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Fraschetta da Rugantino



Un primo e un secondo di carne con un contorno di patate non costa meno di 40 euro. Se poi ci aggiungi una bottiglia di vino allora la spesa finale va su.

Questo per quanto riguarda la maggioranza dei ristoranti "normali" di Roma almeno nell'area compresa entro il Grande Raccordo Anulare.

Da parte loro i gestori dei ristoranti dicono che non ce la fanno ad andare avanti per l'aumento del costo delle materie prime, l'inflazione, la crescente ritrosia della gente a rivedere vecchie e incallite usanze secondo cui a Roma si va in trattoria per amore, affari, politica. 

Poi aggiungi che non trovano personale perche' i giovani non vogliono lavorare.

Tutta cambia, 'panta rei'....Se ti danno 1300 euro al mese per lavorare dieci ore in ospedale come infermiere costretto a pulire tre volte al giorno il culo a vecchi rincoglioniti scaricati in ospedale dai parenti per godersi la settimana bianca, beh: allora non e' facile andare fuori a mangiare.

Isabella e Donato, antichi amici degli americani ritornati in Italia dopo trenta anni, hanno deciso di far scoprire a Oscar e Franca una Roma molto distante dalla solita capitale turistica.

Sui Colli Albani si mangia ancora con 15-18 euro a persona ed infatti il punto di ritrovo è Ariccia alla Fraschetta da Rugantino. 

Dario, il proprietario illustra il menù e dice che la soluzione migliore è quella dei 18 euro a persona che offre ampio antipasto, un primo oppure un secondo, vino dei castelli, dolci finali e così sia.

Alla faccia del digiuno intermittente, i cinque si  gettano su quanto offerto dal menu magnificando la qualità e la cottura  del cibo.

E mentre  apprezzi l'espresso che viene offerto alla fine del pranzo ti ronza nelle orecchie, "Roma, nun fa' la stupida stasera".





Andiamo bene: Boeing, gravi difetti di costruzione su 777 e 787:



Boeing, gravi difetti di costruzione su 777 e 787: “Ho visto persone saltare sui pezzi dell'aereo”

La denuncia di un ex ingegnere dell’azienda: «Si rischia fallimento catastrofico»

UGO LEO
10 Aprile 2024Aggiornato alle 10:13

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(reuters)



NEW YORK. Gravi difetti di costruzione in due modelli di aerei di linea della Boeing, tali da rischiare un fallimento «catastrofico». È quanto denuncia un ex ingegnere della compagnia, Sam Salehpour, come riportato dal New York Times in un articolo ripreso poi da diversi media americani.

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(reuters)



Secondo Salehpour, la Boeing ha preso delle scorciatoie durante la produzione dei suoi jet 777 e 787 Dreamliner, causando difetti che potrebbero accorciare drasticamente la vita degli aerei. «Lo faccio non perché voglio che la Boeing fallisca - ha spiegato - ma perché voglio che abbia successo ed evitare che si verifichino incidenti. La verità è che la Boeing non può continuare così. Credo che debba fare un pò meglio». L'autorità federale FAA ha avviato un indagine dopo la denuncia dell'ex ingegnere. «La segnalazione volontaria senza timore di ritorsioni è una componente fondamentale per la sicurezza aerea», ha affermato la FAA. «Incoraggiamo fortemente tutti coloro che operano nel settore dell'aviazione a condividere informazioni».


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Boeing vicino al baratro: perché si verificano continui incidenti aerei e i voli ci costeranno di piùUGO LEO17 Marzo 2024



La denuncia sostiene che i costruttori che hanno assemblato gli aerei non sono riusciti a colmare adeguatamente le piccole lacune nell'unire parti della fusoliera prodotte separatamente. Ciò comporta una maggiore usura dell'aereo, accorciandone la durata di vita e rischiando un fallimento «catastrofico», hanno affermato gli avvocati di Salehpour. «Ho letteralmente visto persone saltare sui pezzi dell'aereo per allinearli», ha raccontato infine. «Saltando su e giù, deformi le parti in modo che i fori si allineino temporaneamente... e non è così che costruisci un aeroplano».


Si staccano finestrino e un pezzo di fusoliera in volo: atterraggio di emergenza per Boeing 737 di Alaska Airlines
Il produttore di aerei Boeing ha negato le nuove accuse di difetti di produzione che incidono sulla qualità dei suoi aerei. Un portavoce della Boeing ha sottolineato che le accuse erano errate ed erano già state indagate dalla Federal Aviation Administration (Faa) degli Stati Uniti. «Queste affermazioni sull'integrità strutturale del 787 sono imprecise e non rappresentano il lavoro completo che Boeing ha svolto per garantire la qualità e la sicurezza a lungo termine dell'aereo», ha affermato Boeing in una nota. L'azienda si trova ad affrontare nuove domande pubbliche sulla sua supervisione della qualità dopo che le accuse sono venute alla luce.


Houston, paura a bordo del Boeing: l'aereo decolla ma perde la copertura di un motore




Una sottocommissione del Senato americano prevede un'udienza a metà della prossima settimana con l'ex dipendente della Boeing come testimone. Il controllo della qualità presso Boeing è stato al centro dell'attenzione dopo un incidente avvenuto a gennaio. Poco dopo il decollo un pezzo della fusoliera di un Boeing 737-9 Max praticamente nuovo della compagnia aerea americana Alaska Airlines si è rotto. Nessuna delle oltre 170 persone a bordo è rimasta ferita. Secondo le prime indagini, l'autorità investigativa sugli incidenti Ntsb presuppone che nella sezione della fusoliera mancassero quattro bulloni di fissaggio.





