News and comments from the Capital of the United States (and other places in the World) in English and Italian. Video, pictures, Music (pop and classic). Premio internazionale "Amerigo".
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Il primo gigolo' legale americano
Cosenza - Rende - Corigliano
Se una figlia ti chiede di morire
Ciao Oscar,
ancora una volta la domanda si impone a tutte le coscienze. Per quanto tempo possiamo concederci il lusso o/e la vigliaccheria di essere indifferenti? Cosa si dice ad una figlia quando ti chiede di morire? Non lo so. Una figlia… Colei che ha sostituito con la sua presenza cio’ che per noi e’ valsa come identita’ per tutti questi anni. Il nostro futuro ed il futuro del mondo intero. La speranza e la certezza. La nostra unica possibilita’ di restare immortali e continuare ad essere. Il senso stesso della vita. … vuole morire. Vuole annientare cio’ che siamo stati, siamo e saremo. E non c’e’ possibilita’ di ritorno, di rimediare. E sai che questa volta non puoi fare niente, non puoi darle la tua vita ne’ cio’ che rimane di un corpo che era vivo poco fa.
La cancellazione a priori di cio’ che potra’ essere il mondo con la sua esistenza. Non lo so. Credo che pero’ la prima cosa che si fa e’ di guardarla negli occhi per capire se lei stessa ha capito bene cosa stia chedendo. Ma forse ancora piu’ importante e’ capire perche’ un essere umano stia chiedendo che qualcuno debba spegnere la sua vita. Non una figlia quindi ma riconosecere in essa un essere umano. E come si identifica un essere umano? Non lo so, ci penso…Sono tanti I punti di riferimento che portano al riconoscimento di un essere vivo. Respira, si nutre, prolifica, interagisce con l’ambiente e lo cambia, si difende dalla sua distruzione e combatte le malattie e chissa’ quanto altro ancora. Ma un essere umano…? L’umano nell’essere come si identifica? Non lo so, ci penso…Insomma tutto cio’ che puo’ essere utile per identificare un polpo vale anche per un uomo ed una donna e pure evolutivamente, sono distanti milioni di anni e di entrambi possiamo dire che sono vivi. Cosa fa di un essere umano un essere umano? Non lo so, ci penso…Poi pero’ mi capita di andare a lavorare e vedo pazienti che soffrono nei letti di ospedali. I parenti intorno che soffrono con loro ed un enorme macchina organizzativa, costosissima, che cerca di tenere su un apparato che agisce fondamentalmente per alleviare il dolore di tutte queste persone. Allora forse capisco qualcosa di piu’ dell’essere umano. E’ essere umano chi e’ capace di gestire il dolore. E si, perche’ un polpo forse patira’ dolore, un cane, una pecora, un coccodrillo anche. Certo bisognerebbe chiederlo a loro ma credo che possiamo dire con una certo grado di certezza confortevole che questi esseri viventi non gestiscono il dolore e forse ne sono solo vittime, forse…E’ essere umano quindi chi almeno tenta di gestire il dolore. Ma non deve essere gia’ e solo il proprio dolore bensi’ il dolore come fatto, un fatto della vita stessa, una certezza, un principio al quale non ci si puo’ sottrarre, che sempre e’ stato e sempre sara’. Quindi non si puo’ fare altro che tentare di gestirlo. Magari neppure eliminarlo ma semplicemente gestirlo. Ed allora se questo e’ vero e tornando alla domanda iniziale: Cosa si dice ad una figlia che ti chiede di morire? Ancora non lo so. Ma forse bisognerebbe chiederci se dietro questa domanda cosi’ arrogante, irriverente e competamente mancante di rispetto per cio’ che fa del mondo il mondo cioe’ la vita, ci sia un dolore. Un dolore talmente grande che diventa insopportabile, ingestibile. Ma come misuriamo noi la grendezza del dolore? E di quello degli altri? Non lo so. Poi stamattina leggo sul giornale La Repubblica (http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/26/news/sentenza_londra-2084803/) che un giudice ha assolto