra mondiale. Il presente vince evidentemente sul passato, soprattutto da quando la Romania è entrata in piena parità di diritti nell’Unione Europea, ben decisa a restarci e a trarne il massimo dei vantaggi possibili. Iohannis non mancherà di mostrare tutto il suo zelo di “occidentale”, nei rapporti con Bruxelles e, attraverso la Nato, con Washington.
Bucarest si propone così come modello alternativo a Budapest, teatro di uno degli sviluppi più interessanti (qualcuno dice “inquietanti”) nel campo dei Paesi usciti esattamente venticinque anni fa dall’orbita sovietica. Il primo ministro ungherese Viktor Orban non solo ha conservato il posto ma ha visto la propria popolarità accresciuta ad ogni appuntamento elettorale. La sua strategia riflette la sua personalità: ama le luci della ribalta, è un personaggio popolare quanto populista (c’è chi lo paragona a Berlusconi anche in quanto “proprietario” di una squadra di calcio) ma le carte che egli ha in mano e gioca sono soprattutto due: economia e nazionalismo. Sotto la sua guida Budapest è riemersa dalla grande crisi europea, i salari sono aumentati, la disoccupazione è stata sensibilmente ridotta, il futuro immediato promette bene, soprattutto dopo che Orban ha firmato un importante accordo economico con la Russia, concedendo alla società Rosaton l’incarico di costruire due nuovi reattori nell’unica centrale nucleare di Paks e suggellando così una stretta amicizia e collaborazione con Vladimir Putin, facendo dell’Ungheria il Paese più “filorusso” dell’ex Patto di Varsavia. Ciò ha attirato al suo leader due contestazioni da parte dell’Ue e la minaccia di sanzioni finanziarie. Orban ha reagito seccamente: “Noi non crediamo nell’Unione europea. Noi crediamo nell’Ungheria”. E ha anzi rilanciato schierandosi con Mosca nelle polemiche riguardanti l’Ucraina.
In questo atteggiamento egli ha un concorrente da una “piazza” egualmente sorprendente per chi si basa sul passato: Milos Zeman, che ha addirittura negato che Putin abbia compiuto gesti di aggressione contro Kiev. Zeman è, va ricordato, il successore di Vaclav Havel, l’eroe ceco della rivoluzione che nel 1989 trasformò il volto di metà Europa. La scelta di Zeman non ha mancato di provocare contestazioni, compreso il lancio di uova che ha accompagnato lo slogan “non vogliamo essere una colonia russa”.
L’Europa Orientale non ci ha dunque messo poi troppo a “normalizzarsi” una volta liberata dalle sue catene. E normalizzarsi vuol dire anche dividersi, farsi concorrenza e muoversi attraverso i diversi “campi”: gratitudine, zelo e fedeltà “occidentali” e difesa strenua degli interessi nazionali quando se ne presenti l’occasione. Si è creato così un “asse” ceco-ungherese, mentre la Romania si è associata al campo concorrente, che comprende fra l’altro i Paesi Baltici, che sono usciti non solo da un’alleanza militare e ideologica dominata dal Cremlino ma anche da un’appartenenza totale all’Unione Sovietica così come, prima, alla Russia zarista. Le tensioni sono particolarmente frequenti in Lettonia, che ha una rilevante minoranza etnica russa, che diventa maggioranza nella capitale Riga e “nutre” un partito che ne è l’espressione e che si chiama eufemisticamente Centro dell’Armonia. I contrasti etnici spingono Riga e la “gemella” Tallin verso la massima “fermezza” nei confronti di Mosca.
Uno schieramento di “falchi” che ha per leader naturale la Polonia, il Paese che non ha esitato a chiedere la presenza di armi ed armati americani alla frontiera russa e propugna la massima fermezza nel contenzioso ucraino. Con qualche recente sfumatura. Il nuovo primo ministro di Varsavia, Eva Kopacz, ha chiarito fin dal primo giorno che intende cambiare qualcosa e adottare, anche nella politica estera, un “approccio più femminile”. Esempio la risposta, il giorno della “presentazione” del nuovo ministero a una domanda circa le intenzioni o meno di mandare armi al governo ucraino. La signora Kopacz ha subito messo le mani avanti precisando di non avere intenzione, comunque, di agire unilateralmente. “La Polonia – ha detto – dovrebbe comportarsi come una donna polacca ragionevole. Se mi sentissi minacciata da qualcuno armato di coltello o di pistola, la mia prima reazione sarebbe di correre in casa e proteggere i miei bambini”.