È noto che il frammento della fusoliera, un tappo della porta, è stato rimosso presso lo stabilimento della Boeing per la manutenzione e poi reinserito. Tuttavia la società non è ancora riuscita a reperire alcuna documentazione in merito e a metterla a disposizione degli inquirenti. A marzo, Dave Calhoun ha annunciato che lascerà il suo ruolo di amministratore delegato della Boeing alla fine dell'anno.



Guerre a pezzi: il dialogo Usa-Cina per evitare l’escalation


Verso il baratro – Quel dialogo tra Usa e Cina per evitare l’escalation


Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 06 aprile 2024

Quando il 7 ottobre Hamas ha messo in atto la sua crudele ed efferata strage, la solidarietà nei confronti di Israele è stata immediata e largamente condivisa. A sei mesi di distanza questo prezioso patrimonio di simpatia e solidarietà è stato sperperato da una reazione ritenuta, in una prima fase, comprensibile e poi, progressivamente, giudicata sproporzionata.

Come conseguenza, Israele è spinto a combattere su una crescente molteplicità di fronti e, nello stesso tempo, a sentirsi sempre più isolato.

Alle terribili tragedie di Gaza si sono aggiunte le tensioni alla frontiera con gli Hezbollah del Libano e gli scontri con la Siria, con gli Huthi e, nell’ultima settimana, direttamente con l’Iran. A questo si aggiunge, da parte egiziana, il terrore che gli abitanti di Gaza, oramai rasa al suolo, possano rifugiarsi in Egitto, già in preda a una pesante crisi economica alla quale non può porre rimedio il modesto pacchetto di prestiti e aiuti messi a disposizione dall’Unione Europea.

L’allontanamento dell’opinione pubblica mondiale nei confronti della strategia di Netanyahu ha raggiunto nei giorni scorsi il suo culmine per la triplice azione militare che ha riguardato il bombardamento dell’ambasciata iraniana a Damasco, la sanguinosa distruzione del più grande ospedale di Gaza e, se non bastasse, l’uccisione dei sette volontari che cercavano di portare cibo agli affamati abitanti della città ormai in macerie.

Una escalation di tale rilevanza e di tale insensata ambizione politica da essere accompagnata da diffuse e crescenti manifestazioni di dissenso all’interno dello stesso Israele.

Una prima conseguenza di questa strategia è la costruzione di un’inattesa alleanza dell’intero mondo arabo, compattando contro Israele Sciiti e Sunniti e, persino, Iran e Arabia Saudita. Tuttavia l’Iran non condurrà nessuna guerra aperta contro Israele, sia per le disparità delle forze in campo, sia perché non ha nessun interesse a fronteggiare direttamente gli Stati Uniti.

Non vi è tuttavia dubbio che cercherà di danneggiare l’Occidente utilizzando tutte le possibili guerre per procura, come sta facendo con le incursioni degli Huthi nel Mar Rosso e prenderà di mira, con i suoi poco costosi ma micidiali droni le centinaia di basi americane e gli interessi occidentali, non solo in Medio Oriente, ma in aree sempre più vaste. Con mezzi limitati riuscirà a provocare grandi danni a molti: una strategia destinata ad allontanare sempre più Israele dai suoi stessi alleati, dato che nessuno vuole trasformare l’attuale guerra mondiale a pezzi in una guerra mondiale globale.

Evidentemente non lo pensano nemmeno gli Stati Uniti che, tuttavia, stanno mettendo in atto una politica molto ambigua e contraddittoria nei confronti di Israele. Da un lato le critiche a Netanyahu si fanno sempre più forti ed insistenti ma, dall’altro, l’invio di armi ad Israele sta addirittura aumentando.

Un caso ancora più emblematico è quello della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha recentemente proposto l’immediata cessazione delle ostilità a Gaza.

Questa proposta è passata con voto favorevole proprio perché gli Stati Uniti, invece di schierarsi con Israele come sempre avevano fatto, non hanno votato contro, ma si sono astenuti. Tuttavia, subito dopo, il governo americano si è precipitato a chiarire che il testo approvato non aveva valore vincolante.

In questo modo, oltre ad avere inviato un messaggio di incertezza, gli Stati Uniti sono riusciti a scontentare proprio tutti. In primo luogo Israele che si è sentito tradito e abbandonato.

Sono rimasti però scontenti anche gli altri membri del Consiglio di Sicurezza e quasi tutti i paesi del Sud del mondo. I primi nel vedere vanificata la risoluzione da loro presa e gli altri in quanto si è adottata una politica incoerente.

Si è infatti praticamente deciso che le risoluzioni dell’ONU sono operative quando si tratta di colpire l’Iran e la Russia, ma non lo sono quando si tratta di operare contro Israele.

Con questa politica la distanza fra l’Occidente e gli altri non può che aumentare: gli Stati Uniti e l’Unione Europea dovrebbero perciò mettere in conto che l’allargamento del fossato con il resto del mondo non può che provocare danni irreparabili a tutti.

