Gli inglesi se ne vanno: nuove occasioni per l’Italia
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 14 dicembre 2019
La vittoria di Boris Johnson è risultata ancora maggiore del previsto. Solo Londra e la Scozia hanno resistito di fronte al trionfo del Partito Conservatore, mentre hanno ceduto perfino le roccaforti laburiste delle tradizionali aree operaie.
Senza addentrarmi nell’analisi del voto credo che sia opportuno approfondirne le conseguenze.
In primo luogo è diventata certa l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ed è quindi esclusa ogni ipotesi di ripetizione del referendum. Diventa inoltre quasi impossibile ogni ipotesi di distacco della Scozia dal Regno Unito. Anche se in Scozia si è registrato un vero e proprio trionfo del Partito Nazionalista, del tutto contrario alla Brexit, un referendum per il distacco può essere infatti autorizzato solo dal Parlamento di Westminster. La maggioranza conservatrice, resa così forte dal voto dello scorso giovedì, impedirà infatti ogni consultazione popolare in materia.
La terza osservazione riguarda il sentimento quasi di sollievo con cui l’esito elettorale è stato ricevuto a Bruxelles. Non si respira l’aria di lutto che si era creata in occasione del referendum sulla Brexit. Dopo oltre tre anni di incertezze, che tanto danno hanno portato in entrambe le sponde della Manica, vi è almeno un fatto acquisito: il 31 gennaio sarà proclamata la Brexit.
Da quel giorno cominceranno le difficili trattative sulle sue modalità e si litigherà su tutto: sui diritti dei cittadini europei in Gran Bretagna e sui diritti dei cittadini britannici nell’Unione, sugli standard alimentari, sulle cooperazioni scientifiche, sugli accordi industriali, sui diritti di pesca e….. su tanto altro.
Per concludere il negoziato ci vorrà probabilmente più dell’anno previsto. Il compromesso sarà però facilitato dalla singolare unità dei negoziatori europei sotto la confermata guida di Barnier e, soprattutto, dalla dimensione della vittoria di Johnson, che non dipenderà dalle correnti più oltranziste del suo partito e potrà quindi trattare con maggiore flessibilità.
Qualcuno si chiederà perché siamo arrivati a questo punto, dato che tutti ci rimettono, soprattutto da parte britannica.
In primo luogo bisogna ammettere che la Gran Bretagna è entrata nell’Unione europea per necessità e non ha mai avuto una visione costruttiva nei confronti dell’Europa. Ricordo che, anche ai tempi in cui si proclamava favorevole all’ Unione, come col governo di Tony Blair, dovevo dedicare una non trascurabile parte delle mie energie di Presidente della Commissione Europea a trattare delle eccezioni britanniche portate avanti in ogni occasione. In secondo luogo siamo ora in un’epoca nella quale i problemi economici sono sempre più spesso accompagnati o sovrastati dai problemi che riguardano la propria identità storica e culturale.
In Gran Bretagna, più ci si allontana dalla City, più il presente lascia il posto alle nostalgie del passato.
Ogni nuovo evento richiede infatti nuove riflessioni e nuove decisioni. È bene quindi che anche in Italia si rifletta e si decida sulle conseguenze di questo grande evento che è la Brexit.