Prodi “No alle elezioni. La priorità è un governo per fare il Recovery”
Intervista di Luciano Nigro a Romano Prodi su La Repubblica del 26 gennaio 2021
“Non c’è più tempo”, scandisce Romano Prodi. “Siamo di fronte a
un’emergenza: il Parlamento e le forze politiche devono trovare una
soluzione e indicare una strada per il rilancio. Subito. L’Italia non
può permettersi di perdere altri mesi per una campagna elettorale.
Nessuno ce lo perdonerebbe e l’Europa non capirebbe”.
Usa parole forti l’ex premier e presidente della commissione Ue.
Insolite per lui. Ma la crisi politica sembra davvero sul punto di
precipitare e di aggiungersi a quella sanitaria ed economica nel primo
pomeriggio quando lo raggiungiamo via Whatsapp nella sua casa a Bologna.
E ancora le agenzie non hanno battuto la notizia che Giuseppe Conte
salirà al Quirinale per dimettersi.
“C’è la necessità assoluta – dice Prodi – di un governo che prepari
un programma nuovo come richiedono l’Europa e la situazione in cui
siamo”.
È quasi una chiamata alle armi la sua, Professore.
“Me ne rendo conto, ma siamo in uno di quei momenti in cui chi governa deve semplificare gli obiettivi e parlare come si parla nelle grandi crisi. Guerra sì o no? Piano Marshall sì o no?”.
È così grave per lei la situazione?
“Difficile trovare un momento più critico di questo, tra pandemia e recessione economica”.
Pensa al milione di persone che non ha ancora ricevuto la cassa
integrazione, alle centinaia di migliaia di commercianti e lavoratori a
rischio, ai 500 morti al giorno?
“Troppe
persone mi chiedono: dove andremo a finire? Il Paese ha bisogno di
risposte. E ne ha bisogno in fretta. Gli strumenti per dare queste
risposte ci sono. Con Next Generation Ue l’Europa ha messo a
disposizione dell’Italia 209 miliardi. Una cifra colossale. È un treno
che l’Italia non può permettersi di perdere perché non ne passeranno altri”.
Questo lo dicono in tanti.
“In realtà non c’è da noi la consapevolezza della preoccupazione di
Bruxelles e delle capitali europee. L’Italia in questo momento fa paura
all’Europa”.
Perché ha aperto una crisi con il rischio di perdere i fondi del Recovery plan?
“Se l’Italia fallisce per noi è una catastrofe,
ma è tutta l’Europa che arretra perché intorno a noi, che riceviamo la
somma più grande, è costruito l’intero progetto di ripresa e di
solidarietà europea. È per questo che la Ue ha investito una cifra in
consulenze mai vista prima: 864 milioni
di euro. L’Europa mette così a disposizione dei governi anche gli
strumenti tecnici attuare le necessarie riforme e i necessari progetti”.
Per questo lei chiede un governo con una maggioranza capace di portare avanti quel piano?
“Qualcuno ha persino parlato di un “lodo Prodi”, ma il lodo lo fa chi
ha il potere di decidere. Io ho solo il potere di pensare e penso che
occorra un nuovo programma dedicato a prendere le urgenti e necessarie
decisioni. Un programma con poche cose chiare”.
Quali progetti ha in mente, Professore?
“La messa in sicurezza di sanità e scuola,
la riduzione dei tempi della giustizia, alcune riforme fiscali urgenti e
la semplificazione della burocrazia e degli appalti. Senza questi
interventi urgenti, che ci chiede l’Europa, l’Italia non sarà in grado
di spendere i fondi disponibili”.
Lei ha detto: un programma così deve essere aperto a chi ci sta.
“Può il Parlamento respingere l’unica proposta esistente per il
nostro futuro? Ricordo che quando proposi l’alternativa Euro sì – Euro
no, l’accompagnai con misure che certamente non facevano piacere a
molti, ma furono accettate perché era condiviso l’obiettivo comune. Non
posso credere che non vi sia anche oggi in Italia, nelle forze
politiche, la volontà di accettare qualche rinuncia rispetto al proprio
passato per preparare il futuro”.
Lei pensa ancora che occorra una maggioranza Ursula, una coalizione come quella che lei propose due anni fa?
“Anche
allora era importante recuperare un rapporto con l’Europa. E per
fortuna l’abbiamo fatto, altrimenti non so come potremmo oggi uscire
dalla pandemia e dalla crisi”.
Per Ursula von der Leyen votarono non solo Pd e Cinque Stelle ma
anche Forza Italia. Ritiene che la nuova maggioranza debba aprirsi ai
forzisti o ai renziani?
“Io non ho la chiave per aprire o chiudere le porte a nessuno”.
C’è chi pensa che queste riflessioni implichino un modo per affossare Conte.
“Ho letto anche questo, ma molti hanno scritto esattamente il
contrario. Il presidente del Consiglio è certamente un punto di
riferimento e Conte oggi è un elemento di equilibrio. Io però non entro nelle dinamiche parlamentari, mi limito a indicare i tempi e i contenuti per uscire dalla crisi”.
Andare in Parlamento con un programma e poi o la va o la spacca? Non è rischioso?
“Al Parlamento va presentata la situazione in tutta la sua
drammaticità, insieme alla consapevolezza che questo piano può salvare
l’Europa e l’Italia. Poi se il Parlamento vuole spaccare, spacchi. Ma io
credo che oggi abbia tutti gli elementi per capire che non può
prendersi questa responsabilità”.
Perché professore?
“La ripresa dipende solo da due cose:
dal vaccino e da un grande piano che punti sulla crescita e sia in
grado di dare un futuro a un paese dove 150 miliardi di risparmi
aggiuntivi sono bloccati dalla paura nei conti bancari di famiglie e
imprese. Serve un’iniezione di fiducia che tolga la paura perché il
paese possa ricominciare a correre. E ancora lo può fare”.
Conte non ha un partito dietro di sé. Lei ha provato la stessa solitudine, davanti al Parlamento.
“Non
so se il presidente del Consiglio raccoglierà attorno a sé i voti
necessari. Sono però consapevole che, nella attuali circostanze, più
alta e condivisa è l’ambizione di un governo, più aumentano le
possibilità di successo. Ci sono stagioni in cui prevalgono le mediazioni,
ma in un momento di emergenza come questo, nel quale è in gioco la
stessa salvezza del Paese, conta soltanto la forza di una proposta
credibile”.
Salvezza del Paese: raramente ha usato espressioni così.
“Quello che dico non ha niente di strumentale. Dico che ci si sta giocando il futuro.
Con Next Generation Ue abbiamo lo strumento che ci serve per lo
sviluppo e per far quindi fronte al crescente indebitamento. Io sono
convinto che le forze politiche comprendano il valore e la grandezza di
questa sfida”.