Esiste da oltre ottant’anni, e in tutto questo tempo il miglior
complimento che abbia mai ricevuto è: «non mi dà poi così fastidio». Il
profilattico non piace a nessuno: è scomodo, imbarazzante, costoso. Allo
stesso tempo, però, è anche indispensabile per proteggersi dalle
malattie sessualmente trasmissibili. E, dati alla mano, questo lo
sappiamo bene, anche grazie a decenni di campagne di sensibilizzazione.
Eppure
il condom continua a essere un ospite sgradito nella camera da letto degli italiani.
Secondo la Federazione di Sessuologia Scientifica, nel nostro Paese
solo il 39 per cento degli uomini e il 45 per cento delle donne
preferisce il profilattico ad altri anticoncezionali. E, stando ai dati
raccolti da Durex, nel 2012 solo il 14 per cento degli italiani ne ha
usato uno durante ogni rapporto. La ragione? È semplice, almeno per il
45 per cento degli uomini: il condom riduce il piacere. La buona notizia
è che la tecnologia potrebbe risolvere il problema. Quella cattiva è
che questo potrebbe non bastare.
TUTTO QUELLO CHE NON CI PIACE DEI PROFILATTICI
Oggi come oggi, la stragrande maggioranza dei preservativi venduti e
utilizzati in Italia sono in lattice, un materiale che ha pro e contro:
protegge da malattie e gravidanze indesiderate nel 98 per cento dei
casi, ma non trasmette bene il calore del corpo del partner, ha un odore
sgradevole e, a detta di molti, rende il coito meno naturale. Un altro
problema sono le taglie standardizzate. Nel 2010 un team di ricercatori
americani
ha chiesto a
436 uomini se l’ultimo preservativo di cui si erano serviti era comodo e
il 44 per cento di loro ha risposto di no: a volte era troppo stretto, a
volte troppo corto, a volte si sfilava. Non è una mera questione di
comfort: chi si trova male con il condom è più propenso a rimuoverlo
prima della fine del rapporto e a non volerlo usare in futuro. Insomma,
per molti fare l’amore con il preservativo è come fare la doccia con l’impermeabile, magari della misura sbagliata.
A nulla valgono i più recenti ritrovati dell’industria: condom
colorati, profumati, ritardanti o extra-lubrificati. Il fatto è che
dagli anni ‘30, quando è iniziata la produzione industriale dei
preservativi srotolabili in lattice, di innovazioni sostanziali non se
ne sono viste: il profilattico, da allora, è rimasto più o meno lo
stesso. E la cosiddetta “condom compliance”, cioè la disponibilità a
servirsene in modo sistematico, continua a essere bassa. Con buona pace
degli spot e dell’educazione sessuale nelle scuole. Questo significa che
sul mercato c’è ampio spazio per un prodotto migliore, e da parecchio
tempo. La posta in gioco non è certo bassa: in Italia, nel 2014, sono
stati venduti 83 milioni di profilattici, per un totale di 77 milioni di
euro.
UNA NUOVA GENERAZIONE DI PRESERVATIVI
Le idee, questo è chiaro, non mancano. Nel 2013 la Bill & Melinda Gates Foundation ha lanciato un
bando per
finanziare una «Nuova generazione di condom». Da allora ha attribuito
100.000 dollari di fondi a 22 prototipi in tutto il mondo, dagli Stati
Uniti all’Australia, dal Sud Africa all’India. Il preservativo del
futuro potrebbe essere tra loro. Ma sarà poi tanto diverso da quelli che
già conosciamo? Danny Resnic, uno dei primi vincitori del bando Gates, è
abituato a questa domanda: «Mi sento spesso dire cose del tipo: “Cosa
si potrà mai cambiare nei profilattici?”.
La gente non riesce a immaginare nulla di nuovo perché non c’è mai stato niente di nuovo».
La sua idea di profilattico del futuro si chiama “Origami Condom”,
potrebbe arrivare sul mercato americano già alla fine del 2015 e non
somiglia a nessun altro preservativo al mondo. Tanto per cominciare, non
si srotola: si apre a fisarmonica. E poi è lubrificato internamente e
anziché stringere il pene lo lascia libero di muoversi dentro la
membrana in lattice, per riprodurre la sensazione di un coito naturale.
Resnic ha in cantiere anche un modello interno, da inserire nella vagina
o nell’ano prima del coito. Il 67 per cento delle persone che lo hanno
testato, nel 2013, ha dichiarato di preferirlo al classico preservativo
femminile.
E SE IL FUTURO FOSSE DEI PRESERVATIVI NON IN LATTICE?