W.D.C sotto traccia - Capitolo 9

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W.D.C sotto traccia - Capitolo 9

Da qualche anno le principali linee aeree americane avevano
soppresso i voli diretti Washington-Acapulco. Bisognava
fare scalo a Miami, Houston o Dallas e poi prendere un diretto
per la città messicana.
A Michael avevano spiegato che la corrente principale di
turismo si stava ormai riversando sulla costa atlantica del
Messico. E così Acapulco per tanti anni punto di ritrovo di
tutta l’Hollywood che contava a cominciare da Tarzan - John
Westmuller, John Wayne e Silvester Stallone e molti altri attori
famosi, aveva iniziato un’irreversibile caduta.
Qualcuno aggiungeva che la città, raggiunto ormai il milione
di abitanti, sommando i settecentomila della municipalità
ai sobborghi, era invivibile. Criminalità in aumento e un
paio di morti al giorno.
“Ma non c‘è da preoccuparsi, senor” – disse il tassista a Michael
Bardi nel tragitto dall’aeroporto internazionale General
Juan N. Alvarez al Maya Resort. “Si ammazzano tra di loro”.
La stampa locale, infatti, dava notizia dell’ennesimo ritrovamento
di cadaveri decapitati secondo l’usanza locale.
E poi quel ‘loro’ comprendeva le bande di trafficanti di
droga sempre più potenti, sempre più armate e sempre più
in lotta per la supremazia nel mercato americano. Che continuava
a tirare alla grande e dava la sicurezza di enormi guadagni.
Arrivarono all’ingresso principale del comprensorio e Michael,
pagata la corsa e scaricato il suo bagaglio, si diresse verso
gli uffici dell’accettazione. La ragazza al di là del bancone
appena comprese il suo nome prese il telefono e comunicò
che Mr. Bardi era arrivato.
Questione di un minuto e un cart elettrico si presentò guidato
da un giovane moro, molto bello, vestito di bleu, nonostante
il caldo afoso che imperversava da giorni sulla regione.
“El Nino, senor, insieme alla Nina ci fanno morire”. Aveva
detto il tassista ciarliero nella cui macchina l’aria condizionata
aveva cessato di funzionare chissà da quanti anni.
“Mr. Bardi, bene arrivato. La porto subito al suo cottage”.
Disse il bellone e Michael salì sul cart. Breve tragitto
sui vialetti, scansando frotte di bambini vivaci e anziani su
sedie a rotelle. Il giovane aprì la porta dell’unità, chiaramente
riservata agli ospiti di lusso (un equivalente di una super suite
in qualche albergo di Las Vegas) e Michael si trovò immerso
in un’atmosfera di grande e raffinato gusto. Un arredamento
non pacchiano, con i doverosi riferimenti alla civiltà Maya.
Unico tributo pagato alle esigenze del turista danaroso
proveniente dagli Stati Uniti, la vasca per idromassaggio Iacuzzi
in camera da letto. Da usare ovviamente con flutes di
champagne appoggiati sui bordi e candele accese un po’ da
per tutto. Secondo l’iconografia americana del sesso fatto in
una certa maniera, ovvero con stile.
“Mi permetterò disturbarla tra qualche ora. Le nove, se
per lei va bene. Avrà così tutto il tempo per rilassarsi e fare
un bagno in una delle piscine”. Aggiunse il giovane con uno
sguardo vellutato a Michael che si rese conto di avere fatto
centro con il gay di turno.
Michael tirò fuori dalla valigia un completo di lino comprato
a Roma, una camicia bianca che faceva parte di uno
stock su misura che ogni tanto ordinava a Firenze. Un paio di
cravatte di Marinella di Napoli trovarono il loro posto dietro
la porta dell’armadio. Mocassini di Gucci da indossare ovviamente
senza calzini. Doccia e poi disteso sul letto dopo avere
regolato il termostato dell’aria condizionata al massimo.
