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Ciao, grande, piccola Katia

Appena arrivato a Roma ho provato a chiamarla.
Ma il telefono di Katia rispondeva sempre a vuoto. Poi sono stato trascinato in varie citta' dai miei impegni.
Solo ieri, parlando con il mitico Emilio Acerna, ex collega all'IRI e da sempre motore del Gonfalone, ho saputo che Katia se n'era andata un paio di settimane fa.
Al funerale e' arrivato da Bologna Romano Prodi di cui Katia e' stata per molti anni il capo della sua segreteria, sia all'Istituto per la Ricostruzione Industriale che a Palazzo Chigi.
Katia era nata come assistente di livello con Cesare Romiti ai tempi della Bomprini Parodi Delfino. Poi Prodi se l'era presa intuendo le grandi doti di capacita' e serieta' professionale di Katia.
"Al funerale della donna piu' importante di Roma, ci ha detto al telefono il Professore, eravamo in pochi..."
Questo commento e' la chiave di lettura di una vita, quella di Katia, spesa per servire e guardare le spalle del suo capo, sostenendone talvolta le intemerate e fronteggiando per lui tutti i colpi di mare mossi da amici, cosiddetti amici, falsi amici, lestofanti, assassini professionali e via pescando nel putrido stagno delle interrelazioni parapolitiche di Roma e dintorni.
Katia si trincerava dietro un cinismo di maniera che lasciava ogni tanto qualche fessura a veri rapporti di simpatia e di affetto.
Ci dicono che ha lasciato un testamento non firmato che fara' andare allo stato i pochi risparmi che aveva messo da parte in una vita di intenso lavoro.
Spesso ci scriveva dei commenti ai nostri articoli che abbiamo sempre pubblicato su questo blog perche' pieni di senso comune e intelligenza.
Katia e' morta assolutamente sola dimenticata da tutti. Anche da quelli ai quali aveva salvato le terga dopo incresciosi incidenti di percorso.
Katia, una superprofessionista odiata da molti,  sopportata da tanti, amata da pochi, rispettata da tutti.
Ha chiesto di essere cremata ma neanche in questo e' stata accontentata vista la mancanza della sua firma. Per cui il suo esile corpo e' stato tumulato in un piccolo cimitero di una borgata romana.
Ciao, grande, piccola Katia.

Battute su Trump imperversano

Con Obama, persona seria, le barzellette non decollavano.
Grazie a Donald Trump invece i social scaricano tonnellate di battute.
Ne abbiamo scelte due, segnalateci da Lucilla.
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The US Postal Services created a stamp with a picture of President Trump, but the new stamp was not sticking to envelopes.
This enraged the President, who demanded a full investigation.
After weeks of testing and $1.73 million in congressional spending, a special Presidential commission presented the following findings:
The stamp is in perfect order.
There is nothing wrong with the adhesive.
People are spitting on the wrong side.
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The American Medical Association has weighed in on Trump's health care package:
The Allergists were in favor of scratching it, but
the Dermatologists advised not to make any rash moves.
The Gastroenterologists had sort of a gut feeling about it, but
the Neurologists thought the Administration had a lot of nerve.
Meanwhile, Obstetricians felt certain everyone was laboring under a misconception, while
the Ophthalmologists considered the idea shortsighted.
Pathologists yelled, "Over my dead body!" while
the Pediatricians said, "Oh, grow up!"
The Psychiatrists thought the whole idea was madness, while
the Radiologists could see right through it.
Surgeons decided to wash their hands of the whole thing and
the Internists claimed it would indeed be a bitter pill to swallow.
The Plastic Surgeons opined that this proposal would "put a whole new face on the matter."
The Podiatrists thought it was a step forward, but the Urologists were pissed off at the whole idea.
Anesthesiologists thought the whole idea was a gas, and those lofty Cardiologists didn't have the heart to say no.
In the end, the Proctologists won out, leaving the entire decision up to the assholes in Washington.


Trump e la politica fiscale


Has racism fueled Donald Trump's unlikely ascendence in the GOP? Yes ...

Guido Colomba

Il vero banco di prova per Trump è la politica fiscale. "Avremo un piano sulle tasse molto presto " ha detto Mnuchin precisando che sarà "una riscrittura dal nulla" delle imposte. Le aziende si aspettano, in base agli annunci di Trump durante la campagna elettorale, un taglio dell'aliquota al 15-20% rispetto all'attuale 35 per cento. In buona misura Wall Street ha scontato, negli ultimi due mesi, questa misura superando di slancio quota 20mila dell'indice Dow Jones nonostante la quota diciotto, decisamente elevata, raggiunta nel rapporto prezzo-utile (rispetto a 14 della analoga media europea). Dopo lo smacco del piano sanitario, accusato di incompetenza sia dai moderati che dai conservatori (la spesa federale di fatto non mutava se non marginalmente), Per la riforma fiscale il fabbisogno è stimato in circa mille miliardi. Da dove reperire la copertura? L'ala più conservatrice dei repubblicani è assolutamente contraria ad un aumento del disavanzo pubblico. Nel frattempo la spesa militare e quella di sicurezza interna è già destinata a salire. Inoltre la "reconciliation", cioè la procedura parlamentare scelta dalla Casa Bianca non consente (al Senato vi sono 60 conservatori su cento) di sfondare "in toto" il disavanzo. Sul piatto resta la "border tax" che dovrebbe rastrellare almeno mille miliardi di dollari ma non è certo gradita da quella "corporate America" che dipende dai fornitori internazionali spesso legati da una filiera produttiva inestricabile. Un equilibrio difficile tenuto conto che la Casa Bianca ha già ridotto i programmi sociali e quelli legati alla diplomazia comprese gli aiuti a Paesi terzi. La richiesta di Trump per una rapida revisione dei costi Nato rientra in questo schema di ragionamento. Ne ha fatto le spese il cancelliere tedesco Angela Merkel, trattata con una certa durezza durante la recente visita a Washington. Il programma fiscale dovrebbe essere annunciato entro aprile. Ma è possibile uno slittamento anche in vista delle elezioni francesi, al cui esito è legata la valutazione della Casa bianca nell'orientare la propria politica verso l'Europa.