Se gli Origami Condom vogliono cambiare tutto, c’è chi si
accontenterebbe di cambiare il materiale. E non è cosa da poco. Il
lattice è il re quasi incontrastato del mondo dei preservativi da quando
l’Hiv ha indotto le istituzioni sanitarie di tutto il mondo a
regolamentare in modo più stringente i profilattici. Alla fine degli
anni ‘80, una serie di test condotti prima negli Stati Uniti e poi in
Europa ha stabilito che il lattice, all’epoca, schermava dalle infezioni
sessualmente trasmissibili meglio di qualunque altro materiale. Da
allora non c’è stata nessuna vera novità, se non nel comparto “no latex”
destinato soprattutto a chi è allergico alla gomma naturale. La sfida è
quella di cambiare le carte in tavola servendosi di un materiale
completamente diverso. Mark McGlothlin, dell’Apex Medical Technologies
di San Diego, punta sul collagene ricavato da tessuti animali di scarto:
resistente, ultrasottile e in grado di trasmettere il calore. In India,
invece, il dottor Ragupathy di HLL Lifecare sta sperimentando con il
grafene, uno dei materiali più resistenti al mondo. Il team guidato da
Robert Gorkin dell’Università di Wollongong, in Australia, cerca di
produrre un
profilattico in idrogel, che oltre
ad essere sottile e a trasmettere il calore del partner è anche
biodegradabile. «I nostri preservativi non sono ancora pronti per i test
di utilizzo veri e propri - spiega il professor Gorkin - ma abbiamo già
fatto dei sondaggi sul gradimento del materiale e i primi risultati
sono positivi: la maggior parte delle persone si è detta convinta
dall’idrogel, che al tatto piace anche più del lattice».
DAL LABORATORIO ALLO SCAFFALE: UN LUNGO PERCORSO A OSTACOLI
Tutti i profilattici selezionati dalla Gates Foundation negli ultimi
due anni promettono grandi cose. Ma nella maggior parte dei casi si
tratta di
prototipi che non arriveranno sul mercato in tempi rapidi:
anche quando saranno stati perfezionati in laboratorio, prima di poter
essere venduti dovranno essere approvati dagli organismi competenti.
Nell’Unione Europea, una direttiva classifica i profilattici come
dispositivi medici e stabilisce che possono essere commercializzati solo
se ottengono il marchio CE da parte di appositi enti notificati. Per
averlo, bisogna dimostrare che il materiale utilizzato è biocompatibile,
idoneo a schermare dalle malattie e capace di impedire gravidanze
indesiderate. Non solo, i profilattici devono essere sottoposti a test
di utilizzo, cioè trial clinici controllati in cui a delle coppie viene
chiesto di utilizzarli e di riportare eventuali incidenti, come rotture o
fastidi. Infine, ci sono le prove fisiche. I preservativi devono
passare a pieni voti ben tre test: quello elettrico; l’«air bust», in
cui vengono gonfiati con aria, e infine il «rolled water», che serve per
verificare se ci sono fori. L’iter è lungo - dura almeno due anni - e
non certo a buon mercato: i test necessari per ottenere il marchio CE
costano decine di migliaia di euro. E se i nuovi modelli dei classici
condom srotolabili in lattice non incontrano particolari difficoltà, la
strada di quelli che si smarcano da questa formula è tutta in salita.
NON SOLO LATEX
Nell’attesa, chi ha sempre detestato i condom può dare una chance a
quelli no latex, che raccolgono sempre più consensi anche da parte di
chi non ha problemi di allergie:
nel 2014, in Italia,
mentre il valore delle vendite dei profilattici in lattice è calato del
5 per cento, quello dei concorrenti in altri materiali ha segnato un 30
per cento in più. Tra questi prodotti nel nostro Paese domina
“Skyn”, il condom in poliisoprene prodotto da Ansell. Stando al sito
ufficiale del marchio, questo profilattico assicura «una sensazione
vicina a non indossare niente». In realtà da un punto di vista chimico
il poliisoprene somiglia tantissimo al lattice: ha le sue stesse virtù e
i suoi stessi difetti, con il vantaggio di essere anallergico. Diverso è
il caso del poliuretano, che con il lattice non ha nulla a che fare:
anche se al tatto non è granché, i preservativi realizzati in questo
materiale sono più sottili e trasmettono meglio il calore. Nel corso
degli anni diversi
studi hanno
rilevato che percentuali significative di uomini li preferiscono a
quelli in lattice. Attenzione, però: i condom in poliuretano
si rompono un po’ più facilmente,
quindi ci vuole maggiore cautela nell’indossarli. Un’altra ipotesi è
provare a cambiare il proprio rapporto con i profilattici puntando a una
variabile diversa dal materiale: la misura.