Gli venne fatto di ricordare i particolari dell’incontro
che aveva avuto pochi giorni prima a Roma, all’Olgiata con
quell’ex massone. La proposta di contratto ancora non gli era
arrivata; ma sarebbe mai arrivata dal momento che quell’appuntamento
ufficialmente non era mai avvenuto? La minaccia
contenuta nelle parole di Cardoni, quella invece era arrivata
a segno benissimo. Nonostante il modo amabile e soft
delle sue parole.
Da un paio di anni era impegnato nel gestire alcune importanti
consulenze. Ma chiaramente doveva essersi sparsa
la voce in certi ambienti che contavano. La cosa gli faceva
piacere sino ad un certo punto. Nel suo mestiere la regola
aurea era quella di stare sotto traccia. E anche questo invito
al Maya Resort rientrava nella categoria delle pubbliche relazioni
di business.
Gli era arrivato tramite una serie di e-mail la prima delle
quali risaliva a qualche minuto dopo l’incontro dell’Olgiata.
Di ritorno dall’Italia, era riuscito a ritagliarsi una ‘toccata e
fuga’ di qualche ora in Mexico.
Edmundo Gutierrez era il nome del proprietario del Resort
e non solo di questo. Bastava andare su Google per leggere
ampie citazioni su questo Gutierrez.
Esponente politico di spicco dello stato di Guerrero per il
PRI, Partido Revolucionario Institutional, (da oltre 70 anni
alla guida del Paese) era riuscito a divenirne per qualche anno
il governatore, costretto a fare la spola tra Acapulco e la piccola
capitale del tormentato stato, Chilpancingo.
Poi quando nel PRI si era verificata la frattura a livello
nazionale che nel 1987 aveva portato alla formazione di un
altro movimento politico di sinistra, il Partido Democratico
Revolutionario, Edmundo Gutierrez aveva pensato bene di
lasciare la politica attiva che era solo una perdita di tempo
e dedicarsi ai suoi affari. Che le malelingue dicevano fossero
commisti con i grandi traffici di droga.
Un’accusa che in Mexico viene affibbiata ad ogni persona
che si cimenta in politica, tanto pervasiva è la presenza della
criminalità organizzata che fa leva sulla tradizionale cultura
messicana imbevuta di corruzione ad ogni livello.
Così rimuginava Michael a occhi chiusi sperando di assopirsi.
E finalmente Morfeo l’ebbe vinta.
Sognava e gli sembrava di guidare sulle strade piene di verde
della Virginia. Una piscina in una farm e una sirena bionda
che usciva dall’acqua e gli sorrideva, mentre un rumore
insistente gli percuoteva le tempie. Il telefono stava squillando
con un suono stridulo e penetrante. Michael, ancora
intontito, alzò il ricevitore con un gesto automatico.
Il telefono. “Mr. Bardi sono le nove e il suo appuntamento
è tra venti minuti nella hall del Maya”, la voce del moretto
era un po’ eccitata.
“Va bene. Mi ero addormentato. Tra un quarto d’ora sono
pronto”.
“Sarò ad aspettarla fuori del suo cottage con il cart”.
Doccia fredda prolungata, una rapida passata con il rasoio
elettrico che gli manteneva alla giusta altezza il filo di barba,
vestito di lino, camicia (senza cravatta, con quel caldo… ) e
mocassini infilati all’ultimo momento. Aprì la porta.
Il giovanotto vestito di blue era sul cart e gli sorrideva con
intensità.
Il cart iniziò la sua corsa silenziosa lungo i vialetti verso la
costruzione principale del resort. Ispirata ai Maya con fontane,
piramidi, riproduzioni del calendario di quella civiltà e il
tripudio di colori che solo in Mexico si trova.
Il cart si fermò alla base di una breve scala che conduceva
sotto un patio che comprendeva uno dei vari ristoranti e il
bar dove un trio di chitarristi cantanti si stava esibendo suonando
in maniera perfetta una delle canzoni messicane più
apprezzate da Michael, “Sabor a mi”.
