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Veracruz #5 Carrizales Acque termali


Ci scrivono da Roma



Carissimo, 

avevo quasi deciso di rinunciare a scriverti, dato che tutti i messaggi che partono in risposta ai tuoi da g-mail mi tornano indietro come infausti portatori di spam. 

Poi oggi ho visto su rai3 un buon documentario sulla Bosnia-Erzegovina, Sarajevo, Mostar e mi è tornata in mente una delle più belle (anzi per me la più bella ) canzone del tuo disco. Il ponte di Mostar. E’ proprio bellissima!! 

Il documentario era buono, anche se un po' “leccaculo”  presentando Sarajevo, la Bosnia Erzegovina solo sotto il lato migliore. 

Non per niente era fatto da qualche super-ente per l’immigrazione e la conseguente integrazione! 

Io me li ricordo ancora i giornali con le fotografie di quelli che giocavano a palla con le teste. 

Capisco che la guerra è guerra, ma ci dovrebbe essere un limite a tutto!  L’isis – ahimè – dimostra che non c’è.

Ti avevo mandato anche i messaggi in risposta a Solstizio (ma non mi ricordo che cosa ti dicevo) e a “Bambi” dove ti dicevo che siete proprio una bella famiglia, amanti degli animali e avete tutto il mio apprezzamento!

Kathia

Veracruz #4 Boca del Rio Bowling


Sorpresa.....!!!



Alberto Pasolini Zanelli
La prima parola uscita dai corridoi del potere, a Londra e presto anche nelle altre capitali del mondo, è stata “sorpresa”. I templi dell’alta strategia politica e quelli dell’alto reddito avevano finito col fidarsi dei sondaggi, pur nutrendo qualche dubbio sulla loro obiettività, quelli che davano i “no” in vantaggio di quattro o cinque punti dopo le angosce subite nelle settimane e nei mesi precedenti di questa lunghissima campagna referendaria sul tema dell’“Inghilterra di fronte all’Europa”. Avevano finito col crederci soprattutto le Borse e le banche, oltre alla sterlina salita in apertura della notte elettorale a quote record. Fragilità dei dati o ostinazione nel prestare fede solo alle buone notizie? Probabilmente entrambe le cose, a colorire le ultime settimane e giorni dopo che i mesi precedenti avevano visto in testa il No, o meglio il “No a questa Europa” tenendo le porte aperte a un’Europa bis. La campagna referendaria, prevista dai suoi creatori come una remota musica d’accompagnamento durante tre anni di concrete contese di governo, era montata in fretta, verso la fine, come le quotazioni della continuità dovevano saltare in alto nei giorni e ore di chiusura.
Mentre i cittadini britannici facevano la coda alle urne, i pronostici rimanevano fissi sul 52 per cento per i “no” alla secessione, dal nome ingentilito in “Sì all’Europa” e 48 per cento, dunque, per i fautori del Brexit. Anche gli oratori parevano sicuri di sé, in una “grande coalizione” che andava dai più conservatori dei deputati conservatori alla Camera dei Comuni, al primo ministro in carica, al neosindaco musulmano di Londra, alla stragrande maggioranza degli immigrati. Nelle stesse ore, o minuti, saliva a galla il rapporto di forza reale, con quel 52-48 confermato ma a vantaggio dei fautori del divorzio dall’Europa.
La nebbia di quest’atmosfera surreale è rimasta per aria durante lunghe ore. A dissiparla veramente è stato proprio il premier David Cameron, che ha annunciato le proprie dimissioni, mantenendo così la parola sull’intenzione che egli aveva manifestato tre anni prima al fine evidente di sospingere la questione e la prova di forza in un distante futuro.
Gli altri delusi si sono decisi a seguire il suo esempio con ritardi non logicamente ma comprensibilmente ingiustificabili, riassunti nelle quotazioni delle Borse ma soprattutto nei “titoli” finanziari e assicurativi, estesi a quasi tutte le Borse e templi europei in cui tutta Europa (e naturalmente l’America) celebrano i riti della prevedibilità del futuro in base alle speculazioni. I dati veri cominciano a circolare presto, alla verifica delle previsioni più catastrofiche. C’è chi dice che “metà Europa vuole andarsene”. E potrebbe essere vero, anche se una reazione delle dimensioni di quelle preannunciate appaiono eccessive nelle dimensioni e soprattutto nei tempi. I politici cominceranno poi a pagare o incassare i frutti delle loro scommesse, ma in tempi molto più lunghi e in linguaggi molto più morbidi e, ove occorra, con messaggi obbligatoriamente ambigui. I governi ricorreranno abbastanza presto, probabilmente, a proposte di nuova stesura, mirate a un futuro distante e radicate in un passato ancora più lungo, che ha visto l’ideale d’Europa sorgere in fretta per poi farsi esile al confronto con realtà non soltanto finanziarie. Un’alleanza con così potenti radici nel passato e concrete come la necessità vitale e morale di mettere fine alle guerre franco-tedesche si disperse di fronte alla prima, concretissima occasione: il progetto di un esercito europeo comune. Ciò spostò sempre più l’accento sugli accordi economici tipo “quote latte” (e i compromessi con l’Inghilterra furono numerosi e importanti) immiserendosi così da Grande Alleanza in una serie di patti essenzialmente commerciali e dunque volti non al potenziamento dell’Europa con insieme, bensì alla conservazione di “rapporti equilibrati” fra i contraenti. L’ultimo, quasi un punto d’arrivo, fu il varo dell’euro, che perse quelle che sarebbero state le sue motivazioni più nobili, intrecciandosi con vari “patti di stabilità”, che proteggono essenzialmente i più forti. Contando su una sia pur pigra accettazione degli altri europei. Così non è stato e il movimento “antieuropeo” continua ad estendersi e ad approfondirsi in quella che dovrebbe essere la geografia di una patria comune. I risentimenti viaggiano, i Paesi si dividono. Nel referendum britannico gli inglesi hanno votato “contro l’Europa”, gli scozzesi a favore, i ceti più ricchi hanno espresso una convinzione identica a quella degli immigrati, l’Inghilterra rurale ha votato contro la Londra della City. E domani ascolteremo un’altra voce europea, che salirà dalle elezioni anticipate in Spagna.