In particolare Israele, se vuole proteggere insieme se stesso e l’ebraismo nel mondo, ha tutto l’interesse ad adottare una politica diversa da quella che ha contribuito ad aumentare una pericolosa ondata di ingiustificabile antisemitismo.

L’unico elemento positivo di questa congiuntura internazionale che sta continuamente peggiorando, consiste nel fatto che, dopo l’incontro del novembre scorso a San Francisco, Biden e Xi Jinping si tengono regolarmente in contatto telefonico e i loro collaboratori civili e militari continuano a dialogare con una certa regolarità.

Permangono naturalmente tensioni e diversità di interessi, ma non si è completamente spezzato il filo del dialogo.

Ben difficilmente tutto questo porterà a una rapida fine dei conflitti, ma renderà di certo meno probabile che i diversi pezzi delle guerre in corso si congiungano fra di loro, portando la tragedia a livello mondiale.

Gran Loggia 2024. L’allocuzione del Gran Maestro Antonio Seminario: “Mettiamoci a lavoro con spirito di fratellanza per costruire uniti la Grande Opera”

Carissimi Fratelli,

rivolgo un saluto a tutti voi maestri che avete scelto di partecipare a questa Tornata nazionale della Massoneria, presente nel nostro paese da oltre due secoli sotto la forma del Grande Oriente d’Italia anche se attiva da tempi immemorabili, grazie ai Liberi Muratori che ci hanno preceduto i quali, nonostante tutte le vicissitudini che in tempi passati hanno dovuto affrontare, sono stati in grado di tenere in vita e trasmettere fino ai nostri giorni “l’Arte del Costruire”.

Nell’assumere la guida del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani e nel reggere il maglietto di Gran Maestro, simbolo della carica alla quale sono stato chiamato, voglio esprimere un sentito ringraziamento. Sul piano personale la mia accettazione vuole avere un significato di pieno e convinto servizio, in spirito di unità e responsabilità. Senza l’essenza di questa convinzione, consentitemi proprio di dirlo con fraterna umiltà, le remore, le ansie e le preoccupazioni scaturite dalla nuova responsabilità, di cui sono assolutamente consapevole, avrebbero finito col prendere il sopravvento.

Non nego che sento sin d’ora il considerevole peso di questo impegno ma, ben conscio del dovere che l’alto ruolo mi impone, ribadisco con forza quanto già assunto con la promessa solenne prestata davanti a questa Gran Loggia. Sono estremamente orgoglioso di essere il vostro Gran Maestro e farò di tutto per esercitare al meglio la mia funzione nel rispetto della Tradizione, nell’osservanza degli Antichi Doveri, della Costituzione e dei Regolamenti del nostro Ordine.

Rivolgo a tutti coloro che mi hanno preceduto in questo alto ufficio, ad iniziare dal mio predecessore, il carissimo fratello Stefano Bisi, una parola di saluto e di grata riconoscenza per quanto fatto a favore di una costante ed armonica crescita del Grande Oriente d’Italia. Sono fiero di aver fatto parte delle sue Giunte, da Primo Gran Sorvegliante  e poi da Gran Maestro Aggiunto e quindi delle scelte e del lavoro che è stato fatto per il bene della Obbedienza,  a cominciare dalla giusta e strenua difesa dell’Ordine dinanzi alla Commissione Nazionale Antimafia, di fronte ad accuse ingiuste e scioltesi come neve al sole, per non parlare del riconoscimento della Gran Loggia Unita d’Inghilterra atteso da una vita, sino alla vicenda di Palazzo Giustiniani.

Il fratello, Stefano Bisi merita una triplice batteria di giubilo per tutto quello che ha fatto e che farà. Il mio affettuoso grazie va altresì ai fratelli della Giunta uscente del Grande Oriente d’Italia, fratelli capaci e meritevoli che hanno agito in silenzio e senza l’aiuto dei quali tanti importanti risultati non sarebbero stati raggiunti.

Cari fratelli, oggi la Libera Muratoria deve fare i conti con le trasformazioni che coinvolgono il mondo, a partire dal cambiamento degli equilibri geopolitici, la sostenibilità di modelli economici che ritenevamo ormai consolidati, il valore dei rapporti tra le persone e la qualità della vita, temi delicati di non facile soluzione che generano incertezze e preoccupazioni per il futuro.

In questo contesto si inserisce, come argomento di estrema rilevanza, la qualità della comunicazione, intesa come strumento principale per la diffusione di idee, che può essere utilizzato con modalità differenti e, soprattutto, con differenti intenzioni. L’epocale cambiamento, legato alle nuove regole di comunicazione che coinvolgono l’intero pianeta, è un processo iniziato da qualche decennio soprattutto in seguito allo sviluppo della tecnologia digitale, la quale ha portato ad una trasformazione così profonda da poter dire che un “nuovo mondo virtuale” sta prendendo il sopravvento rispetto a quello reale.

Come tutti i cambiamenti legati al progresso tecnologico, anche la “comunicazione in rete” sta incidendo sulla vita degli uomini, agevolando il confronto tra forme culturali differenti ed il contatto tra popoli lontani, aspetti che possono essere considerati una ricchezza, se non altro per la loro utilità. Teniamo anche in considerazione che questa “rivoluzione della comunicazione” ha messo in moto un processo di “fluidificazione” della società: l’incontro tra le differenti etnie, agevolato dai nuovi mezzi di comunicazione, sta portando l’uomo ad omologarsi in una diffusa globalizzazione, una sorta di tendenza uni-formatrice, intesa come ricerca dell’unità nella forma esteriore più che nei principi della sua esistenza.