con formula piena una signora accusata di aver aiutato la propri a figlia a morire. Non importa di dove sia la signora e quanti anni aveva la figlia. Il dolore e’ universale ed indifferente all’eta’, al sesso ed all’origine geografica di chi lo patisce. Ed e’ proprio per questo che tutti dobbiamo interrogarci. Porci una delle domande piu’ ovvie ma non banali che siano mai state formulate da essere umano: cosa avremmo fatto noi? La ragazza che e’ stata aiutata a morire soffriva di Encefalomielite mialgica cronica anche nota come sindrome da fatica cronica. Soffriva al punto tale da preferire la morte. Cosi’ un bel giorno, dopo aver tentato diversi suicidi, ha chiesto alla madre di aiutarla a porre fine a quel dolore, un dolore che non poteva piu’ essere gestito e che aveva col tempo, annientato ogni significato di vita. La madre lo ha fatto nel modo forse piu' opportuno, usando la morfina che temporaneamente inibisce i circuiti neuronali che codificano per il dolore ma questa volta e' per sempre. Era un essere in vita si, ma che essere? Sempre piu’ spesso ci ritroviamo di fronte alla nostra limitata capacita’ di poter gestire il dolore quale esso sia il nostro o quello degli altri ma soprattutto non possiamo piu’ far finta che questo problema non esiste. I criteri per diagnosticare l’Encefalomielite mialgica cronica comprendono: la presenza di una stanchezza debilitante che riduca le attività quotidiane e lavorative di almeno il 50% nonché l'esclusione di qualsiasi altra causa (oncologica, infettiva, endocrina, reumatologica, psichiatrica etc.) di stanchezza. I criteri includono disturbi neurologici (quali deficit della memoria, difficoltà alla concentrazione, cefalee), linfadenopatia latero-cervicale, bruciore in gola, febbricola o febbre, e dolori muscolari e/o articolari in assenza di esami di laboratorio alterati. In Italia non e’ riconosciuta come “malattia” dai medici di medicina generale bensi’ e’ definita come una sorta di depressione. Il problema c’e’, esiste e non si chiama solo l’Encefalomielite mialgica cronica ma ha anche altri nomi di altre malattie ma tutte arrogantemente si nascondono dietro un commune alias: indifferenza. Ma al dolore non si puo’ essere indifferenti, prima o poi capita pure a te. Spero che non sia mia figlia a chiedremi di morire ma se dovesse succedere voglio essere preparato, e’ tempo di cominciare…
Dr. Saverio Gentile, Ph.D Asst. Professor
Laboratory of Ion Channel Phosphorylopathy Department of Pharmacology Loyola University Medical Center 2160 First Avenue Maywood, IL 60153 Bldg. 102; R3641
Tel: 708-216-3263
Fax: 708-216-6596
Manager of Neuroscience-group on WWW.Prometeonetwork.com
Bravo Ambasciatore!! Finalmente uno con gli attributi in un mondo di rammolliti.

Dagospia, il sito di pettegolezzi (oggi in Italia si definisce 'gossiparo' da 'gossip') e' caduto malamente nel bugliolo delle sue cosiddette notizie che si basano su soffiate di amici e conoscenti.
Gentilissimo Direttore,
Le scrivo con riferimento alle notizie apparse a decorrere dal 22 gennaio 2010 sul Suo Portale giornalistico, per significarLe che l'Ambasciatore Giuliomaria Terzi di Sant'Agata intende, per il mio tramite, formulare le seguenti precisazioni riguardo ai contenuti ivi riportati, ponendoLe gentile richiesta di una pubblicazione in merito:
"La lettera richiamata e pubblicato all'interno della notizia apparsa sui Portale Dagospia.com a far data dallo scorso 22 gennaio 2010 contiene fatti distorti ed infondati nonché falsità e menzogne nei confronti del sottoscritto ed è pertanto stata oggetto di una denuncia-querela per diffamazione, ingiuria e calunnia, da me presentata il 16 novembre 2009 - non appena sono venuto a conoscenza della suddetta missiva - nei confronti della Signora Gianna Gori (indicata nell'articolo come Marchesa Terzi di Sant 'Agata) e dell'avvocato della medesima.