Gran Bretagna, giorno dell’Indipendenza.....



Diario da Veracruz:

Sono rientrato in albergo dopo avere assistito su schermo IMax da venti metri a una delle piu' grandi cagate del cinema americano dal titolo: "Independence Day: Resurgence".

Sono le 1:17 del 24 giugno. Apro il lap top per vedere cosa e' successo nella Gran Bretagna. 

Tra i commenti di esultanza per l'uscita di questa nazione dall'Unione Europea quello di  Farage come riportato da La Stampa.

"Farage è scatenato, parla di giorno dell’Indipendenza, di inglesi che potranno tornare a cantare il loro inno senza sentirsi dire dove è sbagliato. È’ su di giri, chiede le dimissioni di Cameron. A Downing Street tirano fuori il discorso di riserva quello che il premier non avrebbe mai voluto pronunciare. Per lui è una disfatta, ha azzardato sbagliando ogni calcolo con il referendum, ha perso Europa, Nazione, Partito e potere."

Ci vorranno un paio di anni prima che Cameron, autore di questo referendum del cavolo che doveva servirgli solo per ragioni di antagonismo interno al suo partito, possa completare la procedura prevista dall'articolo 50 del Trattato della EU. Almeno stando alle considerzioni dei tecnici. 

Cameron o chi per lui se dara' le dimissioni di fronte a una disfatta di queste proporzioni.

I referendum sono un meccanismo pericolosissimo come dimostrano altri precedenti. 

Basta ricordare quello sul nucleare in Italia all'insegna del "Volete avere una centrale alle porte di casa?"  (8-9 novembre 1987).

Gli italiani risposero di no, per carita'. E l'energia elettrica da anni ormai la importiamo dalla Francia, pagandola un bel po' di piu', con la soddisfazione che, se dovesse succedere qualcosa a quelle centrali, Piemonte, Liguria e Lombardia sarebbero immediatamente contaminate dalle radiazioni.

L'inghilterra e' un paese di vecchi, come l'Italia. 