Nell’illusione di costruire una nuova identità, l’uomo contemporaneo sta affievolendo gradualmente la propria personalità, riducendosi ad una sorta di unità spogliata della qualità principale che contraddistingue ogni essere umano. Tutto ciò conduce a conseguenze apparentemente paradossali anche se i fatti parlano chiaro riguardo alla qualità dei rapporti umani: più si è collegati virtualmente più ci si trova realmente lontani. Tale tendenza è facilmente riscontrabile visto che, nonostante questi nuovi strumenti abbiano agevolato i contatti tra persone, sta aumentando sempre più l’incapacità di ascolto e dialogo, favorita da una sorta di incomprensione non solo linguistica ma soprattutto concettuale. Del resto, un autentico dialogo, attraverso il quale si crea un intimo confronto disinteressato tra le parti, dipende da quanto i partecipanti sono disposti a “mettere in dubbio” le proprie convinzioni. La degenerazione della qualità della comunicazione è arrivata a tal punto che l’essere umano, avendo ormai rivolto l’attenzione esclusivamente all’apparire, è sempre meno in grado di manifestare in maniera naturale e spontanea anche i più semplici fatti legati alla vita quotidiana, tenendo presente che ogni aspetto anche intimo e riservato, se diffuso attraverso i social media rischia di alimentare discussioni non solo sterili ma soprattutto divisive.

Il rovesciamento dell’ordine naturale delle cose è rilevabile da numerose espressioni del linguaggio quando, soprattutto nel nostro ambito e per fini di carattere prevalentemente individualistico, vengono usate frasi o termini tradizionali che hanno un loro valore simbolico, travisandone tuttavia, se non sovvertendone, il vero significato. Prendiamo, soltanto come esempio, l’interpretazione diffusa nel mondo moderno sul concetto di “libero pensiero”. In tale ambito questa idea viene intesa come diritto alla libertà di espressione della propria individualità, concezione che, quando viene considerata nella sua interpretazione più ampia, spesso degenera nel disconoscimento aprioristico non solo di ogni gerarchia, ma anche delle diversità di valore, di merito e di esperienza, con conseguenze potenzialmente devastanti. In ambito iniziatico l’idea di “Libertà”, per noi così preziosa, non può ridursi a concezioni personalistiche, ma deve necessariamente tendere alla ricerca del “pensiero libero”, da intendersi quale liberazione da credenze, da pregiudizi e, più in generale, da tutti quei condizionamenti individuali che, nostro malgrado, limitano la nostra esistenza ed il nostro percorso iniziatico. Allo stesso modo la “Cacciata dei mercanti dal Tempio” non può essere vista come il semplice allontanamento pregiudizievole del diverso da sé, ma come una chiara indicazione volta alla eliminazione di qualsiasi interferenza dal proprio Tempio interiore.

A questo punto vale la pena domandarsi se in un ambiente così ingannevole il massone di oggi sia ancora in grado di mantenere l’orientamento necessario per riconoscere la sacralità della propria esistenza. Ormai, mentre non ci sono dubbi sulla direzione intrapresa dalla civiltà contemporanea, sembra strano che il peso della crisi dei valori tradizionali non abbia avuto l’attenzione dovuta da parte dei fratelli, distratti, nel tentativo di conformarsi al mondo esterno, da tematiche che non dovrebbero appartenerci.

Il massone più di altri dovrebbe essere interessato a conoscere la verità, sempre disposto a mettersi in discussione dal momento che è molto più facile credere che cercare, visto che per conoscere la verità occorre indagare per rimuovere ciò che la nasconde, il che è ancora più difficile quando si ha l’intenzione di effettuare tale lavoro su sé stessi.

Inoltre, risulta arduo parlare di “Libertà” iniziatica quando i Massoni non si sentono neppure liberi di lavorare tranquillamente all’interno dei propri Templi; noi tutti non possiamo non cogliere i segnali di tale fenomeno, visto che recentemente siamo stati sopraffatti al nostro interno da menzogne veicolate attraverso una comunicazione più o meno anonima.

Vale la pena di riflettere su quanto è accaduto facendo un’autocritica sulle responsabilità di ciascuno, per prepararsi in futuro a dare la giusta solidità alla Massoneria, cosa possibile soltanto se ognuno sarà disposto a cambiare il proprio orientamento in modo da poter essere tutti pronti a svolgere il compito assegnatoli, coscienti che siamo all’alba di una nuova era, quella dell’intelligenza artificiale.

Naturalmente è ancora presto per fare ipotesi definitive sull’avvenire, anche se sappiamo che ci sarà una ulteriore accelerazione dei cambiamenti in atto, considerando che fino ad oggi siamo noi che facciamo le nostre scelte, giuste o sbagliate che siano, mentre in futuro tali decisioni potrebbero essere prese da un algoritmo.

