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La donna afghana deve tornare al guinzaglio

Il vostro redattore e' uno in la' con gli anni e di scarsa cultura raccogliticcia.

Ammiro profondamente quelli che, sulla base di profonde e sostanziose esperienze intellettuali, riescono a mettere il capo fuori dallo stagno ad ogni stormir di fronda esprimendo il loro definitivo parere su tematiche di fondo.

E quindi ammiro gli odiatori di professione che si stanno squarciando le vesti accusando gli Stati Uniti e quel "rimbambito" del loro presidente che sta gestendo con grande determinazione l'uscita finale dell'America dall'Afghanistan.

In questa moltitudine planetaria si distinguono in modo particolare i repubblicani americani che non trovano  miglior occasione se non quella di criticare Joe Biden battendosi perché sia impicciato e gettato giù dal trono che occupa da otto mesi.

I manutengoli dell'innominabile ex presidente nella loro amnesia non ricordano o fingono di non ricordare che questa disgraziata guerra in Afghanistan è stata iniziata da quel George W Bush, noto alcolista e autodichiaratosi in un incontro con la regina Elisabetta d'Inghilterra: "Sono la pecora nera della famiglia Bush."

A parte le lacrime versate a commento delle tragiche foto della fuga da Kabul, molti sottolineano una terribile caduta di immagine degli Stati Uniti e dell'Europa.

Ma pochi si chiedono come sia possibile che 79.000 talebani siano in grado di contrastare un esercito di 300mila unita', super preparato dai gestori americani, un esercito che non ha sparato un solo colpo, e i Talebani siano stati capaci di emergere dal nulla conquistando un'intera nazione.

Il popolo afgano ha subito l'occupazione di 13 anni dei sovietici che sono ritornati in patria super drogati.

Il popolo afgano ha subito l'occupazione delle truppe occidentali, ma soprattutto degli americani che ci hanno speso un paio di triilioni di dollari per creare un esercito moderno, strutture sanitarie e scolastiche, tentando di far eleggere una classe politica che non fosse avviluppata dalla corruzione.

In questa dannata guerra afghana gli americani hanno perso più di 2200 soldati (noi Italiani 54 di cui nessuno si ricorda).

Senza parlare della falcidia alla quale è stata sottoposta la popolazione di questo paese martoriato.

Poi ci sono quelli che sono stati presi in contropiede dalle dichiarazioni dei supercapi talebani che hanno detto alla popolazione di stare tranquilla, ognuno deve tornare a fare il proprio lavoro, alle donne sarà garantito di poter uscire (purche' totalmente coperte) e svolgere le attività alle quali si dedicavano in precedenza e via citando tutta una serie di promesse che, parliamoci chiaro, confliggono con la loro storia recente e passata.

Una mossa astuta che non fermerà certamente i killer di professione che, secondo testimonianze attendibili, stanno facendo il loro lavoro andando a cercare coloro che hanno collaborato con gli odiati americani.

Allora sorge spontanea una domanda: è mai possibile che un popolo come quello afgano stia manifestando la sua imperturbabile accettazione di una retromarcia politica e sociale che ricondurrà la vita di questa nazione a quel livello medievale che è la massima aspirazione dei capi talebani?

Una probabile risposta ce la fornisce un amico disincantato.

"Non è corretto giudicare una situazione come quella che si sta creando in Afghanistan con il filtro della nostra cultura catto - luterana.", ci dice sorseggiando una limonata fredda nell'afa opprimente washingtoniana.

Di fronte alla nostra espressione interrogativa aggiunge: 

"La permanenza per 20 anni degli occidentali, ma soprattutto degli americani, in quel paese ha messo a dura prova le basi ideologiche religiose sulle quali è impostata da secoli la vita di questo popolo. 

Vorresti farmi credere che la maggioranza degli uomini afghani di qualsiasi età si dichiari soddisfatta per la emancipazione femminile che ha mutato soprattutto le nuove generazioni? 

L'uomo afgano non vede di buon occhio la eccessiva scolarizzazione delle donne che lo mette ulteriormente in difficoltà. 

L'uomo afgano vuole recuperare il proprio centralismo e mette nel conto la perdita delle libertà individuali (ammesso che in questi anni ne avesse potuto usufruire) pur di gestire quel ruolo che del resto è ampiamente confermato dalla religione che lui segue."

"Perciò, conclude il nostro amico, potrà sembrare un assurdo giudicare una situazione complessa come quella dell'Afghanistan sulla base di elementari concetti. 

Ma non si deve dimenticare che ogni società vive e si sostiene sulle proprie gambe (cultura e religione) anche se qualcuno ha cercato nel tempo di amputargliele…! 

Quanto alla donna per molti afgani e' bene che torni al guinzaglio. Vengano pure i talebani."

Oscar

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Carissimo Oscar,

il tuo amico e interlocutore ha, io penso, disvelato il nocciolo del problema che gli hai posto. Poniamoci  due domande. La prima: la modernizzazione, nei paesi arretrati rispetto ai  valori della nostra democrazia, si deve perseguire invariabilmente con l’occidentalizzazione? Oppure, ed è la seconda, le credenze e i comportamenti religiosi e culturali dei popoli – del popolo  afgano in questo caso - è una questione propria e ‘interna’ di maturazione di quel popolo? Un popolo che si è, nella sua (non invidiabile) maggioranza, espresso per il mantenimento di quello status quo, arrendendosi infatti ai talebani con poca, quasi nessuna resistenza; e ciò naturalmente a scapito di quella sua parte minoritaria che l’aveva compiuta invece quella maturazione religiosa e culturale.

In sintesi, la questione afgana è una questione assolutamente  ‘interna’ a quei regimi e a quell’area del mondo in cui si trova: Pakistan, Iran, paesi limitrofi. E se in quell’area e in quei paesi non matureranno condizioni di democrazia meno ‘illiberale’ (per usare i termini dei signori Putin e Orban, che invece sono prossimi all’occidente), nessun intervento militare potrà mai imporre la  visione e i valori della nostra democrazia. Sono loro a dover compiere un loro proprio nuovo percorso. Il quale non potrà, per ragioni religiose e culturali, che essere diverso da quello che noi abbiamo compiuto in questa nostra parte del mondo (e che, in modalità diverse dovranno compiere anche il popolo russo, ungherese e polacco. E la parte di quello italiano incredibilmente  innamorata di due modestissimi demagoghi nostrani).

Grazie per aver posto, fuori delle solite righe, la questione e un abbraccio

Sandro P.

 

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