I tre cantavano per un attempato ma vigoroso gentiluomo,
camicia nera su pantaloni neri e calzari, che ascoltava sorridendo,
rapito, mentre sorseggiava un whisky on the rocks.
Alle sue spalle seduti tre individui anch’essi nero vestiti. Due
dalle dimensioni di giocatori di football americano. Il terzo
mingherlino, baffetti e pizzetto alla Mefisto che contribuivano
a rendere spettrale il suo viso. Chiaramente un locale.
All’arrivo di Michael, Edmundo Gutierrez si alzò dalla
poltrona con una certa fatica, forse soffriva di gotta. Sorrise
con lo splendore dei suoi trentadue denti appena impiantati,
colorito bruno che rivelava come qualcuno dei suoi progenitori
si fosse innamorato di una fanciulla india.
“Sto bevendo un whisky favoloso. Vuole tenermi compagnia?”,
esordì Gutierrez.
Michael annuì sorridendo. Le tre guardie del corpo avevano
spostato di un metro le loro sedie. L’assistente si era
dileguato.
Gutierrez fece un cenno con la mano al bartender che si
precipitò con bicchiere, bottiglia, cestello del ghiaccio.
Stretta di mano a Michael che si attendeva quella massonica.
Evidentemente Gutierrez non era un fratello. Meglio
così. Va a fidarti.
“Cardoni mi ha subito chiamato appena lei è uscito da
casa sua a Roma. E così mi sono messo in moto io. Le ho
mandato un po’ di messaggi e la ringrazio per avere aderito a
questa richiesta di incontro, anche se in un così breve spazio
di tempo, immaginando i suoi impegni professionali in giro
per il mondo”.
Michael Bardi sorridendo fece un gesto con le mani come
per dire: “Ma le pare? È un piacere reciproco” e tutti i minuetti
di rito che precedono la trattativa di temi e argomenti
molto duri.
Edmundo Gutierrez era un uomo di mondo, preparato
culturalmente e abituato da sempre a gestire i propri affari e
quelli che gli venivano affidati da poche altre persone molto
selezionate. Parlava in maniera diretta ma senza caricare il
discorso di enfasi. Il che per un messicano doc era una eccezione,
visto che non usava iperboli e aggettivazione.
“Cardoni le ha parlato del nostro club, delle nostre preoccupazioni.
Non le ha detto che abbiamo investito al momento
un sacco di dollari in una delle più note società di lobby
di Washington. Ovviamente sulla K Street. Ma non siamo
molto soddisfatti dei risultati raggiunti. Anche perché, parliamoci
fuori dei denti, lei sa bene come funzionano queste
aziende.
Raccolgono superpagati consulenti, ovvero quegli uomini
politici di alto livello che sono stati trombati in qualche elezione.
Ma che comunque per l’intensa attività politica svolta
si sono creati una fitta rete di contatti ai livelli più alti della
amministrazione. Senza parlare dei colleghi di partito e
anche di quelli al potere. Tanto il dollaro non ha e non avrà mai
colorazioni politiche”.
Edmundo Gutierrez si concesse una pausa indicando al
barista di riempirgli di nuovo il bicchiere del biondo liquido.
“Chissà quanti ne ha bevuti sino ad ora”, pensò Michael, ammirando
la tenuta all’alcool del suo anfitrione.
“Da tempo puntiamo ad averla come nostro collaboratore.
Abbiamo studiato il suo curriculum e seguito la sua attività
professionale. Non è nostra abitudine forzare la mano. Vorremmo,
come dire? Stabilire un periodo di rodaggio reciproco
per il quale le sarà corrisposto un lauto assegno. Il primo
impegno che le chiediamo, sperando in una sua accettazione,
è la verifica di quello che stanno facendo per noi sulla K street.
Abbiamo il sospetto che alcuni dei nuovi dirigenti della
società di lobby stiano facendo a nostre spese il doppio gioco.
Non si spiegherebbero altrimenti le informazioni riservate
che sono in mano ai sostenitori delle energie alternative e
complementari.