Nella querela ho ampiamente documentato che:
- sin dal 2004 sono separato di fatto dalla suddetta Gianna Gori;
- ho intrapreso da ben quattro anni una procedura di separazione giudiziale, sulla quale il Tribunale di Roma si è espresso sin dal luglio 2006, mentre è in corso di emissione il provvedimento finale, a definizione della causa;
- risiedo a Washington - e già prima a New York e a Roma - per svolgere le mie funzioni istituzionali, con i miei figli nati il 21 aprile 2008 e la loro mamma,
- infine, tale situazione è stata da me sempre rappresentata, in piena trasparenza, in tutti gli atti pubblici e privati.
Aggiungo che il procedimento penale avviato a mezzo della surriferita denuncia-querela è già al vaglio della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.
Sentitamente.
Giulio Terzi di Sant'Agata"
Certa che vorrà tener conto di quanto sopra precisato dal mio assistito, La saluto cordialmente,
Avv. Nuccia Colosimo
RISPOSTA
Prendiamo atto delle suddette considerazioni e precisazioni e provvediano a eliminare dall'archivio del sito l'articolo in oggetto riguardante.
Shut up, please, Mr. Bertolaso.
Giro turistico dei quartieri malfamati di Los Angeles
A Los Angeles ci sono 20mila giovani che sono membri di associazioni criminali. Alfred Lomas, 45 anni ex gangster, ha deciso di mettere su un tour turistico dei quartieri più pericolosi della metropoli californiana. Al prezzo di 65 dollari a persona, pranzo incluso, i turisti sono condotti in bus a visitare le strade malfamate di South Central, quelle nelle quali nemmeno la polizia entra tranquillamente. L’iniziativa non e’ originale: a Chicago da anni viene offerto il tour delle zone di Al Capone, mentre a Las Vegas ti portano a vedere i quartieri dove prospera la mafia del gioco, della prostituzione e della droga. L’iniziativa di Alfred Thomas è stata criticata anche nel consiglio comunale di Los Angeles dove viene definita coma il solito tentativo americano di ‘romanticizzare’ il crimine. Ma ad esempio il reverendo Gregory Boyle, che ha speso decenni per cercare di tirare fuori i giovani dalle gang, dice che può contribuire a rendere evidenti i gravi problemi della città. A chi paga il biglietto per il giro della Los Angeles criminale viene data in omaggio una maglietta con la scritta: “Sono stato colpito in South Central”, tanto per completare il brivido.
Il senatore bugiardo come Pinocchio
Un anno fa due giornalisti del tabloid National Enquirer, appostati in un albergo a Santa Monica, California, scoprono il senatore John Edwards che esce furtivamente da una camera. Visti i due reporter il senatore (famoso per il suo ciuffo, il sorriso accattivante e per essere stato candidato alla vicepresidenza con John Kerry), nega di avere una relazione adulterina. Nega di essere il padre di una piccola di due anni. Anzi si dà da fare per attribuire la paternità ad un suo collaboratore che accetta in cambio di denaro. La moglie di Edwards, malata terminale di cancro, lo ha sempre sostenuto nelle sue campagne. Giorni fa John Edwards ammette di essere il padre della bambina e finalmente il circuito gossiparo si chiude con la netta vittoria del giornale tabloid che aspira, giustamente, ad avere il premio Pulitzer. Sono molti in America a chiedersi perché il meccanismo di selezione del personale politico si sia inceppato. Ma si tratta di interrogativi ipocriti. Quando un politico, a qualsiasi livello, viene eletto con le stesse procedure di marketing con le quali si vende un detersivo non ci si può meravigliare troppo se i risultati non corrispondono poi alle attese.