A questa ampia fetta dell'elettorato e' stato detto che restare in Europa significava per loro: 

1)pagare piu' tasse perche' la loro nazione avrebbe dovuto continuare a ripianare i deficit dei paesi spendaccioni dell'Unione, incapaci di gestire i propri bilanci; 

2) avrebbero dovuto aprire le frontiere ogni anno alle decine di migliaia di migranti e dio sa se di problemi ne hanno gia' con tutti quei musulmani diventati cittadini britannici nella forma e odiatori della terra di accoglienza nella sostanza; 

3) accettare il dominio della Germania nella gestione dell'Unione. E qui rampollavano le antiche ferite della Seconda Guerra Mondiale e l'odio messo forzosamente sotto il tappeto per alcuni decenni.

I giovani sembra che abbiano votato per 'remain'. Ma se lo avessero fatto in massa e non avessero disertato le urne per andare al pub o a ballare forse il risultato sarebbe diverso.

Sara' interessante vedere cosa faranno Scozia e Nord Irlanda che invece alla Europa ci tengono eccome. Soprattutto per ragioni economiche. 

L'ipotesi del referendum diventato una cintura esplosiva per la Union Jack non e' poi cosi' azzardato.

Gli osservatori dicono che questo "cupio dissolvi" sara' seguito da altre nazioni della EU, quelle del nord per intendersi, per le stesse ragioni espresse dalla maggioranza dell'elettorato inglese.

Staremo a vedere. Ma e' certo che ci attendono giorni molto difficili.

Con buona pace dei Padri Fondatori di questa povera Unione Europea.
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Caro Oscar,
Purtroppo constatiamo che la Brexit è il totale fallimento dei ns. politici. Dopo averci portato in Europa, i ns. rappresentanti, seppure i meglio pagati, sono i più improfessionali ed i più latitanti. Ricordo che Bossi segnò 5 o 6 presenze nel suo mandato e Salvini alla data soltanto una (ma è soltanto un esempio). Il posto di parlamentare europeo per noi è stato soltanto un modo di gratificare i non eletti al Parlamento Nazionale, permettendo loro di avere soltanto onori e nessun onere. Poichè ho molti contatti col mondo londinese (soprattutto il finanziario), la tendenza generale era nel dire che il no Bexit sarebbe il minor male, ma che l'infrastruttura UE è comunque un inefficiente aggravio burocratico senza alcuna forza politica a livello mondo: soltanto leggi, leggine, disposizioni ad aggravare la gabbia burocratica di ogni paese.
Ho però avuto conforto da rappresentanti del Fondo Permira che nel mondo della finanza cambierà poco, come pure nell'economia del paese. Più danneggiati saranno i paesi europei (Est Europa ed Italia), da dove giunge a Londra una forte immigrazione di ragazzi non qualificati che vivono dei 500 £ di sussidio mensile ed assistenza medica a carico dello Stato.
Per chi ha ivi una professione e paga le tasse, non cambia nulla. Come da storia, quel che resta della UE si accorderà sui dazi doganali. Purtroppo non si può forzare la mano alla Storia (Benedetto Croce insegna) e se si lascia tutto al caso (come hanno fatto i ns. governanti, abili soltanto a parlare e poco ad agire), si arriva alla Brexit. Come si può pensare che la Turchia entri in Europa? Un paese a guida tirannica, con un sultano come leader, nessun rispetto dei diritti umani ed un integralismo crescente! Se questo vuol dire Europa, si comprende la Brexit. Fortunatamente per noi in Italia, da paese che ha lunga storia nel voltagabbana, la UE è una grotta sicura. Ma se a Buxelles nomina una commissione che per due anni si riunisce per decidere se le vongole commestibili devono misurare 2,6 cm o 2,4 cm e se il parmigiano può o non può nominarsi parmisan, il Tokai è un vino ungherese e non veneto e poi lascia all'Italia il problema dell'esodo da Africa ed Asia con decine di migliaia di morti nel mediterraneo, non credo che sia un gran successo avere un Parlamento Europeo.
Quando ci sarà da noi il referendum per Italexit, comunque, voterò no A PRESCINDERE (come diceva il ns. saggio Principe De Curtis).
Un abbraccio
Aldo  Nicolosi (Milano)