Del resto, senza pretendere di pensare che i Massoni possano essere i salvatori dell’Umanità, sappiamo bene che la Massoneria, nonostante le contingenze di carattere profano che la affliggono, è ancora in possesso di tutti gli strumenti necessari per stimolare i suoi aderenti a intraprendere il lavoro interiore, in forza del patrimonio simbolico trasmesso dai Liberi Muratori delle antiche corporazioni di mestiere e mantenuto ancora integro da parte di quei massoni sempre attenti a percorrere la via della tradizione libero- muratoria e che, pur non avendo nessun ruolo apparente, faranno in modo che l’iniziazione muratoria non si possa interrompere.

Il dato di fatto è che tali strumenti simbolici non vengano tenuti come reliquie da adorare e venerare, ma vengano utilizzati per un effettivo lavoro di elevazione interiore, vitalizzando il simbolo attraverso un’incessante attività iniziatica dentro e fuori le porte del tempio massonico, dando un contenuto al contenitore ed evitando di confondere il simbolo con ciò che simboleggia.

Possiamo spingerci a dire che il futuro della Massoneria non dipende quindi soltanto da “grandi uomini”, più o meno noti, ma da tutti coloro che, nel silenzio, sono disposti a lavorare  a favore dell’elevazione spirituale dell’Uomo, sempre pronti a tenere attiva l’esistenza umana “per il bene e il progresso dell’Umanità”.

Occorre che ognuno di noi faccia la propria parte, attraverso uno sforzo personale, cosa che non può essere delegata a nessun’altro e tantomeno disattesa, visto che il primo dovere assunto il giorno della nostra iniziazione, è quello di “percorrere incessantemente la via iniziatica tradizionale per il perfezionamento interiore”.

Tale lavoro è indispensabile per il futuro del Grande Oriente d’Italia, come del resto deve avvenire in qualsiasi costruzione architettonica la quale, per mantenere il giusto livello di solidità, deve essere composta da pietre ben sgrossate e ben levigate. In altre parole, per fare in modo che il processo di costruzione della fratellanza possa perdurare, occorrerà sempre più mettere in atto un lavoro personale di demolizione degli egoismi ed individualismi.

I due aspetti sono strettamente collegati: tanto più si demolisce e quindi si annulla la tendenza all’individualismo, tanto più costruiamo uniti da un comune obiettivo, realizzando per naturale conseguenza una concreta idea di “amore fraterno”. Per essere ancora più precisi, il lavoro che da oggi dobbiamo compiere è quello di trasformare tutte le tensioni trasversali, che rischiano di far crollare l’intera struttura, in forze verticali, verso quel vertice comune rappresentato dalla “chiave di volta”, dove le tensioni si annullano e le forze si uniscono in un solo punto.

Per questo motivo continuiamo a lavorare all’interno dei nostri Templi, consapevoli che lo spirito di fratellanza è l’unico collante che ci tiene tutti “Uniti nella costruzione della Grande Opera”.

Viva il Grande Oriente d’Italia.

Antonio Seminario

Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

«Ilaria Salis non è un’eroina

 


 

Estratto dell’articolo di Ugo Milano per www.open.online

 ». Sono le dure parole del portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, nei confronti della 39enne in carcere a Budapest da febbraio 2023. «Lei e i suoi “compagni” sono venuti in Ungheria e hanno commesso aggressioni barbare e premeditate contro cittadini ungheresi: questi sono i fatti.

 

Tutto ciò che va oltre è una mera invenzione politica. E noi difenderemo la reputazione e l’integrità della nostra magistratura. Non importa quanto forte la sinistra gridi al lupo», prosegue in un video che ha diffuso su X (ex Twitter). Il portavoce dell’esecutivo ungherese se la prende direttamente con il padre di Ilaria, Roberto Salis, che in queste settimane ha intensificato gli appelli alla stampa e al governo italiano, arrivando a parlare anche con Sergio Mattarella.

Zoltan KovacsZOLTAN KOVACS

 

«Nei giorni e nelle settimane scorsi il padre di Ilaria Salis ha parlato con tutta la stampa europea occidentale e con alcuni media statunitensi. È stato invitato al Parlamento europeo e ha ripetutamente espresso gravi accuse infondate che non possono essere lasciate senza risposta», premette Kovacs. «Va aggiunto che egli stesso ha trasformato il caso della propria figlia in una questione politica e ora si mostra sorpreso che a queste accuse vengano date risposte politiche».

 

Zoltan Kovacs e OrbanZOLTAN KOVACS E ORBAN

Usa parole durissime il portavoce, sfociando anche sul personale: «Come padre (Roberto Salis, ndr) forse farebbe bene a riflettere su come sua figlia sia rimasta coinvolta in un episodio del genere», ha detto, aggiungendo che Ilaria Salis «già in passato è stata coinvolta in incidenti simili. È estremamente grave e – conclude – comporta condanne altrettanto severe secondo l’ordinamento giuridico ungherese» 

(Dagospia)

I Romani e il Divino Amore


Ci sarà pure una ragione per cui i romani veri e residenti a Roma, non sono molto simpatici al resto degli altri connazionali nelle altre regioni.

Sarà che dipende dalle tonnellate di vernacolo romanesco delle serie televisive .

O dalla immagine entrata nella storia del costume che ci ha dato quel capolavoro del " Marchese del Grillo" che coincide perfettamente con il " Ma che ce importa, ma che ce frega" che fanno dell'uomo romano un essere privo di scrupoli morali , veloce nel disincagliarsi usando ogni mezzo illegittimo dalle difficolta' quotidiane fino a conquistare a pieno titolo ' Il Roma ladrona".