QUESTIONE DI TAGLIA
Quando si tratta di preservativi, le dimensioni contano eccome:
trovare il condom più adatto al proprio pene può fare la differenza. Ma,
proprio come avviene per i numeri di scarpa,
a volte quello che c’è sullo scaffale ci calza, ma non è perfetto:
il 38 va bene, ma un 38 e mezzo sarebbe stato meglio; la lunghezza è
giusta, ma se questo modello fosse un po’ meno stretto saremmo più
comodi e così via. I profilattici disponibili in Italia coprono diverse
taglie, ma sono standardizzate: il modello XL di Control, ad esempio, è
largo 57 millimetri e lungo 195; ma cosa succede se un uomo ha bisogno
di un profilattico della stessa larghezza ma un po’ meno lungo? Il
problema è noto da tempo, e negli ultimi anni qualche azienda è riuscita
a trasformarlo in un’opportunità. In Italia è possibile acquistare
online i profilattici “MySize”, disponibili in 7 taglie diverse. Ma c’è
anche chi si è spinto un po’ più in là: il marchio britannico “TheyFit”
ne commercializza ben 95, che combinano larghezze e lunghezze diverse
per andare incontro alle esigenze particolari di ogni uomo. Come si fa a
sapere la propria taglia? Con un kit stampabile che si può scaricare
dal sito e che permette di stabilire se si è una B55 o una S17 nella
privacy della propria casa. Poi basta ordinarli online: i TheyFit
arrivano in un pacco anonimo. Il problema è sempre il prezzo: anche loro
costano un po’ di più dei profilattici delle grandi marche (anche se la
differenza scende se si acquistano confezioni grandi).
SCHERZARE COL FUOCO SAPENDO DI FARLO
Senza profilattico, ci si espone al rischio di contrarre clamidia ed herpes, ma anche sifilide, gonorrea, Hiv:
in tutta Europa le malattie sessualmente trasmissibili sono in crescita.
Le infezioni di gonorrea hanno segnato un +79 per cento dal 2008 al
2013, e in molti Paesi dell’Europa occidentale le diagnosi di sifilide
sono aumentate del 50 per cento.
In Italia, oggi, ogni 10 nuove infezioni di Hiv, più di 8 sono state causate da un rapporto non protetto.
Che senza preservativo si corrano dei rischi non è cosa nuova: il
problema non è la mancanza di informazione, ma il fatto che anche chi
conosce la teoria continua a scegliere di rischiare. Il dato più
preoccupante è quello relativo ai giovani, come dimostra
un’indagine del 2013
sulle abitudini di 664 studenti del Nord Italia. Tra questi, chi ha
partecipato a lezioni di educazione sessuale è più informato sui rischi
che derivano dai rapporti non protetti, ma tra le lenzuola non si
comporta diversamente dagli altri.
EDUCARE ALLA PREVENZIONE
«Il problema è il passaggio dalla conoscenza alla consapevolezza»,
dice la dottoressa Roberta Rossi, presidente della Società Italiana di
Sessuologia Scientifica. Secondo lei nel nostro Paese si continua a fare
sesso senza protezioni perché il modello su cui si basano le campagne
mediatiche e l’educazione sessuale nelle scuole è quello informativo,
che da solo non è sufficiente. «
È un po’ come avviene per il fumo - spiega -
sappiamo tutti che fa male, ma questo non basta per riuscire a smettere.
L’educazione sessuale deve riuscire a coinvolgere non solo il livello
cognitivo, ma anche l’emotività: per questo diciamo che ci vuole un
approccio olistico alla questione della prevenzione». Ma è vero che il
preservativo riduce il piacere? «Il mio consiglio è sempre quello di non
arrendersi al primo tentativo: bisogna provare diversi tipi di condom
per trovare quello più adatto, e con il modello giusto le sensazioni
migliorano». Il piacere, però, non è l’unica variabile quando si tratta
di scegliere se usarlo oppure no. «A volte a fare la differenza è più
che altro il fattore emotivo: in molti casi chi insiste per usare il
preservativo viene accusato dal partner di non fidarsi abbastanza o di
sospettare della sua fedeltà. Il ricatto emotivo che ne deriva spinge
tanti a rinunciare agli iniziali buoni propositi e a non proteggersi
durante i rapporti». Quindi è inutile sviluppare preservativi migliori?
«Al contrario, anche se non è sufficiente è comunque importante cercare
di andare incontro al gradimento delle persone:
se un preservativo piace, anziché dare fastidio, verrà usato più spesso e più volentieri». E da una cosa del genere avremmo tutti da guadagnarci.