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A proposito dell'Avvocato...ci scrivono da Roma


Caro Oscar,



ti ringrazio molto per il tuo bellissimo, toccante e vissuto ricordo del Avv. Gianni Agnelli. Uno dei pochissimi italiani contemporanei  che è stato stimato e ascoltato in tutto il mondo: ovunque considerato e ricevuto, per stile, intelligenza, ma anche ironia, come un vero e proprio ambasciatore del nostro Paese (pensate soltanto a chi oggi è affidata la nostra politica estera…).



Il tuo articolo mi ha fatto ritornare agli anni di Confindustria, quando ‘giovin funzionario’ dell’Area Formazione, proprio sotto la biennale presidenza di Agnelli mi fu affidato l’incarico di realizzare un Rapporto sui sistemi di formazione delle Organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL (che, allora, non più ora, avevano prestigiosi centri di formazione interna della propria classe dirigente).

Ricordo con molto orgoglio di quello stimolante incarico – che poi a dicembre mi valse anche una promozione e pure una bella gratifica… - due episodi indimenticabili:  di “come” - appunto giovine e semplice funzionario di Confindustria - fui ricevuto sia in CGIL, sia in CISL, chiaramente proprio grazie al peso e all’alone di prestigio della presidenza del mio presidente di allora, l’Avv. Agnelli. Fui ricevuto direttamente, e in una pompa magna che non poco mi imbarazzò, per la CGIL, dal Segretario confederale Rinaldo Scheda, e per la CISL da un altro Segretario confederale, Michelangelo Ciancaglini. Cioè da due numeri “due” dei rispettivi Sindacati (la Segeteria Confederale equivale infatti a una Vicepresidenza nelle altre Organizzazioni).



Quando, dopo qualche anno, mi  fu affidata la Segreteria nazionale dei Giovani Imprenditori (e furono proprio gli anni in cui ci conoscemmo, perché potevo finalmente ‘accedere’ anch’io al mitico favoloso VII piano di Viale dell’Astronomia e ti incontrai, ricordo, insieme al mio Presidente dei Giovani D’Amato, col tuo Presidente Orlando),  potei quindi partecipare – naturalmente in religioso silenzio e col vincolo di riservatezza - alle riunioni di Giunta di Confindustria e fui testimone, in diretta, di una delle più folgoranti battute fatte dal grande Avvocato a proposito di un noto personaggio dell’imprenditoria italiana più dedito alla finanza che all’impresa: “Nessuno lo ha mai visto uscire da una delle sue aziende…”. Strepitosa, ineguagliabile chiosa che, anni dopo, non portò molta fortuna a quella figura.



Grazie dunque anche per avermi fatto affiorare questi ricordi.

Un grande abbraccio e affettuosi auguri

Sandro Petti