Guardi in questa busta ho messo un assegno che penso
possa coprire le spese per il primo rapporto sull’argomento
che vorrà inviarci. Prenda la busta, ci pensi sopra questa notte
prima di dormire. E domani ne riparleremo”.
Gutierrez alzò la mano e da un piccolo tavolo poco distante
si levò una dea che zampettando su tacchi altissimi, gli si
avvicinò baciandolo lievemente sulla guancia.
“Penso che sia arrivato il momento di andare a mangiare
qualcosa. Questa è la mia nipotina”.
Gli occhi verdi sotto un caschetto di capelli neri folgorarono
Michael e lo trapassarono.
“Questo è Michael e questa è Olivia”. Disse Gutierrez dirigendosi
verso il tavolo riservato nel ristorante.
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  (Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente
esistenti o esistite è da ritenersi puramente casuale.
Any resemblance to real events and/or to real persons, living or dead, is
purely coincidental)

La svolta (tardiva) per infrastrutture e privatizzazioni



Guido Colomba
 
Nel 2014 il costo medio delle emissioni di Titoli di Stato è sceso all'1,38%. Eppure il debito dello Stato continua a salire nè si riduce in modo significativo la montagna di interessi, oltre 84 miliardi, che lo Stato - cioè i cittadini italiani - è costretto a pagare (compreso il buco di 8 miliardi riferito dal Financial Times sui contratti derivati stipulati dal Tesoro italiano). Invece, secondo il direttore generale del Debito pubblico, Maria Cannata, i media sono responsabili di ricercare "solo la notizia negativa, che è qualcosa di deleterio perchè scoraggia e spaventa tutti". Una frase, inconcepibile nel mondo anglosassone, che ricorda quella di "non disturbare il manovratore" di antica memoria. Nel frattempo si apprende che le opere pubbliche incompiute pesano per 47,5 miliardi all'anno in termini di minore efficienza. Un conto così salato, come testimonia il dramma delle inondazioni e delle frane in tutta Italia, da spingere il governo - dinnanzi al colpevole assenteismo di Regioni e Comuni- a proporre una assicurazione obbligatoria sulle case contro le catastrofi naturali. Si invocano, per finanziare le infrastrutture, i fondi pensioni e le assicurazioni ma si dimentica che è appena aumentata la loro tassazione. Non vi è dubbio che il problema è più che urgente. Per i principali settori infrastrutturali (sistema idrologico, strade, ferrovie, porti, aeroporti, energia, acqua, banda larga) occorrono - secondo Mc Kinsey Institute - 57 mila miliardi di dollari nei prossimi sedici anni. All'estero i gruppi industriali italiani brillano per i successi che ottengono in questo settore che funge da "apripista" per centinaia di medie imprese appartenenti alla filiera. Forse, un filo di ottimismo emerge proprio dalla constatazione dell'arretrato italiano. Così governo e politica sono costretti ad agire. Va in questa direzione la lettera del Governo alla Commissione di Bruxelles che fa il punto sulle riforme avviate o da adottare nel breve periodo in cambio, al vertice di lunedì prossimo, di un semaforo verde all'Italia "senza richieste di ulteriori riduzioni del disavanzo". Non è un caso che la migliore percezione della crisi abbia indotto Padoan ad accelerare sulle privatizzazioni (Eni, Finmeccanica, Enel, Stm, Poste italiane, Ferrovie, Enav, Rai) di cui si stava perdendo la memoria. Certo, bisogna essere cauti in materia poichè riemergono le teorie complottiste che, ad esempio nel settore bancario, attribuiscono alle Fondazioni bancarie, da sempre una lobby controllata dalla politica, la volontà di non avallare gli aumenti di capitale per "favorire" l'ingresso di soci esteri di cui non si sente il bisogno atteso che il risparmio netto delle famiglie italiane è tra i più elevati del mondo occidentale (8600 miliardi di euro pari a 5,6 volte il Pil). Finora il sistema lobbistico ha funzionato così: si vende a basso prezzo ma si intascano i "ringraziamenti" accreditati all'estero. La dilapidazione del Monte dei Paschi costituisce un esempio illuminante di "mala gestio" a favore di gruppi esteri. E' evidente che occorre una governance nuova (cioè trasparenza) anche da parte della Banca d' Italia la cui Vigilanza non ha certo brillato. Finalmente il Paese, morso dalla crisi e dallo spettro della deflazione, comincia a reagire come indica l'azione a largo raggio del governo Renzi. Un esempio? L'azione anticorruzione di Raffaele Cantone che sta setacciando gli appalti "senza gara" e le "modifiche" a cantiere già aperto. Chi vuole capire ha capito.