E dire che quanto a moralita' la media nazionale non e' che sia tra le migliori.
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Ma c'è un aspetto che viene ignorato dai critici delle altre regioni ed è il fatto che ogni Romano è fondamentalmente legato al Divino Amore.

Per capire di cosa stiamo scrivendo invitiamo il nostro lettore a spendere un paio di minuti con quanto descritto dalle Missionarie della Divina Rivelazione.



a cura delle Missionarie della Divina Rivelazione
La Madonna del Divino Amore “fa le grazie a tutte l’ore”

In località Castel di Leva, tra la via Ardeatina e la via Appia Antica, sorge un luogo tanto caro alla devozione dei romani, il Santuario della Madonna del Divino Amore. Ogni sabato, a partire dal primo sabato dopo Pasqua, si svolge il pellegrinaggio notturno lungo 14 Km; la processione di fedeli parte da porta Capena e si snoda attraverso la via Appia Antica fino al Quo Vadis, poi imbocca la via Ardeatina per arrivare al Santuario. Mano a mano che si esce dalla città, le strade si fanno più oscure e tortuose, ma tra lo scorrere delle “Ave Maria” del santo Rosario, si ode il ritornello gioioso, strillato a squarciagola dai pellegrini: “Ave e sempre Ave, la Madonna del Divino Amore, fa le grazie a tutte l’ore e noi l’andiamo a visitar”.

La storia del Santuario è legata a un’antica immagine mariana, che mostra la Vergine in trono con il Bambino Gesù; la Madre e il Figlio si guardano teneramente, tra due angeli in alto adoranti con il turibolo, mentre in alto la colomba dello Spirito Santo stende le sue ali per avvolgerli con la sua Grazia. Il dipinto, che si trovava su un’alta torre di cinta del Castello dei Leoni (nel tempo detto Castel di Leva), fu realizzato dalla scuola romana di Pietro Cavallini tra il XIII e il XIV secolo d.C.. La zona, che era di proprietà dell’abbazia di San Paolo, nel 1295 passò alla famiglia dei Savelli, che fece costruire il castello.

Per molti secoli la “Madonna del Divino Amore” stette in silenzio, nella brulla e desolata campagna romana. Ogni sera, ai piedi della torre, i pastori si riunivano per recitare il Santo Rosario.

Il primo miracolo avvenne in un pomeriggio di primavera del 1740. Un pellegrino si era smarrito nella desolata campagna romana, appena vide la torre, con passo veloce cercò di entrare nel centro abitato, ma all’improvviso, mentre già si trovava all’ombra della torre, la sua corsa fu arrestata da una turba di cani inferociti, che lo circondarono, pronti a sbranarlo. Il pellegrino, angosciato, alzò lo sguardo al cielo e i suoi occhi incontrarono gli occhi della Vergine, posta sulla torre, ed egli, come un misero condannato a morte, gridò la sua supplica accorata: “Madonna mia, grazia!”. Le bestie inferocite, pronte a straziare la loro preda, quasi obbedendo a un comando misterioso, di colpo si arrestarono, risparmiando la vita al povero pellegrino. Finalmente accorsero i pastori e attoniti videro il prodigio accaduto, il pellegrino gioioso riprese la strada per Roma. Non si sa il nome del miracolato, ma il fatto prodigioso ben presto si diffuse in tutta Roma e iniziarono fin da subito i pellegrinaggi di numerose folle, che accorrevano notte e giorno a Castel di Leva, per gridare anche loro la propria accorata supplica alla Madonna del Divino Amore: “Madonna mia, grazia!”.

Nel 1742, accertata la veridicità dell’indole miracolosa dell’effige, fonte di miracoli e grazie, si decise di staccare l’affresco dalla torre per riporlo in una chiesa. Ben presto, nel 1745 fu costruito un santuario ad opera dell’architetto campano, Filippo Raguzzini.

La chiesa e l’altare maggiore furono solennemente dedicati al Divino Amore, il 31 maggio del 1750, durante il Giubileo. Intervenne per la solenne celebrazione, il Vescovo di Padova, il Cardinale Carlo Rezzonico, che nel 1758 salirà al soglio pontificio, con il nome di Clemente XIII.

Per il santuario si alternarono anni di vitalità e di decadenza. Fu don Umberto Terenzi, prete romano, figlio spirituale di Don Orione che, dal 1930 fino al 1974, si prodigò per fare di quel luogo mariano il cuore della vita spirituale e sociale degli abitanti dell’agro romano, segnato dalla miseria e dalla malaria. Ben presto, grazie alla sua fede furono realizzate tante opere: un asilo, la stazione ferroviaria sulla linea Roma-Napoli, un ufficio postale, una stazione dei carabinieri, un presidio sanitario. Nel 1937, per l’accoglienza e la cura delle bambine orfane, prese vita la famiglia religiosa delle Figlie della Madonna del Divino Amore; anni dopo vide la luce anche la famiglia maschile degli Oblati figli della Madonna del Divino Amore. Oggi, sia i sacerdoti che le religiose del Divino amore sono presenti a Roma e in tante parti del mondo.

