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E se Trump non accettasse il voto negativo di novembre?


Alberto Pasolini Zanelli
Una ulteriore minaccia senza precedenti può incombere da oggi sulle elezioni del presidente degli Stati Uniti, in calendario per il mese di novembre. L’atmosfera era da tempo estremamente tesa, oltre che dalle polemiche ideologiche anche, evidentemente, dall’incubo paramedico cui si può resistere ma che non dà alcun segno di retrocedere. Ma nelle ultime ore la politica ha ripreso una sua rivincita, nel senso più negativo concepibile: la minaccia che elezioni possano essere contestate e il loro esito addirittura annullato. Le contestazioni erano già in corso tra le due parti, ma questa volta il discorso è stato introdotto dal presidente in persona. In una intervista alla catena televisiva privata famosa per essere la più ascoltata e la più “benevola” per l’attuale capo dello Stato, Trump ha aperto la possibilità che egli non accetti i risultati usciti dalle urne. Attraverso il boicottaggio ma subito dopo, eventualmente negandone l’esito e, ancora di più, la legittimità democratica e costituzionale. Una “promessa” che potrebbe portare alla cancellazione dell’elezione presidenziale della più potente democrazia del mondo. In due modi: chiedere e cercare di imporre l’annullamento delle elezioni. Oppure a votazioni compiute annunciare che esse non sono state corrette e, per conseguenza, il presidente degli Stati Uniti rifiuta l’esito delle elezioni per il secondo mandato, affermando che l’esito e la conduzione potrebbero essere invalidate. Perché? Perché i suoi avversari democratici conducono una campagna illegale e soprattutto si preparerebbero a falsificare l’esito. È la prima volta che questa ipotesi viene avanzata in una votazione presidenziale, anche se ad altri livelli la discussione è in già in corso e investe alcuni singoli Stati e grandi città, cioè la maggioranza del corpo elettorale. Uno scenario che era in qualche tempo considerato fra le ipotesi, ma che ieri si è aperto come una concreta possibilità. Hanno avanzato l’ipotesi entrambi i partiti, diversi senatori e deputati, ma soprattutto il presidente in persona, che ha ventilato la possibilità che esse possano essere annullate di fronte a un rifiuto globale dell’elettorato e dei cittadini. Un evento che farebbe trionfare il caos, fra l’altro moltiplicando il già forte nervosismo e angoscia prodotti dall’epidemia in corso, già causa di un collasso economico e, ancora più acuto per il ritorno a livelli estremi, gli scontri dovuti alle polemiche sulle ingiustizie razziali. Tecnicamente l’annullamento potrebbe funzionare in due modi: il primo, la denuncia preventiva e l’annuncio da parte del candidato repubblicano che Trump e i suoi compagni di partito non parteciperanno al voto. Oppure a conteggio in corso il presidente potrebbe annunciare di avere vinto in un largo numero di Stati i cui risultati provvisori sarebbero opposti e così avere conquistato la vittoria totale, causata principalmente da un numero enorme di voti nulli per il candidato dell’opposizione Joe Biden. C’è una terza ipotesi: l’uomo della Casa Bianca rifiuterebbe di uscire, boicottando il passaggio dei poteri. È un’ipotesi che lo stesso Biden ha pubblicamente esaminato, accusando Trump di rifiutare un esito fondato sui “voti rubati”. Egli ha già avanzato contestazioni in almeno cinquanta occasioni in tutta l’America, definendo l’attuale campagna “la più corrotta nella storia del nostro Paese. Aperta dunque la via del rifiuto. Una minaccia che Biden aveva già preso sul serio e annunciato, nell’ipotesi, due reazioni: Trump accetterebbe di essere sconfitto nel computo delle “schede” oppure rifiutarne ufficialmente l’esito. In questo caso Biden ha già pronta la sua risposta, se necessario anche con la forza. Trump è accusato di cercare di “dominare le metropoli” e a questo scopo avrebbe già disposto il ritiro dalle truppe Usa dalla Corea del Sud per concentrarle sulla minaccia domestica. Quella che Biden ha riconosciuto e condannato, aggiungendo che le forze armate si rifiuterebbero e occuperebbero la Casa Bianca, anche per accompagnare fuori il presidente uscente.
La tensione monta ovunque. Il primo indice di allarme riguarda le imminenti elezioni primarie a New York. Si prevede che la maggior parte degli elettori voteranno per posta. Il che equivale ad avvantaggiare i democratici, dato che i repubblicani condannano sempre di più quel metodo e vorrebbero riportare il sistema elettorale Usa ai metodi e alle tradizioni dei Paesi europei.