Al via "The Secret Of Joy" con l'attore Sergio Sivori

L'attore Sergio Sivori ha recentemente annunciato di aver accettato un duplice ruolo in "The Secret Of Joy", un progetto composto da un cortometraggio, un libro ed una canzone, nato con lo scopo di supportare la causa del tumore infantile. I prodotti realizzati saranno donati negli Stati Uniti alla Kids' Cancer Reseach Foundation e al Children Hospital di Los Angeles che li useranno come strumenti per la raccolta fondi.
“Quando l’amico Max Bartoli, con cui ho collaborato in Ignotus, mi ha parlato di questo progetto ho immediatamente accettato. I bambini rappresentano il nostro futuro ed io sono sempre stato molto sensibile alle cause per supportarli - ha dichiarato Sivori - Diventare co-produttore dell’iniziativa è stato un passo scontato e per quasi “obbligato”. A Los Angeles Sergio Sivori tornerà a lavorare al fianco di Doris Roberts, (vincitrice di quattro Emmy, e star di serie televisive come “Everybody Loves Raymond”, “Remington Steel”) con cui ha già lavorato in passato, e sarà affiancato da Jack Betts (Spider-Man, One Life to Live, Guiding Light), Sofia Milos (CSI: Miami, The Order, The Ladies Man), Thaao Penglis (Mission Impossible, General Hospital, Days of Our Lives) e Maria Conchita Alonso (The Running Man, Saints&Sinners, The House of the Spirits). Il progetto ha saputo attirare in pochissimo tempo l’interesse di designer e professionisti di altissimo livello ad Hollywood come Giles Masters, Art Director e Production Designer di blockbusters come Angels and Demons, The Mummy, The Da Vinci Code, Michael Grobe, VFX Supervisor di 2012, King Kong, Total Recall, The Great Gatsby e Michael Grobe, Line Producer di Taken, Taken 2, Taken 3, American History X. Il corto racconta la storia di un sogno di una bambina, che nei panni di una fata entra nel regno di re Artù, dopo che quest ultimo si è recato ad Avalon a curare il suo cuore ferito. È una bella fiaba, un’avventura in una terra magica, popolata da cavalieri, dame, folletti e mostri da sconfiggere. Un mondo fatato, visto con gli occhi di una bambina di 10 anni, che incanterà lo spettatore fino a quando non saremo riportati alla dura realtà. Joy è una malata di cancro e sta morendo in ospedale. I medici accorrono per rianimarla, riportandola in vita e donandole una nuova speranza di una vita “normale”. Un lieto fine che però non fa dimenticare la condizione in cui molti bambini si trovano. "Nonostante il progetto sia stato ideato e sviluppato dalla MaXaM Productions di Los Angeles - ha aggiunto Sivori - ci tengo a precisare che il progetto ha un cuore tutto italiano. Sono infatti italiane la regia e la sceneggiatura di Max Bartoli, i costumi, il trucco e parrucco curati da Andrea Sorrentino, il montaggio di Arzu Volkan, e la musica di Gianluca Cucchiara e due produttori associati Edoardo Di Silvestri e Erika Bowinkel. E non posso non menzionare gli sponsor importantissimi come la sartoria teatrale Tirelli-Trappetti che ha donato il noleggio di 30 costumi, Pompei Calzature, Bassetti Tessuti, Rocchetti Parrucche. Insomma ill meglio che l’Italia ha da offrire quando si parla di cinema è coinvolto in questo progetto".

Note: di Giuseppe Galato.
(da QuasiMezzogiorno)