Nella primavera del 1944, i romani supplicarono la Vergine del Divino Amore perché la città fosse risparmiata dalla devastazione della guerra, in cambio promettevano di vivere secondo gli insegnamenti della Chiesa e di realizzare un nuovo santuario a Castel di Leva. Nel 1999 fu il Papa San Giovanni Paolo II a consegnare alla Madonna del Divino Amore la nuova Chiesa del Divino Amore.

Don Umberto Terenzi è stato dichiarato Servo di Dio dal Cardinale Ruini nel 1992 e nel 2004 si è aperta la causa di beatificazione. Egli ci lascia un insegnamento davvero semplice ed efficace per chi desidera mettersi al servizio dello Spirito Santo, ossia il Divino Amore, l’unica cosa da fare è «conoscere e far conoscere, amare e far amare la Madonna, costi quello che costi».
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Nel Santuario del Divino Amore è conservato un ex voto particolare: la "cuffia prodigiosa che per grazia della Madonna salvò da terribile morte i naufraghi caduti sui ghiacci del polo dalla disgraziata spedizione Nobile". Il radiotelegrafista Giuseppe Biagi, dopo 48 giorni di isolamento e sofferenze, riuscì a captare un segnale radio insperato, a seguito dello schianto del dirigibile Italia sul Polo Nord avvenuto il 25 Maggio 1928. Il "disperato voto del radiotelegrafista Biagi di donare la cuffia alla Madonna del Divino Amore, se fossero stati liberati dalla tremenda morte sui ghiacci" venne esaudito.

L'Italia fu un dirigibile militare italiano, del tipo semirigido, costruito allo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche di Roma con la denominazione N-4 e completato nell'ottobre del 1927 su progetto dell'ingegnere e Generale del Genio della Regia Aeronautica Umberto Nobile.

Con convenzione del 6 dicembre 1927, il Ministero dell'Aeronautica mise a disposizione della Reale Società Geografica Italiana l'aeronave, nell'ambito di una spedizione scientifica al Polo Nord ideata, promossa e comandata dallo stesso Nobile. Il dirigibile fu quindi battezzato con il nome Italia, riprendendo il nome dell'Aeronave Italia, il primo dirigibile italiano progettato da Almerico da Schio. Il dirigibile lasciò l'hangar di Ciampino il 19 marzo 1928 per partire poi il 15 aprile dall'hangar di Baggio. Il successivo 25 maggio, dopo aver raggiunto il Polo, l'Italia precipitò sul pack, perdendo sui ghiacci polari parte della navicella di comando con 10 uomini dell'equipaggio, mentre altri 6 rimasero intrappolati all'interno dell'involucro che andò disperso con il suo carico umano. Dei sei uomini e del dirigibile non si seppe più nulla. La tragedia dell'Italia pose fine all'impiego operativo dei dirigibili militari italiani.
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Dopo la visita al santuario e le preghiere per ottenere una grazia, il romano tipo e famiglia si mettono intorno a un tavolo in una delle tante trattorie sorte come funghi intorno alla chiesa.

A conferma che a Roma, sia che si tratti di politica, affari oppure impegno religioso tutto si risolve con  una amatriciana.
Oscar
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Favolosa la chiusura “all’amatriciana”!
Franco Bernazzani
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o.sillitti@yahoo.it

Fri, Apr 5, 10:46 PM (8 hours ago)
to me
Molto bello, caro Oscar.
Una volta, quando ancora si partiva, a mezzanotte,  dall'obelisco di Axum, nei pressi della FAO, a porta Capena, l'ho fatto anch'io il pellegrinaggio notturno.  Molto suggestivo. 
Mi sa che, appena posso, lo rifarò. 
Un abbraccio e grazie mille 

Meglio guidare la commissione europea o fare il presidente del Consiglio in Italia?


Estratto dell’articolo di Marco Ascione per il “Corriere della Sera – Sette”(Dagospia)

«Dipende dai momenti. A Bruxelles avevo la chiara idea che il nostro lavoro fosse destinato a passare alla Storia. E la Commissione, allora, era davvero il motore d'Europa. Non ho mai negato che lì mi sarebbe piaciuto restare. Ma con la fine del mio mandato terminò un ciclo. Il grande impulso a un'Europa organica svanì con il no dei francesi al progetto di una Costituzione europea».

Romano Prodi […], com'era la sua vita a Bruxelles? Più "noiosa" che a Roma?

«Bisogna intendersi su che cosa significhi noiosa. Roma è un happening, un luogo dove tutto è soggetto a un mutamento continuo. Bruxelles è su un altro meridiano: diversa l'organizzazione, con orari fissi, procedure magari complesse, ma scandite da un ordine del giorno. L'agenda, lì, è definita. Bruxelles è il luogo ideale per lavorare bene, anche perché è una sorta di città aperta. Fatto non secondario per un politico europeo: non si avverte alcuna pressione dal governo belga».

Lei ha citato la Costituzione europea. Lo scontro fu anche sulle radici giudaico cristiane che mai la Francia avrebbe riconosciuto. Parigi […] ha appena inserito l'aborto in Costituzione. Lei concorda?

«Lo scontro vero per i francesi non fu sulle radici giudaico cristiane, ma si arrivò alla bocciatura della Costituzione per la combinazione fra l'opposizione popolare nei confronti del presidente della Repubblica, che era favorevole, e la grande spinta nazionalista che sempre alimenta gli ex imperi. Rispetto al tema dell'aborto, invece, una cosa è riconoscerlo come diritto, un'altra inserirlo in Costituzione».

Secondo l'ultimo dato dell'eurobarometro di Ipsos il 47 per cento degli europei tende a fidarsi della Ue contro il 45 che tende a non fidarsi. Il trend complessivo non è particolarmente negativo, ma certo non la si può definire una esplosione d'amore. Parafrasando Thomas Eliot, che parlava della Chiesa e dell'umanità, è l'Unione Europea che rischia di abbandonare gli europei o viceversa?

«[…] La gente ama l'Europa quando l'Europa c'è. Quando a Bruxelles si comincia a cincischiare, a giocare sulle piccole cose, a esagerare con le mediazioni, allora […] le persone si chiedono: ma che cosa ci sta a fare l'Europa? A moltiplicare le regole? Ci vogliono ambizioni grandi. Io uso dire che l'Europa è un buon pane, il migliore che ci sia, ma è mezzo cotto e mezzo crudo. Se noi non lo cuociamo del tutto, la gente si stanca».

È un'Europa ingolfata anche dalle sue stesse regole.

«Certo. Quando una decisione deve essere adottata all'unanimità significa non adottarla. Sui problemi più importanti non si può pensare di essere tutti d'accordo. E' inconcepibile che il no di uno dei 27 blocchi tutti gli altri Paesi. Nell'euro entrammo in 12 perché non occorse l'unanimità e siamo già arrivati a 20».

In questo contesto così contrastato, proprio il livello di gradimento per la moneta unica continua a mantenersi su livelli alti: il 71% di europei è favorevole.

«Per forza, perché l'euro c'è. Quando le cose si fanno, il gradimento corrisponde. La moneta e l'esercito sono i pilastri di qualunque struttura politica. Ricordo ancora i bilaterali con la Cina in cui al presidente cinese interessava solo l'euro e chiedeva: posso prendere la vostra moneta nella mia riserva? Così veniva riconosciuto il ruolo dell'Europa come uno dei grandi attori del mondo».


Ursula von der Leyen dice: la guerra non è impossibile, l'Europa si armi. Assistiamo a un'escalation oppure la guerra alle porte sta dando all'Europa, così come accaduto per il Covid, una nuova consapevolezza di sé stessa?

«Penso proprio, anche se non ne posso avere alcuna prova, che se l'Europa avesse avuto un esercito la Russia non avrebbe aggredito l'Ucraina. L'esercito europeo va fatto subito. La gente si chiede: quanto mi garantisce questa Europa? Se rimaniamo con 27 eserciti e 27 stati maggiori dove pensiamo di andare? Soldi buttati via».

[…] Il presidente francese Emmanuel Macron è particolarmente attivo in questa fase. Al punto da ipotizzare l'invio in Ucraina di truppe occidentali. A che gioco gioca Parigi?

«Il presidente francese ama fare il primo della classe. Io dico: possiamo pensare a un esercito europeo in cui un Paese, la Francia, ha l'arma nucleare e il diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell'Onu, e gli altri no? Non si può fare il primo della classe e rifiutarsi di comprendere quali sono i compiti del primo della classe».

Nel Pse, in primis la segretaria del partito democratico Elly Schlein, si minaccia di non sostenere Ursula von der Leyen se dovesse fare accordi con i conservatori dell'Ecr. Intese che non paiono così improbabili, visti gli ottimi rapporti della presidente della Commissione Ue con Giorgia Meloni.

«La posizione del nostro governo è meravigliosamente equivoca. Se c'è bisogno darà un appoggio a von der Leyen e lo farà pagare, ma al contempo sta con il signor Orbán. Von der Leyen rimarrà, io credo, presidente della commissione e agisce come tale. Va in giro, abbraccia e bacia».

Tutto quello che sta accadendo - la guerra in Ucraina, la spinta espansionistica di Putin, la crescita dei movimenti populisti e anti Ue in Polonia e Ungheria - sta dando torto o ragione a quell'allargamento a Est da lei fortemente voluto (e ottenuto)?

«I fatti di oggi mi danno ragionissima. Qualcuno mi diceva: hai esagerato con l'allargamento. E oggi invece le stesse persone si chiedono: se la Polonia fosse come l'Ucraina, come andrebbe a finire? La Polonia non la tocca nessuno perché è membro dell'Unione europea».

Ci dobbiamo paradossalmente augurare una vittoria di Trump n perché un'Europa più sola sia costretta a prendere in mano il proprio destino?

ROMANO PRODI FOTOGRAFATO DA ADA MASELLA

«L'Europa non può essere sola perché il Patto Atlantico è indispensabile per difendere il mondo democratico insieme. Però la Ue deve avere una voce nel Patto Atlantico. Non siamo mai stati uniti nelle grandi decisioni come la guerra in Iraq o gli interventi in Libia. Francia e Gran Bretagna, con l'incauto appoggio dell'Italia, non sarebbero neppure riusciti a sconfiggere Gheddafi, se non ci fossero stati gli americani che fornivano munizioni e l'appoggio di comunicazione e di logistica».

Perché un giovane europeo dovrebbe andare a votare?

«Perché se vincono gli euroscettici si continueranno a fare le piccolo cose. Mentre noi abbiamo bisogno di un'Unione che agisca. […]».

ROMANO PRODI (2)ROMANO PRODI CORRE A CAPALBIO SCALO